Norman Spinrad: Jack Barron e l'eternità
di Guido Pagliarino
L'azione del romanzo (1) si svolge negli anni '90 del XX secolo, circa un ventennio dopo la contestazione statunitense. Com'è ben noto ai miei coetanei, il rifiuto da parte dei giovani della società in essere era stato un fenomeno mondiale che aveva portato, fra l'altro, alla radiosa Primavera di Praga, repressa sanguinosamente dai carri armati dell'Unione Sovietica, e all'opposto, in Cina, alla pseudo rivoluzione dei libretti rossi, con milioni di giovanissimi manovrati dal traballante e arteriosclerotico potere supremo, vale a dire da Mao Tse-tung, come allora si scriveva (ovvero Mao Zedong), e dalla moglie con tre complici, desiderosi tutti d'eliminare oppositori veri o presunti. Era quello il tempo inoltre, come la mia generazione sa purtroppo assai bene, del sorgere del terrorismo in Europa, stroncato relativamente presto in paesi come la Germania, ma quasi interminabile in Italia.
L’illusione dei ricchi atei
Protagonista del romanzo è Jack Barron, un ex sessantottino statunitense, divenuto anni dopo come tantissimi altri, anche da noi, un egocentrico rivolto appieno al successo e al denaro. Li ottiene grazie all'ideazione e alla gestione d'uno show televisivo di pseudo critica sociale, in realtà da lui condotto assai cautamente, intitolato "Scocciate Jack Barron", visto ogni mercoledì da cento milioni d'americani: un potere enorme.
Norman Spinrad pare avere in simpatia i contestatori, non mostra dunque approvazione per il voltafaccia del protagonista: questo nel 1969, anno di stesura dell'opera, in cui in America il fenomeno della contestazione non s'è ancora estinto, mentre in Europa impazza appieno: i nostrani giovani comunisti e fascisti - in politica gli estremi sono dalla stessa parte, pur se non coincidono come, invece, alcuni dicono semplicisticamente (2) - erano afflitti da cecità politico-sociale. Quei ragazzi che contestavano entro l'università e sulla piazza avevano di fondo buone intenzioni, perché tante erano - e restano - le ingiustizie, ma essi erano illusi, attratti dall'idea che dall'intollerante, becera violenza, e non dalla discussione in funzione delle riforme che hanno sempre a base la riforma morale della persona, potesse scaturire un qualche bene al popolo: è tutta la Storia a insegnarlo, ma inascoltata. Purtroppo, mentre sto scrivendo, in Italia nuova, sguaiata violenza studentesca d'estrema sinistra sta riprovando, collettivisticamente, ad aggredire la pace sociale.
Tornando alla trama del romanzo, ecco che il personaggio principale Jack Barron prende di mira nella sua trasmissione, senz'ancora rendersi ben conto di qual fomite di guai stia suscitando a sé stesso, il potentissimo magnate Benedict Howards. L'affare del secolo che costui conduce consiste, apparentemente, ma si tratta di ben maggiore cosa, dell'ibernazione di pazienti, affinché nel futuro... possano essere decongelati e, grazie ai progressi della tecnica che si suppongono saranno intervenuti, fatti non solo rivivere ma, si spera, pure ricondotti alla giovinezza. Fin qui, nulla di veramente fantascientifico, sono cose cui, in realtà, alcuni ricchi atei già si sottopongono fin dai primi anni '60, di assai dubbio successo, peraltro. Fatto è, ma fine alla metà del romanzo resta un segreto, che gli scienziati dell'Howards hanno già scoperto, a vantaggio potenziale di pochissimi, il processo della reale immortalità, il vero e proprio non morire mai; e solo l'Howards s'è già sottoposto segretamente al procedimento e, al momento, è l'unico immortale sulla Terra.
La visione dell'autore è evidentemente negatrice di Dio, egli la esprime nella psicologia dei suoi personaggi: nessuno di loro è religioso e aspira a una vita eterna trascendente (3).
Anche il congelamento al fine della risuscitazione è costoso ed è riservato a poche persone. Chi abbia un qualche potere è disposto a vendere i propri favori al potentissimo finanziere e industriale per avere un ritorno in vita e un prosieguo d'esistenza, e l'Howards, detenendo di fatto il monopolio del metodo può arricchirsi e pure corrompere chi vuole, persino il Presidente degli Stati Uniti.
Le inutili scene di sesso
Poiché Jack Barron tiene alla propria tranquillità, durante una trasmissione, la prima d'una serie, incentrata sul quasi onnipotente uomo d'affari, da lui invitato a intervenire personalmente, si mantiene particolarmente cauto; ma la situazione gli sfugge di mano per due interventi esterni, quello d'un suo amico, il governatore negro - così nella traduzione italiana (4) - Lukas Greene e, figura in cui molti del pubblico televisivo immediatamente s'identificano, un piccolo possidente prossimo a morte, afroamericano come il Greene, che telefona in diretta e chiede per sé l'ibernazione, nonostante non abbia abbastanza liquidi per pagarsela. In realtà l'Howards non vuole comunque, per razzismo, ibernare i negri, anche se ricchi. Visto ch'è impossibile tecnicamente congelare tutti, molte persone dopo la trasmissione reclamano a gran voce la nazionalizzazione della società d'ibernazione del magnate e che la scelta dei candidati sia fatta dallo Stato dell'Unione tramite estrazione a sorte.
Il Barron si trova dunque contro, imbestialito, il potentissimo Benedict Howards che però, per convenienza, si trattiene dall'esplodere pubblicamente, anzi cerca di portare Jack dalla sua parte, allettandolo con l'offerta d'un contratto di congelamento. L'altro non pare però cedere. Allora il plurimiliardario con la stessa promessa riesce a coinvolgere l'ex moglie del Barron, la liberissima, in tutti i sensi, Sara Westerfeld, donna ancor idealista a differenza del marito, ch'ella aveva conosciuto all'università in un gruppo contestatore, e con cui aveva fondato un nuovo partito, libertario e giustizialista, quello di cui è ora a capo il governatore Greene. Ella si rivela adesso corruttibile, di fronte alla promessa d'ibernazione gratuita, che otterrà dall'Howards se convincerà l'ex marito, sempre innamorato di lei come lei di lui, a vendersi al miliardario e a opporsi con la sua trasmissione alla nazionalizzazione.
In mezzo, l'autore si sbizzarrisce nelle descrizioni, assai stucchevoli, d'uno degli innumerevoli incontri sessuali dell'erotomane Barron, e altri ne narrerà in seguito: son cose a mio parere inutili, anzi d'ostacolo alla fluidità della narrazione che ne resta appesantita, e sono un po' ridicole persino, quasi una masturbazione letteraria dello Spinrad.
Proseguendo, e siamo al capitolo sesto, dopo una nuova, dettagliata esposizione di prodezze sessuali con una segretaria di Jack toro-da-monta e sciupa-femmine, descrizione che va avanti stucchevolmente addirittura per intere pagine, arriva a Jack una video telefonata: è l'anticipazione di quel video telefono che abbiamo realmente oggigiorno e che, peraltro, non s'è rivelato affatto un successo, a differenza che nel romanzo, dov'è posseduto da tutti. Dall'altra parte del filo, c'à Gregory Morris, governatore della California e capo del Partito Repubblicano, secondo l'autore un partito ormai al lumicino negli anni '90, una previsione errata, come sappiamo dalla Storia; nella narrazione, i repubblicani hanno avuto, dalla fine della guerra, solo due Presidenti, Ike Heisenhower e Ronald Reagan: quanto al secondo si tratta di profezia, è ben noto infatti che l'attore sarebbe divenuto davvero Presidente una decina d'anni dopo quel 1969 in cui il romanzo è scritto; però, egli è presentato dallo Spinrad come una testa vuota manovrata dal partito, mentr'egli fu altra tempra di Presidente.
Il governatore Morris propone a Jack di candidarsi alla Presidenza degli Stati Uniti, col sostegno dei repubblicani e d'un terzo partito, la Social Justice Coalition, quasi sempre poi chiamato S.J.C. nel romanzo, lo stesso che figura fondato negli anni della contestazione da Jack, dalla sua ex moglie e dall'amico Lukas Greene, che ora ne è a capo, oltre a essere governatore del Mississippi, uno dei due Stati dell'Unione in cui, nella nostra storia, sono stati ammassati tutti gli afroamericani come lui: si suppone, immagino, che i cosiddetti caucasici, o bianchi che dir si voglia, che vivevano in quei due Stati, siano stati trasferiti altrove: un modo drastico e assai poco umano, in verità per porre termine a episodi di razzismo, ancora fortissimo nella realtà degli USA degli anni '60-70. La S.J.C. appoggia l'idea dell'ibernazione a estrazione controllata dallo Stato, di fatto la sua nazionalizzazione. Peraltro l'esistenza del nuovo procedimento d'immortalità, la vera, il vivere per sempre, è ancora nota al momento solo al plurimiliardario e a suoi ricercatori.
Il notevole acume psicologico di Spinrad
Da parte sua Benedict Howards è sostenitore del potente Partito Democratico di Ted Kennedy, il quale, secondo l'autore, ha avuto successo politico anche grazie al miliardario. Il Partito Repubblicano, avversario del medesimo e sostenitore di altri capitalisti, appoggerebbe l'elezione di Jack Barron per motivi pratici, pur non condividendo affatto il suo idealismo né alcun obiettivo della S.J.C., con cui intenderebbe operare in campagna elettorale: niente di strano, è storico che, subito dopo la Guerra di secessione, erano stati i repubblicani, quindi gente di destra, a sostenere politicamente gli ex schiavi, mentre i democratici, notoriamente di sinistra, erano stati addirittura dalla parte del Ku Klux Klan (5). I repubblicani del romanzo farebbero conto di dirigere l'azione presidenziale del Barron da dietro le quinte, com'essi già avevano fatto, secondo Norman Spinrad, con il generale Heisenhower e con l'attore Ronald Reagan. Jack manda semplicemente al diavolo quel politico, riempiendolo di contumelie. Giunge poco dopo una videotelefonata dell'amico Lukas Greene. Il Barron lo mette al corrente del colloquio, sorridendo, ma riceve inaspettatamente rabbuffi, sia pur cordiali: secondo il governatore del Mississippi la candidatura di Jack nella S.J.C., in alleanza coi repubblicani, sarebbe assai utile alla realizzazione dei loro begl'ideali del tempo universitario, che peraltro, come sappiamo, al protagonista invece più non interessano da tempo e, come viene rivelato presto, neppure al suo amico, nonostante le pose esterne libertarie.
Di seguito, ecco una videotelefonata a Jack della ex moglie Sara che, iniziando a realizzare il piano concertato col miliardario per coinvolgere il Barron negl'interessi del medesimo, dichiara appassionatamente all'ex consorte d'esserne sempre innamoratissima: è la verità, ed è soprattutto per questo, dopotutto, ch'ella ha accettato il suggerimento del magnate di rincontrare Jack, che non vedeva da molto tempo, come primo passo del progetto. Poiché, nonostante le passate incomprensioni, anche l'ex marito è sempre preso d'amore per lei, egli corre immediatamente da Sara, abbandonando sui due piedi fra le lenzuola una sua non amata segretaria, con cui ha avuto appena un coito, nuda e piangente: puri e semplici egoismo e disprezzo del prossimo (6).
La moglie, una volta messa al corrente della mezza proposta di candidatura presidenziale del Greene, abbandona il magnate e spinge perché Barron l'accetti. Egli nicchia. Da parte sua il plutocrate, dopo un'altra trasmissione che lo mette con le spalle al muro, gli offre apertamente di mettere invece al suo servizio la potentissima trasmissione, avendone in cambio la Presidenza, ma con i democratici, e soprattutto l'immortalità: non il congelamento, egli gli rivela in segreto, ma proprio il non morire mai e il non invecchiare più di cui, come sappiamo, al momento gode solo l'Howards.
Jack è fortemente allettato dall'immortalità, purché sia offerta anche alla sua ex moglie, dice, con cui peraltro s'è ricongiunto di fatto; tuttavia temporeggia. La controparte gli concede solo ventiquattro ore per decidere. Il gioco delle trattative e pure i colloqui nei vari "Scocciate Jack Barron" sono narrati da Norman Spinrad con notevole acume psicologico. Il protagonista viene a sapere a un certo punto dalla moglie ch'ella s'era venduta spiritualmente all'avversario e ne resta dispiaciuto assai, ma essendone innamorato, la perdona. Mentre proseguono le trattative dei due col magnate, il Barron viene a sapere da Marge Hennering, vedova d'un candidato alla Presidenza, un politico ch'era stato burattino dell'Howards ma, conosciuti certi orrendi segreti, s'era ribellato, che il miliardario aveva fatto uccidere suo marito facendo provocare l'esplosione dell'aereo su cui volava.
Jack sul momento non le crede, sa bene che il plurimiliardario ha il classico pelo sullo stomaco, ma non pensa che, essendo egli felicemente immortale, rischi di farsi ammazzare sulla sedia elettrica per commissionare omicidi; suoi metodi, pensa, sono solo la lusinga e il ricatto. Anche Madge Hennering tuttavia, poco dopo, viene uccisa, in un investimento stradale che il protagonista comincia a subodorare provocato. Howards pare avere una precisa paura, che Barron scopra cose inconfessabili sul trattamento d'immortalità.
Bambini usati come pezzi di ricambio
Nel corso d'una nuova puntata del suo show, Jack riceve la chiamata d'un afroamericano di nome Henry George Franklin, che gli confida d'aver venduto la figlia bambina per 50.000 dollari, cifra cospicua all'epoca della stesura del romanzo, a un misterioso personaggio, che il protagonista presto sospetta essere un uomo di paglia di Benedict Howards.
Invitato nel Mississippi dall'amico governatore dello Stato, accetta e sbarca a Evers, dove già all'aeroporto viene ricevuto in un'apoteosi di gloria da Luke Greene e da molti cittadini: il governatore ribadisce ufficialmente che lo desidera come candidato alla Presidenza in un'alleanza fra il suo partito e quello repubblicano. A Evers Jack incontra poi quel Franklin che aveva venduto la propria figlia e che viene presto ucciso da un assassino prezzolato; e poco manca che resti ammazzato anche il Barron, forse per errore, forse intenzionalmente.
Grazie ad alcuni super computer, che nel romanzo sono ancora preistorici calcolatori a schede perforate, e a un complesso ragionamento personale, Jack Barron trova quattro negri i cui figli sono scomparsi e il cui tenore di vita improvvisamente è di molto salito. Capisce che è prassi acquistare bambini di colore e che il mandante del laido commercio è proprio Benedict Howards, in funzione dei propri esperimenti sull'immortalità. Si reca poi a un appuntamento ufficiale con esponenti dei due partiti che vorrebbero candidarlo, un incontro diretto da Luke Greene, il quale si rivela appieno assetato di potere come tutti gli altri uomini politici presenti: è la droga-potere, ci ricorda l'autore, ch'è per lui ben più velenosa di quelle chimiche. Il Barron si riserva d'accettare o no la candidatura alla Presidenza e di correre dunque contro Ted Kennedy dei democratici sostenuti dallo sprezzante Howards, ponendo in chiaro però che, se si, dovrà essere protetto dagli attacchi del miliardario, avendo Jack, ormai convinto che l'altro sia un assassino, l'obiettivo di farlo finire sulla sedia elettrica per omicidio plurimo premeditato.
Mentre l'autore non intuisce l'invenzione del personal computer – né anticipa internet -, precorre invece, oltre che il videotelefono fisso, il telefonino portatile, ch'egli chiama minitelefono, miniphone, parola che il traduttore opportunamente traduce cellulare (7). Grazie a telefonini accesi occultati addosso, il protagonista riesce. a inviare a un lontano registratore alcune ammissioni d'aver commissionato omicidi, che Benedict Howards si lascia sfuggire con lui, convinto a torto che nessuno li ascolti. Jack lo informa subito dopo, l'altro però non s'intimorisce, lo fa sequestrare con la moglie da uomini armati e fa sottoporre senz'altro i due, nolenti, al processo d'immortalità, così che ne consegua l'impossibilità di ribellarsi, divenendo Jack Barron e la ex consorte, di fronte al mondo, suoi complici.
Il protagonista scopre con orrore che l'operazione consiste nel trapianto, dopo un procedimento dolorosissimo che conduce alla morte bambini negri, di ghiandole dei medesimi. Essi sono stati tutti acquistati a 50.000 dollari l'uno da genitori poverissimi con la falsa promessa che saranno adottati da benestanti. Questo è il segreto profondo del magnate. In certo modo si tratta d'un'anticipazione della realtà, in quanto sappiamo che acquisti o rapimenti di bambini e giovinetti avvengono realmente da tanto tempo ormai, in funzione di trapianti di organi a ricchi che pagano profumatamente: lessi a suo tempo che in territorio statunitense, lungo il confine col Messico, fiorirebbero cliniche che effettuano tali orrori, avvalendosi di parti anatomiche di adolescenti e di giovani donne rapiti nello Stato limitrofo. Può essere vero, dopotutto il Messico è da gran tempo un Paese laicista profondamente anticristiano che perseguita sistematicamente la Chiesa, addirittura, negli anni '10 e '20 del XX secolo, con ampio spargimento del sangue di sacerdoti e credenti attivi (8).
Tornando al romanzo, se dunque Jack parlerà, sarà considerato complice e finirà anch'egli sulla sedia elettrica. Il magnate ritiene d'averlo in pugno, suo sostenitore ormai tiranneggiato. Il Barron è infatti disposto a cedere, Sara invece a questo punto si ribella e, per convincere il marito a insorgere a sua volta, si suicida, esortandolo, come ultima volontà, a reagire per vendicarla: anche qui vedrei un'espressione d'ateismo dell'autore: perché, infatti, non scegliere di autodenunciarsi quale complice dell'Howards, portando così Jack a testimoniare a suo favore alla televisione e poi in tribunale, accusando l'altro?
Comunque, il suicidio dell'amata scatena davvero il protagonista che inchioda televisivamente Benedict alle sue responsabilità. Già affetto da paranoia, il megafarabutto impazzisce del tutto e, immortale, passerà il resto dell'eternità in manicomi, farneticando.
Jack Barron viene invece riconosciuto innocente e, candidato alla Presidenza con al fianco, quale aspirante vice, il governatore Greene, certamente sarà eletto; ma egli ha in serbo le proprie dimissioni con salita conseguente alla massima carica del suo amico negro: il primo afroamericano nella storia degli Stati Uniti.
Per lo Spinrad era, immagino, una fantasia improbabile, in realtà sappiamo bene che il primo Presidente di colore è stato regolarmente eletto e, per di più, ch'egli è figlio d'un musulmano. Jack comincia presto, da quel materialista che è, a consolarsi della morte dell'amata ex moglie, confida anzi che nei milioni di anni della sua immortalità, grazie anche al sesso che si ripromette d'esercitare nei millenni con migliaia di belle donne, la dimenticherà: uno squallido finale, dopotutto.
Capitalismo, politica e mezzi di comunicazione sono gli argomenti centrali di quest'acclamato e, per me, brutto e noioso romanzo. Troviamo espressa, ma non era più una novità già nel 1969, l'importanza della televisione, messa in risalto fin dal 1948 dall'autore dell'altrettanto celebrato e non eccelso "1984" (9). Nemmeno è una scoperta, anche se resta il merito di ribadirlo con forza, che il potere è una droga per politicanti ambosessi e di qualunque colore di partito e di pelle (10). Sappiamo che la fantascienza, ingiustamente posta ai margini della letteratura da critici poco attenti, dev'essere volta alla valorizzazione dell'essere umano, esprimendo valori. Lo Spinrad, se non altro, condanna aspetti brutali del potere, il che conferisce dignità a questo suo lungo e pesante romanzo.
Non mi sono meravigliato, perché è normale nei romanzi fantascientifici, di trovarvi affermazioni che dimostrano ignoranza sul Cristianesimo, qui in particolare sul concreto sacrificio di Cristo. Si tratta di proposizioni come: «Cristo è morto per salvarci, certo, gran cosa, ma non s'è buttato senza rete, aveva pronta l'eternità [...]. Quanto sarebbe stato grande quel Piccolo Bolscevico se avesse saputo che stava perdendo il Grande Tutto, l'immortalità, là su quella vecchia sporca Croce?». A parte il tono artificiosamente canzonatorio, e l'acritica sicumera atea, lo Spinrad ignora che il sacrificio del Figlio è interamente umano, del suo corpo e della sua anima umani! Risulta chiaramente dal Vangelo che Gesù non si rende affatto conto d'essere Dio durante la Passione, si pensi alla richiesta al Padre d'allontanare se possibile da lui il calice della sofferenza e della morte e si consideri il suo richiamare in croce il salmo 21 (22), quello che inizia: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (11).
Eppure, nonostante la sua notte oscura dello spirito, che soffriranno pure tanti altri suoi seguaci, come i santi Giovanni della Croce e madre Teresa di Calcutta, Gesù si sacrifica lo stesso, affidandosi nel momento della morte interamente al Padre, come qualunque essere umano che abbia fede in Dio: nonostante nessuna certezza di risurrezione: nessuna! Ecco il culmine del suo Sacrificio! Altro che le sciocchezze irridenti dei vari autori alla Spinrad.
Due noticine in chiusura. M'è dispiaciuto di trovare nell'edizione italiana che qui ho recensito non infrequenti refusi: una maggior attenzione da parte dell'editor sarebbe stata ben opportuna. Utile sarebbe stato inoltre, credo a tutti ma, soprattutto, ai molti presbiti come me, che l'opera fosse stata stampata in un corpo tipografico un po' meno piccolo.
NOTE
1 Norman Spinrad, Jack Barron e l'eternità (Bug Jack Barron, 1969), Fanucci Editore, Roma 1994, pp.343.
2 Per inciso: discernere in politica fra destra e sinistra, non basta, penso che la distinzione essenziale debba essere quella tra personalismo e collettivismo, relativi entrambi, alternativamente, all'una e all'altra, e che sia sempre necessario precisare se l'ideologia d'un partito sia personalista oppure collettivista, se questo abbia cioè, come suo interesse primario, rispettivamente ogni persona vista quale base della società, oppure la società stessa di cui la persona sia intesa quale cellula. Troviamo a sinistra partiti personalisti come, a puro titolo d'esempio, i demo-social-liberali, i democristiano-sociali, i socialdemocratici, e pure partiti collettivisti come i comunisti o, cambia il nome, i socialisti massimalisti; a destra, personalisti quali i liberali democratici o i cristiani demo-liberali, semi-personalisti come i liberali aristocratici o i cristiani integralisti e sovente simpatizzanti di partiti "forti", collettivisti, come quelli fascista e falangista. Sarebbe forse meglio rappresentarsi i diversi partiti non lungo un segmento da sinistra a destra, o viceversa, così:
Sinistra Centro Destra
bensì disposti su di una U rovesciata, una sorta di ferro di cavallo su cui situare, dalla parte semicircolare, lungo l'arco, l'area del personalismo, rispettivamente di sinistra e di destra, e dalla parte degli estremi, dei "corni", l'area del collettivismo, a sua volta di sinistra e di destra.
Illustrazione irriproducibile
Parlare di opposti estremismi, come a volte si fa, è fuorviante, in quanto essi sono dalla stessa parte, quella del collettivismo, pur se con differenze secondarie come, ad esempio, per il comunismo il mito della classe proletaria buona, sfruttata e destinata, secondo una presunta legge storico-economica, per le contraddizioni stesse del sistema capitalistico, alla vittoria contro la borghesia e infine alla presa di potere; e per il nazismo, quello della razza ariana buona, sfruttata dal giudaismo e da organizzazioni economiche e gruppi occulti di potere sovra nazionali e destinata per natura alla vittoria e al dominio del mondo: miti che hanno portato a sterminare, non importa se nei gulag o nei lager, i supposti nemici, considerati come cellule infette, marce, della società, e non come persone. Il collettivismo economico comunista, vale a dire la centralizzazione dei mezzi di produzione, in sostanza la proprietà e la direzione pubblica di ogni rilevante azienda, è solo un aspetto, anche se molto importante, della visione collettivistica socio-politica del comunismo; la politica economica nazista contempla comunque il dirigismo economico da parte dello Stato, tant'è vero che sotto la dittatura hitleriana, nelle aziende maggiori è presente anche un funzionario pubblico, cui spettano le decisioni strategiche: lo Stato viene prima di tutto, appunto. Qualunque Stato, come ben evidenziava il filosofo cattolico Maritain, è erroneamente confuso, nel generale sentire, con il corpo sociale, col complesso dei cittadini cioè, mentre di fatto ne è solo la testa. Il luogo comune Stato = cittadini è una deformazione della realtà, si tratta d'un'idea, astratta, di fatto utile ai capi in generale; essa è indispensabile nei sistemi collettivistici di sinistra e di destra per giustificare la dittatura: del proletariato o della stirpe, in realtà dei capi (estratto da un articolo di Guido Pagliarino sulla rivista Penna d'Autore n. 33 / 2002; anche la figura, realizzata dall'autore. - copyright -, è tratta da quell'articolo).
3 Chi sta scrivendo questa nota non vorrebbe di certo una vita eterna di quel genere, e nemmeno comprende com'essa possa essere considerata desiderabile da chicchessia. Per un cristiano, vita eterna non significa affatto vivere per sempre nella condizione terrestre, ma essere deificati (cfr., in particolare, nel Nuovo Testamento, la 1ª Lettera di Giovanni apostolo), grazie a Cristo, nell'Essere cioè venir assunti in Dio, non più assoggettati al tempo, e partecipare con lui agli atti della Divinità stessa, addirittura, in Cristo, alla creazione del mondo e alla provvidenza sulla Storia: è proprio qui che troviamo il senso del cosiddetto culto dei santi (divinizzati da Cristo), praticato dai cristiani ortodossi e cattolici, mentre i protestanti lo rifiutano.
4 Senza intenzione offensiva, come spiega in una nota al romanzo il traduttore Gianpiero De Vero, il quale precisa che le traduzioni che manifestano offesa sono invece, entro quest'opera, negraccio, negrito, musonero, che traducono termini americani ingiuriosi come nigger e nigro. Egli ha ben ragione, ma quegl'italiani che sono pedissequi imitatori delle mode USA, per non offendere (?) i negri, che com'è noto in America son detti blacks, li chiamano neri, dimenticando la nostra tradizione linguistica per la quale negro (cioè con pelle scura) non è parola in sé offensiva.
5 Si può vedere in proposito il capolavoro del cinema muto La nascita di una nazione di David Worth Griffith, film accusato peraltro, forse non a torto, di sostenere il Ku Klux Klan, che di sicuro era ormai quasi scomparso e dopo il film era rifiorito e ancor oggi prospera.
6 È un comportamento contro il liberale sesto comandamento, non fornicare: liberale perché s'oppone all'arbitrio, ben altra cosa della libertà, d'un essere umano verso un altro. Non dimentichiamo infatti che fornicare deriva da fornice, cioè il porticato della casa romana dove riposavano gli schiavi e le schiave lungo il quale andavano padrona e padrone di notte per, appunto, fornicare con quegli esseri umani considerati da loro mere cose in proprietà. Il sesto comandamento, oltre a vietare l'adulterio distruttore delle famiglie, impone dunque di non considerare il proprio partner come un oggetto sessuale, bensì come una persona degna del massimo rispetto cui dare gioia. Il sessismo corrente non è libertà, come invece urlavano i contestatori del '68 e anni seguenti, ma è, proprio al contrario, schiavitù: per inciso, assistiamo a un fallimento delle femministe anni '70 che si battevano, a ragione, contro la mercificazione sessuale della donna, mentre oggi è tutto un mercificare il nudo, maschile e femminile, fino al porno, più o meno soft o hard.
7 Si noti, per inciso, che la previsione più antica dell'invenzione del telefono portatile è quella del nostro Guglielmo Marconi, espressa con un suo assistente negli anni '30 dello scorso secolo.
8 Si veda il film, interpretato da Henry Fonda e Pedro Armendariz, del cattolico John Ford La croce di fuoco, che peraltro dà solo una pallida idea delle persecuzioni atroci di quel periodo.
9 Il capolavoro dell'Orwell è, a mio parere, La fattoria degli animali.
10 Per non far torti, dico che ci sono sicuramente eccezioni; però, sul teatrino dove recitano certi eletti dal popolo - pardon, con l'attuale legge elettorale che esclude le preferenze, designati dai partiti -, l'azione politica di norma consiste, essenzialmente, in primo luogo nel mantenere e subito dopo nel migliorare la propria personale posizione di potere ed economica. Che sofferenza psicologica, per non dire nausea, durante i telegiornali, udire le solite, stucchevoli frasi fatte di politicanti! Ripetute sempre eguali di fronte alle telecamere.
Immagino che, in gran maggioranza, gli elettori li lascino dire e pensino ad altro, che cioè ormai si sentano estranei alle vicende del novello carro di Tespi - il tradizionale non piaceva a Solone che aveva cercato di convincere i cittadini a non assistere ai suoi spettacoli, affermando: "Se onoriamo la bugia nelle nostre rappresentazioni teatrali, la ritroveremo poi nelle nostre più sacre promesse" -. In qualche caso, le frasi fatte s'accompagnano a strafalcioni sintattici. D'altronde, da una società prevalentemente laicista, godereccia e nichilista che odia il Cristianesimo e cerca di distruggere la verità e la giustizia di Cristo, che razza di politicanti dovremmo mai, di regola, aspettarci? Ma si, quei tizi e quelle tizie, torniamo a chiamarli politicanti, come nel lontano passato, quand'era ancor lontano il politically correct degli schiavi silenti: "Che ho a che fare, io con gli schiavi?" (Piero Gobetti).
11 Quanto prova Gesù in croce, come si sa, è previsto dall'Antico Testamento e tra l'altro dal salmo 21 (22 nella versione ebriaca), ch'è una sintesi della grande profezia di Is 52, 13-53, 12 e che Cristo recita: l'evangelista cita solo il primo versetto, ma intende il salmo intero: gli antichi ascoltatori giudeo-cristiani conoscevano benissimo tutto il salmo e non era dunque il caso di riportarlo tutto. Il salmo finisce in Gloria, pur iniziando nella sofferenza estrema di chi si sente del tutto abbandonato da Dio: quindi, in quel momento Gesù non sente di essere Dio, o non proverebbe il senso dell'abbandono. Che, peraltro, Gesù sapesse durante la sua vita pubblica d'essere Dio risulta certamente da vari punti dei Vangeli, ma risulta pure che sulla Croce non se ne rende conto, come ci fa comprendere la citazione del salmo 21. Nell'incarnazione c'è uno svuotamento (kenosi) di Gesù dall'esercizio della sua Divinità (è il Padre che opera i miracoli, com'è chiarissimo in Giovanni alla risurrezione di Lazzaro) e, sulla Croce, kenosi della percezione addirittura della sua stessa Divinità (ovviamente ciò nella sua psiche, o anima, umana, non oggettivamente, che Cristo resta Dio sempre e comunque). Certamente, il sacrificio di Gesù non + assolutamente alleviato dal suo essere anche Dio, checche ne pensi lo Spinrad!
da "Future shock" n. 54, ottobre 2009
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