La decisione
di Piero Bassi
TIMORE
Jemmy faticava a dormire. Da un po' di tempo si sentiva molto agitato. E sapeva fin troppo bene il perché. Tra pochi giorni avrebbero deciso del suo futuro, loro, gli adu.
Nessuno li aveva mai visti. Si presentavano sempre coperti da un’ampia cappa, ed il volto era nel campo di un distorsore, per cui i tratti tremolavano incerti come l'aria surriscaldata. Nessuno sapeva chi erano. Si sapeva soltanto che al compimento del 24° anno gli studenti venivano prelevati e sottoposti all'esame. E non si sapeva più niente di loro.
Tra gli studenti correvano le voci più inverosimili, ed alcune mettevano i brividi. Specie ora che mancava così poco tempo.
Nuotò leggermente verso l'estremità del letto fluido e ne abbassò la temperatura. Sentiva caldo. Uomo, che notte!
IL GIORNO
Camminava in mezzo a due adu, leggermente indietro. Il corridoio trasparente univa la sezione riservata agli studenti ai quartieri degli adu. Nessuno poteva superarlo prima del giorno dell'esame.
Si sentiva stranamente calmo, adesso che l’ora era giunta non aveva più paura. Tutto quello che poteva fare era stato fatto. Si sentiva preparato, con la coscienza a posto. E fiducioso.
Le sue guide si arrestarono alla fine del corridoio; una sezione della parete di fronte a loro scivolò lentamente, ed essi entrarono.
Nessuna differenza rispetto agli ambienti degli studenti.
Le stesse pareti, la stessa luce. Chi pensava che gli adu venissero da un altro mondo e non fossero umani sarebbe rimasto sorpreso. L'ambiante era normalissimo: le solite pareti curve, stanza ovali, le gibbosità del pavimento che fungevano da sedie …
Fu fatto fermare davanti ad una porta rosa; il suo cuore cominciò a battere più forte. Entrarono; le sue guide incrociarono le braccia, chinarono il capo e lo lasciarono solo.
S’erano inchinate ad un adu con la veste bianca. Era la prima volta che vedeva una veste di quel colore e …
La sorpresa gli mozzò il fiato! Il volto non era distorto!
Per la prima volta vedeva in faccia un adu. Era diverso!
Non che non fosse umano, ma aveva qualcosa di indefinibilmente diverso. Una qualità sconosciuta.
L'adu gli rivolse un sorriso e con, voce dolcissima lo chiamò. Jemmy si scosse; s'accorse d'esser rimasto impietrito e certo non aveva fatto buona impressione. Farfugliando qualcosa si avvicinò all'adu vestito di bianco. Questi gli carezzò la fronte - come ad un cagnolino, pensò Jemmy - poi raccolse un casco encefalico e lo posò sul suo capo facendolo aderire strettamente.
La sua preparazione in bioelettronica fece si che Jemmy conoscesse subito la funzione dell'oggetto: era un analizzatore multiplo del livello del pensiero cosciente, e quelle due prominenze che lo stringevano fastidiosamente appena sotto la nuca servivano a raccogliere gli stimoli sottocorticali. Un'indagine in piena regola, cui era impossibile sfuggire.
Gli strumenti collegati al casco avrebbero rilevato tutti i suoi pensieri e le sue emozioni. A questa consapevolezza il suo cuore accelerò i battiti; le narici ed i pori della pelle si dilatarono.
Si detestò per queste reazioni animali, e poi si detestò per essersi detestato. Lo stavano esaminando.
Lentamente si ricompose mentre l'adu … lo stava spogliando. Quando fu nudo e rilassato l'adu raccolse i suoi indumenti ed uscì dalla stanza.
- Mi stanno sorvegliando - pensò Jemmy - Io non ho paura, sono preparato, sono preparato.
Iª PROVA
Con la coda dell’occhio colse un movimento alla sua sinistra. Lentamente si girò e per la seconda volta in pochi minuti rimase senza fiato. Era un alieno, senza dubbio. Allora era vero, era tutto vero! Oh, uomo! - Calmo, calmo. Ma come si fa! -
Umanoide, simile agli studenti ed all’adu di poco prima, ma quanto diverso! I capelli corti e ricciuti incorniciavano un volto quale mai aveva veduto. Non era deforme, anzi, ma diverso, profondamente diverso. Rivelava una forza, una compiutezza sconosciute a Jemmy. La pelle sulle guance e sul mento aveva una sfumatura bluastra. Lo sguardo di quell'essere era limpido e fermo nei suoi occhi. - Mi chiamo Jorl - disse, e la sua voce era calda, profonda, due toni almeno sotto la media. Nasceva da un petto più ampio, più profondo di quello di Jemmy, coperto da una peluria scura.
Jemmy lo fissava affascinato.
E le braccia forti, forti come non ne aveva mai viste.
- Gravità più alta - pensò, ma subito cambio idea. Il bacino troppo stretto e le gambe muscolose ma snelle non erano consistenti con questa ipotesi. Ora il suo sguardo era attratto dall'inguine di Jorl. Tra un ciuffo di peli più lunghi che sul petto emergeva una strana appendice. Una cosa molle, dall'aspetto inerme, come un mollusco sgusciato. Ne ignorava la funzione - Alieno, penso, alieno -.
Jorl cominciò ad avvicinarsi lentamente. Posò le mani sulle spalle di Jemmy; gli accarezzò il collo, la gola tenera coi pollici, i lobi delle orecchie. Qualcosa stava accadendo a Jemmy. Non aveva provato mai niente di simile nei giochi coi compagni. La forza di Jorl lo travolgeva. Le mani, timidamente, salirono ad accarezzarne il petto. Si scambiarono un bacio, ed a Jemmy parve di fuoco. Poi le sue mani scesero sul ventre piatto …
IIª PROVA
Jemmy riposava disteso con la schiena poggiata su una delle morbide gibbosità del pavimento. Teneva chiusi gli occhi, ma non dormiva. Troppe sensazioni nuove premevano sui circuiti neurali del suo cervello. Quello stesso cervello che qualcuno, lo sapeva bene, stava spiando non lontano da lì. Si chiese quale aspetto potessero aver avuto sul monitor quelle emozioni. E Jorl, chi era? Avrebbe potuto pensarci per tutta la vita, e forse non avrebbe trovato la posta. Non gli lasciarono comunque tanto tempo.
Un fruscio ed un soffio d'aria annunciarono l’ingresso di qualcuno. Jemmy non aprì gli occhi. Si concesse il lusso di attendere. E l'attesa portò alle sue narici un profumo sottile, delicatissimo. Se ne nutrì per un attimo molto lungo, poi aprì gli occhi. Era lì, davanti a lui. Aveva gambe snelle, levigate, ma cosce piene. All’inforcatura un boschetto ricciuto. Il ventre morbido era ampio, come ampio era il bacino. Le spalle strette ma levigate. Ed il petto portava due dolcissime rotondità raccordate con curve piene al torace.
Capelli lunghissimi colore del grano maturo scendevano ai lati di un viso dall'ovale perfetto, dolce, estremamente diverso da quello vigoroso di Jorl.
- Mi chiamo An - disse la creatura.
Aveva occhi verdi e ciglia lunghissime, ed era senza dubbio l’immagine della grazia e della gentilezza.
An si avvicinò e stette immobile ad un passo da Jemmy.
Jemmy attese, poi capì. Toccava a lui. Sentì crescere dentro di sé la voglia di tuffarsi in quegli occhi chiari. Si strinse ad An, assaporò il profumo dei suoi capelli, la levigatezza della sua pelle. Sentiva premere sul suo petto le morbide rotondità. Le carezzo, ne sostenne il dolcissimo peso. Il respiro gli si fece più frequente. Alzò gli occhi e scorse quelli di An fissi nei suoi. Sentì come una trafittura: li sentì entrare nella sua mente. Sembrava che An potesse leggerlo come un libro aperto. E viceversa. Una vampa di calore gli salì al viso. Si chinò a baciare le labbra rosse. An restituì il bacio e le sue mani presero ad accarezzare la schiena di Jemmy.
Un fremito percorse la sua spina dorsale. Sentì accapponarsi la pelle. An era così …
DECISIONE
Nella stanza dei bottoni un tecnico osservava gli strumenti. Il contatore di impulsi M arrivava a 1280; quello F a 940. Il rapporto M/F era pari a 1,361, appena sopra il limite inferiore.
- Maschio - disse il tecnico.
- Avanti un altro. - aggiunse grattandosi la fronte con la chela sinistra.
da The Time Machine n. 2/'76
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