La musica di Giulia
di Franco Fidanzi
La signora Sanders si chinò sbuffando per prendere un pacco di pasta' dallo scaffale. In quel supermercato la roba era un po' più a buon mercato che negli altri, ed ella doveva in qualche modo cercare di far bastare i miseri crediti del marito …
Qualcosa, un prurito o il vago sentore di una presenza estranea le vellicò nel cervello, raggelandola col pacco fra le mani.
Sorpresa si guardò attorno. Un ragazzo, poco più che ventenne, alto e ben vestito, era la persona più vicina a lei: stava osservando le etichette delle scatole, spingendo avanti a sé un carrello. Brancolando la signora Sanders si appoggiò allo scaffale, lanciandogli uno sguardo impaurito e il giovanotto si girò a fissarla. Nei suoi occhi scuri passò un subitaneo lampo di terrore. Mollò di colpo il carrello e si mise a correre.
- Ahh! Aiuto, prendetelo! L'andy, Là! Quello che corre. - urlò la grassa signora Sanders, indicando il giovanotto in fuga.
Un signore distintissimo, baffi e capelli impomatati, secondo l'ultima moda, corse dietro al fuggiasco.
- Era qui vicino a me! Ho sentito distintamente le sue parole nel cervello! - urlò ancora la signora Sanders a beneficio dei clienti accorsi al suo strepitio,
- Dio mio! – rantolò una ragazza, prendendosi la testa fra le mani.
Dieci, venti persone si misero a correre, urtandosi ed urlando.
Il giovanotto, saltando casse e cassoni e scavalcando carrelli, riuscì ad infilarsi alla disperata fra due poliziotti e, prima che questi facessero in tempo a girarsi, aveva già varcato la porta a vetri. Si arrestò di botto. Il marciapiede era pieno di gente. Si guardò attorno per cercare una via di scampo e poi di scatto scavalcò la transenna che separava il marciapiede dalla strada. Si mise a correre, in senso contrario alle macchine che giungevano. Una frenò di colpo per non investirlo.
Il giovane le girò attorno, spalancò lo sportello e puntò addosso all'autista una pistola.
- Amico, o parti subito o crepi - sibilò con voce truce, salendo sulla vettura. Lars lasciò la frizione e la macchina fece un balzo in avanti.
-Sei un androide? - chiese, guardando di sottecchi il passeggero.
Poteva avere la sua età; apparentemente nulla di più di un ragazzo.
- Lo sia o no, non hai scelta, bastardo! sputò quello, sventolandogli la pistola sotto il naso. - e non metterti in testa di fare scherzi, eh! – proseguì con voce dura.
- Per il momento non ho voglia di morire - disse Lars fra i denti, schiacciando nel contempo il freno e inchiodando la vettura. Preso di sorpresa, l’androide scivolò in avanti, battendo la testa contro il vetro. Lars fu svelto, e la sua mano calò veloce sul polso dell'altro, facendogli cadere la pistola.
Questi con la forza della disperazione gli si gettò addosso, sbilanciandolo con uno spintone e aperta la portiera si diede alla fuga. Lars si rialzò. Raccolse la pistola dell'andy, scese dalla macchina e prese la mira con calma.
Lasciò partire tre colpi in rapida successione e gettò poi l'arma. Il fuggiasco, colpito a morte si abbatté sul selciato.
- Androidi, bahh! - eruttò con disgusto Lars. Rimontò in macchina e partì a razzo, schivando di misura la figura prona sull'asfalto, distesa nel suo stesso sangue.
- Ehi, che ci fai lì seduta!? Non mi sembra un posto molto comodo con questa pioggia! - disse Lars ridendo, rivolto alla ragazza seduta nel fango.
- Sono scivolata! 'Ste scarpacce maledette … - rispose lei scostando una ciocca di capelli dagli occhi con una mano sporca.
- Dai che t'aiuto. Su allungami una zampa.
- Grazie - disse lei, rialzandosi - abbi pazienza, ma …
- Niente, per carità - replicò Lars prendendola per un braccio - ti sei fatta male?
- No, non mi sembra. Sono, solo molle, fradicia. Ohh, devo essere uno spettacolo pietoso - disse la ragazza, scuotendo le mani per liberarle dal fango.
Ecco, hai detto giusto: pietoso. - ridacchiò Lars.
- Ma … oh! - esclamò lei con disappunto.
- Dai che scherzo - disse Lars. - Forza, corriamo un po'. Mettiamoci almeno al riparo.
Niente male la donzella, pensò Lars. Riempie bene la tuta.
Forse è un po' vecchia per me, ma che me ne frega in fondo.
Se ci sta …
- Dai bella corriamo, sennò qui ci becchiamo un accidente! - incalzò Lars, tirandola.
Lei gli tenne dietro sotto la pioggia gelida, in direzione della palestra che si distingueva a circa un chilometro di distanza.
Una costruzione vecchiotta, accovacciata ai limiti di un campetto squallido. Un tempo la pista d'atletica era coperta di tartan, ma anni d'abbandono l'avevano ridotta a una esigua striscia rossiccia che contornava un piatto circolo di erbe incolte.
- Che tanfo di piedi! Ma non ve li lavate mai? - berciò Lars entrando nello spogliatoio. Si chinò appena in tempo per evitare una scarpa.
- Ti ho visto, sai? Brutto cornuto, se …
- Se un cavolo! Vieni qui, Leone - strepitò di rimando Franz. Il solito matto: un metro e novanta di allegria e buon umore avvolti in consistenti strati di ciccia. Uno di quei paciocconi che ispirano fiducia solo a vederli. Incapace di far male a chicchessia, anche se a volte tirava sventole da stendere un bue.
- Dì, ciccio, chi è la brunetta? - continuò ciabattando verso Lars.
- Una che ho trovato. Boh, speriamo che si lasci scopare senza troppo casino, - disse Lars cominciando a spogliarsi.
- Mi sembra abbastanza probabile, rispose l’amico con l’aria di chi la sa lunga - visto che non è tanto acerba e che deve averla già ben rodata.
- Che porco che sei! E poi, come hai fatto a vederla, eh?
- Ehh, ho le mie fonti. Io. - ridacchiò Franz, schivando uno scapaccione. - Dì, se poi non ti andasse, me la passi?
- Vediamo, vediamo. Piuttosto, oggi ne ho beccato uno, - disse Lars facendosi improvvisamente serio. Regolò l'acqua della doccia e cominciò a strofinarsi vigorosamente.
- Un andy? - chiese Franz avvicinandosi.
- Mmm, già. Figurati che 'sto bastardo mi è montato in macchina e m'ha puntato la pistola.
- E tu?
- Io? Sono riuscito a sorprenderlo e a fargli assaggiare un po' della sua medicina. Tre belle pillole di piombo.
Passami il sapone per favore, - concluse con aria indifferente.
- Bisognerebbe sterminarli come cani questi schifosi, - disse ferocemente Franz, allungandogli la saponetta mezza mangiucchiata. - Se solo non fosse così difficile riconoscerli …
- Vedrai che prima o poi troveranno il modo … ehi! Che diavolo gli hai fatto a 'sta saponetta, l'hai mangiata?
Il bambinetto, di circa dieci anni, si arrampicò sulla poltrona e prese a tirare il padre per una manica.
- Papà, cosa sono gli andy? - chiese, sistemandosi sul bracciolo.
- Sono … come si potrebbe dire ... uomini artificiali, ecco - disse il padre piegando il quotidiano che stava leggendo e tirandosi il figlio vicino.
- Robot? - chiese ancora il piccolo.
- No, non proprio. Diciamo che internamente …, no, neanche. Vedi, Lars, i loro organi sono tutti sintetici. Cioè sono … come le bistecche che mangi: carne artificiale.
- Carne artificiale? - domandò Lars spalancando gli occhi.
- Una specie, - rispose il padre accendendosi la pipa. - Sono stati, diciamo, costruiti, da dei campioni di carne umana, attraverso un processo molto difficile.
- E perché …
- Per ottenere una variante dell'uomo più robusta e con meno difetti, - mormorò il padre, tirando la pipa, - il servitore perfetto. E invece i cervelloni che hanno fatto nascere gli androidi non avevano previsto un fatto: che fossero più intelligenti dei loro creatori e che cercassero di soppiantarli. Purtroppo non ci siamo resi conto subito della cosa e prima che potessimo capire, si erano già mescolati a noi.
Il bimbo si guardò intorno, impaurito dalle parole del padre.
- Sono cattivi, vero? - chiese con vocina flebile.
- Cattivi! - sghignazzò lugubremente il signor Abriss. - Sono esseri malvagi. Bisognerebbe sterminarli subito tutti! - concluse con un latrato. In un impeto d'ira, si alzò in piedi e prese a camminare avanti e indietro.
- Quando sarò grande, voglio ucciderli anch’io, - disse orgogliosamente Lars.
- Certo piccolo mio, - disse affettuosamente il signor Abriss dandogli un buffetto, - certo, li ucciderai anche tu quando sarai grande.
- Ti chiami Lars? Dì, ma sei norvegese, per caso? – disse la ragazza aggiustandosi la pelliccia sulle spalle. Così cambiata era tutt’altra cosa. Lars ne rimase affascinato.
- No, è stato il primo scherzo della mia vita, - disse con aria fintamente contrita. - Mio padre aveva il pallino della Norvegia, e così …e tu? - ammiccò alla ragazza.
- Io? Giulia. Mi chiamo Giulia.
- Giulia? Dì, i tuoi non erano per caso …
La risata di lei, spontanea e squillanti, lo fece ridere di riflesso.
- Vieni, andiamo a bere qualcosa, - le disse cingendole le spalle col braccio. In maniera un po' troppo familiare forse, ma lei non sembrò farvi caso.
Uscirono dalla palestra, rabbrividendo nell'aria gelida, e si diressero verso un bar, le cui luci brillavano poco distanti nell'ormai imminente crepuscolo. Gente chiassosa, fumo, odore di cappotti bagnati.
Una luce tenue diffondeva sul tutto il suo chiarore giallognolo. Un angolo, salvo per miracolo dalla bolgia, un Martini e una vodka.
- …oggi ne hanno beccato un altro …
- Per me è il governo. Ma ti sembra possibile che tutti 'sti andy continuino a girare indisturbati all'insaputa dei capoccioni?
- Avranno qualcosa in testa …
- Sì, e intanto siamo sempre noi a rimetterci!
Lars ascoltava le chiacchiere, che gli giungevano ovattate, sorseggiando la sua vodka. Sbirciava di sottecchi Giulia.
Lei sembrava completamente a suo agio e lo squadrava apertamente. Impacciato sotto il suo sguardo diretto, cercò di avviare un principio di conversazione.
- Senti un po'. Tu che ne pensi di tutta questa storia? Sì, degli andy. - disse con voce un po' malferma.
Giulia lo guardò in modo strano, al di sopra del bicchiere, e storse lievemente la bocca.
- Ad esser sincera non so. Tutti ne parlano, formulano giudizi, esprimono opinioni ... Insomma: dai discorsi che senti in giro, ti rendi conto della disinformazione pressoché totale che circola. E ognuno è convinto dell'unicità del suo giudizio.
Lars si mosse a disagio sulla sedia. Il giaccone, che aveva voluto tenere per apparire più "uomo" lo stava torturando e sentiva pruriti dappertutto.
- Ma vedi Giulia, - gracchiò, - se lasciassimo fare a questi mostri …
Le lancio un'occhiata in tralice. La parola mostri l'aveva fatta sussultare.
- Se lasciassimo fare a loro, prima o poi ci sostituirebbero. Cioè, secondo me non sarebbe giusto eliminare un'evoluzione di millenni, la nostra, in favore di creature che in fondo non sono mai nate.
Fece una pausa per accendersi una sigaretta, sentendosi sempre più a disagio. Come tutte le volte che doveva discutere quell'argomento. Si maledì internamente per avere incominciato a palarne lui per primo. Era evidente la superficialità con cui affrontava il discorso. D'altra parte, come parlare volentieri di fatti che odi?
- E poi c'è senz’altro qualcosa di vero nella loro presunta malvagità. - proseguì in tono brusco. - Per esempio la figlia di un mio amico è stata violentata. Ebbene, ha potuto indicare con sicurezza che è stato un androide. E questa non è una fola. - concluse sbattendo il bicchiere sul tavolo.
- E tu sei sicuro che sia stato un andy? - ribatté Giulia sporgendosi leggermente in avanti. - In quei momenti non è possibile capire chi o che cosa sia che ti è addosso. Dopo, forse … Ne sono sicura, anche se, personalmente non ho mai avuto esperienze del genere. E poi la violenza carnale è sempre stata presente nella storia. No, Lars, secondo me ci sono ancora molti fattori da chiarire sulla creatura 'androide'.
La gente si è costruita una psicosi tutta sua, accontentandosi dello sfogo che può dar loro questa caccia alle streghe, senza notare i punti scuri e le eventuali stonature.
Fece una pausa per ingollare un sorso di Martini, poi proseguì.
- Non voglio dire con tutto questo discorso che sia completamente sbagliato non pensare, e uccidere solamente gli androidi. Se sono creature così malvage, lo meritano senz'altro. Però … tutta questa pubblicità a beneficio di uomini politici e scienziati, non mi va. Anche la tecnocrazia impostaci dai cervelli elettronici, e il congresso e balle varie, mi puzza. Il solo fatto che stiamo qui a parlarne, mi sembra abbastanza indicativo sul lavaggio che ci hanno fatto, no? - concluse con voce leggermente alterata.
Lars la fissò sorpreso. C'era qualcosa nel suo viso … un'emozione particolarmente intensa, indefinibile …
La ragazza, sui diciassette anni, camminava svelta per la strada, rabbrividendo a ogni folata di nebbia che il vento le portava.
Ad un incrocio con una viuzza buia, si sentì afferrare alla gola. Prima che avesse il tempo di urlare, due braccia robuste la trassero nell'ombra.
Un respiro fetido sul collo, mani pelose sulla gola … e poi più nulla.
Si afflosciò, svenuta, o forse morta.
Il bruto le fu sopra, le strappò gli abiti di dosso e la prese, in mezzo al sudiciume e al puzzo dei rifiuti.
Emise dei rantoli di piacere quando raggiunse l'orgasmo.
Singhiozzi brevi, che risuonarono soffocati nella nebbia, fra le pareti malandate che fiancheggiavano la striscia di terra che si fregiava del nome di strada. Poi, si rivestì in fretta e si allontanò.
La luce dei lampioni del corso, illuminò la sua figura.
Un uomo sulla quarantina, elegante. Indossava un costoso cappotto di cammello. Un tipo per niente bestiale: distinto semmai. Solo gli occhi, nel volto asciutto erano freddi, duri.
L'uomo si portò sul marciapiede di fronte e attese. Un ragazzo passò fischiettando davanti al vicolo. "Cappotto di cammello" estrasse una pistola e fece fuoco. Un solo colpo, bastò: il ragazzo cadde a terra, fulminato.
- Aiuto! Presto, un androide ha violentato una donna! - gridò l'uomo. La sua voce era calda, ben intonata. Il suo timbro di basso gradevole. Non si alzò più di tanto.
Gli occhi luminosi di diverse finestre ruppero l'immobilità della nebbia. Molte porte vomitarono gente, brave persone ispirate da un odio più che legittimo. Qualcuno chiamò la polizia. Qualcun altro strappò pezzetti di giubbotto del ragazzo, come ricordi. La ragazza ... non era importante … una vittima dei mostri …
L'uomo col cappotto di cammello, confuso nella turba schiamazzante, osservava placido le conseguenze del suo gesto.
All'arrivo della polizia, approfittò dell’eccitazione generale per allontanarsi nella nebbia, scomparendo. Indisturbato.
Sabato sera. Lars portò Giulia da alcuni suoi amici italiani, membri di una delle molte sette religiose che negli ultimi tempi proliferavano.
Non fanatici, gente comune che aveva trovato nella religione raffazzonata di qualche orientalista il preteso per riunioni mondane e bagordi.
Si stufarono presto. Quattro passi, le luci soffuse di una discoteca. Un piacevole senso di abbandono, un rilassarsi tranquillo nel tepore di una musica languida.
Quando si lasciarono, Lars la baciò. Senza romanticherie, così, perché ne aveva voglia. Lei gli si abbandonò con un trasporto tale che tradì palesemente i suoi veri sentimenti. Lars ne rimase stupito.
- Senti, - gli disse lei mentre lo scostava dall'abbraccio morbido del suo corpo. - Perché domani non vieni a pranzo da me? Non ti prometto niente visto che non sono una cuoca eccezionale, però posso vedere di rimediare qualcosa.
Lars, piacevolmente sorpreso dai sottintesi impliciti nell'offerta, annuì.
- Per me è O.K.. E a che ora ...
- Mah, verso le undici, mezzogiorno. Non prima però, mi raccomando!
- D'accordo, - disse Lars. Si piegò a baciarla sulla fronte e scese dalla macchina. - A domani, allora!
- Bye! Ciao! - disse Giulia, mettendo in moto. La macchina sportiva guizzo in avanti e si allontanò rombando.
- Pazza! - mormorò Lars. - Un giorno o l’altro si ammazza.
Quella notte Lars si masturbò. E non per la prima volta da che aveva conosciuto Giulia.
- Dio, Dio, - sussurrava con voce ansante rivolto al soffitto, - ti prego, fa sì che me la scopi. Lei è così diversa …
"D.N.A. Sostanza complessa presente nei nuclei cellulari sia vegetali che animali, nonché …".
- Ecco a che punto siamo! Adesso ci pompano nel cervello nozioni di biologia per tele! Sempre a proposito di quei bastardi d'androidi, naturalmente. Dio Santo, possibile …
- Non bestemmiare! Non ce n'è assolutamente bisogno.
Faccio quello che voglio. Fregatene tu!
- Sì, ma …
- Zitta! Voglio sentire.
- Si, così ti masturbi mentalmente, con i tuoi andy … ma usa il tuo odio per cose più proficue, piuttosto!
- Brutta figlia di puttana, hai finito o no?
- Ne avrei cose da dire …
- Brava, me le dici dopo, eh? Ora zitta, altrimenti …
"E perciò il congresso raccomanda ai cittadini di munirsi attraverso le apposite catene di distribuzione del nuovo proiettore ad infrarossi combinati. Se il raggio di tale proiettore viene diretto su una qualsiasi persona sospettata, si accende una luce sull'apposito quadrante, qualora l'identificazione sia positiva. Il proiettore non è molto ingombrante, della grandezza di una scatola di cerini, circa, e può stare comodamente in una mano. Gli esperti assicurano dopo attenti studi che esiste una percentuale altissima per una individuazione quasi certa dell'eventuale androide …"
Le ruote della macchina frusciavano sommesse sulla ghiaia del viale, districando velocemente il paio di chilometri che separavano la villetta di Giulia dalla statale.
Una casetta modesta, senza pretese. Rannicchiata nell'ombra di una collinetta avvolta da festoni di brina e da cespugliose piante di sempreverdi.
Giulia era lì, sulla soglia. Si stringeva i gomiti con le mani, una sigaretta fra le dita.
Lars scese dalla vettura e l’abbracciò, rabbrividendo al delizioso contatto della pelliccia che lei indossava. La seguì attraverso il morbido soggiorno, soffice come la tana di un animale da preda, fino alla cucina.
- Mmm, che buon odorino! - esclamò avvicinandosi ai fornelli.
- Mi aiuti? - disse Giulia levandosi la pelliccia e indossando un colorito grembiule a fiori - Dai, prendi la teglia con la salsa e mettila … no, non quella: l'altra!
Fai attenzione che la rovesci ... ecco, lo sapevo!
Lars, senza sapere come, si ritrovò sbattuto in poltrona con un bicchiere in mano.
- È meglio che stai lì, pasticcione. Con te vicino non è pronto nemmeno stasera. Per di più, adesso mi tocca anche pulire! - gli disse Giulia con un sorriso. Lars la guardò con un misto di ammirazione e tenerezza mentre lei sculettava e canticchiava in mezzo a pentole e odori. Non ti starai mica innamorando, si disse, scuotendo il bicchiere per sciogliere il ghiaccio, non sarebbe da te. Le donne vanno prese, usate e gettate via una volta terminata la loro utilità. Qualche scopata senza problemi, e via …
La situazione era molto simile a fatti successivi prima di Giulia.
Il soggiorno quieto, una donna vicino, liquore … forse se n'era servito un po' troppo a stomaco vuoto. Lo stava invadendo una piacevole sonnolenza.
- Ehi, accendi la tele! Dovrebbe esserci il notiziario …
"Si avvisano i cittadini tramite la trasmissione di questo notiziario che la volontà del congresso, viene personificata dalle seguenti disposizioni. Sarà predisposta una taglia di dodicimila crediti per ciascun androide ucciso.
Tale taglia verrà immediatamente accreditata alla consegna di ogni soggetto. È inoltre all'esame del congresso una proposta di legge per la formazione di un comitato di vigilanza e studio della situazione …"
- Si sono decisi finalmente! Era ora che facessero qualcosa di positivo.
- Ma li odi così tanto questi poveracci, Lars?
- Lascia perdere! Se solo ci penso mi viene da vomitare. Immagina un po' quando escono dalle vasche, viscidi di liquido, glabri e rosei come vermi …alcuni di loro dicono che nascono già anziani, per confondersi meglio …, Brrr.
- Ho sentilo però che ci sono delle ragazze favolose fra di loro. Aspetta, deve esserci la foto di una di quelle sul giornale di ieri ... dove cavolo l'ho messo …
- Lascia stare!
- Ma volevo solo ...
- Non mi frega niente di quelle puttane! Buone soltanto a quello. Anzi, se vedessi una puttana sapendo che si tratta di un andy, mi affretterei a farle la festa!
"Per assicurare la perfetta efficienza del servizio, sarà necessaria la collaborazione di ogni cittadino, con la tempestiva segnalazione di tutti i casi sospetti … "
Giulia era molto esigente a letto. Lars, che prima di adesso aveva limitato le sue "prodezze amatorie" a qualche sveltina, arrivava ora a considerare la normale "abilità amatoria" di Giulia come qualcosa di trascendentale. E perciò per concludere la dolce sudata, come la chiamava sempre Franz, si era dovuto impegnare più del solito. Non che la cosa gli dispiacesse, tutt’altro, però … aveva previsto un certo giro di parole, uno schema di corteggiamento per arrivare a quello. E invece? Niente. Poche parole e via.
Una sola cosa stonava con l'armonia della conquista. Perché Lars non aveva dubbi di essere stato lui a conquistare.
Eppure, le lacrime di Giulia, stonavano col tutto. Lei, dopo, si era messa a piangere. Un pianto breve, fatto di singhiozzi violenti, che la scuotevano.
Lars non ne comprendeva la ragione. E adesso riesaminava mentalmente tutto ciò che aveva detto e fatto, cercando di individuare un qualche punto debole nel suo modo di agire, una smagliatura nel suo comportamento. Che si sia accorta che non me ne frega niente di lei, si disse, maledizione, avrei dovuto essere più cauto. Però … chi se l'immaginava così sensibile …
Provò una specie di stordimento osservandola. Stava al centro del letto, rannicchiata. Teneva il capo reclinato con aria stolida.
Lars scese dal letto e prese una sigaretta dalla tasca del cappotto. L'accese e si lasciò cadere su una poltroncina, vicino al muro.
- Giulia … io … - cercò di parlare, di dirle qualcosa. Si sentiva la gola arida e le parole non volevano uscire.
Lei non sembrava cosciente della sua presenza, come se non esistesse.
D'improvviso si riscosse. Con un singulto stese le lunghe gambe e si alzò in piedi. Nuda. Si diresse a un armadio, l'aprì e ne trasse una chitarra.
Si acciambellò sul tappeto e per qualche istante sembrò meditare, pensierosa. Le sue dita accordarono distratte lo strumento.
Alzò la testa di scatto e fissò Lars.
- Lars! Oh Lars, sapessi quanto è duro essere umani … - disse in un singhiozzo. Lars la guardò sconcertato.
- Non ti sei mai chiesto cosa sia veramente l'umanità vera? - proseguì con voce più normale. – Sai, io me ne sono fatta un'opinione tutta personale, in base alle mie esperienze. Per me l'umanità di una persona si esplica in funzione della gente che quella persona frequenta. E per umano, per umanità intendo qualcosa che non si può misurare, un sentimento verso i tuoi simili, verso il mondo che ti circonda.
Anche la solitudine è umana, e anche il dolore. Ti sembra un discorso senza né capo né coda? Pensa quello che vuoi …
Ti sei mai chiesto, Lars, se i tuoi odiati androidi provino il dolore o i sentimenti dei loro creatori umani, lungi dall'idea che essi si sono fatti di loro?
- Non capisco proprio dove tu voglia arrivare, - gracchiò Lars. La voce disperata di lei gli fece scorrere un brivido gelido lungo la schiena, scorticandogliela con le sue zampette viscide.
- Penso proprio che tu non te lo sia mai chiesto - concluse Giulia con un mormorio. Le sue dita scorsero veloci le corde della chitarra.
Dapprima tenue, poi in un crescendo cristallino la musica si diffuse nella stanza. Note limpidissime, che scivolavano delicate sui muri, lambivano i vetri appannati delle finestre, s'intrecciavano setose ai tappeti.
E fu in mezzo a quella cascata argentea che successe.
Una luminescenza vaga si cristallizzò lentamente davanti a Giulia.
Un vortice nebuloso, duttile, di colori, una figurina che danzava. Lars, pallido per la tensione, osservava muto.
Una ragazza che ballava. Poi un uomo che ballava. Poi dee, tre, dieci, una miriade di figure. Una danza campestre, contadini che alzavano i pugni ossuti verso il cielo arido, guerrieri scintillanti nelle loro armature che combattevano. Uno scivolo e dei bambini che giocavano. Uno schiavo che moriva sotto la sferza del padrone, maledicendolo con lo sguardo appannato. Occhi terrorizzati, stravolti dal dolore. Animali al pascolo, un cielo scarlatto, troppo intenso per essere di questo mondo.
Giulia che ballava, che faceva l'amore, Lars che pregava e correva.
Giulia che saltava in ginocchio a Lars e lo guardava, e lo accarezzava mestamente, il capo reclinato. Foglie che turbinavano, un ragno tesseva la sua tela iridescente sul mondo.
Un uomo che moriva, e tante persone che soffrivano la sua morte e urlavano, e si torcevano assieme a lui, partecipi della sua agonia. Un'intensità allucinante di dolore, la sensazione di venir strappato in pezzetti minuscoli, di essere comune ad altre menti, Dolore. Lars visse tutto questo.
Giulia al centro della stanza suonava e piangeva, fissandolo. E ad ogni sua lacrima una scena nuova si accavallava alle scene, colori e morte. Dolore e vita.
Un ultimo trillo e la musica si dissolse, lasciando solo una donna in lacrime, china sul suo strumento. I capelli corvini le ricadevano in morbide ciocche sul volto.
Nella stanza il tempo sembrava essersi congelato in un silenzio vischioso. Lars sentiva un prurito nella mente. E d'improvviso, capì.
Il suo cervello sconvolto accettò la verità e un nodo amaro gli chiuse la gola.
- È dunque questo che pensano gli androidi. - mormorò.
Giulia alzò gli occhi e lo fissò. Dolore, dolore... a Lars rammentava un cerbiatto ferito in attesa del colpo di grazia del cacciatore.
- Queste e tante case simili. - disse lei in un soffio. - Perché gli uomini non ci accettano.
- Accettarvi! - ripeté raucamente Lars. - Come possiamo accettarvi quando le vostre azioni, i vostri terribili crimini parlano per voi! - concluse con enfasi.
- Povero Lars! - disse Giulia scuotendo tristemente il capo. - Quando mai imparerai a non ammanarti con opinioni che non sono le tue e a pensare con la tua testa? Se una belva braccata uccide i cacciatori secondo te è un crimine? Noi siamo le belve da stanare e distruggere! Eppure nell'ombra delle nostre tane vi amiamo lo stesso. Perché credi che sia venuta con te? Forse per prostituirmi o per guadagnare una persona in più alla nostra causa? Se lo credi veramente, ciò che provo per te è del tutto inutile!
Lars si mosse a disagio sulla poltroncina. Una penosa incertezza lo stava invadendo, sovrapponendosi alla fredda morsa di paura che gli attanagliava i visceri.
- Ma ... quali sono i vostri scopi, cosa avete in mente … - disse debolmente. - Possibile cha sia tutto sbagliato? - Un dolore sordo gli pulsava nella mente.
- Non riesci veramente a capirli? - alitò dolcemente Giulia.
- Io … non so, - mormorò Lars.
- Vedi, Lars. Noi, i cosiddetti superuomini, non siamo … non ci consideriamo altro che un’estensione degli umani, del pensiero umano. VOI ci avete creati, a vostra immagine e somiglianza. E da parti di voi stessi. Come possiamo dunque odiarvi? Non vogliamo essere servi perché anche noi sentiamo un’anima sotto la pelle, e nemmeno vostri padroni … - fece una pausa e si guardò le mani. Le aprì e le richiuse come se le vedesse per la prima volta. - Siamo ancora fanciulli, - proseguì sommessamente - e l’istruzione che ci tramandiamo a vicenda non ci rende certo più maturi. Gli uomini hanno l'esperienza dei secoli a guidarli. Noi no. Abbiamo ... solo voi.
Siamo i vostri figli, Lars, e non serve rinnegarci. Se ci prendeste per mano e ci guidaste noi potremmo aiutarvi molto … forse potremmo darvi anche le stelle.
- Non è certo … non avete scelto il sistema più semplice per dimostrarci la vostra amicizia! - squittì Lars.
- Sì, forse abbiamo sbagliato … ma come avremmo potuto fare? Dio mio, non comprendi che è il vostro stupido orgoglio, la vostra paura a caricarvi di pregiudizi su di noi? La bestia è in noi, Lars, e anche nell’animale Uomo. E continuiamo a svezzarla col sangue, a farla crescere. Noi per ribellione verso l'ingiustizia, voi per terrore. Terrore della vostra stessa estinzione; siete già estinti come razza, Lars.
Il mio non vuole essere un processo, ma è8 ridicola la foga con cui vi abbarbicate ai vostri ideali di fratellanza universale … i vostri grandi ideali ... adesso siamo noi i negri, i pellerossa, e i cristiani!
Nel suo sguardo c'era tanta tristezza e rabbia e amarezza e qualcos'altro di insondabile. Qualcosa che fece fremere Lars. Con dita tremanti si versò ancora del liquore.
- Giulia … non è facile capire. Fin da piccolo io … Dio santo, perché! Perché … ululò gettando la testa indietro a fissare il soffitto.
- Perché? - disse lei con amarezza. - Non esiste un perché. Hai trovato una ragazzotta come tante, e nella tua ingenua crudeltà ti sei sentito in dovere di sbatterla. Non prevedevi che la tua macchina per fottere si rivelasse come la tua nemesi, eh? - concluse con ironia. Lars la percepì mentalmente come una staffilata.
- Sei crudele, Giulia … - disse con voce roca.
- Crudele? - replicò lei. - No, Lars, sei tu che sei debole. Nonostante i tuoi atteggiamenti sicuri non hai avuto mai la forza di ribellarti e ti sei adagiato in una tranquilla routine, una falsità di atteggiamento che ti dava la sicurezza di fronte al mondo. Quel mondo che ti fa tanta paura. Una maschera come tante, ma io ti ho capito, Lars. Forse meglio di quanto tu stesso ... - Lo guardò di sbieco.
Adesso tremava visibilmente. Strinse i denti, per non ceder e alla pietà. Ora o mai più. Forse … - E adesso cosa farai? - proseguì. - No, non parlare. Lascia che sia io a dirlo. Mi denuncerai. Uno sporco andy, come quello che hai ammazzato tempo fa. Hai sentito quello che proviamo quando uno di noi muore, vero? L'ho smorzato, per non farti troppo male, perché in realtà è molto più terribile. La mente del moribondo viene lacerata, suddivisa e assorbita in ogni sua più piccola componente. E per molti giorni, prima che il tuo nuovo compagno sia integrato, la nostra personalità resta sdoppiata. Esperienze e desideri che non hai mai provate prima ti tormentano, dolori antichi affiorano … Si, Lars, IL BASTARO CHE HAI AMMAZZATO È QUI CON NOI ADESS0, E PARLA PER BOCCA MIA. E oltre a me ti sei scopato lui e tutti gli sporchi andy morti prima di lui. Ed egli ricorda ancora la sua agonia! - concluse quasi con rabbia alzandosi in piedi.
- NO! - Lars si alzò di scatto e la fissò, terrorizzato a morte.
Le gambe gli cedettero improvvisamente e cadde in ginocchio.
- No! - ripete, alzando le braccia come per supplicare.
- Vai Lars. Vai a denunciare l'ultimo sporco andy. - disse Giulia. La sua voce trasudava pena e compassione. – Oggi hai sofferto, e mi dolgo di esserne stata la causa. Però …domani è un altro giorno e gli andy forse non li considererai più tanto sporchi …. - concluse, allungando una mano a sfiorargli la guancia. Lars sentì nella mente, lieve come una piuma, una triste carezza, un accorato addio …
- Pronto? Sono Lars Abriss, registrato col numero K 392/1497-A. Vorrei denunciare una persona, una certa Giulia Fossar, si, una donna. Ho fondati motivi di credere che sia un androide. Il suo indirizzo? È una villetta a circa un paio di chilometri dalla statale 789, al chilometro 200. Si, una villetta … per la taglia? Mi avvertite vai? Va bene allora. Buongiorno …
- Signor Abriss? Qui il comitato di vigilanza della terza sezione di polizia. Volevamo avvertirla che la persona da lei segnalata … si, una certa Giulia Fossar. Bene, era davvero un androide. Abbiamo potuto esaminare il suo corpo e ...
- L'avete uccisa? - gracchiò Lars. Senti il sangue precipitarglisi nelle vene con un rombo.
- Come? No, signor Abriss. Siamo arrivati a casa sua mentre stava partendo. L'abbiamo seguita fin sull'autostrada.
Guidava come una folle e ... si è scontrata contro un camion che proveniva in senso inverso. Noi da dietro abbiamo avuto l'impressione di un gesto deliberato. Per la taglia …
Lars non ascoltava più, Lasciò cadere il telefono come se scottasse. Come un sonnambulo si alzò dalla poltrona e si avvicinò alla finestra. Gli alberi ormai privi delle foglie erano coperti da un sottile strato di brina, che riluceva debolmente sotto la fosforescenza appannata della nebbia.
Sembravano fantasmi, lugubri braccia scheletriche protese a graffiare il cielo.
Bruscamente Lars si staccò dalla finestra e si sprofondò nuovamente nella poltrona. Riagganciò distratto la cornetta del telefono.
Si accese una sigaretta. "Una carezza nella mente …" Tirò un paio di boccate e la spense con rabbia sotto il piede.
Allungò la mano e prese la chitarra appoggiata al tavolino. Un dono d'addio. Infilò una mano nel foro della cassa e ne trasse un foglio. Lo lesse.
" … potrai sentire ancora la mia carezza nella mente.
I tuoi discendenti sapranno solo che questo periodo di lotta e di dolore, si è concluso per il meglio. Per me il dolore non ha più significato. Sono ormai, o lo sarò presto, parte di una mente collettiva ben più importante dell'individualità che mi lascio alle spalle. E posso già vedere per gli eoni che seguiranno quale sarà il mio vero essere. Una moltitudine di presenze, di ogni razza e colore, umani e non. Forse un giorno ci sarà posta anche per te, per tutti gli uomini in questa grande mente …"
Lars posò la lettera con un sospiro. Pizzicò le corde della chitarra, dapprima esitando, poi via via più sicuro.
Le note scorsero fluide sotto le sue dita, le lacrime volavano amare sul suo volto. E nella nebbia umida che gli appannava lo sguardo, gli sembrò di scorgere una figurina danzare, danzare …
da "The Time Machine" n. 1/’79
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