Vonnegut, via dalla pazza folla
di Fernanda Pivano
Versatile e imprevedibile, Kurt Vonnegut jr., 70 anni, ora membro dell'Accademia americana di arti e di lettere e acclamato esponente della narrativa Usa contemporanea, è stato definito via via scrittore di fantascienza, satirista e umorista nero, finché il suo rifiuto di trame logiche e il suo uso di diversi piani di realtà lo fecero inserire nel gruppo sempre più numeroso degli scrittori cosiddetti postmoderni.
Questa caratterizzazione risultò chiara soprattutto col suo libro più famoso e molto autobiografico Mattatoio n. 5 o la crociata dei bambini (Mondadori) che nel 1969 fu il suo sesto romanzo e il primo a ottenere riconoscimento critico oltre che popolare.
Il libro che in qualche modo seguiva lo sgomento denunciato da Joseph Heller nel 1961 in Catch 22 (Bompiani), raccontava la storia molto autobiografica di un soldato americano prigioniero di guerra a Dresda e rifugiato nella cella frigorifera sotterranea di un mattatoio durante il terribile bombardamento del 13-14 febbraio 1945 che rase al suolo una delle più belle città della Germania del lutto priva di valore strategico o militare.
L’assurdità di questa azione è filtrata attraverso l’orrore del protagonista (alter ego dell'autore) che evade dalla follia della guerra mediante viaggi schizofrenici nel tempo e nello spazio: viaggi che sembrano realistici confrontati all'irrazionalità della guerra.
Fu questo il primo romanzo in cui Vonnegut elaborò la sua drammatica esperienza divisa con soldati poco più che adolescenti come lui (per questo diede come sottotitolo al libro La crociata dei bambini).
Prima scriveva racconti per riviste letterarie o di fantascienza o di narrativa politica dove riversò le sue conoscenze scientifiche c tecniche ricavate dagli studi universitari di biochimica e di antropologia; racconti che diventarono presto popolarissimi fra gli studenti, incantati dalla sua denuncia della disumanizzazione dell'uomo moderno divorato dalla meccanizzazione, dal suo invito al rispetto e alla compassione in un mondo diventato solitario e incomprensibile, dalla sua sfiducia nel nazionalismo, nel militarismo e nella guerra. A trent'anni pubblicò il suo primo romanzo, questo Piano meccanico, molto autobiografico e influenzato dal Bravo nuovo mondo di Aldous Huxley e dalle esperienze di Vonnegut nei laboratori della General electric a Schenectady, New York, dove ha lavorato tre anni nelle relazioni pubbliche. È una storia in cui i sistemi dei valori entrano in conflitto mentre la tecnocrazia spietata cozza contro il potenziale individuale.
Il libro ha però scarsa attenzione critica, concentrata sul suo tono ironico e commovente. In realtà Vonnegut vi ha svolto una parodia della città dove sorgevano i laboratori della General Electric chiamandola I1ium e chiamando la fabbrica della General Electric stabilimenti di Ilium, proiettando questa Ilium in un macabro futuro immaginario. Gli stabilimenti sono diretti da Paul Proteus, incerto se aspettare la prossima promozione o cedere alle inquietudini che gli fanno mettere in questione la sua posizione. Un amico lo convince ad abbandonare la società e Proteus segue il suo esempio respingendo l'intero sistema sociale fino a guidare una rivolta armata: la rivolta fallisce ma Proteus salva i propri valori difendendoli anche dalla iconoclastia dell'amico suo consigliere.
La scelta del nome Ilium vuole far risaltare un contrasto ironico tra città moderne come quella dove sorgono gli stabilimenti della General Electrics e la Troia di Omero; e il nome Proteus, derivato dal dio che poteva cambiare a suo piacere il proprio aspetto, rivela uno stesso interesse nel mito e nell'uso ironico dei nomi.
Come in tutti i libri suggestivi non manca in questo il calore umano e la partecipazione personale tipici d Vonnegut almeno quanto la sua satira ininterrotta che coinvolge anche se stesso. Nonostante contenga tanti elementi costanti della sua semantica il libro non fu capito dalla critica al momento della pubblicazione e passarono sette anni prima che Vonnegut deluso e colpito da molte disgrazie familiari si dedicasse a un altro romanzo, Le sirene di Titano, che nel 1959 diventò un bestseller.
Ne passarono ventotto, con la pubblicazione di una ventina di libri fra i quali il popolarissimo Cat's cradle del 1963 (tradotto per Rizzoli come Ghiaccio nove), Dio la benedica signor Rosewater (Mondadori), 1965, e il famosissimo Mattatoio numero 5 (Mondadori) del 1969 prima che nel 1987 uscisse Barbablù, suo dodicesimo romanzo che narra la vita di un congedato armeno-americano della seconda guerra mondiale entrato a far parte del movimento dell’espressionismo astratto. Anche questo è un libro ricco di humor e di creatività.
Il protagonista, mercante d'arte e pittore, vedovo, si chiama Rabo Karabekian e vive in una grande casa di Easthampton con la cuoca, e una figlia raccogliendo quadri dell'espressionismo astratto. Il titolo si rifà alla favola di Barbablù che conduce la sposa nel suo castello e le dice: "Puoi entrare in tutte le stanze, tranne una", dove conserva i cadaveri di tutte le precedenti mogli uccise per non aver osservato il divieto. Quando Circe Berman, una sua vicina autoritaria, vedova, di 43 anni, va a convivere con lui senza alcun motivo erotico per scrivere la bibliografia del marito si sente proibire l'accesso al patataio, la stanza segreta di Rubo. E questa proibizione fa da perno come in un romanzo giallo a tutto il libro, dove si svolgono le vicende del protagonista e degli imprevedibili personaggi che gli si muovono attorno. In realtà l'intera storia è un pretesto per permettere a Vonnegut di svolgere un’altra satira della società americana contemporanea, questa volta del mercato e del mondo dell’arte. Il libro è fatto di tanti capitoletti collegati da associazioni spesso arbitrarie e conferma la reputazione di Vonnegut come maestro di humor nero e surreale.
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