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L'uomo dei mostri


di Giorgio Placereani


Il marziano: un giovane coi vestiti colorati, dimessi, dai capelli biondi lunghi. Vide le guardie, si girò e scappò via.

Maledicendo come dannati, "Small" e Tom tirarono fuori le pistole e lo inseguirono, mentre la gente nella passo-via si sbandava come un branco di pecore spaventate. Un negoziante uscì dal negozio, proteggendosi chissà perché la faccia con le mani, e si diresse di corsa verso un bambino sotto ipnosi, immobile appoggiato a un lampione.

Ma un ciccione che correva strillando, e abbattendo i cittadini come una fila di birilli, travolse anche lui, e insieme rotolarono nella strada, travolgendo una donna. Tom vide tutto questo con la coda dell'occhio, mentre sgusciava agile come una scimmia tra la gente isterica, e si permise un sorriso secco, senza smettere però di tenere la sua attenzione inchiodata al marziano, già troppo distante, maledetto. L’altra scimmia, Small, filava come un razzo rasente ai muri.

Quando inseguono qualcuno nelle passo-vie, le coppie di guardie si dividono sempre; il più veloce corre rasente al muro, mentre il più massiccio cerca di aprirsi la strada tra la folla al centro. Così le possibilità sono raddoppiate. Non è una brutta idea, perché nel collettivo cervelletto da dinosauro della folla prevale a volte il concetto di far passare le guardie, buttandosi ai lati della strada, ma spesso il terrore che il marziano si volti - e qualche cosa orribile come un raggio disintegratore riduca in cenere decine di innocenti - trasforma tutti in attori di quello spettacolo buffo e pericoloso che è l'isterismo di massa.

Era questo il caso, e la folla galoppava davanti, dietro, contro le due guardie, mentre in lontananza il marziano guadagnava terreno. Scappavano come topi impazziti urtandosi e cercando rifugio in negozietti stracolmi; quando si apriva una passo-via secondaria una fiumana di gente in fuga vi dileguava, ma in quell'ora di punta ciò non era sufficiente per liberare la via principale. E fu una fortuna per Small e Tom che un'altra passo-via principale finisse per incrociare la loro.

La gente galoppò a sinistra e a destra, gridando. Tagliarono la strada alle due guardie, naturalmente, ma loro andarono duri col calcio delle pistole, e poco dopo si presentava ai loro occhi lo spettacolo inconsueto di una passo-via libera, e pulita, e deserta, perché i cittadini più avanti, sentendo il rumore e vedendo la giungla mobile che si agitava, e il marziano in fuga che veniva verso di loro, s'erano voltati scappando nell'altra direzione. Il marziano era solo, in lontananza. E l'aria era piena di sirene.

Lo videro, e non proseguì per la via principale come sarebbe stato logico - visto che portava al grande parco di plastica dove avrebbe potuto forse cercare rifugio – ma svoltò a destra in una passo-via misera, antiquata, strettissima.

- È stanco! – gridò Tom. Lui e Small accelerarono: ma quando riconobbero la via capirono che non era così. Quella antica viuzza, residuo del passato, tracciava una curva (una delle ultime strade curve in città) e sboccava in una piazzetta con un teleschermo; un po' più in là, dietro un basso muretto, costeggiava per una decina di metri un'auto-via! Il marziano voleva attraversare l'auto-via, - ed è un'impresa pazzesca ma non impossibile al cento per cento - e se non crepava sarebbe stato salvo. Poiché le leggi della probabilità sono quelle che sono, un uomo può arrischiarsi ad attraversare un'auto-via, e scamparla, ma non altri due dopo di lui.

Correndo come levrieri, ansimando, irruppero nella piazzetta mentre il marziano stava per uscirne. Small puntò la pistola e fece partire il colpo.

Lo mancò.

- Idiota - pensò Tom rabbiosamente - potevi prendere i bambini.

Ce n'erano una dozzina, sotto ipnosi, immobili nella piazzetta: le nozioni inserite in dieci minuti dal centro ipnotizzatore nel loro cervello, durante l’intera mattinata si dispiegavano, si scioglievano lentamente, come una pillola entra in circolazione. Dopo quattro ore si sarebbero risvegliati di colpo: più vecchi e più saggi. L’unico guaio era che l'ipnosi li rendeva completamente insensibili a quanto accadeva intorno a loro.

Dura, stretta e litigiosa è la vita in una grande metropoli, e troppo poche le abitazioni per permettere la permanenza di un bambino immobile. In quattro ore sono due, spesso tre le famiglie che a rotazione occupano la stanza. Il cittadino in vacanza può, è vero, provare nei parchi l’accecante esperienza della solitudine: ma proprio per questo gli sciami di bambini non vi possono entrare. E la scuola consiste nella piccola stanza del centro ipnotizzatore.

Per cui i bambini restavano immobili nelle passo-vie e nelle rare piazze, dotati di un mantello quando pioveva o nevicava, e la gente che passava in fretta li scansava abilmente, pazientemente, alla stessa maniera che scansava i lampioni e i supporti dei teleschermi.

La pallottola di Small sibilò fra i bambini senza colpirne nessuno, e andò a schiantare uno pseudo-albero. Tom sentì la bestemmia del compagno ma non si fermò a rispondere. Nel suono delle sirene sfrecciarono fra i bambini - ne urtarono uno - mentre il marziano era già sparito.

Stavano esaurendo le forze, ma furono fortunati.

Poco oltre la piazzetta, un crollo era avvenuto fra le case vecchissime, e un pesante veicolo della manutenzione, troppo grosso per quella passo-via, la ostruiva, come una balena incagliata fra gli scogli. Il marziano andava così veloce che ci sbatté contro. Non cadde, si voltò, bianco come la carta, brancicò le pareti fredde del camion, guardando con occhi sbarrati le due guardie che si avvicinavano. Il muretto cominciava molto più avanti. Era spacciato. Small e Tom puntarono le pistole mentre le sirene continuavano a gridare.

Il marziano urlò qualcosa, ma Tom non avrebbe saputo neanche dire se era inglese o altro, tanto il tuono delle due pistole e il pesante contraccolpo nella sua mano, e poi il nuovo tuono e il nuovo contraccolpo gli riempirono la mente. Il marziano giaceva a terra immobile, colpito da tre colpi su quattro. Sul suo stomaco la camicia rosa era un impasto di sangue, e un braccio era spezzato in una strana posizione, ma la faccia era intatta; come sempre.

- Due colpi fuori - sibilò al suo socio.

- Bestia - ghignò Small - era tuo.

La pattuglia arriva ululando.

- Adesso arrivate, vero?

Ma non gli risposero. Caricarono il corpo e lo portarono via: lasciando un silenzioso stupore fra la folla che si radunava perché di solito non si faceva così, perché il medico legale non era venuto, perché il marziano non era rimasto in terra sotto i loro occhi impauriti.


Quando il governatore Poole seppe la buona novella al videofono, il suo sigaro si gonfiò, e ne uscì uno sbuffo di fumo soddisfatto. Ormai poteva vantare un numero ragguardevole di marziani smascherati, nonostante le dimensioni del suo stato, e questo significava un aumento degli stanziamenti federali per il Centroguardie. E pensare che poco tempo prima (quando uno dei suoi medici legali era andato a sbattere contro un'altra auto e l’altro aveva avuto un collasso) lui aveva addirittura dubitato di ottenere la riconferma della somma precedente! Ma aveva giocato d’azzardo, e aveva vinto. Un flusso di denaro stava per entrare nelle casse dello stato, e una buona parte di quel flusso avrebbe preso la strada della banca di Poole.

Se il governatore Poole fosse stato disegnato da Carl Barks, invece che da Dio, avreste visto sprizzare dalla sua testa piccoli simboli del dollaro, e lo stesso segno apparire nei suoi occhi al posto delle pupille.

L’uomo magro al videofono era rimasto in paziente silenzio finché il governatore si riscosse e riprese a parlare in tono petulante.

- Abbiamo rischiato, signor Wesker, e abbiamo vinto. Però ora ritengo che non sia più assolutamente possibile continuare a portarli al Centro.

Le ricordo che questo è il terzo marziano abbattuto e portato via. Mi permetto di insistere nella mia richiesta: come va il nuovo uomo dei mostri?

- Il giovanotto è quasi pronto, quasi abilitato, eccellenza - rispose il signor Wesker con ossequiosità irritata, - ma lei capisce che non è la stessa cosa operare in strada sotto gli occhi di tutti.

- Dunque?

- Ancora un intervento al Centro e poi lo faremo andare. - Maledisse Poole nel buio del cervello. Si era presentato per strappare due altri interventi al Centro, ma vista l’aria che tirava, meglio sacrificarne uno.

- Hmm, hmm, ancora un intervento. No, signor Wesker, non sono d’accordo. Deve tener presente che questa amministrazione non ha niente da nascondere.

- Ma signor governatore ...

- No! Ascolti una volta per tutte quello che le dico: il prossimo marziano che scoverete resterà in strada sotto gli occhi di tutti, com'è naturale che sia. Se lo metta in testa, Wesker, che il nostro programma di smascheramento va bene, e non può correre rischi nella sua attività. Mi ha sentito?

Wesker non rispose.

- Ho detto: mi ha sentito? Sa cosa ne pensa il Presidente?

Appena il Presidente fu nominato, i due uomini portarono la mano alla fronte.

- Sua Grandezza Horne desidera che il programma venga portato avanti in modo regolare e onesto. L’addestramento dei futuri uomini dei mostri non può tollerare alcun ritardo: proprio nessuna perdita di tempo. Spero che di questo il corpo delle guardie sia pienamente consapevole.

- Si, signore – ringhiò Wesker.

- L’aumento del numero degli invasori marziani – infierì il governatore - non ci consente indugi.

A proposito, voglio sperare che il suo giovanotto usi già la microsiringa.

Wesker impallidì per l'insulto ma strinse i denti. Poi riuscì a mandar fuori la voce per rispondere.

- È da quasi un anno che non usa più altro, signore. Naturalmente.

- E si chiama …

- Edgar. Benelli.


Ed Benelli sedeva pazientemente davanti al letto del vecchio in attesa che l'attacco si placasse e il dottor Phibes potesse di nuovo parlare. Non che dicesse qualcosa d'interessante, del resto. Ma era il dottor Phibes che aveva scelto - nella massa sterminata degli studenti senza futuro all’università di medicina - Eddie Benelli, e che gli aveva insegnato tutto quello che occorreva, prima che l’attacco di cuore troncasse le sue parole e i suoi pensieri. Si, perché il suo cervello se ne stava andando. Il vecchio sbuffò sotto i baffi setolosi e riprese a bofonchiare di non perdere l’anello.

- Ripete le stesse cose come un disco rotto. - pensò Benelli di malumore: ma automaticamente il suo sguardo si posò sull'anello di ottone che portava all'indice destro, il suo distintivo di medico legale. La prima cosa che gli avevano detto alla scuola speciale, al Centroguardie, l’ultima cosa che gli avrebbero ripetuto quando l’avesse lasciata: non perdere, non perdere, non perdere l'anello.

Era naturale che questo comando, scolpito nella mente del dottor Phibes, emergesse come l’unica cosa importante del mondo adesso che la mente degenerava. Degenerava … Quel vecchio ansimante, che articolava a stento le parole, non era più l'uomo vivace, gioviale, che si sedeva con Benelli su una panchina fortunosamente libera, che gli chiedeva dei suoi studi, che gli offriva di entrare nell’organizzazione delle guardie.

Che si curvava su di lui con una siringa di pentothal per assicurarsi della sua lealtà.

Il fischio stridulo dell’orologio da polso interruppe i ricordi di Benelli: ora di andarsene, per non arrivare in ritardo al Centro, al suo preoccupante appuntamento con Wesker. Benelli accolse quel fischio con un sollievo di cui un po' si vergognò. Lasciò il vecchio perso che balbettava, non l'avrebbe più rivisto. Il dottor Phibes morì il giorno dopo.

Nel parco attorno alla clinica, e anche nelle passo-vie vicine, il solito deserto di corpi umani. La plastica verde e più in là il cemento erano completamente nascosti dal mare di corpi distesi. Poche figure - infermieri - si muovevano lentamente fra i malati.

Benelli non era un ingrato. A quella vista si vergognò nuovamente per la sua insofferenza di prima. Senza il dottor Phibes anche lui - il povero Eddie - avrebbe finito la sua vita disteso in que1 parco, quando fosse venuta la sua ora, cercando affannosamente di accordarsi con un infermiere per qualche briciola di diagnosi o un avanzo di medicinale. Per associazione pensò alla vita negli immensi casermoni, con le stanze a rotazione, con freddo e fame nel corpo, mentre una droga leggera corre nel sangue per far sopportare tutto questo.

In quel mondo troppo popolato, tre quarti degli abitanti della nazione più ricca non si potevano permettere semplicemente i due pasti che lui consumava al Centro; e pensò alla sua stanza, personale e privata, ai suoi vestiti, e che non sarebbe morto per terra ... grazie al vecchio Phibes; per cui non era un impegno troppo gravoso venirlo a trovare di tanto in tanto.

Non se lo aspettava, ma fu proprio di Phibes che gli parlò Wesker quando entrò nel suo ufficio.

Wesker, che di solito faceva tremare tutti, era stranamente riservato e gentile.

- Lei ha fatto un ottimo lavoro stavolta, dottore. - Gli allungò l'ultima edizione del "Citizen".

Sulla prima pagina la foto del marziano abbattuto quella mattina esibiva il suo ghigno terrificante di assassino alieno. La segreta, silenziosa iniezione aveva portato i muscoli degli zigomi a gonfiarsi tendendosi fino al limite di rottura.

Sotto la pelle giallastra, il viso del marziano sembrava fatto di corde, e gli occhi sparivano, ridotti dal gonfiore a due morte linee nere. Le labbra deformate, tirate indietro dai muscoli, mostravano i denti come quelle di una bestia rabbiosa.

- Effettivamente è venuto bene, signor Wesker, e penso proprio che fra...

- Il governatore Poole - lo interruppe l’altro, - mi ha chiesto se lei usa sempre la micro.

- Dica al governatore Poole … - sbottò con rabbia, ma subito si riprese e abbassò il tono - Uso sempre la micro, signor Wesker, lo sa.

- Ahem, certamente, precisamente. Ora, dottore, lei sa che io non sono capace di menare il can per l'aia. “Wesker il sincero”, mi chiamano. E allora glielo dico subito: non possiamo più permetterci di portarle i marziani morti a domicilio, qui al Centro. Mi capisce, vero? Non vogliamo dare adito a ... confusioni. In una parola, dalla prossima volta lei opera in strada.

Alla faccia di Benelli salì un’ondata di calore, e la vista - per un attimo - gli si annebbiò.

Le gambe gli tremavano. Guardò il direttore del Centro con occhi sbarrati.

- Non dirà … non posso, impossibile, signore - balbettò tremando - lei sa, come me, che non sono preparato.

La vita di una guardia e di un medico legale in particolare, è comoda e calda. Ma non sempre è sicura, quando i potenti hanno fretta. Quando Wesker aveva discusso con il governatore aveva sacrificato una delle due dilazioni che voleva chiedere nel tentativo - vano - di salvare l'altra. Ma quelle due dilazioni erano il risultato di una lunga lotta con Benelli, che ne aveva chieste tre, che a sua volta ne aveva ceduta una per salvarne due. Accade di illudersi sul proprio futuro. Mai Benelli avrebbe pensato che delle due dilazioni laboriosamente salvate, entrambe sarebbero sparite davanti all’arroganza di Poole.

I muscoli delle guance che la sua microsiringa doveva colpire, iniettandovi una soluzione dal costo pauroso, erano il grande e il piccolo zigomo: solo in uno o due punti di essi l'iniezione produce l’effetto voluto, punti scoperti per caso durante ricerche sull’agopuntura. La teoria su questi fenomeni era assai indietro, ma la pratica era giudicata molto soddisfacente.

Le dita di Benelli erano pigre. Abili ma non veloci, dovevano tastare a lungo prima di poter individuare - come per una specie di sesto senso - il punto esatto dove colpire con il micro. Era troppo inesperto per farlo in un attimo davanti a una folla di gente ignara. Wesker avrebbe dovuto saperlo. E glielo disse.

- Mi rendo conto di tutte queste difficoltà - rispose Wesker - ma la decisione è irrevocabile.

Non decido io. È un ordine del governatore.

- Ma signore ... il dottor Phibes aveva detto … - Wesker lo guardava duramente, in silenzio. Inghiottì - … che avrei avuto tutto il tempo di … imparare.

- Il dottor Phibes! Mi parla del dottor Phibes!

Ma se sa benissimo che stiamo qui a preoccuparci proprio perché Phibes ha avuto l'infarto!

- E … chiamare un altro …? da fuori? - tentò ancora flebilmente.

- Se lo levi dalla testa. Crede che non ci abbiamo già pensato? Ho fatto domanda da mesi. Ma quanti uomini dei mostri crede siano disponibili?

Naturalmente Wesker sapeva bene perché gli uomini dei mostri - o medici legali - erano così scarsi in quello stato. Ma quel Benelli non aveva alcun diritto di sapere i particolari dell’amministrazione di Poole.

- Porteremo avanti - riprese - il programma coi nostri mezzi: come vuole Sua Grandezza. - I due uomini fecero il saluto militare.

- Ringrazi il dottor Stone – concluse Wesker - per la sua idea di andare a schiantarsi contro una macchina. Ringrazi Phibes per il suo infarto.

Maledizione, capisce che è una situazione … molto particolare? Per inciso, la prossima eliminazione era prevista fra quattro giorni. Io li ho portati a dieci. È tutto quello che posso fare per lei, e spero che lo appezzi. E intanto, si eserciti!

Non avrà studiato per niente, spero. Beh, può andare.

Benelli continuò a pensare cha si rifiutava di troncare così il colloquio. Continuò a pensarlo finché non si accorse di essere già uscito dalla stanza come un automa. Avrebbe dovuto ritornare dentro, ma non lo fece. Si avviò lungo il corridoio, annientato, mentre un solo pensiero gli danzava nel cervello: - Non avrei dovuto lavorare il biondo così bene. Non avrei dovuto. Non …

- Tutti uguali questi intellettuali – pensò Wesker nel suo ufficio.


Due bottiglie di whisky furono aperte quella notte, ma diversi pensieri e diversi sentimenti si preparavano a nuotare nel liquore sintetico.

Small e Tom, stretti nell'appartamento che Tom - come guardia - possedeva per tutto il giorno, sghignazzavano rievocando la caccia della mattina, le pecore che si sbandavano da tutte le parti, la faccia bianca del marziano addossato al camion. Sghignazzavano e mandavano giù con una smorfia. Nella mente di entrambi lo stesso pensiero: - Se ci fossero due pollastre!

Una guardia può bere (di nascosto) e può andare a donne, ma non può fare le due cose insieme.

Troppo pericoloso, ripeteva sempre Wesker. Naturalmente l’uso di alcoolici era proibito dal regolamento: ma i dirigenti chiudevano un occhio, se non succedeva troppo spesso, mentre erano più severi con le droghe. Guai però se alcool, droghe e la compagnia occasionale di una ragazza si fossero legati in una miscela esplosiva! Wesker non si stancava di raccontare delle quattro situazioni di emergenza, con relativi faticosissimi tamponamenti, avvenute nel corpo.

Ben tre volte su quattro le guardie si erano ubriacate in compagnia femminile, e avevano raccontato alle ragazze più di quel che dovevano.

E avevano pagato a caro prezzo, in seguito, quel tradimento, quando sia loro che le ragazze - e una volta anche altre persone - erano spariti, trasformati in grigio fumo leggero. Troppo pericoloso. - Wesker ha ragione - pensò Tom. E diede una pacca al socio.

Small non pensava. Non aveva mai pensato, ma obbediva per istinto, e la sua fedeltà canina al Centro era a tutta prova. Era grazie al Centroguardie che loro due erano ben vestiti, sazi e in salute, e si potevano permettere del whisky in stanze sempre loro … Small non pensava ad altro.

È complicato, invece, dire se pensasse Eddie Benelli. Se pensava, non aveva nessun controllo sui suoi pensieri: nel suo cervello impaurito brandelli di ragionamento sfrecciavano come automobili nella notte. Per la prima volta si pentiva di aver accettato il suo lavoro; e gli veniva in mente l’idea assurda di rifiutare il prossimo incarico, sapendo che non poteva farlo. Si consolava maledicendo lamentosamente quella disciplina ferrea, fino a quando la sua intelligenza e il suo addestramento non gli ricordavano freddamente che senza quella disciplina tutto un mondo sarebbe crollato.

Essere l'unico uomo dei mostri in quello Stato!

Prima il dottor Stone, a quarant’anni, era morto nell'incidente, e poi il vecchio Phibes. Maledì lui e il suo cuore di stagnola. Ma soprattutto, maledetto il vecchio mentitore, il Presidente Henderson di felice memoria! Il suo patriottismo cadeva a pezzi.

Henderson instaura la presidenza a vita, e bastano pochi anni che il belato delle pecore diventa assordante. Hanno fame, dicono (ma se vedessero gli asiatici!). E allora … - Di tutti i colpi di genio sbilenchi – pensò con la calma del furore - inventati dai politici fin dai tempi di Tricky Dick, quello degli alieni è stato il più pazzesco. Ma i russi pensano solo a imitarci, i negri li abbiamo rispediti in Africa, gli asiatici si mangiano fra loro. E così Henderson dal cappello a cilindro tira fuori i marziani.

Fuori dalla sua stanza, la gente, leggermente drogata, camminava silenziosamente per le passo-vie o si accalcava davanti ai grandi teleschermi, attendendo quietamente il proprio turno per la stanza. All’inizio, fra quella gente qualcuno aveva protestato con timidezza, qualcuno si era arrischiato a dire che non credeva. Qualcuno era sparito.

E a poco a poco le voci scettiche si erano spente. Sull'asfalto della strada, sotto gli occhi di tutti, i marziani morti perdevano la "maschera terrestre", costruita da un controllo mentale dei tessuti inconcepibile, e mostravano al mondo la loro vera faccia di mostri. Da dove venivano? La gente lo ignorava, e li chiamava sbrigativamente "marziani". E la gente aveva paura. Mentre i salari scendevano, il cibo scarseggiava, si stringeva al governo che era la sua unica difesa contro gli alieni … si stringeva al Presidente Horne.

E a lungo Benelli maledì Horne e tutti i suoi seguaci, e Wesker e Poole; solo che anni e anni di addestramento non passavano invano, e tutta la sua personalità gridava contro quei pensieri blasfemi.

Molto più facile e gratificante autocommiserarsi, e lo fece, finché con un singhiozzo si addormentò.


Passarono a uno a uno giorni duri, lunghi giorni faticosi di esercizio frenetico; e infine anche il decimo arrivo. Questa volta il marziano era una donna, il suo falso nome era Ann Haley e fingeva di avere venticinque anni. Abitava in una delle zone più miserabili della città, e senza saperlo costituiva un passo avanti nel programma presidenziale. Finora i marziani erano stati scelti a caso, fra le persone che avessero l'aria di potenziali criminali; gli insoddisfatti. Sguinzagli due guardie in gambe e il gioco è fatto. Qualcuno si lascia fermare, e lo portano al Centro, e sparisce in fumo. I più scappano, e muoiono durante la fuga che li tradisce. Chi è un marziano scappa. Chi scappa è un marziano.

Con Henderson, la regola era di non scegliere persone che si fossero messe in luce come oppositori coscienti ed attivi. Sul programma presidenziale non doveva cadere ombra di dubbio. Ma poiché la febbre del paese lentamente riprendeva a salire, il Presidente Horne aveva decretato un giro di vite. Ann Haley non era una persona importante. Lavorava con gli scarni resti di un piccolo sindacato. Ma è con i pesci piccoli che comincia la pesca.

Quando Ann Haley uscì di casa, e si trovò davanti il semicerchio di guardie sorridenti, e pistole nelle loro mani, e in un rapido affannoso giro dello sguardo vide spopolate le finestre delle case vicine (di solito affollate come formicai), quando in attimo realizzò di essere una marziana e di essere perduta, affondò la mano nella borsa più veloce di un serpente e tirò fuori la piccola rivoltella.

E nessuno se l'aspettava. Perché le guardie non avevano mai visto un marziano agire così.

Qualcuno, si raccontava, si era gettato contro di loro furiosamente, ma a mani nude. Di solito chi non si arrendeva scappava come un coniglio.

Così quando questa ragazza sparò, e Small fu gettato a terra da una pallottola nel cranio e lei scattò nel varco come una lucertola, quasi ci riusciva. Ma furono i loro riflessi ad agire: sette pistole fecero fuoco su di lei, e una guardia gettò un grido con una pallottola nella coscia, ma sei pallottole affondarono nella carne della ragazza, che si irrigidì e cadde a terra con uno strano suono strozzato, battendo la faccia contro l’asfalto.

E senza luci, senza rulli di tamburi, entrò in scena Benelli. Con gambe di legno si fece largo fra il cerchio di curiosi, mentre le guardie faticavano a tenerli, e dalle finestre prima vuote facevano capolino decine di teste: sotto un centinaio di occhi cominciò a tastare delicatamente il cadavere. La sicurezza di cui si era stupito fino a poco prima era andata. Il suo corpo lo tradì, incominciò a fargli male: dallo stomaco che si stringeva bolle d'aria sembravano risalirgli in gola, e pensò di essere arrossito, perché si sentiva infiammate le guance - Non connetto più - pensò; e fu quest'idea a spaventarlo più di tutto.

Ora, con mossa da prestigiatore, era il momento di infilare l'ago, che spuntava già dal suo anello di ottone, nelle guance del cadavere. Bellina, gli saltò in mente. Lunghi capelli neri e un viso pallido, senza trucco, più calmo di quanto non fossero di solito i volti dei marziani abbattuti.

Tastò la pelle. Un viso bello, una pelle liscia. Colpì. Una pelle liscia. Liscia!

Era naturale, era inevitabile, era scritto nel libro del destino. Fin quando le sue dita sentirono il liscio della pelle, come un'esile carezza, mentre l’ago penetrava, capì d'aver sbagliato. Il cuore gli sfondò le costole: l’ago era penetrato troppo a fondo! Quando i suoi occhi si snebbiarono, vide che la sua mane era ancora appoggiata sulla guancia della ragazza e la ritirò di scatto sgomento. L’ago era rimasto dentro per ... quanti secondi? Calcolò meccanicamente che poteva aver immesso il triplo di soluzione. Mentre si rialzava urtò la guardia dietro di lui. Non aveva mai sbagliato così clamorosamente, neanche alle prime prove con cadaveri dell'obitorio. Vide gli occhi stupefatti della guardia quando si allontanò senza fare le altre iniezioni. Il suo cervello brancolava chiedendosi che cosa poteva succedere adesso.

Si allontanò barcollando verso l'auto delle guardie.

Più tardi avrebbe riflettuto di avere rovinato tutto andandosene così. Si sarebbe illuso che - se avesse fatto portar via subito il corpo - sarebbe finito in guai minori. Non è giusto, avrebbe pensato con brividi di amarezza. Ho sempre studiato tanto … Tutto questo più tardi.

Così si allontanò, meccanicamente, verso il furgone delle guardie, mentre la gente che si affollava intorno al cadavere non badava a lui, spingendo, urtandosi, per avere il privilegio di vedere i muscoli del marziano - morto il cervello, sparita l'ipnosi extraterrestre - distendersi nella propria forma mostruosa, per godere di quella mostruosità e della propria paura. Benelli era già partito, l’autista aveva visto che stava male e l’aveva portato via. Così il dottore non udì il mormorio di stupore delle guardie, il grido soffocato di una spettatrice, il brusio; una guardia tornò verso il furgone e bestemmiò vedendo che era già partito.

Tornò all’assembramento, si fece strada a forza, ma quando vide ebbe un singulto.

Si stendeva su metà faccia della ragazza un pauroso ematoma biancastro, gonfio, come se la carne fosse diventata un liquido lattiginoso e quel liquido premesse per rompere la pelle. E quell'assurda vescica di carne continuò a gonfiarsi per un'ora, coprendo completamente l'occhio destro, e investendo la fronte e il collo, finché (ed era un assembramento enorme di gente atterrita, che non aveva permesso alle guardie di portarla via) la faccia di Ann Haley esplose.


- Non è possibile … biascicò il governatore Poole, asciugandosi la fronte con una grassa mano tremante. Era scesa la sera. Il Presidente lo guardò duro e gli diresse un insulto. Dopo cento anni, gli Horne mantenevano un accento tedesco.

- Io sapevo, sapevo perfettamente, che prima o poi qualche imbecille avrebbe sbagliato. Nonostante tutti i soldi per gli addestramenti! Si, io lo sapevo. Ma pensavo: non succederà niente al morto e dovremo ammettere di esserci sbagliati. Potevo immaginare quello che è successo? - Forse il governatore voleva rispondere con qualche banalità ma il Presidente continuò in fretta a parlare.

- Tuttavia non intendo parlare adesso del nuovo effetto fisico ottenuto, signor Poole, bensì della scarsità di uomini dei mostri nel suo Stato. Le spese federali in questo Stato giustificherebbero la presenza di almeno cinque - cinque! - medici.

E invece ce n’erano due, e quando sono morti avete dovuto usare un giovane idiota ignorante! - Batté con il dorso della mano su un fascicolo estratto dalla borsa.

- Ma si dà il caso, m'informa il presente rapporto dell'FBI, che il cinquanta per cento dei fondi per l'addestramento di medici e di semplici guardie sia finito nelle tasche della banda di ladri che governa questo Stato. Banda di ladri di cui lei è il capo.

Il governatore buttò il sigaro, che sapeva di cenere sul tappeto. Fece qualche passo verso il Presidente e nella confusione osò afferrarlo per un braccio.

- Vostra Grandezza ... - cominciò. Ma lo schiaffo della mano ossuta di Horne gli mozzò le parole.

Si passò la mano sulla guancia, annichilito.

-Non ho né il tempo né il desiderio di discutere con un ladro. Le ricordo che la mia visita è segreta, e torno subito a Washington.

Si metta bene in testa, Poole, che la sua carriera politica è finita. Tuttavia poiché non voglio confusione in questo momento critico, lei non sarà destituito né arrestato. Se lei non combinerà qualche altro guaio durante il resto della sua carica (dalla quale le ordino di dimettersi per ragioni di salute fra due anni precisi) potrà conservare la vita e i suoi beni. Mi rendo conto che in questo è molto più di quanto meriti, ma lo faccio per me e non per lei.

Gli allungò con malagrazia una busta gialla e suonò il campanello. Entrò subito un uomo grassoccio dagli occhi acuti di poliziotto.

- Nella busta c’è il testo del discorso che lei pronuncerà tra poco alla televisione, compreso un mio telegramma da Washington che leggerà. E questo è il signor Gorey, il nuovo capo delle guardie.

Il precedente verrà trasferito a Washington senza indugio. Quanto all’idiota che ha combinato tutto questo pasticcio, avrà la punizione che merita.

A proposito, le lascio qui l’uomo dei mostri che ho portato con me, e gliene manderò subito altri tre.

Ed ora me ne vado. La lascio nelle mani di Gorey. Tenga ben presente, Poole, che fuori dall'ufficialità chi comanda qui è lui.

Il Presidente degli Stati Uniti si voltò e uscì senza un cenno di saluto. Gorey si accomodò sulla poltrona di Poole e guardò con aria divertita il governatore.

- E adesso, vecchio mio, faremo un po' di conti riguardo alle sue ruberie. Mettiamo una pietra sul passato, come ha detto Sua Grandezza, ma d'ora in poi dovrà filare tutto liscio come l’olio. È meglio che prenda una sedia.


Era un vecchio coi capelli bianchi, l’aria gentile e soprattutto esperta, l'uomo dei mostri che venne a vedere Ed Benelli nella sua cella. Bonelli sedeva a testa bassa sulla brandina, insensibile al passare del tempo; senza pensare al suo futuro.

Non si alzò per il nuovo medico ma per Wesker: Wesker, non più furibondo e terrorizzato come prima, che entrò dopo il medico con Gorey e due guardie, e ordinò a Benelli di spiegare ancora una volta tutta la faccenda al nuovo uomo dei mostri. Tremando, rigido come sull’attenti, Benelli riferì, e il medico disse che era tutto chiaro. Allora Wesker fissò Benelli in faccia: guardò per un attimo quel viso slavato, privo di espressione, e poi gli sferrò un tremendo calcio ai genitali.

Con un urlo Benelli cadde all'indietro respirando affannosamente, semisvenuto. Wesker gli tolse la cinghia di plastica dei pantaloni e ne fece un cappio. Montando in piedi sulla brandina, che non era fissa, riuscì, con un po' di difficoltà, a fermare la cinghia all’infisso metallico del tubo al neon che illuminava la cella. Poi passarono il cappio al collo di Benelli. Mentre Gorey e una guardia lo tenevano fermo, Wesker e l'altra lo tirarono per le gambe finché non cessò il suo ansimo strozzato e le vertebre del collo non scricchiolarono.

Fu una brutta morte.


Ufficialmente, quando lo trovarono la sua faccia stava per scoppiare, ma avevano fatto in tempo a fotografarla. Passò un brivido fra la folla quando i teleschermi mostrarono la mostruosa ecchimosi bianca, gonfia al massimo, che deformava quel viso.

Gli scienziati, ansimava il teleschermo, per ora non propongono che ipotesi. Mutanti all'interno della paurosa razza extraterrestre contro cui combattiamo? O forse un’altra razza di mostri alleatasi alla prima?

Un ragazzo rise rauco in tono di scherno, e ostentatamente si staccò dalla folla davanti al teleschermo e se ne andò per la passo-via. L'uomo dell'FBI mescolato fra la gente scosse la testa e lo seguì.

Sugli schermi l'annunciatore era sparito, e campeggiava la faccia grassa e lucida di sudore del governatore Poole.

- Da quale fondo degli inferni, cari amici, sono stati vomitati i due mostri appena individuati?

Come aveva potuto uno di essi infiltrarsi nello stesso Centroguardie? Quale razza feroce è questa, i cui membri si suicidano in carcere se vengono catturati vivi?

Amici! Mentre lavoriamo, mentre viviamo la nostra vita pacifica, si muovono in mezzo a noi i mostri extraterrestri.

Vigilate! Vigilate! Vigilate!


da "The Time Machine" n. 3/‘77






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