Micra
di Daniela Spigler
Nota dell'autore:
L'involucro di un corpo umano orrendo, agli uomini non sempre uccide l’anima.
Non aveva conosciuto che la camera di cui percepiva la freschezza innaturale. Stava adagiata sul letto stretto e corto tutti i giorni, per tutte la giornata.
Micra aveva una fantasia assoluta, non umana. Sapeva d'avere molti amici, anche nella sua condizione mostruosa: Daniel per esempio, Piero, Andrea, Anna, Elisa e gli altri, quelli che non mancavano mai, che il dottore chi amava allucinazioni.
Era nata molti anni prima, forse era ormai adulta, ma non si poteva dire perché il suo corpo era piccolo piccolo.
- Oggi c'è il sole.
- Si, lo senti anche tu filtrare attraverso le fessure della finestra?
- Si Nicol.
- Vuoi che usciamo?
- Si.
Come è tutto bello oggi, le strade sono ancor più rosa del solito!
- Micra, mi dai la mano?
- Si, è ancora libero il serpente Oxi?
- No, Oxi ha deciso di ritornare a scuola, ma non l'hanno catturato e ci andrà da solo.
Micra era veramente stupita che qualcuno non volesse andare a scuola, posto che le sembrava entusiasmante come pochi.
- Micol, sono molto belli questi fiori colorati, li cogliamo?
- Sì, così li portiamo a Rosita e a Manfredi.
- Ma non hanno freddo quei due, tutto il giorno dentro ad una tomba? La mamma dice che fa freddo, molto freddo dentro alle tombe …
- Ma no, sciocca, è per fare piacere a noi terrestri che si fanno trovare nelle tombe: come rimarremmo noi se arrivando con i nostri fiori non trovassimo ad accoglierci Rosita e Manfredi? Quelli che noi chiamiamo morti vivono in una dimensione diversa, dove ognuno finalmente ha il tempo per fare quello che in vita non gli era riuscito, perché dove stanno non esiste il tempo e i desideri che avevano avuto da vivi si avverano. Possono andare lì solo le persone che in vita hanno tanto sognato senza nessuna speranza di vedere le proprie chimere realizzarsi, e nello spazio dove si trovano, hanno tutte le loro attrezzature, materiali e spirituali; le più moderne, quelle che non possiamo neanche immaginare …
- Allora noi adesso disturbiamo Rosita e Manfredi?
- Ma no, Micra, loro non si spostano neppure; per spiegarti meglio, è come se tu, Micra, ti ponessi di fronte ad uno specchio e io ti parlassi vedendoti riflessa, mentre tu stai cogliendo fiori: io ti potrei parlare, ma tu potresti continuare a coglierli …
- Micol, sai che Giuseppe si è sposato?
- Beh, e allora?
- Micol tutti si sposano, anche tu?
- Io sono già stata sposata …
- E adesso?
- Adesso sto benissimo; tu non stai bene sola?
- Quando non c'è nessuno? … no …
- Ma anche la tua mamma è sola!
- Non è vero, io ho sentito che lei diceva strane parole al dottore e ho capito che c'è amore tra loro, ma non come c'è tra mamma e me …
- Ti dispiace questo?
- Non so, … ma quando anch'io potrò fare tutto ciò che desidero, io porterò via con me la mamma.
Sì, io diventerò … io diventerò ... e … tutti … sì … tutti ...
Micra scoppia in un pianto violento, a singhiozzo, che la scuote tutta.
- Ecco la tua mamma, io devo andare … ciao Micra …
- Mamma, mamma … mamma … mamma.
- Sono qui, che c'è?
- Tu verresti via sola con me mamma? Eeeh?
- Dove? Chiese la mamma spaventata. Micra non può uscire dalla stanza dove si trova, non potrà mai. Sua figlia è un esserino contorto e malato, da istituto, da cottolengo. La mamma ha un brivido mentre pensa così.
- Mamma tu mi vuoi più bene che al dottore?
- È un bene diverso, tu sei la mia figliolina, il dottore è un caro amico.
Micra non chiede più niente.
Oggi Micra è andata alla villa. La prima volta che aveva visto la villa, la mamma aveva detto che zia Gemma aveva spedito a loro una bella cartolina che rappresentava un'antica costruzione, e aveva cercato di spiegare alla figlia l’immagine raffigurata.
Micra non ci vede.
La villa è molto colorata: a una persona comune, se potesse raccontare come la vede Micra, risulterebbe come un enorme caleidoscopio.
Nella villa abitano due esseri affascinanti, ora piccoli come Micra, ora grandi grandi, quasi come la mamma e il dottore.
Le due meravigliose creature hanno pelle bellissima: rossa. La loro voce è acuta e cantilenante e si muovono velocissimi o lentissimi e raccontano in questo buffo modo storie di tenere creature, che anticamente hanno conosciuto. Una loro specialità è infatti che sono vecchissimi e conoscono tutto di tutti.
Oggi i due le parlano di un uomo che un tempo viveva nella villa.
Era, alto, forse più di loro due faceva un buffo mestiere: faceva ridere e piangere la gente.
- Ma come faceva a far ridere e piangere la gente, eeh?
Eppure, insistevano i due, l'uomo faceva proprio ridere e piangere …
- E ora? - Chiedeva Micra - dov'è quest'uomo straordinario?
- Dove, dove? - moltiplicarono gli altri due in coro.
- La mamma mi ha detto una volta - Pensa Micra - che mio padre era alto alto, e faceva ridere e piangere la gente. - Come poi suo padre fosse finito nella villa, proprio non riusciva a spiegarselo.
Era poi lui?
I due si rincorrono tra le pietre della villa e ora sono diventati piccoli piccoli e tra le pietre sembrano due lucertole, così sottili come sono.
Una volta, tempo addietro, un amico aveva portato una vera lucertola viva a Micra, e Micra voleva che la lasciassero vivere assieme a lei nel suo lettino, ma mamma non aveva voluto. Aveva invece permesso alla figlia di tenere vicino al letto delle cose dure, in alcuni punti lisce in altri ruvide, che chiamava sassi e che qualcuno le aveva portato assieme a un'acqua con uno strano sapore da un posto chiamato mare. Mare, Maria, la mamma si chiama Maria. Forse al mare ci sono tante Marie, tante mamme? Maria si chiama anche un'altra signora, con un bambino-dio. Al bambino-dio Micra avrebbe voluto gridare: - Non crescere, fai come, me: ti uccideranno! - Ma Micra non può uscire dalla stanza e non conosce la signora che si chiama come la mamma. Certe volte se l'immagina nel paese Mare, dove c'è l'acqua dallo strano sapore, mentre compra le cose per il suo bambino, che l'aspetta a casa piccolo come Micra.
La mamma è arrivata con il pranzo. A Micra piace quando la mamma con la scusa del pranzo le sta vicino, le solleva i cuscini, la imbocca, raccontandole gli incontri fatti, le cose comprate, i programmi per la sera, quando Micra dormirà, mentre la Gianna o la Gabriella, le due infermiere che Micra conosce da tanto tempo le staranno vicine. Micra veramente preferirebbe la mamma o qualcuno dei suoi amici, ma la sera sono tutti occupati e lei, del resto, si addormenta subito.
Certe volte, mentre aspetta il sonno, Micra sente suonare il campanello e le arriva piano la voce simpatica di Piero e non sente più Gianna vicino a lei; ma dopo un poco sente i passi di Piero che le racconta mille storie di un posto che si chiama fabbrica. Micra allora si sente importante, anche perché ha in comune con lui il segreto della presenza notturna di Piero e non ne ha mai parlato neanche con la mamma. Piero poi sparisce in silenzio, come i personaggi-allucinazione e Micra di solito dorme già.
- Sai cosa voglio fare io da grande? - Daniele, il figlio di un'amica di mamma, certe volte frena i suoi impeti battaglieri, si siede tranquillo vicino al letto di Micra e parla con lei. - Voglio fare l'antico cavaliere senza macchia e senza paura.
- Io ho ascoltato una fiaba, ma quando? - Pensa Micra, ma non osa esporre i suoi dubbi, perché spesso le hanno spiegato la differenza tra favola e realtà, ma lei non ha mai capito bene …
Ogni tanto viene anche una signora suora, e le legge strane storie; di un uomo molto bello, bello come il papà di Micra, che cambia l'acqua in vino, e fa molte altre meraviglie e forse anche lui è capace di far ridere e piangere la gente …
"E venne a Nazareth dove era stato allevato, e il sabato entrò, secondo la sua usanza, nella sinagoga, e si alzò per leggere. Gli fu dato il libro del profeta Isaia; ed egli, svoltolo, trovò il passo dove stava scritto:
"Lo spirito del Signore è sopra di me; per questo egli mi ha consacrato con l'unzione; mi ha inviato ad annunciare la buona novella ai poveri, a proclamare la liberazione ai prigionieri, e il ricupero della vista ai ciechi, a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore""
Dopo diverse volte che è venuta la signora suora, Micra ha capito che il Bambino-Dio, per qualche strana ragione è diventato grande, e ne prova una pena segreta, ma la storia dell’uomo-dio, le piace soprattutto quando lui risorge. Un giorno sarebbe risorta anche lei? Certamente dice allora la signora suora e Micra è contenta.
Certe volte, la mattina, si faceva accendere la radio, ma la interessava soprattutto la musica. Lei seguiva la musica accompagnandola con un mugolio soddisfatto. Quando era contento, il dottore, veniva a trovarla assieme alla mamma e le suonava uno strumento che una volta aveva fatto toccare a Micra e che si chiama chitarra.
- Lallalallalalala … lallalallalalala … - Faceva il dottore.
- Mmmm … mmmm … lallalalala … mmm … - rispondeva Micra ed erano dei bei momenti quelli - Micra, Micra! La chiamava il dottore. - Micra! Chiamava mamma ma lei fingeva di dormire. Allora i due visitatori uscivano lentamente in silenzio e qualche volta si parlavano a bassa voce.
Micra chiamava allora Micol, e si faceva accompagnare lontano, nei mondi colorati dove incontrava tana folla, che non si sentiva a disagio con lei, ma che anzi l'aspettava e la trascinava tra infinite gradazioni cromatiche e le faceva sapere tanti, tanti segreti, che lei non avrebbe mai potuto raccontare al dottore, perché l’unica volta che ci aveva provato aveva sentito la voce di lui farsi strana e la mamma si era spaventata. Micra allora, quando i due uscivano, lasciava che il corpo le cadesse di dosso come un vecchio vestito e più leggera correva con impazienza incontro ai suoi amici … - ciao ciao: - salutava Micra e si allontanava di corsa frettolosamente.
da "The Time Machine" n. 2/‘77
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