Paul, Phil & Laura
di Antonio Pescarolo
(Oggi mi sento in vena di scrivere, ma mi manca l'idea. Da dove cominciamo? Beh, prepariamoci il protagonista. Meglio un eroe bellissimo e tutto muscoli o il solito tipo insignificante? Facciamoli tutti e due, là!)
- Tutto qui?
(Un momento, datemi il tempo. Partiamo dal prima, l'eroe stereotipato. Dev'essere alto più o meno un metro e ottanta, schifosamente bello, biondo …)
- Capelli rossi, prego. Li preferisco.
(Rossi? Oh, per me. Dunque, dicevo … alto, bello, coi capelli rossi, forte come un bue. Va bene fin qui?)
- Insomma. E dovrei restarmene nudo?
(No, no, adesso ti vesto. Essendo questo un racconto di fantascienza, ti andrebbe una lucente tuta spaziale?)
- Rossa, però!
(Veramente … Io pensavo di farla argentea, tipo quelle dei cosmonauti dell'Apollo.)
- Neanche per idea. La voglio rossa e molto aderente, per far risaltare il gioco dei muscoli.
(Ma stona coi capelli. Manco il contrasto …)
- E tu fregatene. Stai scrivendo un racconto, non una storia fumettata a colori.
(In fondo è vero. Va bene, tu sei a posto. Passiamo a …)
- Eh no mio caro. Cosa fai, mi crei a metà?
(Perché, ti manca qualcosa?)
- Altro che! Un nome, un mestiere, un carattere, un ambiente … tutto, quasi.
(A carattere mi sembri a posto, quanto al resto … ti chiami Paul Smith e sei l'eroico comandante dell'astro-corazzata Alpha 3 in viaggio verso Saturno. Non sei sposato, né fidanzato però ti piace fare il dongiovanni. E questo ti basti.)
- Paul Smith! Che fantasia per trovare un nome simile. E poi dovresti …
(Smettila! Ricordati che mi devi del rispetto se non altro per averti fatto sbucare dal nulla. Lasciami continuare il mio lavoro.)
- Già, direi che tocca a me adesso. Sono stufo di essere soltanto una voce.
(Nooo, tu sbagli già dall'inizio. Tu sei esattamente l’opposto di … di Paul Smith. Tu sei l'antieroe per eccellenza, timido, introverso, complessato. Anzi, nel racconto devi parlare il meno possibile, stare più che altro a guardare e ascoltare gli altri.)
- E allora case mi hai creato a fare?
(Me lo sto chiedendo anch'io. Vuoi che ti cancelli?)
- No, ormai sono qui e ci rimango, anche se solo come comparsa. Avanti, dammi un nome ed il resto.
(Tu ti chiami Phil O’Connor, hai 32 anni e sei, come ho già detto all'inizio, un tipo assolutamente insignificante. Piccolo, grassoccio, fronte alta, viso paffuto, occhi spenti e leggermente gobbo.)
- O bella! E perché?
(Visto che dalla descrizione che ti ho fatto sembri il classico topo da biblioteca, ho pensato ad un ingobbimento causato dallo stare troppo tempo chino sui libri a studiare.)
- Ah, va bé! Però in questo caso io sono intelligente mentre lui ha un cervello da gallina, vero?
- Ehi, non cominciare ad offendere se non vuoi che ti spacchi …
(Zitto, Paul. Tu non lo tocchi, anche parche ha ragione. Infatti tu sei l'eroe, ma in quanto a materia grigia lasci a desiderare. Insomma, devo proprio spiegarti la vecchia storia del braccio e della mente?)
- Non occorre, grazie. Avrò anche un cervello da gallina come dite però questo riesco a capirlo. Certo che sei proprio originale, oggi.
(Cosa vuoi dire? Ci saranno già tutti quelli che leggeranno questa specie di racconto che mi criticheranno e vuoi cominciare proprio tu?)
- Pssst, sono io, Phil. Hai detto che sono un tipo timido e introverso e continui a lasciarmi quasi nudo; potrebbero venirmi altri complessi, sai?
(Non rompere anche tu. Va bene, da questo momento tu sei vestito di una morbida tuta in seta-plastica grigia e ti trovi nella sala comandi con Paul.)
- ... e sto andando su Saturno. A fare che?
(Devi andare a trovare i tuoi che … No, non va. Ah, ecco! Tu sei ingegnere minerario e ci vai a lavorare, sulla solita colonia terrestre.)
- Parlo io adesso. Hai detto che sono il comandante di un'astro-corazzata. La solita guerra interstellare?
(No, quella ormai è passata di moda. Tu svolgi un semplice monotono lavoro di routine per controllare i pianeti della Confederazione. Non vale la pana di tirare in ballo alieni verdi o blu.)
- Peccato. Mi sarebbe piaciuta una bella battaglia nello spazio esterno con raggi della morte, cannoni atomici e simili squisitezze.
(Chiamale squisitezze. Comunque sono contento che tu parli così, proprio come volevo io. Infatti è la monotonia che ti stanca. Tu sei un uomo d'azione, cerchi la guerra, la gloria, la morte in battaglia forse.)
- No, quella no. Non sarei il tipo.
- Ci siamo solo noi su questa benedetta astro-corazzata?
(No, naturalmente. C'è l'equipaggio, e poi …)
- ... una bella pupattola. L'hai detto tu che sono un dongiovanni, no? Mettimi allora a portata di mano un bel tocco di …
(Niente volgarità, per favore. Non sto scrivendo un racconto pornografico.)
- D'accordo, ma al giorno d'oggi tutti gli scrittori ficcano in mezzo ai loro lavori qualche parolina sporca. Fa chic, non lo sai?
(Ooh, non perdiamoci in sottigliezze. Taci, Paul, che devo pensare a questa ragazza. Come la faccio? Alta o bassa? Bruna o bionda? Sofisticata o acqua e sapone?)
- Che ne dici della Antonelli? Mi fa impazzire.
- Io preferisco la B.B.
(Zitti! Si, direi che la Antonelli fa al caso mio visto che ha un visino pulito e, tra parentesi, piace anche a me. Pronto per ricevere la sua sosia, Paul?)
- Altro che! Butta!
(E per dirla alla francese, voilà!)
- Ehi, scrittore del cavolo! Che sei, un maniaco sessuale?
(Io? No, perché?)
- Domanda il perché … Ma non lo vedi? Mi hai fatto arrivare senza neppure uno straccio addosso, nuda.
(Anche Eva fu creata così.)
- Ma lei non aveva due uomini che le sbavavano intorno mangiandosela con gli occhi. Guardali come sono infoiati. Vestimi.
(E con che cosa?)
- Con quel cavolo che vuoi, ma sbrigati, dannazione!
(Accontentata, madamigella.)
- E cos'è? Un lenzuolo Non hai trovato niente di meglio.
(Se mi spieghi cosa vuoi, io …)
- Ti si deve proprio dire: tutto. Mettimi addosso una tuta, come a loro. Gialla però!
Sai che fantasia di colori qui dentro. Rosso, giallo, grigio …
(Tu devi parlare il meno possibile, Phil, te l'ho già detto. Adesso lasciami accontentare la signorina. Va bene così?)
- Mmmmh …! Abbastanza. Un po' troppo aderente, forse. Ehi, si intravedono i capezzoli!
(Moda spaziale, mia cara. Adesso lascia che ti …)
- Eh no, caro. Al nome e a tutto il resto penso io.
(Ma lo scrittore sono io e …)
- Faccio io, ho detto, e mosca! E smettetela di fissarmi, voi due. Non avete mai visto una donna?
Permettimi di presentarmi, cocca. Io mi chiamo …
- Paul, lo so, e lui è Phil. Vi ho sentito quando discorrevate prima. Cosa credete, quello là mi aveva per la testa ancor prima di inventare voi due.
(Ti riferisci a me?)
- E chi sennò? E non interrompermi. Cos'è che dovevo dire?
(Il tuo nome, credo.)
- Ah, già! Dunque, d'ora in poi mi chiamerete …
- Laura ti va, cocca?
- E perché no? Visto che è il nome della mia gemella del mondo reale, lo userò anch'io.
(Laura, allora, e …)
- Fai silenzio, scribacchino, non ho ancora finito. Io sono l’hostess della Alpha 3, e non ho nessun legame di tipo … affettivo.
- Grazie piccola, mi togli un peso. Significa che posso …
- Certamente, tesoro. Io vado matta per i fustoni come te.
- Potrei dire due paroline?
(Di pure Phil.)
- Grazie. Mi sembra che sia già passata qualche pagina da quando abbiamo cominciato e siamo ancora al punto di partenza.
Non sarebbe ora di fare sul serio?
- Il piccoletto ha ragione. Datti da fare, scribacchino.
(Laura, non potresti essere un po' più dolce e delicata? Avrei preferito che tu non fossi così …)
- Non preoccuparti, genio. D'ora in poi sarò una santerellina.
- Per me vai bene così, pupa.
(Smettila, Paul. Pensa al povero lettore che sta terminando la sua pazienza e poi se la prenderà col sottoscritto.)
- Va bene, capo, dacci le disposizioni.
(Tu, Laura, esci dalla sala comandi; rientrerai più tardi portando il caffè. Voi due invece siete lì davanti all'oblò della cabina e chiacchierate del più e del meno.)
- Ci pensi tu all'inizio ed alle descrizioni?
(Quello è affar mio, Phil. Voi pensate solo a immedesimarvi nella parte e a recitare nel modo migliore. Cominciamo.)
L'astro-corazzata Alpha 3 procedeva a velocità di crociera verso Saturno. Nella sala comandi due uomini osservavano silenziosi attraverso l'oblò il grande pianeta coi suoi stupendi anelli che si ingrandiva sempre più.
(La pipa, Phil!)
Il più basso dei due, Phil O’Connor, estrasse da una tasca della sua tuta una borsa, ne cavò fuori una pipa, la caricò, se la mise in bocca e l’accese. Dopo averne aspirato alcune baccate chiese all'altro:
- Manca molto all'arrivo, comandante?
L'uomo a cui si rivolgeva, Paul Smith, rimase silenzioso.
O'Connor ripeté la sua domanda, ma l'altro non aprì bocca.
(Paul! Ti sei addormentato?)
- Oh, scusa
capo. Pensavo a Laura. Ci sta, accidenti!
(Mi stai rovinando tutto il racconto. Fai il tuo lavoro. Vorrà dire che questo pezzo lo taglierò. Ricomincia, Phil.)
- Manca molto all'arrivo, comandante?
L'uomo a cui si rivolgeva, Paul Smith, nell'udire questa frase si scosse dai suoi pensieri.
- Poco più di sei ore. Stanco del viaggio, eh?
- Piuttosto. Sa, è la prima volta che mi allontano dalla Terra e, se devo essere sincero, comincio già a sentirne la mancanza.
- Capita a tutti, la prima volta. Dopo si imparano tante case nuove e la vecchia palla azzurra non la si ha più nemmeno sui tacchi delle scarpe.
- Lei viaggia da molto, comandante?
- Otto anni terrestri. Eh, ne abbiamo fatte di crude e di cotte, io e l'Alpha 3. Ricorda la battaglia di Vesta, nel '23? C'eravamo anche noi. Quelli sì erano bei tempi! I rivoluzionari ganimediani resistettero sinché poterono ma poi li schiacciammo, letteralmente. - Il giovane comandante puntò gli occhi verso l'alto, in un gesto che mostrava la nostalgia che provava per quegli avvenimenti passati.
(Beh? Vi siete fermati?)
- Dacci il copione, capo, e noi continueremo.
(Ummmh … Ci sto pensando. Intanto entra tu, Laura.)
La porta della sala comandi con un debole ronzio si alzò ed entrò Laura Webbleton, l'hostess dell'Alpha 3. Al suo apparire i due uomini si voltarono e ne ammirarono silenziosamente le procaci forme che si intravedevano attraverso l’aderente tuta gialla.
La ragazza posò il vassoio che portava in mano su un liscio pannello e porse due tazze di caffè caldo ai due uomini che la ringraziarono con un gesto. Paul Smith trangugiò il suo caffè in un solo sorso mentre Phil O'Connor se lo sorseggiò lentamente, immerso in chissà quali pensieri.
La giovane hostess restò muta a guardarli, in attesa che terminassero.
(Psst …! Non è per intromettermi, ma questo è un racconto scritto, non un lavoro teatrale. Dovreste dire qualcosa, anche perché sto esaurendo i sinonimi di "silenzioso".)
- Ma sentitelo! Vuol farci fare proprio tutto. Caro mio, chi scrive il racconto sei tu e quindi devi essere tu a dirci cosa dobbiamo dire.
(D’accordo, Paul, ma un piccolo suggerimento …)
- Ah, senti la novità. Sei a corto d'idee, piccolo?
(Laura!)
- Ma vai a farti fottere, và! Prima parla del braccio e della mente, della nostalgia dell'azione e poi non è neanche capace di imbastire una storiella per bambini. Datti all'ippica.
- Mi associo, pupa. E che ne direste se noi ci dessimo…
(Smettetela! Va bene, adesso vedrete cosa farò. Mi è venuta una mezza idea,)
- Okey, stiamo a vedere. Puoi cominciare, scribacchino.
I due uomini porsero le loro tazze vuote a Laura che le mise sul vassoio e si apprestò ad uscire quando un altoparlante gracchiò:
- "Alpha 3, Alpha 3, mi sentite? Rispondete, passo."
Paul Smith si precipitò al microfono e premette un pulsante.
- Qui Alpha 3, parla il comandante. Vi ascoltiamo, passo.
- "Oh, grazie al cielo siete riusciti a sentirmi. È da più di un’ora che vi chiamo. Qui è base 27, su Titano."
Anche l'hostess e Phil O'Connor si avvicinarono al microfono, in attesa di conoscere il motivo di quella strana chiamata.
- Cos'è successo? - chiese il comandante. Poi puntò gli occhi verso la ragazza e anche questa lo fissò.
- "Un'immensa pioggia di meteoriti si sta riversando sulla nostra base ..."
Le parole dello sconosciuto furono coperte da un grande fragore. Laura Webbleton si accosto ancor più al comandante Smith fine a quando i due corpi non si toccarono. Lui continuava a fissarla.
-"… cupola della base si sta incrinando. Temiamo una fuga d1atm …" Altro fragore.
La mano di Paul Smith scivolò lungo la schiena della ragazza finché non arrivò alla clip della lampo. La prese con due dita e cominciò a farla scorrere verso il basso.
(Ehi, cosa state facendo?)
- Zitto, scribacchino. Fa finta di niente.
-"… circa duecento persone. Cercate di arrivare al più presto perché qui la situazione …" Un terzo fragore troncò la frase. Dopo non si udì più nulla.
La tuta gialla di Laura giaceva a terra, vicino a quella rossa del comandante Smith: Quanto a loro due, stavano distesi sul pavimento, e …
(Ma siete impazziti? Fermatevi, perdio! Phil, dividili, fa qualcosa.)
- Qualcosa? Certo capo, obbedisco.
(No, ma … che fai? Ti spogli anche tu? Smettetela subito!)
- Taci, scribacchino, fatti gli affari tuo! No, non lì, Paul. Più giù ... ancora … Così, bravo … così ... Ma chi è che … Ah, sei tu, Phil. No, no, fa pure. Non mi disturbi affatto, anzi …
(Questo è ammutinamento. Adesso che ho trovato il filo della storia voi vi ribellate. Dovete correre a salvare i coloni di Titano.)
- Ma lascia che crepino tutti. Ho altro da fare.
- Non parlare, Paul, continua …
- Certo cocca. Ci mancherebbe.
(Dovete obbedirmi. Voi esistete soltanto perché io vi ho creati e …)
- Eccolo che si mette a fare il padreterno. Smettila.
(Ti ci metti anche tu, Phil?)
- E perché no? E non fare il moralista. Vuoi unirti al gruppo?
(Stai dicendo un'assurdità. Non potrei neanche se volessi. Io appartengo a ... come si può dire? … a un'altra dimensione.)
- E allora taci e goditi lo spettacolo.
(Non potrei fare neanche questo. Dimentichi forse che voi non siete altro che parole in un pezzo di carta?)
- Dici, capo? Eppure … Quel che sto provando in questo momento mi pare più che umano.
- Continua, Paul, ti prego. Sto per …
(E anche tu, Laura. Ti stai comportando come una ...)
- Una … Oooh …! Una che?
(Una puttana, ecco cosa sei!)
- Ehi, capo, visto che la parolaccia ti è scappata?
(Attento, Paul, e anche voi due. Io vi ho creati e io posso distruggervi. Non costringetemi a …)
- E non rompere ancora. Paul, se hai finito fatti più in là che tocca a me.
- Si, vieni Phil. Vieni, presto …
(E va bene. Io vi avevo avvisato.)
Mentre l'Alpha 3 proseguiva il suo viaggio verso Saturno una piccola meteora la colpì su un fianco, all'altezza dei motori. La sua stessa velocità le conferì una forza di penetrazione tale che, oltre alla fiancata dello scafo, tranciò di netto una decina di tubi e si fermò tra i rottami di una valvola interprotonica.
Il computer di bordo lanciò l'allarme rosso in una fantasmagoria di lampadine intermittenti e con un acuto suono di sirena.
Poi, lo scoppio. In un'immensa, silenziosa fiammata rossastra l'astro-corazzata e i suoi abitatori umani si trasformarono in una miriade di frammenti di grandezze diverse che si allontanavano velocemente in tutte le direzioni.
I coloni di Titano avrebbero atteso invano l'arrivo dell’Alpha 3.
(Sistemati. Amico lettore, mi scuso per questo strampalato racconto. Spero avrai capito che la colpa non è stata mia, o se lo è stata ciò è dovuto al fatto che ho dato troppa confidenza ai miei personaggi e loro ne hanno approfittato. Mi scuso ancora.
Poco fa Phil mi ha paragonato al Padreterno e, da un certo punta di vista, non ha sbagliato. Anche Dio, qualche tempo fa, si è stancato del comportamento delle sue creature e ha deciso di eliminarle tutte, o quasi, con un Diluvio Universale. Terminando, non posso che augurarmi che la Sua pazienza nei nostri confronti sia ancora molta e che non arriviamo al punto di costringerlo a rifare una cosa simile.)
da "The Time Machine" n. 2/'78
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