Quella villa accanto al cimitero
di Riccardo F. Esposito
Quella villa accanto al cimitero (titoli inglesi: The house outside the cemetery o The house on the edge of the cemetery) prodotto nel 1981 dalla Fulvia Film, è il quinto horror diretto di recente dal "multiforme" Lucio Fulci (gli altri sono: Zombi 2, Paura nella città dei morti viventi, Black cat, L’aldilà).
In questo film Fulci rifà il verso a Shining e agli stilemi soliti dei "bambini maledetti".
Gli stereotipi del genere ci sono tutti: il fanciullo biondo dagli occhi azzurri (unica essere che avverte la presenza dello spettro di una bambina, che nel finale si rivelerà la figlia del mostro-scienziato assetato di sangue), una madre terrorizzata, un padre intellettualoide me ebete nei confronti della "luccicanza'", del "sovrannaturale". E infine Freudstein, una sorta di spettro o creatura affine al mostro di Frankenstein (per la verità più simile agli zombi, cari a Fulci) che si nutre del sangue degli incauti frequentatori della. villa "accanto al cimitero" (si comunica con esso tramite una oscura cantina-laboratorio-magazzino).
Tutto ciò è visto attraverso gli occhi del bambino, e tutti gli avvenimenti, dalla sua soggettiva, appaiono filtrati, "predestinati”, quasi. che, come pertanto suggerisce (con insolita arguzia) lo stesso regista nel finale, citando Henry James, il vero mostro sia in realtà lui, il bambino. ("Nessuno saprà mai se i bambini sono dei mostri o i mostri sono bambini").
Prolifico restauratore di triti stereotipi, riscrittore del cinema "blood and gore" e della iper-realtà orrida alla Andy Warhol, Fulci stravolge il proprio materiale narrativo fino al massimo grado di degradazione visiva.
Ma, nonostante tutto, dobbiamo ammettere che Fulci fa tutto questo in modo attento, con accurati movimenti di macchina, carrellate audacissime, illuminazione, filtri, grandangoli, che conferiscono alla pellicola effetti sorprendentemente "hard" (o, come preferisce dire Gianni Cenova (1) sporchi, Tali effetti vengono talora ricercati inutilmente da cineasti ben più "illustri" di Lucio Fulci.
La stessa sorpresa finale, la citazione letteraria di James, conferisce alla rivisitazione, degli archetipi (magari inconsistente in altro regista "minore”) una sua nobiltà cinematografica tutt'altro che disprezzabile.
In questa villa (nei pressi di Boston, pare) che tutto il repertorio più collaudato degli ingredienti del "genere" blood and gore (pipistrelli, tombe, banco-da-macello, bambole mutilate, asce, sangue, sadismo, crudeltà, etc.) ma è un "piatto” servito freddo, con un certo gusto, stilisticamente parlando, e con l'indubbia originalità di un cineasta che ripropone quello che gita dopo un "ripensamento", discutibile, ma personalmente molto sentito.
N.d.R 1 Gianni Canova, Mostri budella e altri orrori, in Scena, 10, novembre 1981, pag. 40
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