Campanule
di Roberto Bonadimani
Il Chiacchieratore camminava con passo lento, sicuro, poggiando il bastone finemente lavorato davanti a sé con gesto misurata, un gesto abitudinario, ripetuto migliaia di volte.
Il suo viso era giovanile, anche se alcune rughe gli segnavano la fronte. Gli occhi erano puntati all’orizzonte senza vederlo, perché la mente era completamente vuota del mondo intorno a lui.
L'unico indumento che indossava, una leggera seta ricamata con disegni d'oro e d'argento, era drappeggiata con apparente noncuranza sulle spalle: i disegni raccontavano la sua vita, i suoi viaggi, le esperienze passate, i desideri, le illusioni, i fatti positivi in oro, quelli negativi in argento, e nessuno dei due colori prevaleva sull'altro; quasi a significare che nella vita si dà e si ha in egual misura.
La sguardo del Chiacchieratore si posò per un attimo sul mondo che gli stava di fronte, in tutto simile al mondo che gli stava alle spalle dopo un lungo, faticoso cammino. Nel buio rossobrunato della notte leithiana guardò senza realmente vederla l'immensa distesa delle campanule. Irradiavano una luce rosea, debole ma diffusa, una luminosità indiretta e astratta, irreale, che disegnava lunghe ambre imprecise, dal basso verso l’alto, sul corpo e sul viso del Chiacchieratore.
Le campanule. Elemento immutabile delle pianure leithiane.
Delicate, candide bolle sulla sommità di un gambo sottile ma estremamente resistente, accarezzate dal vento emettevano un suono inconfondibile, una musica senza ritmo, come una risata di bimbi. Di notte liberavano la luce che rubavano al sole di giorno, un sole troppo luminoso per essere sopportato da occhi umani; per questo le abitudini degli uomini avevano subito una modifica radicale: si viveva di notte, alla luce delle campanule, e di giorno si dormiva appoggiando sugli occhi il velo impalpabile che copriva le spalle.
Di tanto in tanto un Occhio vagante distraeva il Chiacchieratore dalla sua accurata difesa psicologica.
Gli Occhi erano trascinati dalla brezza che soffiava da settentrione a meridione, cosa questa che permetteva ai viandanti di orientarsi in quel territorio piano, senza punti di riferimento.
Secondo alcuni convinti assertori di un'antica credenza, gli Occhi erano gli osservatori imparziali degli Dei che risiedevano a Tarmati, il mitico Pinnacolo nato mille anni addietro da uno sconvolgimento tellurico. Essi vagavano indifferenti, forse guardavano il mondo (CERTAMENTE lo guardavano, se erano gli Occhi degli Dei!), ma non partecipavano agli avvenimenti sottostanti, erano testimoni senza bocca e senza sentimenti.
- Tu sei il Chiacchieratore - tintinnarono le campanule, sfiorando maliziose le gambe del Chiacchieratore.
Egli non rispose.
- Noi sappiamo tutto di te - risero le campanule. - I tuoi viaggi ci sono noti, e altrettanto nota ci è la tua conoscenza del mondo acquisita nel corso di questi viaggi.
Egli non rispose.
- Non c'è nulla che ci sfugga in Leith. Noi non siamo nate con il mondo, per prime abbiamo visto i periodi di luce e di buio che voi uomini definite "giorno" e "notte", per prime abbiamo sentito i passi degli animali nei loro timidi, avventati tentativi di locomozione. Noi saremo qui quando l’Uomo scomparirà. Noi siamo eterne.
Egli non rispose.
- Noi abbiamo visto gli uomini scendere dal buio degli spazi - dissero ancora le campanule. - Ricordi i tuoi antenati, Chiacchieratore?
Egli non rispose.
- No, evidentemente non puoi ricordare - ripresero le campanule, indifferenti al suo silenzio. - Essi si ritenevano potenti, le loro navi solcavano il cosmo conquistando lo spazio e il tempo, sempre più allontanandosi dalla terra che era stata la loro culla …
Disse il Chiacchieratore:
- La mia mente è stanca, ha ceduto alle lusinghe ipnotiche delle luci danzanti. Eppure devo resistere, il viaggio è ancora lungo, e per molto tempo questo paesaggio non cambierà.
- Si credevano forti - insistettero le campanule, - ma non erano abbastanza forti per Leith. Il silenzio delle sue pianure, il calore soporifero del suo sole hanno saputo attenuare, soffocare la volontà degli uomini e fiaccarne la resistenza fisica e mentale.
Le campanule sembravano irridire il Chiacchieratore, figlio di una civiltà estremamente sofisticata ma ormai perduta nel mito, vanificata dalla tranquilla monotonia di Leith.
Disse ancora il Chiacchieratore:
- Sentire la mia voce mi libererà dalla trappolo di questi suoni invitanti e pericolosi … La mia mèta è Iolido, oltre le Pianure Meridionali, dove la Natura e gli Dei si sono sbizzarriti a creare un paesaggio di rara bellezza …
- Gli Dei! - La brezza leggera sembrava dare più forza al canto delle campanule, ed era un suono di vago disprezzo che accompagnava le parole tintinnanti, simili a sorrisi di bimbi.
- Voi uomini cercate sempre di sfuggire la realtà, soprattutto quando essa non è conforme ai vostri desideri. E così create gli Dei del Cielo, gli Dei del Mare, gli Dei del Suono e della Terra 'e del Sole e delle Stelle … Trasformate la vostra nave spaziale in Culla degli Dei, e Dei diventano gli antenati che hanno portato il seme dell'Uomo su Leith …
Il Chiacchieratore stringeva il bastone con forza, contava i suoi passi con la mente, rifiutando le voci che sentiva, costringendo le gambe a muoversi, una davanti all'altra, nonostante la stanchezza che l'attanagliava.
- Non devo lasciarmi influenzare … è solo un sogno imposto dalle luci danzanti, dal tintinnio continuo, ossessivo, una lenta ipnosi che fa perdere la coscienza e l'essenza di sé stessi.
Altri hanno ceduto e sono stati perduti, sconfitti da voci create dalla loro stessa mente, ridotti a vagare senza meta in queste valli sconfinate fine alla morte per consunzione …
Si arrischiò a un breve, vago scorrer di sguardo sulla pianura luminosa.
- No, non devo cedere alla suggestione, io so che le campanule sono oggetti, cose, fiori inanimati dotati di peculiari capacità naturali, ma niente più di questo. L'uomo che si lascia avvincere è un uomo senza volontà, incapace di badare a sé stesso e alla sua mente.
Per un attimo si rivolse direttamente alle campanule, in temeraria sfida.
- Non devo darvi importanza! Devo considerarvi quali voi siete, e la mia volontà sarà la mia forza!
Così parlava senza interrompersi, mantenendo il ritmo automatico del suo passo. Parlava ad alta voce, in modo de attenuare le voci che venivano da fuori, che cercavano invano di convincerlo di cose che lui sapeva false, perché era sicuro che gli Dei esistevano, che avevano dato quel mondo all’Uomo, e gli Occhi vaganti ne sorvegliavano il progresso.
Così ragionando, così parlando, uscì dalla lunga piana dove le campanule dominavano, dopo cento passi si inginocchiò e ringraziò gli Dei del Suolo per aver sostenuto il suo passo, gli Dei del Cieloper averlo protetto, gli Dei del Moto per averlo sorretto, e poi tutti gli altri Dei, con tutte le loro specifiche qualità, in una lunga, tradizionale litania che lo tenne occupato per diversi minuti. Dopo di che si rialzò in piedi e riprese il lungo cammino (perché il cammino del viandante su Leith è SEMPRE lungo), e mentre si allontanava sentiva dietro di sé il continuo tintinnio delle campanule, e gli pareva che dicessero ancora qualcosa, ma certamente si sbagliava, perché ormai era sfuggito all'ipnosi, la sua via era nuovamente tranquilla e sicura …
- Non ci crederanno mai? MAI? - sembravano dire le campanule.
Poi fu troppo lontano, e non udì più nulla.
da "The Time Machine" >n. 2/'78
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