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L'occhio degli dei


di Francesco Paolo Bellisà


Le mura del tempio erano ben difese. Sheraze se ne accorse subito. Fece segno ai suoi uomini di fermarsi, e questi prontamente si gettarono a terra, confondendosi con gli arbusti che crescevano là intorno. Sheraze, frattanto, rifletteva sul modo migliore per penetrare nel tempio e portare a compimento la sua missione. Ordinò ai suoi uomini di avanzare cautamente, quindi li informò del suo piano.


Il grande sacerdote Thumier finì l’ultima delle trenta preghiere giornaliere al dio Yaloon e lentamente sollevò lo sguardo. L'occhio del dio era lì, cinque metri sopra al suo corpo prono e sembrava guardarlo sdegnosamente, mentre si socchiudeva, quasi fosse offeso della scarsità delle offerte mensili. Purtroppo da un po' di tempo era così. Thumier e la sua tribù, adoratori del dio Yaloon, erano ormai agli stremi; c’erano solo quaranta guerrieri validi e più della metà erano adibiti alla sorveglianza delle mura. Con quindici cacciatori c’era ben poco da fare, anzi era già tanto se in quel mese erano riusciti ad uccidere otto nemici, sei della tribù degli adoratori del dio Wedoon e due della tribù degli adoratori del dio Roon.

Quest’ultima era senza dubbio la tribù più potente, potendo contare su cento guerrieri e, cosa assai più importante, su un sacerdote dello stampo di Sheraze, che, con le sue venticinque offerte mensili al suo dio, era sicuramento più potente non solo di lui, Thumier, quanto anche del sacerdote del dio Weddon, Ohaziris, che un tempo era stato il sacerdote più temuto.

Thumier scacciò dalla mente quei tristi pensieri e si diresse verso le mura, per l'ispezione notturna, saltando le donne che, nel cortile del tempio, erano intente ad intrecciare nuove fionde e ad affilare i coltelli per la caccia.

- Che l'occhio del dio t'illumini sempre - gli gridò il capo guerriero Thoiante, quando ebbe raggiunto il corpo di guardia.

- Che possa illuminare eternamente tutti noi. - gli rispose Thumier - Che succede all'esterno?

- Sembra tutto tranquillo, potente Thumier, ho rafforzato la guardia perché la notte è più scura senza luna.

Ma non dovremmo aver sorprese, o almeno ciò è quanto speriamo noi tutti. Dopo l'attacco dell'altra volta, i nostri nemici non si son più fatti vedere. Ne abbiamo uccisi parecchi, anche se non abbiamo potuto contarli, né offrire la loro testa al dio Yaloon, perché hanno portato via i corpi dei caduti. Staranno ancora leccandosi le ferite.

- Fai buona guardia allora e che la notte ci sia amica – si congedò Thumier. Scese quindi dabbasso e si ritirò nella sua stanza, accingendosi alla preghiera personale.


Sheraze lanciò il sottile richiamo dell'uccello dei cespugli. Subito uno dei suoi uomini strisciò fin sotto le mura e si nascose nell'ombra. Gli altri lo seguirono uno alla volta. Quando metà del cerchio di mura fu circondata, Sheraze chiamò a raccolta i guerrieri rimastigli. Erano dieci e tra di loro vi erano i migliori lanciatori di fionda della sua tribù. Sheraze indicò loro le pallottole di sterpi e resina che aveva fatto impastare al tempio dalle donne e spiegò loro come dargli fuoco e come lanciarli il più velocemente possibile oltre le mura del tempio.

Circa venti giorni prima Sheraze aveva scoperto il fuoco. Stava sfregando tra loro due pietre, gesto che faceva spesso quando era preoccupato, quando da esse si sprigionò una scintilla. Sulle prime ne ebbe paura, ma ben presto la curiosità ebbe il sopravvento e ritentò l'esperimento. Ancora scintille scaturirono dalle pietre e questa volta finirono su degli sterpi secchi che si misero a fare un gran fumo e quindi presero fuoco. Sheraze stava per scappare, ma si accorse che era l'occhio del dio che alimentava quel prodigio.

E come dono del suo dio lo accolse, pur non sapendo all'inizio che cosa farne.

L'idea era venuta a Sheraze improvvisamente, un giorno che stava pregando il suo dio. Aveva alzato gli occhi verso il sacro occhio e l'idea gli era balenata subito in mente, come se vi avesse albergato per diverso tempo aspettando solo l'occasione per rivelarglisi. L'aveva studiata a lungo, soffermandosi su di essa anche dopo la preghiera personale, plasmandola, fine a tirarne fuori una vera e propria strategia di battaglia. Ed ora aveva l'opportunità di metterla in opera. E non voleva che nulla intralciasse i suoi piani. Per questo aveva scelto solo cinquanta guerrieri, che fossero però i migliori della tribù. Li aveva fatti allenato infinite volte a scalare le mura del loro tempio, li aveva costretti a lasciare le unghie sulle pietre, nelle fessure di queste, in ogni possibile appiglio che si era presentato. E aveva allenato i frombolieri a lanciare il più lontano possibile e con precisione. Ora solo l'intervento di qualche dio loro contrario e più potente di Roon poteva fermarli.


Thumier stava per coricarsi, quando all'improvviso ricordò che non aveva reso omaggio alla parola del dio Yaloom. Non era una dimenticanza grave, in quanto era usanza che si dovesse rendere omaggio alla parola sei volte in un mese, ma per lui aveva un altro significato.

Da quando ora sacerdote aveva reso omaggio ogni giorno alla parola, e non se n'era mai scordato. Purtroppo le preoccupazioni di quegli ultimi giorni erano state tante che l'omaggio gli ora passato di mente. Ma ora che l'aveva ricordato, non sarebbe riuscito a dormire so non avesse provveduto. Infilò la mane nella piccola nicchia che s'apriva nel muro e ne trasse una sorta di panno leggerissimo ottenuto con impasti di cui lui solo conosceva il segreto che si tramandava di sacerdote in sacerdote.

Era la cosa più preziosa che la tribù aveva, oltre, naturalmente l'occhio del dio e la sua parola.

Soddisfatto della decisione presa, s'incamminò verso l'occhio del dio, posto in un recinto di pietra, in un angolo del cortile, che lo ricopriva solo a metà, in modo da poter guardare benignamente i suoi fedeli durante il giorno. Uscito nel cortile, lo investì il dolce tepore della notte con i suoi profumi e rimase lì fermo come per impadronirsene a fondo.

Proprio in quel momento vide. nel cielo una cosa luminosa, come fosse dello stesso colore dell'occhio del dio Roon, come lui lo aveva visto in occasione della tregua dei tre mesi dell'amore, quando le tribù cessavano le loro battaglie e si scambiavano visite, doni e fanciulle.

Subito decine di occhi del dio Roon apparvero in cielo e cominciarono a cadere nel cortile del tempio, e mandavano strani bagliori e una luce più potente perfino dell'occhio del dio Yaloon colpito dai raggi del sole giunto a metà del suo cammino.

Le guardie caddero in ginocchio atterrite, coprendosi gli occhi per non vedere quella che credevano essere la collera del dio Roon.

E fu proprio in quell'attimo che la notte si riempì di urla, e teste di guerrieri apparvero al di là delle mura, come fossero sospese nel vuoto.

Poi ci fu l'assalto. I guerrieri di Thumier vennero abbattuti senza pietà uno dopo l'altro, benché qua e là qualcuno tentasse una resistenza disperata. Le donne cominciarono ad urlare e a scappare in tutte le direzioni. Thumier estrasse il coltello e si lanciò sul primo degli assalitori sceso nel cortile, affondandogli la lama fino all’impugnatura nel petto. Si voltò e infilzò al volo un altro guerriero che si era gettato su di lui, ma rialzandosi venne colpito al braccio da uno degli occhi del dio Roon che ancora scendevano dal cielo.

Sentì un dolore tremendo, più doloroso di un colpo di coltello e le ginocchia gli si piegarono. Proprio in quel momento Sheraze gli vibrò una coltellata al fianco e per Thumier il dolore aumentò. Riuscì a schivare un altro colpo, ma capì che ormai era la fine.

Prima di morire, però, aveva un’ultima cosa da fare.

Si chinò e raccolse una manciata di terra che gettò negli di Sheraze, e approfittando della confusione dell'avversario si infilò nel recinto dov'era custodito l'occhio del dio.

Lo guardò un’ultima volta, sebbene di notte fosse chiuso, ma non vuoto come le altre due orbite, una sotto e una sopra, estrasse il panno e si chinò ai piedi del dio a rendere omaggio alla sua parola.

L’ultima coltellata di Sheraze lo raggiunse proprio mentre era riuscito a far risplendere la piccola targhetta d’ottone:

STATO DI NEW YORK

DIVISIONE SEGNALETICA STRADALE


da "The Time Machine" n. 3/'76






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