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Paura dei legami sentimentali per il "pipistrello" a mattoncini


di Paolo Mereghetti


Alleanza praticamente perfetta tra creatori di personaggi, inventori di cinema e produttori di giocattoli, i film che hanno portato sullo schermo le varie franchise acquistate dalla società Lego sembrano seguire due linee di sviluppo: da una parte lo sfruttamento dei personaggi che conquistandosi anche una vita cinematografica ingigantiscono il fascino ludico delle scatole di giochi, dall'altra, come hanno fatto con il film del 2014 The Lego Movie (di cui è già annunciato un numero due nel 2019) provano a imbastire una riflessione non peregrina sui limiti dell'immaginazione e il legame tra il gioco e chi lo usa.

Questo Lego Batman - Il film si iscrive nella prima categoria, anche per la rinuncia alle presenze umane che nel film del 2014 introducevano una svolta più «melodrammatica» e «pedagogica», ma senza rinunciare a sfidare i confini della fantasia perché coinvolge nel film non solo i personaggi delle franchise DC, ma anche una bella fetta dell'immaginario cinematografico Warner. E non solo. Finendo così per offrire al pubblico infantile, cui il film si rivolge in prima istanza, gli elementi di un possibile allargamento dell'universo immaginifico.

Probabilmente per stimolare la loro curiosità di piccoli consumatori ma ottenendo anche la possibilità di accendere qualche inedita curiosità verso personaggi e film che non sono ancora finiti nel tritatutto dei videogiochi, dei cartoon e dei programmi marketing. Costruito con la solita, sapientissima tecnica mista di animazione (stop motion poi sviluppata in digitale), il film fa propria l'evoluzione «psicologica» del personaggio inventato da Bob Kane così come è stata messa a punto soprattutto dai film di Christopher Nolan anche se declinata in un ambito infantile: non c'è più la riflessione sull'uso della violenza e l’intreccio tra Bene e Male, ma piuttosto i rischi di un individualismo esasperato e la paura, se accettasse amicizie o legami sentimentali, di dover soffrire per le loro possibili fini.

Così, da una parte accende sempre più il risentimento del Joker, offeso dal fatto che l'eroe non lo voglia incoronare come il suo nemico numero uno, e dall'altra finisce per non voler riconoscere l'aiuto che possono dargli sia il nuovo commissario di Gotham City, Barbara Gordon, sia il giovane orfano Dick Grayson (che ha adottato senza quasi rendersene conto) sia il saggio maggiordomo Alfred.

Dovrà naturalmente tornare sui suoi passi quando Joker metterà a punto la sua vendetta: prima spingerà Batman a volerlo imprigionare nella Zona Fantasma utilizzando un raggio che Dick, ormai diventato Robin, aveva sottratto all'odiato Superman (collegandosi così a Batman v Superman: Dawn of Justice), poi con l'aiuto di Harley Queen non solo si libererà dalla nuova prigione ma porterà con sé anche tutti i personaggi che vi erano imprigionati, da King Kong a Voldemort, da Godzilla a Saruman, dai Gremlins ai tirannosauri di Jurassic Park ai robot del Dottor Who, pronti a seminare il panico a Gotham e a trasformare l'isola dove c'è la caverna di Batman in un parco di divertimenti. Se la storia, che deve molto al soggetto di Seth Grahame-Smith (l'autore del romanzo-parodia di culto Orgoglio e pregiudizio e zombie), si sviluppa con una inarrestabile valanga di colpi di scena, coinvolgendo personaggi vecchi e nuovi, nati dai fumetti o dal cinema (dalla Zona Fantasma evade anche la Perfida Strega dell'Ovest e l'occhio super-allenato di un bambino saprà sicuramente individuare altri personaggi che mi sono sfuggiti), buona parte del fascino nasce dalla straordinaria messa a punto delle tecniche di animazione, capaci di riprodurre quell'universo di mattoncini proteici che ora prendono forma ora la perdono, prima di trasformarsi nuovamente in un personaggio o in una scenografia (la caverna di Batman meriterebbe un film a sé tanto è complessa e affascinante).

Riuscendo così a restituire sullo schermo quella che mi sembra la caratteristica vincente dei giochi Lego: la possibilità di creare ogni volta un gioco (e una storia) nuovo.

Proprio come fa il film che in 104' cavalca mille idee e forse ancora di più.






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