Vernor Vinge e Andreas Eschbach: due autori a confronto
di Elvezio Sciallis
Un recente articolo apparso sull'ultimo numero di Futuro News, il bollettino informativo della casa editrice Fanucci, mi ha fornito involontariamente materiale e spunto sia per una riflessione sulle opere ultimamente lette di alcuni autori di sf contemporanei, sia per qualche pensiero generale su un certo tipo di clima che comincia ad instaurarsi all'interno del fandom italiano.
Nello scritto in questione, si pontificava sui meriti della Fanucci rispetto agli altri due giganti del settore (con critiche, ahimè, dirette e precise), sottolineando quanto essa avesse fatto per l'introduzione (o reintroduzione) di alcuni nomi della sf internazionale in Italia, la scoperta degli scrittori emergenti francesi e tedeschi, la valorizzazione di Philip K. Dick, la fondazione della collana AvantPop e così via. Gli attacchi alla Editrice Nord, seppur condotti ricordando gli anni di amicizia e la stima reciproca, si traducevano sostanzialmente in un'accusa di immobilismo, di stanca ristampa dei titoli del passato e scarsa propensione verso il futuro che avanza,
Una verifica di prima mano
Lungi dal voler commentare la diatriba o di volerci intromettere nei rapporti fra i due editori, ed istigati da tale articolo, siamo andati a cercare in libreria due volumi delle suddette, per verificare di prima mano la qualità delle loro proposte. Dopo qualche minuto speso a studiare i profili degli scrittori e le sinossi, la scelta e caduta su due testi alquanto differenti fra loro e, si suppone, rappresentativi delle loro linee editoriali.
I libri sono, rispettivamente, Quando la luce tornerà (A Deepness in the Sky, 1999) di Vernor Vinge per la Nord (Serie Oro), e Miliardi di tappeti di capelli (Haarteppichknûpfer, 1995) di Andreas Eschbach per la Fanucci (Collana Solaria ed. originale 1995).
Vernon Vinge è un autore dall'impianto narrativo solidissimo, che non ha paura di affrontare una stesura così vasta e complicata come quella del romanzo preso in esame, una vicenda ricca di personaggi, temi ed avvenimenti che si dipanano nel corso dei decenni... Brevemente, immaginate due flotte di astronavi dalla tecnologia avanzatissima che giungono in contemporanea nell'orbita dello stesso pianeta. I primi sono una razza (umana) di antichi commercianti interstellari, i secondi (sempre umani) una giovane stirpe di guerrafondai, molto aggressiva. Entrambe in competizione per lo sfruttamento di questo mondo, abitato da una specie di enormi "ragni" senzienti. Il corpo celeste ha la particolarità di orbitare attorno ad una stella che emana luce e calore solo ad intervalli di parecchi anni, costringendo ciclicamente i ragni ad abbandonare la superficie per rifugiarsi in uno stato d'ibernazione sotterranea.
Come potete facilmente supporre siamo dalle parti della space opera di vecchia data, con tutti gli ammennicoli del caso, dagli scontri stellari alle razze aliene, dalle emozioni forti alle incredibili scoperte scientifiche, ma Vinge non si limita a compilare l'ennesimo romanzuccio di genere. Su questa trama salda, inserisce prima di tutto una ventina circa di protagonisti principali, equamente divisi fra tre gruppi, tutti delineati con un tratteggio psicologico coerente, ricco di motivazioni, pulsioni e sentimenti. Affronta con acume le ripercussioni sociali di ogni sua proposta scientifica (quale ad esempio il sonno freddo durante i viaggi interstellari, che spesso porta i figli ad essere più vecchi dei genitori, con la conseguente tesaurizzazione e supervalutazione delle ore di veglia ...), crea insomma quel che di solito riesce molto più facile agli scrittori mainstream, ovvero un insieme di personaggi tridimensionali. A questo si aggiunge una fantasia inesauribile, che gli permette non tanto di "ideare" la razza dei ragni, quanto di farla "funzionare" e rendere plausibile agli occhi dello spettatore, formando un'accurata miscela d'echi e rimembranze umane (l'aracnoide Sherkaner Underil visto come novello Leonardo da Vinci ...) e visioni aliene (la loro religione, strettamente legata ai periodi di tenebra, i ritmi di procreazione, e tanti altri piccoli particolari ...).
Oltre al livello del puro entertainment, che l'autore padroneggia in maniera sapiente tenendo il lettore incollato al volume per ben 550 pagine, vi è anche occasione per riflessioni mature che spaziano dalla legittimità della manipolazione genetica sull'essere umano e sue possibili conseguenze (il focus usato dagli Emergenti ...), il rapporto con l'altro, la xenofobia, quanto e come le condizioni di vita influenzino elementi quali i possibili culti e la procreazione ...
Naturalmente, in un affresco di queste proporzioni, è impossibile che tutto proceda per il verso giusto ed alcuni elementi si sfilacciano, rimangono vaghi ed indeterminati o semplicemente oltre le capacità e le corde dell'autore. Segnatamente (come abbiamo potuto notare anche nel precedente romanzo di Vinge, Universo incostante) si avverte una certa incongruenza di fondo nel tratteggiare alcuni aspetti delle razze aliene (pur essendo uno dei suoi punti di forza ...), appuntando loro comportamenti e dettami umani del tutto fuori luogo (ve li immaginate dei ragni salire su un taxi, fare il pieno alla macchina o semplicemente vivere in abitazioni dall'architettura antropomorfa?); ma è peccato veniale, in fondo la fantascienza, dopo i tentativi di Stanley Weinbaum, non è mai riuscita a creare mondi alieni completamente, realmente lontani da ogni residuo atteggiamento umano.
Senza dubbio una lettura consigliata, in barba a chi crede che nel 2001 non si possa più fare space opera, una pietra lanciata contro i fautori del cyberpunk a tutti i costi, incapaci di comprendere che la battaglia, la lotta culturale si combatte solo ed esclusivamente nei due campi della buona o della cattiva letteratura, e non nel frammentario microverso dei mille generi e sottocorrenti la cui moda varia al minimo alito di vento. Ed è anche un bel colpo per chi asserisce che la fantascienza letteraria è finita, per chi desidererebbe scaricarsi sull'hard disk i volumi: provate a leggere su video 550 pagine fittamente scritte, la schiena curva e la mane sul mouse, invece che reggere il libro in poltrona vicino al camino o goderselo magari su una panchina in un parco ... E la casa editrice Nord dovrebbe perseverare in questa direzione, stampare ancora autori di tale calibro perché, anche se non è vero che sia ormai morente e ridotta a proporre continue ristampe, è altresì innegabile che la riedizione di vecchi cicli fantasy e sf ruba spazio utile ad exploit di questo tipo indebolendo il catalogo e sfiduciando i lettori più fedeli.
Un tappeto fatto ... di capelli
Uscito ancor più recentemente del lavoro di Vernor Vinge, Miliardi di tappeti di capelli di Andreas Eschbach è una delle opere manifesto della cosiddetta rinascita (o riscoperta) della fantascienza europea, un filone che parte dalla speculazione per rivisitare gli antichi legami con la letteratura fantastica di un tempo: non interessati (non più) a volgere lo sguardo in avanti, gli autori appartenenti a questa cerchia lo proiettano alle loro spalle in ricerca delle tradizioni e radici che li hanno condotti fin lì.
E si scomodano nomi importanti, si parla di Jorge Louis Borges e E.T.A. Hoffman, di favola e fantastico ottocentesco ... La sintesi è di difficile stesura, Eschbach procede attraverso incessanti dissolvenze di brevi quadretti per parlarci di infiniti mondi in una galassia remota ove uno sterminato numero di capifamiglia spende l'intera vita alla tessitura di un tappeto costituito dai capelli delle mogli e delle figlie artisticamente annodati: il ricavato della vendita di quest'unico arazzo servirà a mantenere la famiglia del figlio del tessitore, che erediterà il mestiere dal padre ecc. ... Tutti questi manufatti vanno a finire nel Palazzo dell'imperatore, immaginate, interi universi che producono ognuno migliaia e migliaia di tappeti. Un'indagine da parte di un gruppo di ribelli, in seguito all'uccisione dell'immortale imperatore porterà al colpo di scena finale. Ci sono spunti ottimi, in questo lavoro, a partire dall'atmosfera di rassegnata ed impaurita adorazione per la figura del divino regnante, per passare a certi squarci di vita su questi poveri pianeti, molto simili l'un l'altro, luoghi dove l'esistenza del povero contadino seminomade entra in contatto con astronavi che scendono a caricare i tappeti, case dove convivono moderne fotografie del tiranno ed antichissimi telai tramandati di generazione in generazione. Stupenda è anche l'idea di base/risoluzione del racconto, con un autentico, sbalorditivo colpo di scena nelle ultime pagine. Ma ...
Ma molti aspetti latitano in maniera preoccupante. I personaggi non sono altro che macchiette unifunzionali, prive di una qualsiasi personalità. La storia, strutturata per ellissi, si sfilaccia e il ritmo ne risente, esponendo il vero limite intrinseco dell'opera del tedesco, ovvero quello di essere un pregevole racconto breve allungato a dismisura per leggi di mercato. Tutto quel che avrebbe funzionato sulla corta distanza ha il fiatone dopo la trentesima pagina, i capitoli sono tutti slegati fra loro e lo stratagemma di unirli/motivarli con la rivelazione finale è di scarsa efficacia. Ben presto l'atmosfera ieratica, quell'aria quasi "verghiana" che avvolge persone e luoghi finisce con lo stancare il lettore, passando da elemento di contorno a protagonista della narrazione. Che si tratti di un racconto dilatato a dismisura lo dice lo stesso autore nella postfazione al libro, naturalmente premurandosi di giustificare la nuova stesura con il suo assoluto bisogno di rivisitare quel luogo magico di cui aveva scritto tempo prima.
Rimane un grande rammarico, in quanto nella forma originale la creazione entrerebbe con facilita in un ideale Olimpo dei racconti di sf memorabili, mentre allo stato delle cose ci tocca parlare di una storia involuta e non completamente realizzata.
Niente di nuovo sotto il sole
Ma, oltre questo discorso particolare, occorre notare che se l'Europa viene rappresentata dagli Eschebach, da certi francesi, da Evangelisti e dal resto del parco autori Urania beh, gli USA possono dormire sonni tranquilli, senza tema di una possibile invasione d'oltreoceano: con questo non vogliamo assolutamente denigrare i suddetti artisti, che hanno assolutamente pari dignità e statura artistica dei loro colleghi americani, ma solamente affermare che prendere un manipolo di autori di questo tipo e parlare di nuova fantascienza ci sembra decisamente esagerato. Si tratta di narratori come tanti altri che abbiamo letto nel corso degli anni, che veicolano, attraverso le loro personali sensibilità, idee e argomenti già ampiamente sfruttati dai loro predecessori, senza però proporre nulla di nuovo nelle tematiche e nella tecnica espositiva (che, anzi, risulta spesso incerta e titubante); riesce francamente arduo accostare questo gruppo a rivoluzioni di altra portata quali quelle operate a loro tempo dalla new wave di Ballard, Disch e company o al cyberpunk di Gibson e Sterling. Lo ripetiamo, non è certo nostra intenzione fare polemica e riteniamo tutti questi nomi in grado di rappresentare degnamente la fantascienza odierna, è solo che si è sinceramente stanchi di sentir parlare di nuovi sensazionali eventi, di stelle brillanti del firmamento ogni tre mesi, e Andreas Eschbach ha ancora parecchi romanzi (veri romanzi) e racconti da scrivere per riuscire a dimostrare fermamente tutta la sua grandezza, benché gli inizi siano davvero promettenti.
Riguardo le accuse mosse dalla Fanucci alla Nord, possiamo notare che se quest'ultima dovrebbe osare maggiormente sui mercato acquistando opere nuove oltreoceano e guardando accortamente fra gli autori del Bel Paese, rimane anche vero che la Fanucci, oltre a serie nettamente d'avanguardia (spesso rischiose e dense di titoli dalla dubbia qualità), fonda parte del suo successo editoriale su collane che di moderno, innovativo e letterario hanno poco, segnatamente i romanzi di X-Files e Star Trek, spesso vuoti esercizi da parte di onesti artigiani della scrittura in cerca di facili guadagni. È più comodo guardare nel giardino dell'altro, e l'Italia è da sempre un paese nel quale i ruoli tendono a miscelarsi e sovrapporsi in maniera preoccupante. Le critiche, a nostro modo di vedere, dovrebbero provenire da una fonte indipendente che non abbia nulla da ricavare o perdere: finché leggiamo sul catalogo di una casa editrice parole di elogio per le opere elencate nello stesso, lo possiamo ritenere naturale ed accettabile, quando invece da quello stesso catalogo commerciale si coglie occasione di contestare e denigrare l'operato di una casa concorrente, non possiamo fare a meno di nutrire sospetti, quali che siano le parti coinvolte.
Nella speranza che qualcosa cambi nel panorama nazionale, augurandoci che se di ristampe si dovrà ancora parlare si possano fare i nomi di autori del calibro di Kurt Vonnegut, Thomas Disch o Harlan Ellison (a dire il vero quasi mai apparso ...), piuttosto che il solito E.R. Burroghs, ormai noto e studiato a dovere.
da "Future shock" n. 34, luglio 2001
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