Fede nel futuro
di Ivo Campanini
Centinaia di esseri umani, umanoidi ed alien, accomunati dalla sofferenza, sudavano lavorando sotto la martellante luce verdazzurra.
Anche i loro aguzzini sudavano, e le fruste di cuoio, per l'impeto dei colpi, scivolavano sempre più spesso dalle mani viscide, col passare di quei minuti cocenti.
Il sibilo di un colpo vibrato sul dorso solcato di esemplare umanobasico riscosse Amag, che spense il visore dall'amplissimo quadro, con gesto secco, rabbrividendo.
"Sono dei pazzi sanguinari, Masri, io ho visto, è così su centinaia di mondi, su quasi tutti i mondi agricoli ... "
"È del tutto irreale quella scena; qualcosa non mi convince. Riaccendi."
"Ti vuoi gustare un altro po' di spettacolo?" la assalì quasi con cattiveria Amag.
"Non essere così amaro. Non ho colpa di quanta succede là fuori. Guarda quello! Riconosci l'abito che indossa?"
"Andiamo Amag, sai benissimo che la conoscenza della storia terrestre è obbligatoria, sui pianeti che vogliono entrare a far parte dei Mondi della Stretta di Mano … L’abito è quello di un sorvegliante di una piantagione di cotone della regione detta anticamente Stati Uniti d'America della Terra. Più in là c’è un altro pazzo coperto di pelo, con quel sole … ed è una guardia di un campo di lavoro della regione URSS, sempre sulla Terra. Là di fianco c’è un tale che pare piuttosto innocuo, ha solo un grosso ed antico eronometro segnatempi; credo provenga da una regione della Terra denominata Triangolo Industriale, forse userà torture psicologiche, non lho mai visto alzare un dito, usa solo parole … "
"Vero, tutto vero. E non ti sembra strano tutta la cosa?"
"Quando si è pazzi, sadici e sanguinari, cosa vuoi che importino le stranezze? Tra un po' quei due sadici toglieranno i loro costumi e indosseranno i 'refrigo', e poi già frustate più forti su quelle schiene lucide, pensando ai patimenti sopportati per allietare gli schiavi con la loro presenza."
"E quanti mondi in queste condizioni hai visto?"
"Te l'ho detto. Quasi un centinaio nel giro di due anni terrestri. Tutte le mie visite sono documentate. Ho una cassaforte piena di olofilm."
"E, cosa più incredibile anche di quanto si vede là fuori non sei mai stato scoperto ... "
"Mai, altrimenti sarei insieme a quelli." Puntò l’indice, verso lo schermo video, ma né il gesto né la voce erano più netti e sicuri come prima.
"Cerca di capirmi, è una cosa che non va proprio. Una razza che praticasse lo schiavismo, cercherebbe di tenere la cosa più segreta possibile e sorveglierebbe i mondi degli schiavi molto accuratamente. E c'è dell'altro: la prima volta che sei sceso su uno di questi mondi, immagino che tu non abbia preso alcuna precauzione, allora non sapevi …"
"Hai perfettamente ragione su tutto, sono cose inspiegabili, tuttavia essendo ancora vivo e libero dovrò fare ciò che ho deciso! "
"Ma senti, la razza terrestre ha diecimila anni di storia documentata. Noi siamo i parenti poveri perché ne abbiamo solo tremila, e siamo una loro colonia tecnologica, dei loro scarti noi viviamo. Forse hanno qualche motivo per agire così … chissà … sono tanto più avanti di noi … "
"Andiamo Masri! Nessuna grandezza o scopo può giustificare il fatto di rendere schiavi i propri simili, e ancor meno umanoidi di altre razze. Guarda quell'A'arveist, questo clima lo distrugge, tra un giorno o due non sarà che una macchia sul pavimento del dormitorio, le radiazioni di quella stella e l'atmosfera del pianeta sono per lui come pietre radianti per un pugno di neve. È crudeltà precalcolata e pure stupida. Non lo fanno molto spesso, certo, perché sarebbe antieconomico, ma che mente ci vuole per pensare di trasportare creature sui mondi che li fanno soffrire prima di ucciderli?"
"Ma sì, penso che ti aiuterò. Ma mi sento come se stessi caricando un'arma che poi sarà usata contro di me ... oh beh … com'è cominciata questa storia?"
"Poco più di due anni fa i terrestri ci permisero, anzi in modo velato ci imposero, l'uso dei nuovi costosissimi propulsori, ricorderai anche tu, immagino ... Por molti fu la rovina economica e ad un certo punto anch'io mi ritrovai nella schiera dei più. Col poco recuperato dal fallimento della mia compagnia di trasporti comprai questa astronave. Partii pensando che avrei deciso cosa fare mentre viaggiavo da Arcon a qualche altro mondo. Ad un certo momento dovetti atterrare per un guasto, avevo i vecchi propulsori io, quelli nuovi non erano per le mie tasche; scopersi questa faccenda e mediante indizi raccolti su quel primo mondo visitato mano a mano trovai anche gli altri."
"E poi hai recuperato me, sono contento. È bello sapere che qualcuno ti ricorda."
"Naturale, avrebbe fatto lo stesso effetto anche a me." concluse senza ironia Amag.
"Dobbiamo trovare un'occasione in cui siano presenti oltre ai terrestri anche i magnitudiani, a'arveist, skoni, insomma i loro principali alleati …"
"Ecco, capisci perché ti ho cercato? Tu ingrani subito."
"Sì? sì, ci sono! Tra un mese su Manrico, nella Sala del Passato, verrà celebrato l'anniversario del periodo delle Grandi Esplorazioni, e noi come appartenenti a popoli dell'altro lato della Galassia vi saremo ammessi senza troppa fatica; in fondo ci vuole pur qualcuno che stia a bocca aperta a considerare la grandezza dei Terrestri!"
"Perfetto, Masri. Nel frattempo prepareremo il nostro intervento con molta cura e a prova di qualsiasi interruzione.
Mostreremo agli Associati della Stretta di Mano il vero volto dei Dominatori."
La Galassia e i terrestri erano in pace da alcune centinaia di anni, ciononostante, i petti di molti invitati di discendenza terrestre brillavano corruschi di medaglie, magnifiche patacche conquistate dai loro avi molte generazioni prima, in battaglie ormai dimenticate, anche se i loro nomi facevano ancora vibrare qualcosa in animi geneticamente deteriori.
Questa ora l'unica puerilità che gli ospiti si erano concessi; per il resto il luogo dove si celebrava l'anniversario del periodo delle Grandi Esplorazioni ora uno splendido miracolo di architettura e di energetica.
Tutti gli stili possibili, quelli antecedenti alle Esplorazioni, quelli derivati dal contatto o dal contrasto tra culture terrestri e culture aliene, vi erano rappresentati. Ed era opera miracolosa, in tutta quella mescolanza, l'aver evitato gli accostamenti di cattivo gusto.
Dall'alto e dall'esterno, la Sala del Passato si presentava come una gigantesca struttura cupoliforme di un grigio smorto ed omogeneo. Dapprima Masri e Amag ne furono delusi, anche se quel grigio sepolto nell’azzurro scuro della foresta circostante era piacevole da vedere.
Sarebbero stati ancor più delusi, o sorpresi, forse impauriti, se avessero saputo che l'intorno della cupola non ora stato materialmente costruito, anche se le apparenze dichiaravano il contrario. Secoli prima, la Sala del Passato ora stata una cosa statica e era almeno destinata a cambiare molto lentamente, poi l'arrivo di un Calcolatore di Probabilità Gravitazionali, appositamente modificato, aveva rivoluzionato tutto. Nel CPG erano state inserite matrici elettroniche, che venivano mutate in immagini la cui realtà era assicurata da fasci di onde gravitazionali modulate e controllate dallo stesso CPG.
Via via che nuove specie respiranti ossigeno entravano a far parte della Stretta di Mano, nuove matrici corrispondenti alle loro caratteristiche venivano inserite nel CPG.
Questo permetteva ad un qualsiasi umanoide, respirante ossigeno, di trovare ovunque, nella Sala del Passato, condizioni favorevoli alla vita e circoscritte alla sua persona onde non recar danni ad altri esseri.
Se la pressione del suo ambiente o la mancanza della stessa deformavano eccessivamente la voce di un interlocutore, il CPG era sempre in grado di fare da tramite, quasi istantaneo, in qualsiasi conversazione. Le creature che non respiravano miscele di azoto-ossigeno non intervenivano che raramente, non erano veramente inserite nella Stretta di Mano, nonostante il nome.
Masri ed Amag, consci di rappresentare e forse speranzosi di essere una minaccia per i terrestri, entrarono e si persero nella folla. Ammirati loro malgrado, cercando di trovare motivi di decadentismo e di conseguente disprezzo, o indizi di crudeltà in quanto vedevano, osservarono ad occhi sgranati i massicci e nerboruti magnitudiani un po' offuscati dalla enorme pressione della loro atmosfera, fornita ovviamente dal CPG; videro a’arveist sottili e minuti, coperti da una pelliccia di color ocra acceso e somiglianti, in viso, a crudeli koala.
Scommisero che non avrebbero trovato un terrestre basico.
Dopo poco Masri si accorse di aver perso; nella folla entrambi notarono un piccolo uomo calvo, rotondetto ed eccitato che aveva tutte le apparenze del terrestre primitivo. Spiccava, tra altri di origine terrestre mutati dalle diverse influenze planetarie di mondi diversi, come un uomo vivo, ritto tra i morti di un campo di battaglia del XVIII° secolo.
Amag e Masri, con occhi attenti, cercavano il punto adatto, per il loro attentato alla fama ed alla giustizia terrestri. Tutto il necessario per la loro rappresentazione stava in due tasche. Masri aveva un minuscolo e potente proiettore, proveniente da WA-R-M, il massimo centro tecnologico dell'egemonia terrestre, Amag aveva le oloregistrazioni di fabbricazione magnitudiana, che certo non avrebbero avuto un buon effetto sui rapporti Magnitudo - Terra.
Luoghi su cui proiettare le dolorose immagini non mancavano. Nella Sala del Passato, partendo dai graffiti, si poteva ricostruire la storia terrestre attraverso gli occhi dell'arte. Fino all’avvento dell'arte viva, il CPG era stato uno strumento superbo per estrinsecare i significati delle opere che mostrava: con l'arte viva erano le medesime opere a spiegare sé stesse, e il modo era così efficace che una volta perfino gli Strambi ne capirono qualcosa.
Nella Sala del Passato il CPG era ancora il re; quando un visitatore si formava e fissava una parete attentamente, per almeno un secondo, ecco il CPG mostrare l'opera che ad essa corrispondeva ed illustrarne splendidamente il significato.
Fino a quel momento pareva che gli ospiti preferissero la conversazione, le pareti erano quindi disponibili.
Una dritta e bassa fuga di scalini conduceva a qualcosa che poteva essere assimilato ad un grande pianerottolo, cintato da una balaustra formata di snelle colonne marmoree; il tutto si protendeva sulla testa degli intervenuti alla festa; era insomma il luogo ideale per lo spettacolo, almeno nei pensieri di Amag e Masri.
L'energia non sarebbe stato un problema; all'interno della Sala bastava che lo strumento che si intendeva usare fosse concepito per richiedere energia, sotto qualsiasi forma, e il CPG l'avrebbe fornita.
Il piccolo proiettore, una volta caricato e messo in funzione, non avrebbe dovuto essere controllato. Masri ed Amag avrebbero potuto metterlo in attività e sparire tra la folla, ma non era nelle loro intenzioni restare anonimi.
Il CPG intanto aveva già oscurato la sala centrale, le grandi scalinate, verande, guglie e balconcini; per i più lontani a seconda degli organi visivi posseduti aveva messo in funzione speciali ripetitori di immagini.
La prima serie di ologrammi era in campo lungo, nitidissime, di schiene lucide e curve e di sorveglianti muniti di frusta. Parve, ai due amici, che nessuno nella sala avesse afferrato i significati impliciti nelle immagini, tuttavia il silenzio sotto di loro era un qualcosa di solido.
Nel buio, da una delle due sagome scure sulle loro teste, era Amag, si levò una voce veemente, debitamente amplificata dal CPG.
"Stragan, signori, murani, quanto state vedendo, o percependo, succede continuamente su centinaia di mondi, mondi agricoli, mondi sotto il diretto controllo dei Terrestri. Può parere incredibile alla luce di un passato e di una civiltà multimillenaria qual'è la loro, ma i terrestri non solo permettono questa inumana condotta ma ne sono i principali promotori e fruitori. E non opprimono solo esseri della loro stessa discendenza, ma si permettono di infierire su a'arveist, su magnitudiani, su skoni e su tutte le altre creature dei popoli appartenenti alla Stretta di Mano."
Era un tono retorico, Amag ne era ben conscio, ma credeva fosse quello adatto per quanto doveva ancora aggiungere, e a casa comunque dava risultati.
"Per motivi puramente egoistici, come potrebbe essere la volontà di vivere, avrei voluto evitare la notorietà e l'incerto futuro che in questo momento mi sto creando, ma poiché ogni cosa importante e necessaria richiedo sacrifici grandissimi, come può essere appunto il sacrificio della propria vita, ho deciso volontariamente di abbandonare qualsiasi precauzione allo scopo di impedire il soffocamento di questa mia voce e per far sì che essa giunga immediata all'animo di quanti si sentiranno in dovere di agire per impedire il proseguimento della vergognosa condotta terrestre.
Stragan signori, murani, il compito che mi ero imposto quasi due anni fa, è finito. Sono convinto che qualcuno raccoglierà questa mia esortazione, e infine, spero per noi, che qualcuno dei presenti sarà in grado di concederci parte della sua immunità diplomatica: se ciò non sarà possibile, non avrà molta importanza.
Quando ebbe inizio tutto ciò, avevo deciso anche che la mia vita poteva essere sacrificata … ma non potevo decidere per la vita del mio compagno, che ha partecipato solo in questa fase finale."
La luce, riaccesa dal CPG a un ordine del Signore del Passato, cambiò l’atmosfera della rappresentazione, e le ultime parole di Amag caddero sui visi illuminati, volti verso l'alto ed ora fissi su di lui.
Quando tacque nessuno rise, ma si rese canto che se lo avesse fatto per loro sarebbe stato naturale. Capì anche che proprio coloro sui quali aveva giocato tutte le sue speranze erano i meno colpiti, i meno impressionati. Nessuno aveva riso apertamente, ma una silenziosa risata di scherno era sospesa nell’aria. Amag non riusciva a staccare gli occhi dal viso di un a'arveist, la cui espressione crudele si era leggermente attenuata: il che significava un divertimento quasi folle.
Il Signore del Passato, in un’epoca in cui tutti i terrestri di rappresentanza erano fisicamente perfetti, stonava e colpiva come una persona vestita di rosso in un corteo funebre. Era alto più della media, ma era anche sottile, dava l'impressione che le ossa del suo scheletro stessero assieme per puro caso, il viso era un viso antico, sia di fattura che per l'acconciatura nella quale la barba era foggiata; un pizzo piuttosto ampio, nero lignite, che accentuava il disegno triangolare del volto.
Gli occhi armonizzavano con 'l'onor del mento' ed emettevano, ad ogni moto della pupilla, neri scintillanti bagliori.
Se Amag e Masri fossero stati terrestri, in quel viso avrebbero trovato tratti diabolici, corretti da una notevole ironia intorno; in ogni caso, si sentirono entrambi a disagio quando il Signore, guardandoli mentre saliva l'ampia scalinata, chiese loro, con una calma che a Masri parve incredibile e con tono di pietosa ironia: "Volete fermare quel proiettore, per favore?"
Amag sentì d’arrossire mentre pensava, con furia, che la voce della verità stava per essere soffocata, ma spense il proiettore.
"Posso conoscere i vostri nomi e le zone di provenienza?" chiose R'bert Signore del Passato. Ai suoi occhi, i due erano interamente umanoidi, quello di sinistra aveva un viso rotondo incorniciato interamente da una barba scura quanto i capelli ed era alto più del normale, pur essendo ottimamente proporzionato, un longilineo robusto; quello di destra era invece leggermente più basso e più sottile, occhi chiari e un beffardo ghigno sul viso. Il Signore aveva già indovinato la zona galattica da cui provenivano prima ancora che rispondessero.
"Amag e Masri di Arcon," rispose Masri cercando di ricambiare il sorriso ironico-beffardo del Signore.
"Allora tutto è chiaro. Credevamo fosse uno scherzo di cattivo gusto, invece si tratta solo di ignoranza ad alto livello unita a tanto idealismo. Normalmente", proseguì il Signore, "i mondi che entrano nella Stretta di Mano non si preoccupano degli altri mondi situati oltre un certo limite dal loro, ma con i mezzi che noi forniamo cercano di impiantarsi saldamente in quelli vicini, col commercio o con colonizzazioni di vario livello.
Tuttavia, c'è sempre qualche romantico idealista che vorrebbe galoppare fra le stelle della galassia e riparare torti e che finisce per scoprire cose incredibili; a prima vista incredibili, s'intendo. Tra una generazione Arcon avrebbe conosciuto molto più cose sui terrestri, a'arveist e tanti altri popoli. Casi come il vostro sono stati previsti da sempre, ci sono naturalmente i mezzi per farvi fronte; quello che avevamo sottovalutato in voi Arconi era l'individualismo più spinto, ancor più completo di quello di noi terrestri. Che due di voi si siano associati per un'impresa del genere è stupefacente."
Masri e Amag non riuscivano più a stare fermi in due piedi, rigidi, di fronte al Signore, cominciavano a ondeggiare e si sentivano, considerata la voce professorale del diabolico R'bert, come studentelli impreparati ad un’interrogazione importante.
"Ci saremmo aspettati complotti, congiure e mene sotterranee, mai tuttavia un tentativo così pazzescamente scoperto.
Forse dipende anche dalla vostra giovane età, gli Arconi raggiungono la completa maturità un poco più lentamente che non gli individui delle altre razze, vero?"
Amag arrossì, come Masri, di dispetto.
"Cerca forse di farmi intendere che qui dentro tutti sono al corrente della vostra attività di schiavisti?"
"La maggior parte dei presenti è al corrente di quanto loro hanno scoperto, altri lo avrebbero saputo al momento opportuno. La delicatezza dell'intervento che loro hanno operato ha fatto precipitare le cose, ora niente può più essere taciuto."
Il Signore del Passato fece un breve cenno con la destra.
"Posso presentare loro il signor Centoventottoesselle? Prego, lo salutino nel modo terrestre." L'invito era corredato da un sorriso a fior di labbra pieno di divertita aspettativa.
Benché incuriositi dallo strano nome della creatura, diverso dalla norma, Masri ed Amag riportarono la netta sensazione di aver davanti agli occhi un altro esemplare di terrestre non mutato della stessa classe del Signore.
"Vuole aprirsi il petto, signor Centovontottoesselle?"
La scena che seguì alle parole avrebbe potuto essere raccapricciante. Il nominato si aprì il petto, sempre avendo sul viso un'espressione calma, gentile e completamente umana - e proprio per questo smise di sembrare un essere umano - e come ad una sfilata di modelli si mostrò a tutti coloro che guardavano verso la balaustra.
L'eterogeneo pubblico era diviso tra un gruppo maggiore disinteressato, curioso tuttavia delle emozioni del gruppetto che assisteva con estremo interesse alla scena.
"Immobile, Centoventottoesselle!"
Questa volta la voce del Signore si era fatta più secca e tagliente, il viso rivolto a Masri ed Amag era però sempre inondato da una luce di ironica bontà. La cadenza del discorso era fissa sul tono 'maestro elementare alle prese con ragazzotti un poco ritardati'.
"Li chiamiamo Simili, noi li abbiamo creati a nostra immagine e somiglianza e sono essenzialmente macchine, anche se macchine quasi totalmente biologiche, come d’altra parte è facile vedere osservando il petto di 128SL. Tutto ciò è solo una parte di quanto dovrà essere detto ed è stata la più facile da dire. Chi non ha avuto lo schiavismo presente nella propria storia e nel proprio passato razziale, forse non potrà capire.
Per noi terrestri usare i simili è una cosa vergognosa e necessaria. Abbiamo sempre avuto bisogno di sfogarci in modo crudele e sanguinario, di infierire su qualsiasi cosa, ma soprattutto su noi stessi. I simili sono noi. Da migliaia di anni non abbiamo più guerre di nessun tipo, residui del passato, per giungere a questo abbiamo dovuto torturare, opprimere, uccidere le nostre effigi.
Tutto quanto ho detto può naturalmente essere controllato. Forse loro, Masri ed Amag di Arcon, e tutti gli altri che in questo momento hanno scoperto la verità, si chiederanno com’è possibile, anche con centinaia di mondi adibiti allo scopo, far sì che possano usufruire di una catarsi del genere miliardi di esseri umani di origine terrestre. Fortunatamente la maggioranza di questi drogati di violenza si soddisfa con emozioni mediate attraverso le sensoregistrazioni di coloro che vogliono infierire di persona. E questo è tutto."
A Masri, incredulo, parve che il tono del Signore si fosse incrinato al punto di farvi entrare venature di autocompassione e anche di scusa nei loro confronti. Non riuscì a controllare, il viso barbuto ora chino verso gli scalini che il Signore stava discendendo lentamente, se anche dagli occhi traspariva ciò che gli era sembrato di percepire nella voce.
"Da che parte è Ar, Amag?"
L’amico non rispose subito. Si stava ancora vergognando come un alvauano (l) per lo scorno subito all'interno della Sala del Passato. Dopo qualche attimo puntò un dito verso il cielo ancora scuro di Manrico indicando una irregolare ruota di stelle di diversa grandezza e colore.
"Ar è là, fa parte dell’ammasso nel mezzo della ruota … e non potrai vederlo, è troppo piccolo … pensi di tornare a casa?"
Mentre nella Sala del Passato il ricevimento proseguiva, i due Cavalieri dell'Ideale si erano rifugiati nella foresta addossata alla gigantesca cupola. I piccoli satelliti di Manrico, l'azzurra Lenora e la scabra e rossastra Azu'ena, e due o tre stelle di prima grandezza riuscivano a trarre solo qualche riflesso azzurro cupo dalle foglie delle piante intorno a loro, pertanto Masri non vide la scrollata di spalle, indifferente, che rispondeva alla sua domanda.
Un poco seccato si volse verso il riflesso dorato proveniente da una uscita della cupola geodesica. C'era qualcuno che si stava avvicinando, umanoide, ma la silouette mutava col mutare della direzione della luce che cadeva su quel corpo in movimento e rendeva difficile stabilire l'identità della creatura. Masri fece un passo avanti, e si schermò il viso con la mano destra, per veder meglio.
"Amag, ricomponiti, c’è una signora che sta per renderci visita."
"Evidentemente qualcosa abbiamo ottenuto con la nostra recita scolastica là dentro … è bella?"
"Secondo i canoni della mia razza lo sono," fu l'interessata a rispondere direttamente. "Come ci si sente ad essere trattati come scolaretti molto intelligenti ma anche molto ingenui?"
"È una sensazione che certo lei non ha mai provato, poiché appartiene alla razza del Signore!"
Alla veemente replica di Amag rispose una voce calda e profonda e calma, con appena una lieve ombra di tono polemico.
"Si sbaglia. La mia gente ha preceduto il suo tentativo di stasera di vari secoli. Il Signore ha raccontato mezza verità. È da qualche millennio che esistono questi mondi pieni di finti schiavi, e la percentuale di quelli che usufruiscono di questo - chiamiamolo servizio - è piuttosto stabile. Non mi crede? L'aspetto è tutto pare.
È vero, il ceppo di origine è terrestre, ma noi di Alba siamo cresciuti troppo lontani dalla Terra e dalla sua influenza. Circa cinquemila anni fa un gruppo di dissidenti rinunciò a combattere la sua società dall'interno; essi riuscirono a raddoppiare l'autonomia dei loro trasporti e, dal punto di vista terrestre, sparirono nelle vastità della Galassia.
Ci sviluppammo isolati, progredendo in modo di verso. Non potremo mai andare d'accordo con la gente della Terra, anche se quelle che torturano sono in massima parte immagini di sé stesse ... Per noi il corpo umano è quasi una religione ..." Lasciò la frase in sospeso tacendo.
Amag e Masri considerarono la figura della donna. Piuttosto alta, un viso largo coronato da capelli ricciuti, corti e castani, cui le lontane luci della cupola davano qua e là sfumature di rame antico. I seni, perfettamente visibili sotto l'abito più trasparente che traslucido, potevano si e no riempire la mano di un uomo o non sarebbero mai divenuti cadenti.
Erano in perfetta sintonia con la muscolatura del resto del corpo, ad ogni più piccolo movimento, c'erano guizzi sotto la pelle, era una muscolatura sempre esercitata.
Come per rispondere a un loro desiderio segreto, l'albana si voltò di fianco: ancora una volta, ombre e luci si alternarono, ma i due amici riuscirono a scorgere riflessi ramati anche al centro di un bacino del tutto adeguato al resto del corpo e due gambe ad un tempo tenaci e assolutamente femminili.
"Dipende dal rispetto albano per il corpo umano il suo attuale abbigliamento trasparente?" chiese Masri col solito sorriso traverso e l'ironia negli occhi.
"Ma questo non è un abito. Alba è un pianeta molto caldo, cioè lo era per i nostri progenitori, si misero ad andare in giro nudi e l'uso si radicò nel nostro costume. Normalmente, non avrei avuto addosso nulla, ma su un mondo diverso, anche se adatto alla vita umana, non si possono mai conoscere tutti gli agenti che possono provocare non dico avvelenamenti, ma anche semplici allergie, e di conseguenza premunirsi è del tutto ovvio, no?"
"Ma perché proprio trasparente quella pellicola protettiva? Pare più che altro ostentazione." ribatté Masri.
"Noi siamo orgogliosi del nostro corpo, ci teniamo a far vedere che siamo pure meglio di quegli sciocchi puritani terrestri." E dicendo questo tirò su il capo, offrendo allo sguardo un profilo inciso sulle luci distanti; il suo non era un orgoglio imposto, ma concepito addirittura a livello genetico.
Il pensiero fece sorridere, tra sé, Masri.
Amag sospirò senza un motivo immediatamente individuabile e forse per concludere quella conversazione didattica, si distese col viso verso il cielo scuro sentendosi privo di volontà.
"Ci sono animali qui intorno?" A Masri piaceva la conversazione e anche l'interlocutrice? si disse Amag.
"Una volta. Adesso i dintorni della cupola sono disabitati. Gli animali di Manrico hanno una certa sensibilità empatica, qua attorno c'era troppo dolore e contrasti duri perché loro potessero sopportarli."
"Magari è successo invece che i terrestri li hanno torturati e uccisi, tutti, tanto per avere tra le mani qualcosa di diverso dai soliti simili" disse con bilioso sarcasmo Amag.
Non ci fu risposta da parte della ragazza. La sagoma dei due, ad un suo sguardo, più scure contro lo sfondo del cielo, parevano scolpite oppure parevano intente ad ascoltare.
Udì anche lui la causa della loro immobilità; erano singhiozzi sommessi che apparentemente provenivano da un folto alle loro spalle.
Il produttore di quello strazio sommesso era il terrestre basico della loro scommessa, quasi una conoscenza.
Evidentemente era in preda ad una sbornia triste, stante i singhiozzi e gli effluvi di aromi alcolici che la sua persona effondeva. Parlava anche a tratti, confusamente.
Improvvisamente si piegò quasi in due premendosi le mani sul ventre e dopo alcuni strepiti, quasi in preda ad un’alcolica follia oratoria, cominciò a parlare senza quasi interrompersi, con toni singolarmente diversi.
"Uno di voi ha un po' di ultrabol?" chiese Masri. "Così assimilerà tutto quell'alcol che ha ingurgitato e ci lascerà tranquilli."
Amag però fermò la mano della donna che stava por offrire un paio di pillole al terrestre. Si sarebbe potuto pensare che l'avesse fatto per pura crudeltà, ma nell'emorragia verbale dell'ubriaco aveva capito 'Sativa' e 'simili', pertanto il suo istinto di investigatore era tornato di nuovo in primo piano: infatti Sativa era un grande mondo agricolo, ed era pieno, naturalmente, di simili. Ricordava perfettamente la visita segreta che vi aveva fatto.
Con l'aiuto della ragazza, spesso il terrestre ricorreva a termini dialettali nel rispondere alle loro richieste, appurarono che l'ometto non sarebbe tornato più a Sativa … che si era aspettato un riconoscimento per aver risparmiato energia nell'uso dei simili ... che non aveva grande importanza, quando si frustava un simile, se questo era caldo o no come una creatura viva.
"A Sativa," intervenne Masri, "ci siamo stati, e il detettore di calore umano ha sempre indicato la presenza di esseri vivi sotto la frusta, a lavorare. Che razza di legame può esserci tra energia e calore nei simili?"
Ancora una volta fu l'albana a chiarire le cose.
"Quello del calore umano, all'inizio, era un dispositivo supplementare facoltativo, ora è di norma. Fa sì che i simili siano più veri. Se lui ha tolto l'energia a quel circuito e il vostro DCU ha registrato ugualmente calore umano, vuol dire …oh, è terribile!"
"Terribile sì! Ma per i terrestri." Aveva la voce colma di feroce esultanza.
Se all'inizio della sua crociata era stata più che altro l'insofferenza nei riguardi di tutto ciò che era terrestre a spingerlo, unita al desiderio di salvare dalle sofferenze esseri oppressi, ora Amag bruciava dell'individualistica voglia di far pagare al Signore del Passato l'umiliazione subita.
"Amag" intervenne Masri con tono quasi pacato, "hai dimenticato una cosa piuttosto importante; non conosci i limiti del periodo in cui l’energia mancava, non sai se tale periodo coincide col nostro passaggio su Sativa."
"Dobbiamo saperne di più allora," rispose Amag quasi con sorpresa. "Portiamolo sulla nave e finiamo di interrogarlo."
Lo trascinarono fino alla nave, nel buio più assoluto, in quanto la luce della cupola non riusciva più a filtrare dalla cortina fittissima di alberi che circondavano ogni piazzola di atterraggio.
L’interno della navetta di collegamento era una replica semplificata dell'interno della nave in orbita intorno a Manrico. Adesso erano in quattro, una donna che meritava di essere guardata più di una volta, due segugi lontani da qualsiasi tentazione dalla carne, un povero fagotto madido di sudore, con lo stomaco rovesciato come un guanto, e bastava guardare per terra per capire, ormai in pace e pieno di metabol, addormentato secco sul pavimento metallico.
"Tutto quello che siamo riusciti a sapere è che l’amico terrestre è stato piuttosto colpito da un periodo di tempo che viene chiamato 'I Giorni della Fenice'. Dobbiamo cercare altri dati altrove." concluse Amag guardando la faccia degli altri due, ora seduti e appoggiati alle strutture della saletta di comando del mezzo.
"Potremmo guardare sull'opera omnia dei pianeti e stelle della galassia," disse Masri di ritorno da un controllo del terrestre addormentato nella camera di decompressione.
Sullo schermo del lettore apparvero diversi paragrafi.
SATIVA - Massimo mondo agricolo della zona di Ercole, terzo dal sole Ordeum (zeta Herculis), stella di classe GO, M = 3, distanza 30 a.l. da Terra.
Costanti planetarie: Ø 14.200, massa = 1,01; periodo = 26h e 23’; inclinazione = 8,5° ...
Alla voce TURISMO si leggeva: "Da Sativa, in un particolare periodo dell'anno, chiamato della Fenice, il firmamento offre uno spettacolo a dir poco notevole. Una Cefeide a lungo periodo passa dalla 10^ grandezza alla -0,5, durante una singolare combinazione di orbite celesti. (Consultare Manuale Popolare Stelle Variabili, par. Cefeidi a lungo periodo - 2° braccio galattico, voce: Fenice, stella.)
"Per la miseria ciclica degli Skoni! Abbiamo qualcosa in mano." esultò Amag.
Di nuovo il lettore fornì il suo aiuto: da profondità elettroniche trasse sullo schermo i dati richiesti sulla Fenice:
- Stella doppia, una compagna è di 5^ grandezza, l’altra, di 10^, distanza al punto di massima vicinanza 5’’. La stella di decima grandezza dà il nome all'intero sistema. È dotata di una rivoluzione molto veloce: doppia la compagna ogni 5,7 anni terrestri.
- La stella Alfa è circondata di gas e polveri interstellari, quando la Beta passa nelle vicinanze la offusca con la sua luminosità maggiore, ma cede nel contempo materia che provoca brillamenti e crescente luminosità sulla stella già luminosa per le qualità intrinseche di Cefoide.
- Questo sparire e riapparire con più fulgore, fece sì che i primi esploratori che vedettero quello spettacolo celeste le attribuissero, romanticamente, il nome di Fenice.
- Il periodo della grande luminosità è di 45 gg, 4 h e alcuni minuti che non sono una costante fissa. È visibile da Sativa, al tramonto, qualche grado sopra l'orizzonte all'inizio del periodo, alla fine è visibile l'intera notte. È visibile in pieno giorno dai grandi cañons di Coloratus, dall'inizio alla fine, nelle zone boreali di Sammont è ... -
"Ed ecco i periodi di visibilità relativi ai vari pianeti. C'è anche un po' di bibliografia: La Fenice, cefoide unica, Studio sulle cefeidi del 2° braccio (3^ bob.), Notevoli variabili regolari a breve periodo ..." terminò Masri.
Dopo pochi attimi, in seguito ai calcoli impostati, il terminal della navetta conformò che Amag, aveva sostato su Sativa negli ultimi dieci giorni del periodo detto della Fenice.
"Ora abbiamo tutto ... proprio tutto il necessario, dati inconfutabili, prove, registrazioni ... non dobbiamo che tornare dal Signore del Passato ..."
Posò il viso sulle palme aperte e sostenendosi il capo coi gomiti, sospirò.
"Sono con voi," disse la donna. "Avrete l’appoggio degli albini. Allora, noi abbiamo tentato e fallito, e forse erano davvero e solo simili. Ma adesso la cosa è diversa," si fece sentire la ragazza come in risposta al sospiro di Amag.
"Dobbiamo proprio andare fino in fondo?" chiese Masri. "Noi non abbiamo mai avuto la schiavitù su Arcon, forse non possiamo arrogarci il diritto di giudicare ... e poi il Signore, parlando con noi, sembrava in buona fede."
"Non voglio più giudicare, non posso fare a meno, però, di denunciare. Il nostro ormai è un percorso obbligato, e se il Signore era in buona fede, troverà invece chi non lo era."
Il tondo viso barbuto di Amag, sotto la chiara luce artificiale della navetta, aveva perso l'espressione feroce di poco prima, anche se una fiammella di furore egoistico quasi inconsapevole, appariva e spariva nei suoi occhi, così come può vacillare un lume di candela al soffio della brezza notturna.
Come un gruppo di simili privi di energia, i tre erano immobili, silenziosamente introspettivi. La nave emetteva un murmure vago.
Un'ombra di musica, come proveniente da distanze incommensurabili, li riscosse.
"Andiamo," disse Amag.
Scesero dalla nave, sempre silenziosi, e si diressero, nel buio più totale, dove sapevano ergersi la Cupola del Signore del Passato.
(1) Vergognarsi come un alvauano era un modo di dire, Loro in effetti non si vergognavano mai. Dopo i diciani, razza tuttavia ormai scomparsa ed entrata perciò nella leggenda, gli alvauani erano i ladri più abili della Galassia intera.
da "Vox futura" n. 3, '77
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