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Antologia scolastica


di Ignazio Aren e Gianangelo Gramaglia


"Sappi che questo universo è esattamente ciò che vuol far credere di essere, cioè un infinito. Non tentare mai di inghiottirlo fidando nella tua forza di digestione logica; puoi ringraziare la tua sorte se riesci a incastrare bravamente un qualche puntino qua e là in mezzo al caos PERCHÉ NON TI INGHIOTTA 1NVECE LUI.

Thomas Carlyle


da "Enciclopedia Galattica", Città delle Stelle, 2.229:

" … il pianeta Monster va famoso in tutta la Galassia per l’abbondanza di mostri e draghi. Essi ne costituiscono la principale risorsa, e vengono esportati vivi, e morti in tutto l’Universo; infatti il livello qualitativo degli esemplari è superiore a quello di ogni altro pianeta. Una natura poco accogliente e difficoltà di acclimatazione da parte dell’uomo, dovute all'alto tenore di zolfo e all’attività vulcanica naturale in tutto il pianeta, hanno ostacolato ma non impedito quel fenomeno oggi unanimemente conosciuto come Corsa al Drago.

Eroi come Vile Varano, il Mezzacoda di Arnheim, Oscar Tagliacreste, Manorettile e Sauro: Squarciasquame hanno scritto pagine di fuoco nella storia del pianeta …

… La legge sulla Regolamentazione del Commercio Esobiologico ha posto fine al periodo eroico e pionieristico della civilizzazione del pianeta. L’Ente Monsteriano per lo Sviluppo ha superato, con una gestione oculata e scientifica del patrimonio faunistico, il pericolo dell'estinzione di alcune specie. L’attuale situazione presenta curve largamente positive nei grafici indicanti l'andamento della produzione dei vari tipi differenziati di mostri."


da "Un pianeta è troppo poco", vita e avventure del Visconte di Arnheim, detto il Mozzacode:

"'Un'estate sul pianeta dei mostri".

Da tre settimane navigavamo alla volta del pianeta misterioso. Eravamo diretti verso una piccola stella nei pressi delle Pleiadi, alla ricerca dei superstiti della spedizione Saumur.

Quei poveretti avevano lanciato un disperato appello poco dopo il loro atterraggio sul pianeta. Erano stati fatti numerosi tentativi per mettersi in contato con loro, ma senza alcun esito. Alla fine, per indagare su quanto era successo, venne inviato il sottoscritto.

Allora come adesso, quando c'è una matassa da sbrogliare, cercano sempre i tipi come me. Cacciatori di professione, Cavalieri dello Spazio, o semplicemente esploratori solitari, quelli come me sono sempre in grado di riuscire dove i militari hanno fallito.

Eravamo appena usciti dall'iperspazio, e ci apprestavamo a discendere nell’atmosfera del pianeta. L’equipaggio dava segni di nervosismo: era il primo volo interstellare per molti dei miei uomini, e la vista di quei cieli ribollenti non prometteva niente di buono.

Ordinai di non atterrare, ma di eseguire una ricognizione di un centinaio di miglia alla quota più bassa possibile.

Non passò molto tempo, e il Flying Dutchman cominciò a ondeggiare pericolosamente, spinto da violente masse d'aria.

Rischiavamo in continuazione di sfracellarci contro picchi vulcanici e torri di lava che si ergeva improvvisi tra le nubi di cenere rossastra dei crateri in attività.

Cominciavo a spiegarmi la scomparsa di quei disgraziati: era un vero inferno. E di lì a poco scorgemmo anche i diavoli: in mezzo ai miasmi e alle colate laviche si aggiravano delle sinistre creature.

Erano di diversi calori: portavano squame, corna, peli ed aculei. Alcuni erano di dimensioni spaventose: dei veri titani. Sembrava che la natura si fosse sbizzarrita a creare il bestiario più pazzesco che si potesse immaginare, o che un Demiurgo impazzito avesse architettato uno scherzo infernale all’intero Universo.

Non c’era il minimo dubbio: erano mostri, mostri meravigliosi. I più belli di tutta la mia vita.


… Feci fare ancora qualche tentativo di ricerca nell’emisfero nord, ma non, trovammo tracce del relitto: solo miraggi. L'intera spedizione sembrava essere stata inghiottita da quelle enigmatiche terre.

Ma dimenticai presto il motivo per cui ci trovavamo lì. Si stava risvegliando in me il cacciatore. Nelle praterie ad est del campo base correvano mandrie di milioni di capi.

A volte si avvicinavano, e il suolo vibrava sotto i nostri piedi, mentre il rumore diventava insopportabile. Salivamo allora le pareti del cratere che avevamo scelto come base e, giunti sull'orlo, potevamo osservarli comodamente, senza il pericolo di essere travolti. Erano ottopodi pelosi, lunghi non più di una dozzina di piedi. Sciamavano vocianti sotto di noi sollevando giallastre nuvole di polvere.

Non potevo resistere ad un simile richiamo. Cominciai a cacciarli. Era eccitante. Mi appostavo in cima ad uno dei tanti massi sparsi nella prateria e da lì, in piedi, scrutavo l'orizzonte.

L’attesa non era mai lunga, e quando la massa tumultuosa degli hoctopus mi circondava da ogni lato, allora e solo allora aprivo il fuoco. Colpivo a destra e a manca, le mie fiocine non fallivano mai il bersaglio. Gli stupidi erbivori, arpionati, lanciavano acuti squittii prima che il resto del branco li travolgesse.

Un giorno il branco non arrivò. Lo vidi fermarsi molto lontano, presso le macchie turchine di amanite, e dopo un attimo di esitazione, ricomincia la sua corsa, ma non più nella stessa direzione. Mi guardai attorno. Che cosa aveva fatto deviare gli hoctopus dal loro abituale tragitto?

Che cosa li aveva spaventati?

D’improvviso lo vidi. Era ancora lontano, sulla mia destra: un’immonda figura si stagliava nel cielo del pianeta.

Discendeva a zig-zag una collinetta lavica, caracollando. Era un colosso immenso, ricordava una di quelle creature da incubo così frequenti nelle illustrazioni dei libri del Vecchio Mondo. Non aveva tentacoli o chele, o altre pericolose appendici, né un troppo elevato numero di zanne o artigli. Non gli servivano elaborati accessori, aveva dalla sua la forza bruta e una sorprendente agilità.

Un'irruente ferocia lo spingeva a distruggere ogni cosa sul suo cammino.

Maestoso e spietato, stava entrando in scena il re dei mostri. Giunto in fondo al pendio rallentò l’andatura, poi si fermò. Si eresse sugli arti posteriori e sulla lunga, meravigliosa coda tricuspide, aprendo le fauci sproporzionate contro un nemico invisibile. Ci volle qualche secondo prima che quel verso orribile giungesse fino a me e mi riempisse le orecchie.

Ogni creatura del pianeta lo conosceva e rabbrividiva.

Ma io sorrisi. Ecco una preda degna della miglior tradizione, mi dissi. Anche il re dei mostri aveva un punto debole: la sua forza, la sua presuntuosa sicurezza. Lui non mi temeva e presto se ne sarebbe pentito.

Decisi che sarebbe stato mio.

Non c’era tempo da perdere. Afferrai lo spara-arpioni, e scivolai in mezzo all’erba, verso il bosco di amanite.

In pochi minuti fui dietro di lui. Era immobile, adesso, gigantesco fissava un punto lontano. Come un novello Davide mi accingevo ad abbattere Golia.

Ma si accorse di qualcosa e si innervosì. Agganciò con una delle tante zampe anteriori un masso pesante almeno duemila libbre, e lo scagliò ad una cinquantina di piedi sulla mia sinistra. Un pinnacolo di roccia volò in frantumi, sbriciolandosi. Evidentemente mi aveva fiutato e cercava di individuarmi, ma l’acre odore del micelio glielo impediva. Allora mi alzai. Avvicinai il mirino agli occhi, cercando un punto che fosse vitale. Trascorse un attimo che mi parve lunghissimo, poi sparai.

Come speravo, l’arpione aveva colpito nel segno e vi si era conficcato. Sgattaiolai verso il fondovalle; non ero in una buona posizione, dovevo trovarne una migliore. Ero troppo allo scoperto per finirlo.

Il mostro, trafitto sotto il cefalo, lacerava l'aria con i suoi lamenti, e sfogava la sua rabbia sollevando manciate di capelli e lasciando ampi solchi vuoti tra i vegetali.

Mi riparai dietro un’amanita più grossa delle altre, e di lì sparai nuovamente. Ebbi fortuna: al secondo colpo, la fiera urlante si irrigidì, poi cadde pesantemente nell'ondeggiante marea di funghi.

Rimanevano solo gli echi delle sue grida a turbare la pace della valle.

Con stupore, mi accorsi di essere fradicio di sudore.

La caccia era finita: soddisfatto, mi sdraiai sull’erba a rimirare la mia preda. Giaceva tra gli steli, ammasso di membra senza vita, ormai inoffensivo.

Con un simile banchetto a disposizione, i becchini della prateria non si sarebbero fatti attendere. Guardai il cielo: i mostri alati non si vedevano ancora. Era tempo di chiamare la base. Ci voleva uno dei trattori del Flying Dutchman per rimorchiare la magnifica carogna.

Come è tradizione, compii la cerimonia all’ora del vespro.

La suggestività del Rito era accentuata dai colori di quel cielo, di quel sole alieno. Ringraziavo sant’Uberto, patrono di chiunque, sotto ogni firmamento, si dedichi al nobile esercizio della caccia. Davanti a me, l’equipaggio del vascello era schierato in alta uniforme. Il sole, calante, mi feriva gli occhi; allora, con un gesto deciso, mozzai la coda alla mia preda; era il mio primo vero trofeo. Brandii sopra la testa la grossa scure, e lanciai l’urlo di vittoria del mio casato:

"Dio è con noi!"


da Panorama del 13 novembre 2257 T. M. S.

Vita moderna: "Con la serpe in seno"

Quando Gigi Pestizzi, il famoso Playboy del sistema terrestre ha fatto il suo ingresso alla prima del chiacchieratissimo tri-film "Sangue di drago" in compagnia delle due protagoniste Ava Carrel e Nanni Arden, un brivido di piacevole stupore si diffuse nella sala delle feste del Nuovo Casinò di Montecarlo. Con calcolata noncuranza, i tre indossavano un sofisticato completo di scaglie di drago. Nel giro di una settimana (Tempo Medio Solare), la febbre è dilagata.

Multiplanetarie. Un grosso business ruota attorno all'affare "drago". Il "mostro addosso" non è un'iniziativa sorta spontaneamente, bensì l’ennesimo risultato di un lancio pubblicitario opportunamente ben orchestrato e finanziato. Nello spazio di un mese (T.M.S.) la Codanova Inc., che detiene il monopolio delle esportazioni dal pianeta Monster, è balzata dal 18 a 216 spedizioni, registrando un incremento superiore al 1000% (indubbiamente grazie anche alla contemporanea nazionalizzazione di due dei più importanti allevamenti esobiologici della Galassia Centrale: Formalhaut e Mizar.)

- È un grosso affare - dice compiaciuto Aristide Bonomi, titolare del centralissimo Snake-Center del Terzo Livello di Milano Ricostruita. - Nelle ultime due settimane ho venduto un tremila pezzi; quanto basta per riempire completamente il Vecchio Duomo. -

Dietro al fatto commerciale, c’è la solita storia di sfruttamento. Sul pianeta d'origine del "materiale d’esportazione", tortura e morte sono la realtà di ogni giorno.

Secondo i dati dell'Universal Wildlife Found, le bestie, delle quali tra l’altro non sono ancora noti i quozienti intellettivi, verrebbero sottoposte ad un genocidio legalizzato allo scopo di incrementare la produzione.

- Purtroppo - dice Edward King, della sezione Pleiadi dell’Universal Brotherhocd - non esiste una legge chiara e precisa che protegga la vita dei non-umani e la loro cultura. La legislazione, a questo proposito, sembra fatta ad uso e consumo delle multiplanetarie. Nelle nostre battaglie siamo costretti a ricorrere ad un cavillo legale: una legge sulla protezione degli animali in via di estinzione, emanata sulla Terra quasi trecento anni fa. È chiaro che, nel nostro caso, non abbiamo a che fare con singoli cacciatori che uccidono per diletto, ma con una potente organizzazione multiplanetaria che agisce su vasta scala. La Codanova ha sempre cercato di ostacolare con ogni mezzo il lavoro degli antropologi e degli altri scienziati presenti sul pianeta per accertare il livello di intelligenza di quegli esseri. -

A sostegno della tesi di King vi sono dati decisamente preoccupanti: il 90% degli esopologi (scienziati nati dall'unione delle vecchie dottrine della esobiologia e antropologia - NdR -) che lavorano su Monster si trovano alle dirette dipendenze del colosso multiplanetario. Inoltre, negli, ultimi dieci anni gli elenchi delle persone scomparse laggiù, annegate in qualche palude o travolte da animali infuriati è curiosamente pieno di nomi di esopologi.

"Il mostro addosso". Intanto, in vasti settori della Galassia, la moda del mostro addosso si diffonde rapidamente. Milioni e milioni di giovani-bene hanno adottato il nuovo modo di vestire. Smessa la tuta semi trasparente semi-allucinogena, è la volta dunque del completo in pelle di drago, o, per i più sofisticati, della coda di sauro portatile che si indossa preferibilmente di sera. I giovani rampolli benestanti di Roma Ricostruita sono tra i più fanatici. Hanno portato ogni prodotto del folklore monsteriano nel loro punto di ritrovo preferito, sotto la riproduzione della scalinata di Trinità dei monti.

- Aumenta la mia libido in un modo favoloso - afferma una ragazza vestita con un’ampia tunica di drago.

- Questo collare di zanne di molox è uno schianto - dice un’altra.

Confessa il popolare attore Eco Burt: - Mi riporta ad un contatto diretto con la natura. -

- Macché diretto contatto con la natura - replica secco lo scrittore polemista Carlo Penna: - la simbologia del serpente non potrebbe essere più chiara: in realtà la moda del drago, del mostro, non è nient'altro che un rifugio da tutte le frustrazioni sessuali a cui riporta la moderna società spazialista. -

- È una forma di ribellione completamente immatura verso una società che non li considera - rincara il sociologo Giuseppe Avalle. - Si riuniscono in gruppi in contrapposizione agli altri, ai barbari, e cercano con ogni mezzo di distinguersi dalla massa. Da qui il ricercato esibizionismo nel vestire e nel comportamento. In quest’ottica, entrare in una vettura della metropolitana con un piccolo rettile che spunta dalla tasca, è una cosa assolutamente normale. Ancor meglio, poi, se l’animale non è di questo, ma di un altro mondo. -

- È un fenomeno indubbiamente preoccupante - dice lo psichiatra Mauro Lingua. - Riaffiora, dietro la maschera di un travestimento ludico, l'imperativo della maggiorazione mìologica che credevamo morto e sepolto. -

Ma le allarmate opinioni del mondo della cultura non sembrano sfiorare una ragazza della synthetic-beach di Saint Tropez che ha forse avuto l’idea più originale, reinterpretando in chiave di drago il diffuso rifiuto del secolare nudo da spiaggia. Fra l’ammirazione generale degli abituali frequentatori del famoso lido, ha sfoggiato un lungo e sinuoso saurino vivo attorno alla vita. Di lì due code dell'animale salivano mollemente sulla schiena per poi ridiscendere fino al seno, sorreggendolo. Erano molti a chiedersi come facesse il saurino a star su da solo, reso debole com’è dalla nostra atmosfera; ma quelli che credono di saperla lunga sostengono che la ragazza abbia usato un espediente tipicamente femminile.


da "Pianeta di concentramento" di Anonimo.

Inizio oggi questo diario di prigionia dal pianeta Monster. I motivi che mi hanno portato a scrivere queste righe, rubando ore preziose al sonno e al riposo, sono diversi e contrastanti. Uno su tutti mi pare dominante: per me letterato perseguitato e se vogliamo intellettuale disorganico alla società in cui vive ed opera, il bisogno di scrivere e scrivendo raccontare a me stesso e a non so ancora quale futuro lettore, le esperienze e la tragedia che viviamo su questo pianeta dimenticato da tutti. Dico viviamo perché, è bene precisarlo subito, il mio non vuole essere lo sfogo individualista ed egocentrico dello pseudo intellettualoide che analizza dal di dentro il mestiere di prigioniero politico, costretto suo malgrado a nutrire immonde creature. Almeno, non solo questo, ma anche e soprattutto, spero, la testimonianza delle sofferenze dei miei compagni, politici e comuni, i quali avranno in queste pagine piena cittadinanza e le cui vicende dovranno interessare il lettore futuro perlomeno altrettanto quanto quelle del sottoscritto.

Potrei cominciare riassumendo le vicende che sono all’origine della mia prigionia, ma credo che scriverò un libro su questo argomento svelando i retroscena della macchina giudiziaria dei sistemi stellari esterni, certo non lenta né macchinosa come quella terrestre, ma altrettanto corrotta e parziale. Essere uno scrittore anticonformista è duro su tutti i pianeti abitati, compresa la vecchia Terra, dove ci sono precedenti storici famosi: da Moliére a Bakunin a Solgenytzin. Ancora più duro è scrivere in un angolo sperduto, retrogrado e provinciale come Altar III.

L'ho capito bene al ritorno dai corsi di giornalismo ed editoria a livello stellare che avevo seguito su uno dei pianeti gemelli del sistema solare di Vega. Aver passato tre anni della propria giovinezza in un ambiente aperto e eccitante come quello, ti cambia dentro per tutta la vita, e ti fa apparire meschina e piccolo-borghese la società di Altar.

Cominciai subito a scrivere e a scontrarmi duramente con la realtà della mia condizione sociale. Porte chiuse in faccia, censura e, quel che è peggio, autocensura impostami dal potere sono state l'abc del mio apprendistato sociale. Prima galoppino, poi correttore di bozze in un giornaletto di provincia, poi licenziato, riassunto e licenziato nuovamente, sempre per gli stessi motivi. Allora ho ritentato la strada dello scrittore. Ho scritto due libri, con mille trucchetti, precauzioni, facendomi schifo ad ogni rilettura, ma continuando nell'autocensura per dire in codice ciò che su Altar non è permesso dire apertamente. Ero stato finalmente accolto in prova all'Unione degli Scrittori Altarrani. Credevo di essermi ritagliato un posto al sole.

Mi sbagliavo. Al terzo libro mi sono lasciato un po' andare; qualche parola, qualche riferimento, ed eccomi qui, sul pianeta Monster, a languire nel bagno penale più incredibile dell'Universo, dove migliaia, di disgraziati lavorano senza sosta per allevare mostri: i mostri della Codanova Inc. multiplanetaria.


… È un anno che mi trovo quassù. Oggi ho visto un nuovo tipo di mostri. Sono molto diversi da quelli che alleviamo al blok 37. Quando li ha visti, Jimmy ha vomitato.

Lo ha fatto di nascosto perché le guardie non se ne accorgessero: lo avrebbero frustato. Lui è un tipo molto sensibile, è qui perché obiettore di coscienza, e lo capisco, però ci sono stati altri che sono stati male. Ad alcuni la vista di quelle creature ha fatto l’effetto opposto e, per qualche minuto, hanno continuato a fare delle risatine, invero molto nervose. Anche a me è venuto un senso di nausea.

Il fatto è che sotto quelle squame e quei peli c'era qualcosa di maledettamente umano, intelligente … no, la parola giusta è umano. Non so se quei cosi a sei zampe fossero così, prima che gli uomini venissero a contatto con loro, né se vi siano specie di mostri fra le migliaia che pare abbiano trovato quassù, di aspetto ancora più intelligente. So soltanto una cosa: sono contento, strafelice di non doverli allevare, marchiare o sgozzare. Sono contento di non dover strappare i figli dalle madri urlanti, di non sentirli guaire e piangere mentre vengono caricati sui camion che li portano al mattatoio. I miei orsacchiotti ottopodi non hanno occhi, e poi non hanno una voce. Solo uno squittio ogni tanto, quando ne catturo uno che si è allontanato dalla mandria. Non urlano neppure quando a primavera, marchiamo i giovani. Se ne stanno lì col muso in aria aspettando che sia tutto finito, mentre il ferro rovente brucia il pelame nero e, sotto, la carne. Dopo, scappano piano, quasi non corrono, e si fermano più in là a grattarsi la ferita sotto il sole. Sembra che sappiano, nella loro stupidità, che scappare non servirebbe a niente perché l'intero pianeta è una prigione, e che il loro destino è la cattività. Proprio come per me e per tutti noi.


… Ieri non ho potuto scrivere perché sono stato sorvegliato per tutto il tempo. La mia graffiatura si è arrossata e così mi hanno portato al Centro, per farmi visitare.

Naturalmente era scortato. Siamo saliti, io e la guardia, sull'unico vagone passeggeri del convoglio per Novomost.

Gli altri carri erano carichi di ornitix vivi, quasi tutti maschi sulla tonnellata. Ci sono volute tre ore per caricarli.

Gli ornitix erano destinati al macello, e sembrava lo sapessero. Non si ribellavano, questo no, sapevano bene cosa li attendeva se lo avessero fatto, ma non facevano niente per collaborare. Quelli della mia squadra erano madidi di sudore alla fine del lavoro, e quando le guardie si sono allontanate li ho sentito mugugnare contro di me, che potevo starmene in panciolle ad osservarli, per via del graffio di hoctopus. Quassù sono attaccati al regolamento come ad un vangelo, anche se è pieno di idiozie, ma a volte può fare comodo. Comunque Rod e gli altri sono bravi ragazzi e non gliene voglio. Tant’è vero che al ritorno mi hanno offerto da bere e, per ridere, hanno passato la bottiglia anche alla guardia che era con me. Tanto non poteva bere perché è un robot.

Durante il viaggio per Novomost ho visto molte cose.

Le piantagioni di funghi giganti, le distese paludose dove si dice si celi il mostro dalla coda tricuspide alto come una montagna … A metà strada in lontananza ho visto un incendio. Mi hanno detto che ci sono dei mostri che si sono ribellati da quelle parti, ma è molto lontano e nessuno di noi c’è mai andato. Del resto non avremmo potuto. Comunque l’incendio che ho scorto non fa che confermare i miei sospetti.

A quindici miglia da Mostreno il convoglio si è fermato per dieci minuti. Sono saliti due funzionari: non erano robot. Ho guardato fuori; c’era una baracca, isolata nella prateria. Sulle pareti, tracciata da una mano ignota, una scritta diceva: QUI PASSÒ ARNHEIM MOZZACODE E FESTEGGIÒ IL PRIMO MOSTRO ABBATTUTO.

Dev’essere uno di quei maledetti Padri Fondatori …


Una voce dal ghetto: Xoltl chao Mool-hox

Ciao, Tala.

Oggi sono venuti a prenderci. Avevamo messo le vedette, sì, ma non sono riuscite ad avvertirci in tempo. Non abbiamo potuto fuggire a lungo. "Loro" hanno usato un’altra delle loro innumerevoli armi. È una vera fortuna per noi che non abbiano ancora capito che queste piccole scaglie, sminuzzate e sporche, possano essere qualcosa di più dell'espressione di un normale bisogno biologico. A volte mi sorprendo a pensare come possa essere la loro intelligenza, così diversa dalla nostra, che sa cogliere così orrendamente bene certi aspetti della nostra natura, mentre altri non li sospetta nemmeno. Dovrò essere breve, poiché tra poco verranno a fare un altro carico. È urgentissimo riferire al comitato quanto segue: la nuova arma degli Stranieri causa, come primi sintomi, dei movimenti incontrollati nella regione caudale di tutti i maschi adulti.

Non so perché questo succeda né che aspetto abbia l'arma: coloro che l'hanno potuta. edere non possono riferire più nulla. Conosco i suoi effetti, perché l'ho vista agire sugli eroici combattenti che erano al mio fianco: immobilizza ogni muscolo e paralizza la volontà.

Dovevano avere fretta perché subito dopo hanno usato il gas della paura, per stanarci dalle nostre precarie postazioni di difesa. Ho avuto l’impressione che fosse soltanto la prova generale, e che tra poco cominceranno nuovi rastrellamenti.

Altro di importante non c’è da dire. Hanno usato il loro solito sistema per trasportarci sin qui, nei recinti dei Padri. Siamo in molti nel ghetto, possiamo muoverci a malapena.

Nonostante tutto sappiano di non potere superare la linea dei fatali fili metallici, molti disperati hanno tentato la fuga. La loro morte è stata atroce. Credo che la piccola montagna di cadaveri sia visibile anche da dove c’è il nido dei trull. Ma li vendicheremo.

Giorno verrà, e la nostra terra sarà liberata dagli invasori crudeli ed immondi dalla pelle nuda: moriranno, e con essi gli Schiavi-Padroni di pietra luccicante.

Quel giorno libereremo i nostri fratelli-che-non-sanno-quello-che-fanno e anche quelli-che-una-volta-mangiavamo, prima di imparare la regola degli invasori.

Tu vedrai quel tempo felice: deve essere così. Se così non fosse, vana sarebbe stata la nostra lotta e inutile sarebbe stato il sacrificio dei migliori fra noi.

Al comitato dispiacerà di avermi perso: ma non è ancora detta l'ultima parola. Forse ho trovato un modo per evadere. Forse riuscirò a sottrarmi alla vivisezione. Non lo so. Tenterò. Non c'è bisogno che ti raccomandi di portare subito questo messaggio al comitato: so che sei una fervente patriota.

Chissà se ci vedremo ancora.

Un serpeggiamento affettuoso a te e ai fratelli-di-pelle che combattono per la libertà.

E non temere, non ho paura.

Ciao, Tala.


da "Canto generale dei Sauri" di Viscìrò Xaruda

Dominavamo sulla terra nei tempi antichi. Poi, dal cielo vennero gli Invasori. Diversa dalla nostra era la loro pelle. Strana ed incomprensibile la loro lingua. Terribili ed invincibili le loro armi. Fuoco e fiamme sputavano i loro carri.

Combattemmo, oh sì, per la nostra terra! Ma non potevamo nulla contro di loro. Spietati massacravano il fiore della nostra gioventù. Tutto ci presero con la forza: dimenticammo la civiltà dei Padri, rinchiusi nei loro recinti d'allevamento.

Ma venne finalmente l'ora della riscossa: non erano riusciti a spegnere del tutto il cuore della nostra razza.

Il sentimento della riscossa serpeggiò in noi, covato con cura per mille e mille lune, ed esplose improvvisamente.

In una sola notte uccidemmo coloro che ci sfruttavano, e ci nutrivano perché la nostra pelle fosse più lucida e più viscida. Caddero i loro edifici, e bruciammo le macerie per purificare il suolo. In poche ore eravamo ridiventati liberi.


Ai Colleghi Insegnanti

Esce in occasione del Cinquantenario della Liberazione, questa nuova edizione dell'Antologia Storica per le scuole.

Si è mirato a rendere questo testo fondamentale sempre più adatto alle esigenze dell'insegnamento, a farne un efficiente e valido strumento di lavoro nell'ambito dei Nuovi Programmi Ministeriali.

Occorre dare una risposta alla crescente domanda di cultura emergente dalla nuova generazione, risposta che non può essere trovata se non nella Storia.

Una raccolta di documenti e testimonianze può facilmente cadere in una sterile successione di figure e situazioni se non è confortata da uno specifico criterio selettivo.

Nella scelta dei brani ho quindi cercato di seguire, attraverso i secoli, il tipo di eroe, e la filosofia della vita che sono sorti dal contatto con la nostra terra.

I miei colleghi si chiederanno perché ho dato sì ampio spazio alle voci degli uomini, limitandomi, per quanto riguarda le nostre, agli insuperati gioielli di Mool-hox e Xauruda.

Dirò soltanto una cosa: NON SAREMMO QUELLO CHE SIAMO, SE L'UOMO NON AVESSE CALPESTATO IL SUOLO DI QUESTO PIANETA

Ot Ixarba, della sezione Studi Storici Federazione Sauri Uniti


da "The Time Machine" n. 6/'76






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