Omicidio
di Roberto Quaglino
Si svegliò di soprassalto. Non ricordava nulla del suo sogno, ma era sudato. Si alzò piano dal letto, si accese una sigaretta, tirò un paio di boccate, andò in cucina e si versò un bicchiere di birra scura; Era singolarmente nervoso e non riusciva a capacitarsene. Tornò a letto, spense la luce e sprofondò ne nulla.
Sentì del rumore, improvvisamente, nella sua stanza. Aprì gli occhi e vide un uomo elegante con una donna bellissima; stavano parlando del più e del meno, assisi sulle sue poltrone.
"Ehi, voi, che fate, qui?"
"Mio caro signore, che fa lei qui, piuttosto?"
"Questa è casa mia, cosa crede?"
"No, caro amico, questo è un museo."
"Un museo? Ma senta, io ..."
"È un museo, ed io ne sono il direttore."
"Se è uno scherzo è terribilmente ben congegnato."
"Niente affatto, - riprese l'uomo elegante con tono molto duro – ed ora, visto che mi sta notevolmente disturbando, devo provvedere."
Gli si avvicinò e sorrise. Sorrise anche la donna.
L’altro lo immobilizzò con una presa di lotta libera, cavò da una tasca un bisturi perfettamente affilato e gli tagliò la gola. Il dolore lo soverchiò. Ma non fu nulla in confronto alla sensazione di affogare nel proprio sangue. Ed il ribollire di esso giù per la trachea era tremendo. Sentì di venir meno. Cercò di urlare, di respirare, ma solo una bava sanguinolenta gli uscì dalle labbra. Poi tutto divenne nero e sfumato; tutto finì lì ed egli morì.
Si riprese poco tempo dopo nel suo letto, si alzò e pensò: "un sogno". Arrivò fino in bagno, si guardò allo specchio e vide una faccia arrossata, assonnata, ma soprattutto impiastricciata di sangue.
"Un'epistassi", disse, e sorrise. Ma non ne era sicuro. Andò in cucina dove la cameriera stava preparando il caffè.
"Già sveglio?"
"Sì: è pronto?"
"Sì, è pronto, ma è meglio che lei non ci sia, sa?"
"Cosa dici?" Ma non finì. La donna gli si era avvicinata e con una certa dolcezza aveva affondato il coltello, che stringeva in mano, nel suo cuore. Urlò. O almeno credette di averlo fatto.
Ma il dolore era terrificante. Così per la seconda volta morì.
Si svegliò sul tappeto sotto al suo letto.
Si alzò, andò in cucina e si accorse che era notte fonda. Nel suo pigiama c'era uno strappo incredibile. all'altezza del cuore. Non se lo spiegava. Non riusciva.
Qualcuno suonò alla porta. Andò per aprire e si trovò dinnanzi un uomo di bassa statura.
"Buon giorno, signore. Sono venuto a vedere come stava. Sa, l'ho sentita gridare, poco fa."
"Si, infatti: qualcuno mi ha ucciso."
"Prego?"
"Volevo dire che stavo sognando."
"La capisco, signore. Ma visto che sono qui, le chiederei un favore."
"Certo, se posso, senz'altro."
"Potrebbe mica sedersi qui?"
E gli indicò la cassapanca dell'ingresso.
"Ma si, certo, perché? E si sedette. L’uomo sorrise, tirò fuori dalla tasca un revolver col silenziatore e gli esplose sei colpi a bruciapelo, tre fra gli occhi e tre al cuore.
Senza sapere come, si accorse di cadere. E morì.
Si svegliò che era seduto su una sedia della sua camera.
"Ma cosa sto sognando?" Si alzò e andò in cucina subito, per telefonare. Due uomini, dall'aspetto tristissimo, lo stavano aspettando.
"Lei è il …"
"Sì, sono io: ma chi siete e cosa volete?"
I due si guardarono.
"Potremmo prenderle le misure?"
"Cosa?"
"Sa, ci hanno detto che lei era morto e noi …
"Becchini, dunque?"
"Bè, sì."
"Ebbene, io sono vivissimo, chiaro?"
"Appunto per questo ci spiace, signore: dovremo … ehm … pensarci noi… "
E gli spruzzarono addosso del cianuro: uno dei due gli iniettò qualcosa e lui si sentì paralizzato. Sperimentò con terrore cosa voleva dire morire lentamente per curaro. Ma morì.
Si riprese che era mattina inoltrata. Ma il suo stato mentale non era molto stabile.
Così, quando alcuni vicini, spaventati dalle sue grida, arrivarono in casa sua, egli terrorizzato si barricò in bagno e cercò di suicidarsi.
Per poco non ci riuscì.
Il suo racconto era, ovviamente, incoerente.
Diceva di essere morto quattro volte, quella notte, per mano di quattro diversi assassini.
Non fu creduto e ricoverato in una discreta clinica psichiatrica.
Ma resta tuttavia da spiegare perché in casa sua furono trovati un bisturi sporco di sangue umano, un coltello da cucina anch'esso lordo di sangue umano, un revolver da cui recentemente erano stati sparati sei colpi, una capsula di cianuro ed una fiala vuota di tubocurarina.
Restano da spiegare le orribili cicatrici che gli furono trovate sul corpo.
Resta da spiegare, insomma, come possa un uomo morire quattro volte e cercare di uccidersi.
Lui, nella sua follia, non fornisce spiegazioni.
E nessuno cerea, d'altra parte, di credere vera una storia che potrebbe essere un terribile incubo.
Anche se un po' troppo reale.
da "The Time Machine" n. 4/‘77
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