Home
Account
  Autori· Saggistica· Narrativa· Comics· Speciali· Cinema· Interviste· Musica CERCA   
     
Menu Principale

News precedenti

Venerdì, 05 febbraio
· Il Gondoliere
Venerdì, 15 gennaio
· Cinema d'animazione: tre esempi francesi
Mercoledì, 16 dicembre
· Fumetti Digitali
· VITA IN LETTERE (Novembre)
· VITA IN LETTERE - Ottobre 2009
Venerdì, 04 dicembre
· Il quinto principio di Vittorio Catani su Urania
Venerdì, 06 novembre
· Dalla fantascienza alla guerriglia mediatica
Martedì, 03 novembre
· De ''Gli Inganni di Locke Lamora'' e di altre stronzate...
Venerdì, 30 ottobre
· La narrativa di Ted Chiang
· VITA IN LETTERE - Settembre 2009
Martedì, 27 ottobre
· CORRADO MASTANTUONO - Tra Tex e Paperino: il disegnatore dei due mondi
Domenica, 11 ottobre
· Fissione
Domenica, 04 ottobre
· Yupanqui
Giovedì, 24 settembre
· VITA IN LETTERE - Agosto 2009
Martedì, 22 settembre
· VITA IN LETTERE (Agosto)
Martedì, 15 settembre
· Le lezioni sempre ignorate della Storia
Lunedì, 14 settembre
· Isole
Giovedì, 03 settembre
· I 10 libri da riscoprire
· VITA IN LETTERE (Luglio)
· VITA IN LETTERE - Luglio 2009
Sabato, 11 luglio
· L'ermetismo nei lavori di Alexey Andreev
Giovedì, 09 luglio
· VITA IN LETTERE (Giugno)
Domenica, 05 luglio
· I ciccioni esplosivi
Mercoledì, 01 luglio
· VITA IN LETTERE - Giugno 2009
· Futurama
Domenica, 21 giugno
· Venature
Domenica, 31 maggio
· VITA IN LETTERE (maggio)
Sabato, 16 maggio
· Il bacio della Valchiria
Giovedì, 14 maggio
· VITA IN LETTERE - Maggio 2009
Giovedì, 07 maggio
·

City of steel, city of air

Martedì, 28 aprile
· VITA IN LETTERE (aprile)
Lunedì, 27 aprile
· Ritratto di gruppo con signora
Martedì, 21 aprile
· L'ultima possibilità
Lunedì, 20 aprile
· J. G. Ballard
Giovedì, 16 aprile
· La voce nella notte
Giovedì, 02 aprile
· I primi dopo gli antichi persiani
Mercoledì, 01 aprile
· VITA IN LETTERE - Marzo 2009
Martedì, 31 marzo
· ''Il giudice di tutta la terra (The judge of all the earth)
Domenica, 29 marzo
· ''Amici assenti (Absent friends)''
Sabato, 28 marzo
· Considera le sue vie (Consider her ways - 1956) di John Wyndham (1903-1969)
Venerdì, 20 marzo
· ''A mezzanotte, tutti gli agenti…
(At Midnight, All the Agents...)''
Mercoledì, 11 marzo
· Vito Benicio Zingales e il Truccatore dei morti: intervista all’autore
· Vito Benicio Zingales: il Capolavoro noir è “Il truccatore dei morti”
Martedì, 10 marzo
· Timestealer
· Specchi irriflessi (The Tain - 2002) di China Miéville
Lunedì, 02 marzo
· La Rocca dei Celti
Domenica, 01 marzo
· Violazione di Codice
· QUANDO C'ERA IL MARE…
Domenica, 22 febbraio
· Rumspringa
Lunedì, 01 dicembre
· Il sogno delle 72 vergini

Articoli Vecchi

Area Riservata
Olahuene: la magia delle parole, ovvero, un autentico messaggio di speranza-"Il tempo del ginepro", di Kate Wilhelm


di Vincenzo Cossu


Il romanzo

L’opera è ambientata in un futuro vicino in cui il mondo è precipitato in una gravissima crisi ambientale. Negli Stati Uniti una catastrofica siccità, provoca un massiccio esodo di profughi dalle zone occidentali; molti milioni di persone sopravvivono in squallidi campi di raccolta, le "Newtowns", sorte troppo in fretta, accanto alle città della costa atlantica, in un contesto economico - sociale terribilmente degradato.

Il programma spaziale internazionale, concretizzatosi nella costruzione della stazione spaziale Alfa in orbita intorno alla terra, grazie al generoso sforzo di due astronauti americani, Dan Brighton ed il colonnello Cluny, viene bloccato per irriducibili contrasti politico - economici.

I loro rispettivi figli, Jean Brighton e Arthur Cluny, crescono seguendo due strade diverse. Lei si dedica al perfezionamento di un rivoluzionario sistema di traduzione computerizzata di linguaggi e codici sconosciuti. Lui invece riprende il sogno di suo padre di Brighton riattivando e completando la stazione spaziale.

Durante la sua permanenza in orbita, Arthur Cluny, trova un messaggio indecifrabile. Si tratta del primo contatto con una razza aliena, oppure è il tentativo mascherato di una delle due superpotenze (USA o URSS), di garantirsi la supremazia politica e militare? Il mondo si trova così sull'orlo della guerra totale.

Jean Brighton è probabilmente l'unica persona che può decifrarlo, l'unica che può dire se si tratta di un falso oppure se è davvero un "autentico" messaggio di speranza e di collaborazione.

Dalla scelta di Jean dipende un futuro di pace o di distruzione per l'umanità.


"Alcune delle più grandi cattedrali sono state costruite sulla fede. Le piramidi - scoperte fatte ed esplorazioni organizzare - Poche parole dette nel posto giusto al momento giusto, ottieni una struttura fideista che niente può smuovere e fa miracoli" .

Questo concetto, citato da uno dei protagonisti alla fine del romanzo, esprime molto bene l'idea che sta alla base di questa splendida opera della Wilhelm costruita su personaggi vividi, umanissimi, descritti a tutto tondo con le loro ragioni e le loro contraddizioni interiori. La stazione spaziale e l'esplorazione dello spazio esprimono, simbolizzandolo, il bisogno interiore - alzare lo sguardo verso il cielo appunto - che accomuna tutti gli uomini anche se si scoprono divisi e contrapposti, come infatti succede ai personaggi della Wilhelm, che a volte collaborano e a volte si combattono, pur avendo la stessa meta, lo spazio come necessità di crescita etica.

L'autrice colloca la vicenda in un futuro prossimo, uno scenario - tendente a sfumare nel presente - tipico di tutte le sue opere ed abilmente utilizzato in Juniper Time per offrire, con gli "strumenti della Science Fiction", uno sviluppo narrativo equilibrato fluido e coinvolgente.

La siccità che avanza attraverso gli Stati Uniti, spingendo verso la Costa Atlantica milioni di profughi, ammassati come bestie nelle baracche delle Newtowns, è solo apparentemente una catastrofe naturale (è chiaro il legame tra inquinamento dell'aria e variazioni climatiche) perciò l'irresponsabile comportamento dell'uomo viene qui perfettamente rappresentato attraverso la progressiva degenerazione ambientale, precisa metafora della corrispondente degenerazione morale, che degrada ed erode le basi stesse della sopravvivenza e della convivenza civile fra gli uomini.

Il contesto sociale ed economico, parte integrante della struttura narrativa e simbolica del romanzo, assume la forma di un "personaggio/attore" della vicenda la cui dinamica, psicologica e comportamentale, riesce a riassumere in sé, e quindi a rappresentare, il punto di vista, il modo di pensare e le esigenze primarie degli esseri umani, presi nel loro insieme. Il suo impatto sulle azioni e sulle scelte dei protagonisti da Jean Brighton ad Arthur Cluny all'indiano Robert-Vento-tra-gli-Alti-Alberi è un nettissimo ma fondamentale stimolo che li spinge a confrontarsi con se stessi ed a elaborare conseguentemente nuove idee, nuove soluzioni valide per loro stessi ma utili per tutti.

La vicenda narrata in Juniper Time si sviluppa su due piani, correlati temporalmente, legati tra loro da un rapporto generazionale genitori/figli - una tematica fondamentale nel discorso narrativo di Kate Wilhelm - infatti l'intera sequenza degli avvenimenti narrati è profondamente influenzata dalle azioni compiute alcuni anni prima, da Dan Brighton e Marcus Cluny, due grandi amici, il cui impegno si concretizza nella costruzione della prima stazione spaziale in orbita intorno alla terra. Astronauti professionisti e competenti, avevano costruito il loro sogno, l'avevano reso reale e visibile perché chiunque altro lo dividesse con loro.

La stazione è il simbolo della crescita e della convivenza civile tra popoli e culture diverse, in grado di dialogare tra loro attraverso un linguaggio comune, il "linguaggio concreto degli uomini di buona volontà".

Tuttavia i loro sforzi vengono bloccati e la chiusura della stazione spaziale Alfa è conseguenza diretta di una visione dello sviluppo socio - economico miope e ristretto e di una assoluta incapacità a confrontarsi ed interagire con culture diverse e differenti modalità di pensiero.

"Si sono tirati indietro per la fifa, hanno scavato canali, affittato semina nuvole, costruito queste dannate Nuove Città. Si sono tirati la coperta sopra la testa e si sono rintanati sotto terra, troppo spaventati per riuscire a vedere più in là del proprio naso".

Dan Brighton muore durante una missione sulla stazione spaziale e il colonnello Cluny si dimette poco tempo dopo dall' Aviazione Militare. Quale era il vero compito di Brighton nel suo ultimo viaggio?. Le possibili risposte diventano, all'interno dell'opera, materia per una profonda riflessione, per il lettore come per i suoi protagonisti.

Il successivo piano degli avvenimenti si sviluppa dopo oltre 10 anni; i rispettivi figli, Jean Brighton e Arthur Cluny, sono i due personaggi chiave di Juniper Time e le loro capacità si dimostreranno complementari; saranno infatti loro - ciascuno nel proprio campo - a portare avanti, ed a completare, l'opera concepita e fortemente voluta dai loro genitori contribuendo a realizzare quel clima di pacifica cooperazione tra i popoli e quel livello di crescita morale della nostra civiltà necessario per il previsto contatto con gli alieni.

Arthur Cluny dopo la morte del padre, si laurea in astrofisica, precisa metafora della raggiunta maturità intellettuale e come persona.

"Avete aspettato che maturassi - disse Cluny, la voce carica di auto ironia. Adesso mi infilo i calzoni lunghi e faccio il lavoro di un uomo. Non è così?

Sid annuì e Cluny seppe che le sue parole derisorie erano state sincere".

Infatti se Arthur bambino condivideva i sogni di suo padre, Arthur adolescente aveva voltato loro le spalle (fase di rifiuto adolescenziale). Adesso, diventato un giovane adulto, riprende ad alzare gli occhi al cielo come spiega l’autrice attraverso un sogno di Arthur.

"Suo padre stava pilotando una piccola nave sullo sfondo del nero eterno dello spazio ed un'ombra stava strisciando verso di lui, grigia sul nero, l'ombra crebbe fino a quando non ebbe cancellato tutte le stelle.

... Poi fu lui Cluny che stava facendo funzionare la nave, l'ombra si stava ancora espandendo, uno dei suoi orli aveva quasi raggiunto il metallo della nave, Cluny sapeva che non doveva permettere che l'ombra lo toccasse o toccasse la sua nave e cominciò a manovrare con guizzi fulminei, impossibili, che riuscivano a schivare l'ombra...

Sogno che predice ancora un lungo periodo di prova, anche difficili, per realizzare se stesso e completare il lavoro iniziato da suo padre.

Anche Jean Brighton - come Arthur - conserva un forte legame affettivo, interiore, con il padre e da lui eredita le doti di intelligenza, ironia e comprensione. Jean possiede anche una straordinaria capacità di capire ed usare il linguaggio: "di far fare alle parole quello che avrai scelto". Insegna infatti linguistica all'università e collabora allo sviluppo di un programma di analisi computerizzata, per la traduzione di brani da una lingua sconosciuta in una nota, senza dover utilizzare elementi lessicali/grammaticali comuni ai due linguaggi.

"I suoi interessi risiedevano nel linguaggio nascosto delle comunicazioni reso esplicito; sul modo in cui la gente usava le parole capite da entrambi gli interlocutori per dire cose che non avevano nessun rapporto con la lingua parlata. Lei riteneva che fosse comune a tutti i gruppi linguistici ... Se usi il dizionario e definisci con precisione ogni parola, spesso vedi che non è affatto quello che intendevi dire".

Un avvenimento straordinario riunirà le loro vite, e le loro rispettive professionalità, nettamente separate. Arthur astrofisico sulla stazione spaziale, riattivata proprio grazie al suo impegno, raccoglie nello spazio una capsula contenente un messaggio - presumibilmente alieno - impresso su una lamina d'oro.

Il messaggio è autentico? La gioia spontanea per il primo contatto con intelligenze aliene lascia il posto al dubbio, all'ipotesi, molto più inquietante, di un tentativo mascherato, di americani o russi, per impadronirsi del complesso orbitale, militarizzandolo, anche con la certezza di un conflitto globale.

Paura e speranza sono i due interrogativi opposti che attraversano questo romanzo della Wilhelm, che permeano le menti dei protagonisti e scuotono le loro coscienze determinando così le loro azioni.

Paura che la guerra divenga, alla fine, l'unica possibilità per reagire al pesante clima di disperazione e impotenza psicologica, presente a tutti i livelli (governi, vertici militari, influenti gruppi sociali ed economici), in occidente come in Russia, generato dalla constatata incapacità di affrontare positivamente la crisi sociale ed ambientale.

La tragicità del clima sociale, le spinte aggressive e di potere, le manipolazioni della coscienza collettiva attraverso i mass-media, la sterilità dei rapporti interpersonali sono tutti aspetti di una vocazione distruttiva, e autodistruttiva, ben presente nello scenario descrittoci dall'autrice, familiare e alieno contemporaneamente, quindi specchio nel quale si possono riflettere gli aspetti maggiormente negativi delle nostre realtà.

Speranza invece che il messaggio rappresenti il tanto atteso "Primo contatto" tra l'umanità ed una civiltà aliena. Già, ma quali alieni e perché? Arthur, Murray, e via via tutti gli altri, la stessa Jean Brighton, lasciano che la loro fantasia crei un’immagine ben precisa - alieni progrediti tanto dal punto di vista etico quanto tecnologicamente - che risponde perfettamente al loro bisogno di aiuto morale e psicologico prima che materiale.

"Cluny non sapeva a chi, o a che cosa lui stesse indirizzando le proprie preghiere, ma queste esistevano, angosciose implorazioni di aiuto, la richiesta di una garanzia che quel messaggio era autentico, che il destino era intervenuto al momento giusto, quando la terra, senza aiuto, era certamente destinata ad impegnarsi in una guerra che, tutti lo sapevano, non sarebbe stata vinta da nessuno".

Gli alieni che impediscono la guerra, che risolvono senza nessuna difficoltà il degrado ambientale e la terribile siccità a livello mondiale, qualunque problema basta chiedere, e gli alieni, pieni di benevolenza nei confronti della società umana, lo risolvono subito. Alieni saggi ed infallibili quindi, immaginati (e desiderati) come figura patema, come medico, a cui affidarsi fiduciosamente e a cui delegare le responsabilità relative ai comportamenti umani collettivi e ad una corretta gestione delle risorse ambientali del nostro pianeta. Ciò illumina in profondità alcuni aspetti della psicologia umana. La Wilhelm, in questo "Tempo del Ginepro", ci indica in particolare come, la convinzione dell'imminente arrivo degli alieni, provochi nei protagonisti una incredibile esplosione di "sollievo emotivo", capace di trasformarsi in una spinta propulsiva sufficiente perché gli uomini possono iniziare a risolvere da soli i loro problemi.

Il messaggio è davvero una comunicazione da parte di extraterrestri intelligenti? Oppure è stato fatto sulla terra?

A causa di questo interrogativo, Jean Brighton viene incaricata di decifrarlo e deciderne la provenienza.

Tuttavia il lavoro di Jean non è semplicemente linguistico ma è invece l' occasione attraverso cui si potrà realizzare il compito affidatogli dal padre, il giorno del suo 13° compleanno, quando riceverà due "doni" altamente simbolici: la "magia delle parole" e un gioiello in oro e argento, disegnato e lavorato da suo padre, raffigurante uno dei caratteri del messaggio "scoperto" 15 anni dopo. Jean bambina li metterà da parte entrambi fino al momento in cui vedrà il messaggio, allora (Jean) adulta potrà indossare il gioiello accettando così - simbolicamente - il suo ruolo chiave nella vicenda.

Sarà lei, infatti, a dover accogliere su di sé la responsabilità di indirizzare l'umanità, verso un futuro di pace quanto mai incerto, ma pieno di promesse, attraverso il suo dono, "la forza segreta del linguaggio".

"Tu puoi fare magia con le parole ( ... ) tu puoi cambiare il mondo".

"Quando avevo dodici anni, subito prima del mio compleanno, abbiamo fatto una chiacchierata sulla lingua sulla magia delle parole. Lui disse che poche parole avrebbero potuto cambiare il mondo intero, fargli prendere una nuova direzione".

E in quel momento Jean sarà davvero pronta ad affrontare il problema posto dal messaggio, perché è riuscita a superare simbolicamente "il deserto", compiendo un viaggio, fisico e spirituale insieme, in cui, attraverso esperienze fondamentali, potrà sviluppare e completare la propria personalità. Un viaggio di maturazione dentro se stessa quindi, attraverso l'avanzare della catastrofe ambientale e sociale, le cui insostenibili pressioni psicologiche colpiscono tutti, cittadini e profughi. Anche il suo viaggio interiore verrà scandito dalla perdita di ogni legame sociale (lavoro, affetti, perfino la propria casa) e dalla terribile esperienza della vita nelle Newtowns, simbolo eclatante e terrificante insieme, del vicolo cieco verso il quale precipita, priva di speranza, la società descritta dalla Wilhelm. Solo la straordinaria umanità presente in Jean Brighton le permetterà di reagire alle ferite psichiche subite nella Newtown e poter continuare il suo viaggio.

La parte del suo percorso verso le nuove zone desertiche, diretta verso la casa del nonno, è - anche - una fuga nel passato (= infanzia); questa non deve essere considerata una regressione psicologica ma, al contrario, diventa un itinerario diretto alle radici di un'antica saggezza - che l'autrice esprime e visualizza attraverso la profonda spiritualità degli indiani d'America - una ricerca di salvezza attraverso un percorso interiore di autorivelazione, perché la sopravvivenza fisica (individuale e collettiva) - come emerge chiaramente da tutta la narrativa della Wilhelm - dipende dalla sopravvivenza psichica.

Così Jean, acquisendo il nome di Olahuene (Figlia della Luna), sceglie di vivere con Robert-Vento-tra-gli-Alti-Alberi, la cui famiglia è legata da generazioni a quella Brighton, capo di una rinata comunità indiana. Infatti gli indiani intravedono, in quello che per i bianchi si è trasformato, per la siccità, in un territorio inospitale, una nuova opportunità di vita e di sviluppo della loro cultura, rivisitandola e aggiornandola profondamente; sarà proprio questo a dare loro un nuovo futuro.

Simbolo della loro rinascita diventa la collaborazione tra Jean e Doris-Carnmina-Via, che lavorano insieme per compilare un nuovo dizionario wasco/inglese, dizionario che fisserà i contorni della loro nuova cultura.

Le esperienze vissute rivelano, a Jean Brighton (come a tutti noi), che alla base di questa nuova 'cultura della sopravvivenza', vi è una salda identità di gruppo unita ad una ricca dimensione interiore. Far proprie queste qualità profondamente umane, fa parte di quell'itinerario, verso quel "luogo autentico dello spirito", che tutti i personaggi di Kate Wilhelm, soprattutto femminili – tra i più complessi e affascinanti - finiscono prima o poi per cercare, e dove è possibile, attraverso la scoperta dell'unità della coscienza insieme alla facoltà di astrarre e fantasticare, ritrovare e conoscere davvero se stessi.

"Una volta mio padre mi ha parlato di un luogo ... era un luogo di pensiero. È questo che intendi dire. Serena borbottò parecchie parole fra sé in wasco, poi guardò Jean scrollando le spalle. – E quanto di più vicino tu possa esprimere nella tua lingua, ma non è proprio la cosa giusta. Là tu puoi pensare, ma puoi anche non pensare e vedere solamente. Puoi andarci senza esserne conscia e al tuo ritorno non serbarne nessun ricordo.

Oppure puoi andarci perché tu lo vuoi, per volontà tua, e al tuo ritorno ricorderai tutto".

Solo così, Jean Brighton, può trovare una risposta alle proprie contraddizioni - che sono quelle della nostra cultura e della nostra civiltà - e la necessaria consapevolezza per affrontare i problemi e i rischi del presente, proprio come la pianta del ginepro (da cui il titolo del romanzo), simbolo del comportamento dell'uomo, che è in grado di resistere, di non piegarsi, e quindi di sopravvivere anche alle più terribili sfide dell'ambiente.

Jean decifrando il messaggio scopre che questo non ha alcun contenuto verbale; è formato infatti da caratteri stilizzati, la cui sequenza, collegata logicamente, ne svela il significato.

Il quale va dritto al concetto stesso: siamo qui, esistiamo, vogliamo entrare in contatto con voi, arriveremo presto.

"Cosa dice? Niente. Perlomeno, non credo che ci sia un contenuto. Ricordi la storia degli indigeni della Nuova Guinea che vivevano vicini ad una montagna inaccessibile, accanto a una gola orrenda che li separava da un altro villaggio indigeno?

Non c'era mai stato nessun contatto fra loro. Talvolta un gruppo faceva segnali all'altro; accendendo un fuoco, mandando segnali di fumo nel cielo. E c'era sempre gran festa nell'altro villaggio, perché avevano ricevuto il messaggio. Nessun contenuto. Non era necessario che ci fosse un contenuto. Il messaggio in sé era più che sufficiente. Credo che, qui, noi abbiamo proprio quel tipo di messaggio".

In realtà il messaggio ha l'importante funzione di stimolare l'umanità ad uscire, finalmente, dal proprio limitato orizzonte mentale, circoscritto alla superficie terrestre, impegnandosi in un processo di crescita e maturazione collettiva, per essere in grado di affrontare ciò che vi è all'esterno, lo spazio e gli abitanti degli altri pianeti.

Il legame tra Dan Brighton e il messaggio alieno, diverrà evidente a Jean (e ai lettori) soltanto al momento della sua decifrazione; infatti l'unico simbolo significativo, presente nel messaggio, corrisponde perfettamente al ciondolo, regalo del suo tredicesimo compleanno, che ora diventa il simbolo di un passaggio di responsabilità generazionale.

Perché gli uomini, la prima vota che hanno ricevuto il messaggio, si sono rifiutati di ascoltarlo; Brighton e Cluny padre ebbero infatti le mani legate, e la stazione orbitale venne chiusa.

"Mio padre l'ha trovata molti anni fa -lei spiegò, con un filo di voce - Non so chi altro lo sapesse, forse anche tuo padre lo sapeva, forse qualcun altro ... ora proprio come adesso non sapevano cosa farne, come utilizzarlo. E poi mio padre rimase ucciso e nessuno ne fece più niente, niente del tutto. Forse lui non l'aveva mai detto a nessun altro oppure nessuno capiva più dove si trovasse. Non lo so. Ma lui sapeva".

Così il compito del colonnello Brighton, nel suo ultimo viaggio alla stazione Alfa, è - probabilmente - quello di rimettere in orbita il messaggio, in attesa che gli uomini ritornino ad affacciarsi fuori dalla terra.

Adesso tocca a Jean decidere quale sarà la risposta da dare al segnale, e questa volta - la seconda volta che l'uomo lo riceve - non potrà evitare di rispondere, pena l'autodistruzione.

Arthur Cluny, insieme a Murray e Zach Greene, che dirigono l'agenzia spaziale (responsabile della stazione orbitale Alfa), avendo ritrovato il messaggio, sono gli unici che - se fosse dichiarato autentico - possono evitare lo scoppio del conflitto tra americani e russi. La divulgazione di un contatto con gli alieni è, probabilmente, l'unico fatto capace di trasformare la reciproca paura, in fattiva collaborazione, necessaria per prepararsi all'arrivo - quando verrà il momento - degli alieni. Perciò, tutti quelli che ne sono al corrente, aspettano, con il fiato sospeso, il verdetto.

E Jean prenderà la sua decisione percorrendo simbolicamente, ancora una volta una parte di deserto dove, entrando nel suo "luogo del pensiero", si renderà conto dell'assoluta "autenticità" del messaggio.

"Ho avuto il tempo - rispose - Mio padre aveva parlato di un luogo di pensiero, un luogo dove puoi pensare il valore di un'intera vita di pensiero nel giro di pochi minuti, se impari la maniera di farlo. Io gli credevo ma non ci riuscivo. Poi, Serena, una delle mie amiche indiane, la donna più saggia che abbia mai incontrato, mi ha insegnato come usarlo, tanto quanto poteva farlo lei, comunque. Nel deserto ho avuto tempo in abbondanza per farlo".

Così, in una importantissima conferenza di lavoro, cui partecipano scienziati, ricercatori e il rappresentante del presidente degli Stati Uniti, Jean racconta la sua verità e le conclusioni sul suo lavoro di decifrazione del messaggio - presunto alieno - ribadendo la validità intrinseca del suo contenuto. Jean Brighton sa benissimo che tutto quello che dirà sarà registrato e la sua voce analizzata per poter valutare l'attendibilità delle sue dichiarazioni, ma lei, con assoluta tranquillità, dirà a tutti loro la sua verità.

E lei gli aveva sorriso - non mentirò su niente - aveva replicato" …… "Non avrebbe mentito, pensò, ma non avrebbe neppure detto l'intera verità. Immaginò se stessa che raccontava loro della sua conversazione con il coyote alla luce della luna e, sorridendo, sprofondò nel sonno.

La verità è che Jean si ritrova, suo malgrado, in una situazione impossibile. Tutti si aspettano infatti da lei una risposta precisa (è vero/è falso) mai lei come può decidere, quali elementi ha per farlo con assoluta certezza? Non ne ha. Il testo, pur correttamente decifrato, in realtà non contiene elementi decisivi in un senso o nell'altro.

Per questo neanche Jean Brighton può dire che il messaggio è stato effettivamente scritto dagli alieni. Infatti, durante la conferenza non lo dice. Ma in questa situazione ricorda la frase di suo padre ("poche parole avrebbero potuto cambiare il mondo intero, fargli prendere una nuova direzione") e si rende conto che questo è proprio uno di quei momenti cruciali.

Allora, Jean con tutta la sua straordinaria capacità di capire e usare il linguaggio, il potere insito nelle parole, analizzando il messaggio guiderà, passo dopo passo i poi ascoltatori - senza mentire in alcun modo - a ritenere vero ciò che loro stessi volevano credere, con tutte le loro forze, ovvero che il messaggio è di provenienza aliena.

"Sapevi quello che avremmo creduto, quello che tutti avrebbero creduto, dopo quello che avresti detto. L'hai fatto così bene, con tanta abilità, e parevi una bambina innocente ... troppo ingenua per cercare di ingannare degli esperti come quelli che si trovavano là in quella stanza ... e tutti hanno creduto a ogni singola parola. Ma tu non hai mai detto che era un messaggio degli alieni, vero? L' ho riascoltato una dozzina di volte, quest'ultima settimana, e tu non l'hai mai detto. Ci hai guidato fino a quando qualcun'altro l'ha detto, e tutti noi volevamo tanto, e così fottutamente crederci! Hai usato quel nostro bisogno disperato di credere alla stessa maniera in cui ti saresti servita di un salvagente per soccorrere un uomo che sta affogando".

Le parole dette da Jean durante la conferenza diventano, quindi, fondamentali per convincere il Presidente degli Stati Uniti; l'attesa dell'arrivo sulla terra di un'altra specie intelligente diventerà allora la chiave di volta necessaria per rilanciare la collaborazione internazionale in campo politico, economico e, ovviamente, spaziale allontanando il pericolo di una guerra.

La successiva scoperta di un traffico d'oro collegato ad un'astronauta, amico del colonnello Cluny renderà, per Murray, più credibile l'ipotesi che il messaggio sia stato invece ideato da Dan Brighton, probabilmente, con l'intenzione di utilizzarlo per impedire la chiusura della stazione orbitale. Ma, anche in questo caso, al di là delle convinzioni personali, non è possibile essere completamente certi. Così, a questo punto del romanzo, la Wilhelm fa esprimere a Zach Greene la considerazione citata all'inizio di questo articolo. Di conseguenza agli occhi di Zach e Murray, Jean, sottoposta ad ulteriori controlli, potrebbe mettere in pericolo la fede negli alieni, ovvero la poderosa forza propulsiva causa prima della nuova fase di pace e sviluppo.

"Bandisci ogni dubbio. Non mettere alla prova la fede e sarai al sicuro".

Perciò, nella drammatica scena finale del romanzo, Murray si sentirà obbligato a tentare di uccidere Jean Brighton; ma la tensione emotiva sarà così grande da procurargli un attacco cardiaco mortale.

Il messaggio è vero o falso? L'autrice non dà - volutamente - una risposta definitiva. Al di là delle due opzioni, entrambe ugualmente possibili, si tratta comunque di un autentico messaggio di speranza e di collaborazione per l'umanità che indica il cammino, materiale e psicologico ad un tempo, diretto verso l'incontro con altri esseri intelligenti che noi - solo noi - chiamiamo alieni.

"Il primo [messaggio] ha adempiuto al suo scopo, se davvero il suo scopo era quello di prepararsi ad un contatto alieno".

Quindi la scelta di Jean è in realtà un "dono" fatto a tutti gli uomini: "Con voce sommessa, Jean disse: - Non è ancora finita. Non finirà mai veramente ma forse adesso avremo abbastanza tempo. Forse funzionerà.

Le sue mani schiacciarono la sua con forza, per un momento.

- Un dono .... di tempo? Vedremo, vedremo".


da "Tau ceti" n. 3, marzo ’97






[ Indietro ]

Articoli per bibliografie e saggi sulla sf italiana

Copyright © di IntercoM Science Fiction Station - (357 letture)



Questo portale è realizzato con l'ausilio del CMS PhpNuke
Tutti i loghi e i marchi registrati appartengono ai rispettivi proprietari. I commenti sono di proprietà dei rispettivi autori.
Tutto il resto è ©2003-2006 di IntercoM Science Fiction Station. È Possibile usare il materiale di questo sito citandone la fonte.
Potete sindacare le news del portale di IntercoM usando il file backend.php