Il guardiano della pietra antica
di Alessandro Paronuzzi
Quella sera nel 'pub' la gente rideva e scherzava come sempre.
I soliti discorsi, le solite battute sconce, profumo di sigaro nell'aria e soprattutto birra a volontà.
Quel luogo di ritrovo aveva un fascino particolare, facile da spiegare: tutte le tristezze della vita, le invidie. le delusioni, le preoccupazioni di qualsiasi tipo erano bandite; quella massiccia porta di legno segnava un confine tra il mondo esterno, carico di ansie e di tensioni, e quel piccolo paradiso a portata di tutti, pronto a dare un'effimera serenità, un breve momento di sfogo nella lotta di tutti i giorni.
Qual popolo lentigginoso gli era sempre piaciuto.
Seduto al suo tavolo, il guardiano beveva con evidente soddisfazione la sua birra, sorridendo di tanto in tanto verso chi lo salutava, ad augurava buona salute, sollevando il boccale.
In quei momenti si sentiva uno di loro; ed era un sentimento che non avrebbe dovuto provare.
Soprattutto ora.
Qualcuno lo vide pensieroso e si avvicinò al suo tavolo.
- Problemi, vecchio mio? - dal tono, si capiva ch'era già po' brillo.
- Alla mia età - rispose il guardiano, ch'era vecchio, ma mostrava molti anni di meno di quanti ne avesse in realtà - non si hanno più problemi, per fortuna.
Fece una pausa, studiata.
- Si spera solo di morire in pace.
L’avventore - quella sera, evidentemente, desiderava parlare con lui - si accomodò al tavolo senza chiedere il permesso.
Quando si ha bevuto un po' certi formalismi si dimenticano.
"Sir Daniel, che discorsi sono? Bisogna vedere le rose nella vita a qualsiasi età, non le sembra? E, mi creda, ci sono."
Fece una pausa, pensieroso, poi continuò: "D'altronde, forse sta meglio lei … da come va il mondo, chissà che futuro ci attende."
Il guardiano lo scrutò con gli occhi tristi, ed abbozzò un sorriso. "Può darsi che abbiate ragione" - disse malinconicamente.
"Allora su con la vita, che diamine! Mi sembrate piuttosto abbacchiato - per quale ragione? Non dovete lavorare, non dovete preoccuparvi per le corna che vi mette la moglie; seguite il mio consiglio e siate filosofo: badate soltanto a gustarvi il sole quando c’è, e per il resto birra a volontà."
Continuò a guardarlo meditabondo.
Avrebbe voluto gridargli in faccia: per te, por voi, per tutto il mondo mi rattristo! Per i tempi che verranno, per gli orrori che dovrete vedere - tornerai bestia fra le bestie, piccolo uomo; te ne renderai conto e non potrai farci niente se non maledire contro chi ti ha messo al mondo. Inutilmente cercherai rose nella vita, allora! Con la rabbia delle unghie, con tutta la forza rimasta dovrai aggrapparti al tuo spirito di sopravvivenza, per non essere strappato dalla furia che ti investirà. Apocalisse e distruzione, ecco cosa ti aspetta.
Questo pensa il guardiano, e questo avrebbe voluto dirgli; ma il suo compito era osservare e tacere. Cancellò i tuoi pensieri e quello che provava, solo come lui poteva fare, e borbottò convinto una piccola bugia:
"È la solitudine, ragazzo. Quando si arriva ad una certa età e non hai figli, non hai nessuno, senti la mancanza anche delle corna di tua moglie. E qualche sera, la birra non basta."
L’altro sembrò soddisfatto della risposta, assunse un’espressione seria e finì il boccale che aveva davanti.
"La birra - disse, con lo sguardo assente - cosa farebbe l’uomo senza di lei? È l’ultima rosa, per mal che ti vada, dividerà con te le tue sventure."
Tacque un attimo, poi continuò: "Sir Daniel, non si è mai veramente soli. E il prossimo boccale glielo offro io - alla sua salute, naturalmente!" Rimase ancora un momento, poi si levò, sorridendo.
Il guardiano lo seguì con lo sguardo, poi ritornò ai suoi pensieri. Capì che l'uomo, da solo non era cattivo. Irrequieto, talvolta istintivo e focoso; ma anche ingenuo, sempliciotto, buono. Eppure aveva costruito una società, un modo di vivere che andavo contro la sua natura; tutta una serie di strutture che - come un cancro - lentamente ma costantemente, senza che egli se ne rendesse conto, lo trasformavano in un essere corrotto, irascibile, comunque malato.
Qualcosa non aveva funzionato, od ora bisognava correre ai ripari. Peccato.
Si alzò, pogò, e lentamente si avviò all'uscita.
Non sarebbe mai più ritornato in quel posto.
C'era la nebbia, quella sera.
Meglio: tutto sarebbe stato più facile.
Mentre si recava alla pietra antica, il guardiano riprese a pensare all'uomo e al suo triste destino.
Certo qualcosa non funzionava a dovere, ma cosa?
Lui, guardiano della pietra antica, ne aveva viste tante con i suoi occhi e, se fosse stato un buon medico, avrebbe potuto prognosticare una diagnosi. Ma non se la sentiva.
Era la massa che rovinava l’uomo; quando si sentiva schiacciato, oppresso dagli altri, tirava fuori le unghie, attaccava selvaggiamente, uccideva.
Il grande errore dell’uomo - forse - era quello di non aver capito ch'egli non ora un animale da mandria, da branco.
L’originaria struttura tribale, quella in cui tutti gli individui del gruppo si conoscevano, da tempo era stata definitivamente perduta e sostituita da complessi più grandi, enormi termitai che esaltavano la specie ma distruggevano l'individuo.
Cose del genere erano capitate, e capitavano tuttora, anche in altri luoghi. Un'intelligenza perfetta ancora non era stata individuata, e lui stesso riconosceva in sé e nel suo popolo tanti piccoli difetti, in primo luogo la presunzione di essere superiori e migliori dogli altri.
Per questo, comunque, era stato inviato su quel pianeta. Per questo aveva dovuto attendere pazientemente per secoli e secoli inoperante. Studiare il malato senza poter intervenire su esso.
Talvolta, tutto ciò era stato anche faticoso. È difficile non provare simpatia per questi piccoli esseri che si dimenano inutilmente, che si muovono pensando di fare grandi cose e che solo ogni tanto si rendono conto della loro piccolezza.
Ma era un guardiano, e per questo, dopo la lunga attesa, doveva mettersi al lavoro.
Una grande batosta attendeva l’umanità, ma forse sarebbe servita a qualcosa.
Era giunto sul posto.
Guardò con occhi diversi quel mistero storico, e sorrise.
Mistero? Certo che l’uomo ne aveva inventate di belle per poterlo spiegare; eppure era così tragicamente lontano dalla soluzione.
Quella pietra, quei simboli, memori di tanti avvenimenti, interpretate dai più diversi cervelli nelle più disparate maniere, disposte con una magica geometria, celavano un terribile segreto.
Il fascino dei "dolmen" di Stonehenghe era noto in tutto il mondo, ed era riuscito ad evocare le più bizzarre fantasie.
Ma nessuno poteva immaginare che quelle pietre fossero la protezione e la salvezza dell’uomo.
Ed il suo compito era di distruggerle.
Uomo, perché ti sei moltiplicato tanto? - continuava a pensare. Perché troppo tardi hai voluto capire che sei solo animale fra tanti animali? Tu proteggi i tuoi, e li rispetti, quando questi sono pochi, e rischiano di sparire per sempre dalla faccia della terra. Vedi, l’universo ti tratta nella stessa maniera e finora ti ha rispettato, conscio della tua pochezza. Ma ora sei cresciuto troppo, altre i limiti concessi, e più cresci più peggiori. Questo è il tuo grosso guaio, capisci? Piccolo, povero uomo, quante volto ti sei chiesto il perché di queste pietre?
RAZZA PROTETTA DAL FONDO UNIVERSALE PER LA NATURA- VIETATA LA CACCIA
Questo dicevano le pietre che erano parole, ed ora lui le doveva distruggere.
Quali orrori ti attendono, piccolo uomo.
Il giorno dopo, i quotidiani d’Inghilterra e di tutto il mondo, gridarono allo scandalo, inorriditi.
Qualche pazzo, - solo di qualche pazzo poteva trattarsi - aveva fatto saltare Stonehenghe.
Tutti si chiedevano dove andava l'uomo.
da "The Time Machine" n. 2/'76
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