Simili e no
di Salvatore Tasca
- Matematicamente parlando, è sbagliato, - ripeté per la milionesima volta Lorna Zeys.
- Peccato che lui non lo sappia, - rispose sarcastico Yoid.
Lorna ignorò l’osservazione. - Tu che ne pensi?
Yoid sbuffò distrattamente: - Penso che sia meglio non pensare niente.
L’essere, in fondo alla gabbia, era sdraiato a terra, forse dormiva. Ma si sarebbe svegliato.
Lorna storse le labbra: - Mi fa paura.
- Non ti preoccupare. C’è la gabbia, no?
- Che essere mostruoso. Lo odio.
- Esagerata. Ci somiglia anche un po'.
- Ma i denti …
Yoid fece un gesto con la mano: - Non tutti sono perfetti. C’era una strana luce nello sguardo del giovane. Guardava il mostro, che ora si era svegliato, come una tigre che attende la preda dopo aver teso l’agguato.
E, d’improvviso, Lorna fu folgorata dall'intuizione. - Non avrai mica l’intenzione di entrare!
Yoid si diresse verso la gabbia.
- Te lo impedirò! - sibilò lei.
- Ti conviene toglierti di mezzo.
Il mostro li sentì solo allora. Rapido, fuggì in fondo alla gabbia, e nella corsa inciampò due volte. Urlò, sperando che questo potesse spaventarli.
Lorna guardò negli occhi il fratello - Figuriamoci, - disse. - Mi appartiene. Me l'ha regalato papà.
- Frottole!
Lorna arricciò il labbro superiore, mostrando i denti. - È mio! - disse minacciosamente.
- Ma tu che te ne fai?
- È mio.
- Non me lo vuoi regalare?
- No.
- Ma andiamo ...
- No.
Il giovane chiuse gli occhi. Con sua sorella non riusciva mai a ragionare. Disse: - E se in cambio ti regalassi qualcosa?
- Cosa?
- Non so. Cosa vorresti?
- Un coniglio. 0 una lince - Ci pensò un attimo - No, meglio un coniglio.
Yoid rise, divertito. - Un coniglio?
- Un grosso coniglio, - specificò lei - Bianco pezzato, con gli occhi rossi rossi e le orecchie grandi.
- Avrai il coniglio. D'accordo?
- D'accordo. Posso vedere?
Yoid aprì la gabbia. – Certamente.
- Stai attento, - raccomandò lei.
Il giovane entrò nella gabbia e rinchiuse la porta alle sue spalle.
E il mostro, nascosto in fondo alla sua prigione, lo vide. Pregò che volesse solo divertirsi con lui, senza ucciderlo. Ma sapeva che non era vero.
Tentare di scappare era inutile; lui era così debole, e aveva fame, tanta fame. L’altro, invece, come tutti quelli della sua razza; era molto forte.
Yoid cominciò ad avanzare verso il prigioniero.
E il mostro perse ogni speranza. Il panico si impadronì di lui: non poteva fare niente, non riusciva nemmeno a vederci bene, in quell’ambiente.
C'era poca luce, per i suoi occhi. Tentò di correre, ma non vedeva nulla. E poi, a cosa sarebbe servito? La gabbia era chiusa.
Correndo alla cieca, il mostro si cacciò proprio tra le braccia spalancate di Yoid.
Yoid era forte. Yoid era veloce. Lo prese. Non ci fu scampo. Yoid era implacabile.
Fuori dalla gabbia, Lorna osservava affascinata.
Un urlo lacerò l'aria, straziante, poi si udì un mormorio sommesso, poi nulla. Silenzio.
Lorna era orgogliosa del fratello. - È stato esaltante! - disse quando lui uscì dalla gabbia.
- Certo, - confermò lui, - E anche divertente.
Gli occhi di Lorna sfavillavano di impazienza.
- Un giorno, anch’io …
- Sei ancora piccola, - sussurrò il fratello.
Lorna si arrabbiò, - Piccola un corno! - disse, guardandolo con odio.
- Piccola sei e piccola resti.
Lei capì che era meglio cambiare argomento. – Cos’ha detto quando lo hai afferrato?
- Cosa?
- Cos'ha detto.
- Mica mi ricordo.
La piccola sorrise - Ho sentito una fiaba che parlava di loro.
- Ah sì?
- Sì, e diceva che sono i nostri padri.
- Altre panzane. Papà non è mica uno di loro.
- La favola diceva così. - si scusò Lorna.
Yoid guardò il cielo.
- Meglio tornare a casa.
- Sì, ma prima mi devi dire cos'ha detto.
- Chi?
Lorna indicò la gabbia: - Quando l'hai afferrato?
Yoid la guardò seccato. - Con esattezza non lo so. Mi pare che abbia detto le solite parole.
- Ha detto: 'Esperimenti genetici'?
Yoid annuì. - Precisamente. Dicono sempre quelle due parole.
- Cosa significano?
- Quelle parole? E chi lo sa. Ci chiamano sempre in quel modo. Comunque non mi preoccupo. Sarà il nome che ci hanno affibbiato.
Lorna sospirò. - Probabile.
- È meglio rientrare, - disse Yoid, - sta facendo giorno.
Lorna alzò la testa.
Nel cielo, le stelle, lentamente, si dissolvevano. La notte volgeva al termine.
- Però, io continuo a dire che, matematicamente parlando, quella specie è stata sorpassata dall’evoluzione, non durerà a lungo. Dovrebbe essere già estinta. Questo era l’ultimo, no?
Yoid alzò le spalle, non l'ascoltava più. Stanco, si avviò sotto la luce della Luna.
La piccola vampira seguì con calma il fratello; poi, guardando la gabbia dell’uomo, sorrise. Nell’umida notte, un debole raggio di luna si cristallizzò sui due lunghi canini.
da "The Time Machine" n. 3/‘77
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