Quella maledetta bomba
di Paolo Cortesi
Il Generale G. inspirò profondamente.
L'aria, dentro al grosso bunker antiatomico, era densa, quasi visibile.
G. guardò tutti gli alti ufficiali che stavano zitti e rigidi vicino a lui.
L'ipnotico ronzio delle lampade al neon si dilatava nella stanza, nei grigi corridoi.
Il Generale G. inspirò ancora, come se dovesse sollevare un grosso peso.
- Signori, tre secondi all'ora K. - annunciò con voce di ferro.
I secondi rotolavano dall'orologio.
- Un secondo …
- Ora! - esclamò il Generale G. con voce emozionata e premette con forza un grosso pulsante rosso.
L'orizzonte si estendeva docilmente azzurro. Era una mattinata d'una tiepida primavera. Il sole era di poco sopra la terra e - così tondo - sembrava un occhio stupefatto.
Il vento parlava con le nubi e le cime degli alberi assentivano chiare.
Si udì - dissero poi - un'esplosione dilaniare il nitido silenzio. Il boato rimbalzò a lungo, prepotentemente. E, quasi d'improvviso, scoppiò una bolla di luce isterica; un coagulo luminoso, un piccolo sole meduseo.
Poi, plasmata da un caos di forze disumane, prese forma il fungo.
L'immensa esplosione era striata da vene di fuoco pulsante, mentre la massiccia nube di vapori e fumo era foggiata in modi bizzarri, quasi divertenti.
Infine, con lentezza agghiacciante, la nube si rimpicciolì; il fuoco che calcinava il suolo si rese sempre più esile, fino a scomparire. Il tuono disordinato e pesante non batté più le valli all’intorno. Si sarebbe detto, adesso, che nulla fosse accaduto. Proprio nulla.
Il Generale G. si sedette sulla poltrona della sua scrivania. Si tolse il berretto e lo gettò con teatrale disgusto sul tavolo.
- È stato orribile. - disse al Generale T., davanti a lui - ma necessario. Il nemico avrebbe potuto attaccarci per primo.
Il generale T. si allentò il nodo della cravatta (era un giorno particolarmente caldo. I refrigeratori di quel bunker, poi, erano uno schifo) e si versò da bere.
- Abbiamo le mani pulite, - fece con voce roca - noi li abbiamo avvertiti.
- Quello che mi preoccupa, - continuò G. fissando chissà cosa sulla parete opposta - è il fatto che gli abbiamo buttato una bomba sperimentale, non una ortodossa.
- Cristo! Non dirmi che quei cortei di pacifisti piagnoni ti hanno commosso! - sbottò T.
- No. No, certo. Ma quel tipo di bomba, la RK ... Nessuno, nemmeno i cervelloni delle Basi Sperimentali, sa bene quali sia il suo effetto. Vincere la guerra è bello; ma se massacriamo un sacco di gente … I politici, i filosofi, l'uomo della strada; li avremo tutti contro.
T. quel giorno si sentiva particolarmente coraggioso.
Bevve d'un sorso il whisky e sorrise col sorriso del veterano: - Vecchio, noi abbiamo già vinto la guerra. Non ci resta che aspettare buoni buoni la resa del nostro caro nemico. A guerra finita, parlino pure tutti.
G. si sorprese a mordicchiarsi il pollice.
- Nessuno ne conosce l'effetto, capisci?' - mormorò ormai a sé stesso. - Nessuno sa cosa sia veramente successo quando la bomba è esplosa … Cosa abbiamo fatto?
Il Generale T. non capì subito cosa stesse accadendo.
Aprì gli occhi (ancora oppiati dal sonno) e vide il suo attendente che lo scuoteva timidamente e bisbigliava: - Signor Generale, signor Generale, è importante. Si svegli, signor Generale.
T. si svegliò, si mise a sedere sul letto.
- Cosa diavolo c'à? Che ore sono?
- Signor Generale, un dispaccio urgentissimo per lei dal Quartier Generale, - disse l'attendente porgendo un plico sigillato.
T. fissò il volto dell'attendente, poi il plico, poi l'attendente. Si stropicciò gli occhi ed aprì la busta.
Svolse il foglio. Lesse.
"DOC. 8853
MASSIMO SEGRETO. PRECEDENZA ASSOLUTA AI COMPONENTI DELLO STATO MAGGIORE DEL PIANO D 855.
Si comunica che la bomba atomica di tipo RK - numero operativo 62 - lanciata ieri su obiettivo nemico di quadrato N/137, non ha raggiunto lo scopo prefissato.
A parte una limitata zona danneggiata dall'esplosione, le radiazioni RK si sono dimostrate oltremodo benefiche per l'uomo, gli animali, le piante.
Nella zona di quadrato N/137 si sono notate crescite rapide e rigogliose di piante, prolificazione accentuata di bestie e risanamento di feriti e malati.
La Stato Maggiore del piano D 855 è convocato d'urgenza."
Il Generale T., dopo aver letto il messaggio, fissò ancora lo sguardo sull'attendente. Aprì la bocca come per parlare, ma non emise un suono. Stritolò il foglio tra le dita e morsicò le parole fra i denti:
- Perdio, questa non ci voleva. No. No, non ci voleva proprio!
da "The Time Machine" n. 5/‘78
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