Sette giorni al firmamento
di Ignazio Arena e Gianangelo Gramaglia
Il dì di LUNA
nata
vigorosa
da un bollente oceano di melma,
vissuta e seviziata
da miliardi di piccole meteoriti,
morta
nello scoppio di una deflagrazione atomica.
Il dì di MARTE
Lowell ti ha amato
e Schiapparelli
ti ha donato i canali.
Rosso presagio
di guerre
sei l’ostrica
del mistero della vita.
Il dì di MERCURIO
sei l'ultimo nato
nella famiglia dei girovaghi.
Timido come sei,
quasi non ti lasci vedere.
Chi ti conobbe mai?
Povero piccolo bambino
picchiato dai raggi del Sole.
Il dì di GIOVE
come sei curioso!
Il tuo occhio rossastro
mai smette di indagare
le plaghe sofferte di questo cosmo.
Curati.
Non lo sai
che alla tua età si esplode.
Il dì di VENERE
hai calato
un sipario di nubi abbaglianti
contro sguardi indiscreti.
Ritrosa come sei,
quasi non ti lasci vedere.
Chi ti conobbe mai,
veramente?
Il dì di SATURNO
l'ha scoperto Galileo:
è perché hai un cerchio alla testa
che sei sempre depresso.
Ma dieci frugoletti
ti allietano la vita.
Anche tu sembri dire
questi sono i miei gioielli.
Il dì di SOL
dopo l'operazione,
Idrogeno si trasformò
in Elio.
E disse: Luce!
E la luce fu.
Ora sei pieno di macchie.
Cosa ti è successo.
Il giorno degli ALTRI
Urano! Nettuno! Plutone!
Sempre in ritardo!
Discoli, non c’è più posto per voi,
nella settimana.
Vi siete nascosti per troppo tempo
Ed ora il Calendario
non vi degna di uno sguardo.
E fuori,
40.000 parassiti,
piccoli, pretendenti celesti,
bussano bussano incessantemente.
Fanno la spola tra Marte e Giove
chiedendo invano un posto al sole.
Quaggiù, la TERRA.
Che fatua visione.
da "The Time Machine" n. 1/‘78
[ Indietro ]
Racconti e recensioni fanzine Copyright © di IntercoM Science Fiction Station - (23 letture) |