Un pugno di limatura di ferro
di Bruno Valle
1.1
Alcuni secoli prima.
Le tendenze tecnocratiche del dominio si manifestavano improvvise. Secessioni inaspettate spazzavano via in breve tempo regimi che duravano anche da decenni. Persone, importanti ingranaggi delle strutture di potere, fidati funzionari, pagavano la propria incapacità di adeguarsi alle nuove esigenze.
L'impotenza della classe sociale delegata ad amministrare il dominio risaltava sempre maggiore. Le impersonali forze economiche, reale soggetto dell'evoluzione dell'esistente, si avviavano a sbarazzarsene insieme a tutto quanto rimaneva legato a momenti del loro passato.
La contraddizione, ciò che rivelava l'inumanità generalizzata, era il primo dei nemici. Il dominio aveva la necessità di intervenire su sé stesso come contro i suoi radicali avversari. Armi razionalizzanti, ideologie progressiste, entravano in funzione: il cambiare anche tutto, affinché nulla mutasse.
Solo l'egemonia dei consensi importava, il consumo di un qualsiasi spettacolo sociale. Il dominio generava tanto i ruoli della propria apologia quanto quelli delle opposizioni fittizie.
1.2
Anonima e tremenda la differenza degli esseri esplodeva a tratti. Violenti, irrecuperabili, imprevisti contro gli schemi della programmazione. Significanti e umani gli esseri negavano l'esistente nell'affermare sé stessi, la soggettività, la loro felicità in armi.
1.3
La colonizzazione procedeva.
Gli spazi e i tempi geografici sociali, psichici venivano occupati dal dominio i cui limiti tendevano sempre più a coincidere coi confini planetari, con tutti i possibili rapporti interpersonali, con i cervelli delle persone.
La più funzionale prigione è quella priva di sbarre.
L'incoscienza della propria miseria spingeva a considerare autentica vita quella che era una penosa sopravvivenza.
Le forze del dominio apparivano alle persone-cose come in loro completo possesso. Nell'instaurare la totalità reale della tirannia il dominio avviava lo spettacolo di un'umanità convinta di costituirsi quale soggetto sociale.
Da tempo la dispendiosità e la scarsa funzionalità di un'oppressione che non trovasse consenzienti le vittime era stata riconosciuta. I programmi tecnocratici non contemplavano nemmeno più la necessita di stratificazioni sociali e di reciproci rapporti di sudditanza e dominazione. A ogni persona-cosa era delegata la gestione del proprio carcere nella comunità reificata.
2.1
Gli esami.
L’idoneità di ognuno controllata dai computers.
Le prove tese a stabilire la capacità di ciascuno di essere il carceriere di sé stesso. Alla fine del periodo giovanile trascorso nei Centri di Condizionamento.
Oppure la dimostrata inadeguatezza. l'emergere definitivo della differenza. Il pazzo. Come quelli che ogni tanto manifestavano la loro essenziale estraneità alla statica comunità-alveare. I diversi, i sabotatori. Presi e destinati agli interventi di lobotomia. Resi quali zombie, cose incoscienti anche di esistere.
2.2
Attendeva il suo turno di sottoporsi ai controlli.
Nella sala dei computers si avvicendavano i giovani a dimostrare la completa rimozione dell'essenza umana da sé stessi.
Ciò che nel periodo del condizionamento aveva destato dubbi e perplessità nei Preparatori ora sapeva bene che sarebbe apparso nitidamente, per ciò che era, ai circuiti della macchina. E sapeva cosa avrebbero comportato quei risultati.
L'autonomia, l'individualità, la capacità dialettica di critica semplicemente non venivano ammesse, le intenzioni erano di sopprimerne pure il concetto ...
Conosceva qualcosa sii metodi di offesa degli esseri di qualche secolo prima.
Un pugno di limatura di ferro, una vite, un sasso tirato tra gli ingranaggi e la macchina della loro oppressione era inservibile. Un bullone "dimenticato" e il meccanismo prodotto non era utilizzabile. Uno sfregio con un punteruolo e nessuno voleva quella merce.
Anche contro le forze della cibernetica si poteva agire in qualche modo, c'erano semplicissime soluzioni a portata di mano. Nell'interfaccia del Centro si procurò un flacone di alcool, lo nascose tra gli abiti e quando venne il suo turno fu facilissimo versarlo sulla macchina e incendiarla.
da "Un'ambigua utopia" n. 1/‘79
[ Indietro ]
Racconti e recensioni fanzine Copyright © di IntercoM Science Fiction Station - (19 letture) |