Indigeni del cielo
di anonimo
Rovistando tra alcune vecchie carte del CPF, quando questi aveva ancora la sede in via Trieste, ho trovato un racconto: "Gli indigeni del cielo". Anonimo, porta solo la data del 30 marzo 1972.
Essendo in questo periodo, di moda gli autori anonimi, e il racconto a mio giudizio buono, ho pensato di presentarlo ai nostri lettori.
Tra l'altro da questo "ritrovamento" è nata l'idea di indire il premio Mary Shelley.
"Vengono verso di noi!" urlò all'onda che sciabordava appena sotto i suoi piedi.
"Di che vengano verso di noi; vola!"
Pigiò il pulsante e l'onda schizzo veloce verso la notte appena oltre l'orlo della sua orbita, e ben presto neppure i suoi occhi addestrati riuscirono più a scorgere la scia luminosa che essa lasciava mentre sgusciava leggera tra le Pleiadi, superava Andromeda nel suo lento valzer d'eterno e si gettava a capofitto nell'abisso della galassia dove tra infiniti mondi, silenziosa attendeva la terra.
Tra breve sarebbe arrivata la risposta con le istruzioni: ma non era tranquillo.
Strumenti delicati e sapienti, con secoli e secoli di esperienza immagazzinati nella memoria l'avevano avvisato in tempo: in quella pozza di spazio dove senza tempo stava inabissandosi, non era solo.
Qualcosa, o forse qualcuno, un’essenza misteriosa a cui non sapeva (o forse non voleva) affidare una forma definita, una sorgente di pura energia stava facendo impazzire i quadranti dei suoi misuratori.
E l'energia si avvicinava velocemente.
Si sarebbe aspettato tutto ma non questo: trovare vita dove precise formule matematiche ordinavano morte, trovare energia dove non esisteva neppure un elettrone, lì nel remotissimo iperspazio, dove molti avevano visto la porta dell'Universo, o meglio la via d'uscita dell'Universo.
Proprio per questo l'avevano scagliato quassù: per cercare la porta verso l'altro modo di esistere, forse un capovolto Universo con uomini felici, forse nuovi silenziosi mondi da esplorare.
Aveva cercato, provato e riprovato con tutti i sistemi, imprimendo pazzesche accelerazioni, fantastici campi di forze paurose giravolte alla sua navicella. Non aveva trovato nulla: l’Universo continuava normale senza porta ne serrature, e all'ultima stella ne succedeva sempre un'altra, all'infinito.
Stava per tornare, un po' deluso, ma felice quando era accaduto il rilevamento: i quadranti dei misuratori d'energia erano saltati improvvisamente, e neppure le scale di misura più alte riuscivano ad accontentare l'intensità di vibrazione dei pannelli.
Il calcolatore riusciva a malapena a funzionare, sotto quella vera e propria tensione elettrica: ed era dalla sua mente che era venuta la risposta: era energia quantizzata in avvicinamento. Probabile incontro tra ore venti, pericolo di danneggiamenti all'astronave.
Scoprì che mancava poco ormai all'appuntamento; l'onda di risposta non era ancora arrivata, ma una tranquillità nuova era scesa dentro lui.
La paura era scomparsa dai suoi occhi sereni e nelle orecchie vibrava ancora l'eco di quel messaggio telepatico che, chissà da dove veniva:
"Tu hai superato senza curarti la grande porta dell'immaginazione e ore voli verso il proibito dove antichissime leggi decisero essere la patria dei Signori Celesti, e dove non è dato di frugare ai tuoi occhi di uomo.
Vivono intorno a te, gli indigeni dei cieli, eterni dominatori e coordinatori dei silenzi. maestosi scultori di mondi dimenticati e sconosciuti.
La tua fortuna è immensa: essi corrono verso di te, con mani colme di saggezza, e il loro potere ti trasformerà in un forziere di tesori inimmaginati."
Un rumore sordo lo fece sobbalzare dalla meditazione: l'onda di risposta era arrivata e attendeva impaziente di consegnare il messaggio. Schiacciò il pulsante e lesse: "Allarme uno, pericolo. Ritorna nello spazio attraverso il corridoio due, precedenza assoluta".
Sorridendo liberò l'onda e accese i motori dirigendosi alla massima velocità possibile ad abbracciare gli Angeli.
30 marzo 1972
Ho riportato il racconto integralmente, così come l'ho trovato, sperando, così, di non urtare l'ignoto autore.
da "The Time Machine" n. 3/'75
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