L'uomo della pressa
di Paolo Lanzotti
Crung - crung - crung
La pressa da duecento quintali cominciò lentamente a risalire.
Il mantice sbuffò (clang, ce-kap cekap) e spalancò le due ganasce mobili dal pavimento a tagliola. Gli ottanta cadaveri defluirono verso la fornace, scivolando lungo il condotto inclinato sotto forma di "purè" di carne e di ossa.
Crung - crung - crung
Dadley Doi s'infilò tra le labbra una sinto-sigaretta; l’accese aspirando due rapide boccate e si passò una mano sulla fronte bagnata, nel patetico tentativo di detergersi il sudore.
- Dio, che caldo infernale! - sbottò per la centesima volta.
Poi schiacciò rabbiosamente il pulsante del dittafono e cercando di superare il fracasso impossibile dei macchinari, ringhiò:
- Samuel, che succede?! Vi siete addormentati? Cose aspettate a spingere dentro gli altri?
Dall'altra, parte, Samuel Stochton abbaiò con lo stesso tono:
- Dadley, vai all'inferno! Abbiamo guai col nastro trasportatore. Pensa a fare il tuo lavoro e non scocciare.
- È proprio perché voglio, fare il mio lavoro che vi scoccio! - replicò Dadlley - se andiamo avanti così facciamo notte!
Samuel non si degnò nemmeno di rispondere e chiuse il contatto. Dadley Doc arrotolò una bestemmia fra i denti e borbottò:
- Lavativi. Bastardi lavativi!
Si slacciò la camicia intrisa di sudore, esponendo lo stomaco prominente e aspirò due rabbiose boccate di fumo.
Non si calmò neppure quando la parete mobile di fronte si spalancò cigolando, metà a destra, metà a sinistra, e l'immenso nastro trasportatore cominciò a convogliare nello stanzone della pressa il sessantaquattresimo gruppo di Superflui della giornata.
Tunf - tunf - tunf.
Il nastro arrancò faticosamente, trascinandosi il suo carico di corpi nudi, di volti inespressivi, di sguardi ebeti fissi al vuoto: ottanta corpi immobili, imbottiti di droga, schiacciati l'uno contro l’altro.
Tunf - tunf - creeee.
Il nastro mobile per un attimo sembrò impazzire. Si bloccò. Scattò in avanti. Si fermò di nuovo. Riprese lentamente.
Tunf - tunf - tunf.
Dall'alto della torretta di controllo Dadley Doo concesse al nuovo carico appena una rapida occhiata. Si soffermò su una bionda dalle generose proporzioni, in prima fila. Sputacchiò sul pavimento e borbottò:
- Peccato...
Ma non ci pensò molto: l'idea che di lì a qualche minuto sarebbe stata ridotta ad una poltiglia di carne e sangue, le toglieva ogni attrattiva. Dadley aspettò con impazienza che il nastro finisse di trascinare il nuovo gruppo sotto la pressa e che la parete di fronte si richiudesse, stridendo. Poi schiacciò il pulsante.
Crung - crung - crung.
La pressa da duecento quintali cominciò lentamente a calare. Dadley osservò, indifferente, il mastodontico cilindro che scendeva. Aspirò una boccata di fumo, lasciandola poi trasudare dal naso.
Crung - crung - crung.
L’infernale clangore della pressa cancellò completamente lo schiocco delle ossa che si spezzavano.
Dadley schiacciò un altro pulsante. La pressa prese a risalire. Il mantice sbuffò (clang ce-kap ce-kap) e spalancò il pavimento …
Alle spalle di Dadley Doo la porticina della torretta si aprì inaspettatamente. Sulla soglia apparve un uomo di mezza età dai capelli radi e biondicci, che indossava un elegante abito di pseudo-seta grigia.
Dadley lo fissò. Non lo conosceva ma era sicuro di averlo visto bazzicare dalle parti della Direzione. E comunque se lo avevano lasciato salire fine alla torretta, voleva dire che era autorizzato a farlo.
L'uomo alzò una mano in segno di saluto.
- Salve. Io mi chiamo Berty Allowen. Lei e Dadley Doo, il Boia, vero?
Dadley annuì. - Si signore, sono io.
Berty Allowen si rinchiuse la porta alle spalle, fece due passi e si lasciò cedere sulla poltroncina anatomica accanto a Dadley.
- Permette che mi sieda? Sono un po' stanco.
- Si accomodi. - acconsenti Dadley.
- Un maledetto caldo, eh? - Chiese Berty Allowen.
- Già. - confermò Dadley - ma se vuole posso aprire la cupola.
- Gliene sarei grato, grazie.
Dadley annuì con la testa e spinse una leva. Il cupolino di sinto-cristallo trasparente della torretta cominciò a ruotare. E Berty Allowen cominciò a pentirsi di averlo chiesto.
- Mio Dio … - biascicò - ma che cos’è questo … questo odore?
Dadley lo fissò per un attimo, sorpreso.
- Odore …? Oh, è il sangue. Le pareti dello stanzone sono intrise di sangue. Io ormai non ci faccio più caso.
- Mio Dio - ripeté a stento Berty - è insopportabile.
Dadley ridacchio.
- È la prima volta che visita un Mattatoio, eh?
Bery annuì, tenendosi una mano davanti alla bocca. Dadley lo fissò con aria comprensiva.
- Fa un certo effetto la prima volta. Io all'inizio non facevo che vomitare. Poi mi sono abituato.
Berty Allowen estrasse dalla tasca un tubetto verde e s’infilò in bocca un paio di pastiglie. Le inghiottì buttando indietro la testa.
- Spero che queste tengano fermo lo stomaco.
si passò una mano sulla fronte intrisa di sudore.
- Certo che fra il calore, questo tanfo insopportabile e il rumore assordante, qui dentro è un inferno. Non si vive.
- Io me la cavo bene. - sentenziò Dadley con indifferenza.
Berty Allowen si portò alle labbra una sinto-sigaretta e l'accese. Si accorse che era l'ultima. Accartocciò il pacchetto vuoto nel pugno e lo lasciò cadere nel cestino.
- Mi dica, Dadley: le piace questo lavoro?
Dadley Doo alzò le spalle e sputacchiò sul pavimento.
- È un po' noioso ad essere sinceri, ma in fondo non mi dispiace. E poi è un lavoro importante.
- Si, certo - replico Barty - ma io volevo dire …: non ha mai qualche scrupolo?
Ancora una volta Dadley Doo alzò le spalle.
- Amico, so che molti non vedono di buon occhio i Boia.
Ma io sono perfettamente tranquillo. Non sono stato io a permettete all'umanità di crescere tanto di numero da non essere più in grado di mantenersi. E non sono io a decidere chi è importante e chi invece è inutile e deve finire tra i Superflui. In fondo - concluse con un pizzico d'amarezza - io non sono che l'ultima rotellina. Non so nemmeno chi sia la gente che mi capita davanti. Non faccio che schiacciare un pulsante e "splash": poltiglia.
Berty Allowen rabbrividì.
- Già, la pressa. Anche questa storia della pressa mi sembra un po' … dura da digerire. Non era possibile trovare almeno un altro sistema?
Dadley scosse la testa.
- Le hanno provate tutte. E anche se magari non sembra, questo è il sistema migliore; il più rapido e il più economico.
Poi schiacciò rabbiosamente il pulsante del dittafono.
- Samuel! Lo fai apposta? che vi succede oggi?
Samuel Stochton ringhiò:
-Te lo dico per l'ultima volta, Dadlev: non scocciare! Qui va a farsi benedire tutto. Se hai tanta fretta perché non vieni tu a mettere in funzione questo maledetto nastro?
E richiuse il contatto.
Dadley si voltò verso Berty Allowen e sbottò:
- Simpatico, vero? A sentire loro ogni giorno tutto va a farsi benedire. In realtà sono solo dei lavativi. Se dovessi lavorare al loro ritmo, riuscirei ad eliminare sì e no un paio di gruppi al giorno.
Aspirò l'ultima boccata, schiacciò il mozzicone sotto il tacco e per l'ennesima volta si deterse il sudore con la mano.
- Cosa stavamo dicendo … ah si, la pressa. Anche se magari non sembra, è il sistema migliore. Quello che elimina i corpi, in realtà, è la fornace atomica qui sotto, a dieci metri; la pressa serve solo per ridurre tutto a materiale omogeneo, più facilmente combustibile.
E poi non sentono niente. Per Dio: non siamo mica dei selvaggi!
Prima di metterli sotto la pressa li imbottiamo di droga. Per loro è come passare dal sonno alla morte.
- Già - rispose Berty, sovrappensiero, espirando una boccata di fumo e cercando di farsi aria con l'altra mano.
Schresss …
La parete di fondo dello stanzone si spalancò lentamente.
- Era ora! - sbottò Dadley.
Tunf - tunf - tunf
Il nastro trasportatore cominciò a trascinare sotto la pressa l'ennesimo carico di carne umana.
- Guardi quella, - disse Dadley Doo, indicando con la mano una rossa formosa - A volte è un vero peccato.
Tunf - tunf -tunf
- Già - borbottò Berty - un peccato.
- D'altra parte - continuò Dadley - se ci fosse un altro sistema, … ma non c'è.
- Già - ripeté Berty lentamente - non c’è.
- Dobbiamo essere pratici. Siamo in troppi e le risorse del mondo non bastano per tutti. È giusto che i Superflui vengano eliminati. Non le pare?
Berty Allowen annuì.
- Mi fa piacere che lei la pensi così, Dadley.
Poi schiaccio il mozzicone sotto ai piedi e lo fissò.
- Mi fa piacere - ripeté - perché allora non le dispiacerà sapere che il Consiglio Comunale ha deciso di meccanizzare interamente il Mattatoio. Signor Dadley, lei è un Superfluo.
da "The Time Machine" n. 2/'78
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