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Liel


di Marco Abate


Prologo

Liel: l'unico mondo di un sole nascente. Un mondo albeggiante e purpureo, un mondo giovane.

Un'atmosfera sottile, che si raccoglie lentamente, fuggendo dagli spazzi; una terra desertica, illuminata dai primi raggi di un'enorme stella rossa.

Un pianeta nascente ma già vivo. Il diverso lo popola, lo riempie; qui il silenzio assorda, l'aria disseta. Piante vagano alla ricerca del Lago; animali strisciano nell'aria, bevendo la luce del sole e fuggendo quella della Luna; larve nuotano nella terra per poi scivolare sulla superficie.

Anche l'intelligenza vi dimora: una pallida promessa di una futura saggezza ma pur sempre pensiero. Vivono in comunità, cercando di sopravvivere.

Questo è Liel: strana vita, strana morte.

Ma è anche altro.


I

Ombre si aggiravano per il luogo: uno, due, tre, quattro cinque esseri attorno ad un sesto, steso sull’aria. Era presente l'intera comunità: era un momento imporrante.

L'essere steso si agitava, si lamentava; due si avvicinavano, preoccupati, ma lui li allontanava, con un gesto.

L'altra triade adesso era in disparte, immersa nella preghiera rituale. A poco a poco l'aria stava diventando più calma, più silenziosa; tutti attendevano ansiosi. Il momento si avvicinava.

S'iniziavano ad intravedere i primi raggi del sole; era il nuovo giorno che, silenziosamente, si annunciava.

Poi, si spegneva il lamento, togliendo ogni rumore dalla stanza. Un essere, Treil, si chinava sul corpo steso, e raccoglieva qualcosa.

Si levava un pianto acuto, violento.

È nato.


II

I cantori narrano che, subito dopo la sua creazione, Liel fosse un pianeta così bello che gli dei, al solo vederlo, ne rimanevano affascinati.

Volendo preservarlo da ogni mutamento, lo trasportarono fuori dal tempo, nel Nulla, rendendolo visibile soltanto a loro.

Ma gli dei sono incostanti, e presto lo dimenticarono.

Passarono anni, secoli, eoni e Liel rimaneva immobile nel Nulla, mentre l’universo si evolveva, raggiungeva il suo massimo splendore, decadeva e rinasceva.

Poi, nacquero nuovi dei con nuovi attributi; tra essi Alenni, Emedorn e Colgria divennero le divinità della Ricerca. I loro viaggi, le loro esplorazioni si stendevano soprattutto nel cosmo, ma comprendevano anche parte del Nulla, del temibile e intoccabile Nulla.

E trovarono Liel.

Subito videro la sua bellezza e immediatamente decisero di toglierlo dal Nulla, che non amavano. Trovarono una stella, nascente, rossa, la ritennero adatta e ve lo posero vicino. Poi osservarono di nuovo, e videro che, uscito dall'immobilità del Nulla, Liel non era più perfetto: mancava la vita.

Subito Alenni guardò l'aria e creò gli uccelli; subito Emedorn guardò il Lago e creò le piante; subito Colgria guardò la terra e creò i rettili.

Ma non bastava. La loro opera rimaneva statica, incompleta; mancava la Ricerca, mancava l'intelligenza.

Alenni pensò a lungo e infine creò il primo maschio, Aab; Emedorn pensò a lungo e infine creò la prima femmina, Aea; Colgria pensò a lungo e infine creò il primo medio, Ell.

Aab, Aea ed Ell furono creati insieme; insieme si videro nascere, insieme iniziarono a vivere, insieme formarono la prima triade.

I tre dei osservarono nuovamente Liel e furono soddisfatti. Quindi ripartirono, sempre alla Ricerca del Tutto.


III

Dulm il medio, Sall la femmina e Treil il maschio osservavano il loro figlio.

- È vivo - diceva Treil, e Sall e Dulm annuivano.

- È bello - diceva Sall, e Dulm e Treil assentivano.

- È un medio- diceva Dulm, e questo era l'importante; con questa nascita, con questo bambino, con Silm, una nuova triade era completa.

- Sia fatta festa, - concludevano insieme, e si voltavano. L'altra triade, Tolf, Merr e Dali, concludeva la preghiera, e si avvicinava, in silenzio ma felice, come Dulm, come Treil, come Sall, una felicità che non poteva e non doveva rimanere chiusa, ma usciva dal Luogo, per avvolgerlo, gridando la sua esistenza al cielo, al sole che si era appena levato sull'orizzonte, agli uccelli striscianti che accorrevano lenti, ai serpenti due - gambe che si avvicinavano incuriositi, alle piante che vagavano pazienti, ai flogs che scavavano sicuri, ai gatti rotanti che scivolavano lontani.

Altri ancora accorrevano: Galt e Tles, una femmina ed un maschio, i figli di Tolf, Merr e Dali, come un turbine nella pianura assolata, un turbine di gioventù e di vitalità.

E poi tutti si slanciavano nell'aria e correvano, si libravano e s'inseguivano mentre i serpenti due-gambe costruivano i loro nidi e gli uccelli striscianti si univano al volo; e Silm imparava a volare e conosceva Liel e giocava con Galt e Tles, tutti felici, tutti vivi.

E poi, ed infine, e sempre:

- Che festa sia fatta!


IV

Si narra che, dopo la dipartita di Alenni, Emedorn e Colgria, Liel rimanesse senza dei per molti secoli.

La vita vi aveva ormai trionfato, ricoprendo l'intero pianeta e rendendolo ancora più bello, quando essi si riaffacciarono al suo orizzonte, erano Azot e Zota, gli dei del Tempo.

La perfezione di Liel colpì anche loro, inducendoli a fermarsi. Il pianeta rimase immobile, a subire la visita.

Zota e Azot camminarono per le pianure, nuotarono per i mari, volarono per l'aria e Lie gli piacque.

Zota ed Azot osservarono gli uccelli striscianti, videro i serpenti due-gambe, guardarono i lieliani e Liel gli piacque.

Così Liel conobbe i suoi nuovi dei, che si sistemarono sui due emisferi del pianeta. Vicino a Zota il tempo andava avanti, gli uccelli strisciavano verso la luce del sole le piante cercava il Lago, la notte seguiva il giorno; vicino ad Azot il tempo tornava indietro, gli uccelli strisciava lontano dalla luce del sole, le piante fuggivano il Lago, la notte precedeva il giorno.

E presto fu il disastro. al limite fra Azot e Zota, due uccelli striscianti si colpirono e si uccisero: era la Morte, che entrava su Liel.

Quando i tre dei avevano creato la vita, non avevano creato la morte; era compito del Tempo farlo.

Ma questo non piacque ad Azot e Zota, che decisero di rimediare.


V

I preparativi della festa erano lunghi e laboriosi, ma tutti vi si dedicavano allegramente, come richiedeva l'occasione.

Prima di tutto si spianava una grande zona di terreno, fino a renderla simile ad uno specchio, vi si scavavano otto crateri, poco profondi, e li si collegava, aiutati dai flogs, con gallerie.

Poi arrivavano gli uccelli striscianti che portavano la sabbia presa sulle rive del Lago e la posavano accanto ai crateri, dove veniva bagnata e lavorata fino a costruire otto torri cave, alte due volte un lieliano. Sulla sommità venivano poste reti fabbricate dai serpenti due-gambe, che sporgevano nel vuoto fin quasi a toccarsi.

Ecco ora i gatti rotanti che, passando, lasciavano rapidamente cadere nei crateri il cibo, per poi allontanarsi. Erano i bambini che scendevano a lavorarlo, rendendolo molle ed elastico, proprio com'era migliore.

Era quasi tutto pronto, ormai, quando Tolf e Merr si allontanavano silenziosamente, per poi ritornare soddisfatti poco dopo.

Il rosso sole di Liel calava sull'orizzonte, illuminando lateralmente la distesa delle torri, sottili eppur maestose; si annunciava una perfetta notte senza luna. Dulm, Sall e Treil si guardavano tranquilli, felici, e guardavano loro figlio. Poi si voltavano verso l'altra triade, ma non rompevano il silenzio.

Liel era bello al tramonto e loro lo sapevano.

Gli ultimi raggi del sole si spegnevano e per un attimo lo sguardo poteva spaziare per l'immensa pianura che li circondava; il loro mondo, e loro lo amavano.

Poi l'attimo passava, e si allontanavano per concludere gli ultimi preparativi.

La festa stava per incominciare!


VI

Un po' alla volta arrivavano anche gli ultimi partecipanti alla festa, serpenti due-gambe, flogs, uccelli striscianti. Salivano sulle torri e si posavano sulle reti, alle estremità, attendendo i lieliani.

Giungevano lenti, solenni: Treil, Dulm e Sall davanti, Tolm, Dali e Merr in coda. Al centro una torre, con tre porte, più alta delle altre. La processione giungeva allo specchio e lo lasciava, muovendosi ora nell'aria; roteava intorno alle torri, sfiorando le reti. Poi gli uccelli striscianti si lanciavano anch'essi nell'aria, formando una stella, al cui centro ponevano la processione, che ora scendeva lentamente, preceduta dai serpenti due-gambe, che tessevano le reti per la nuova torre, mentre i flogs avevano già scavato un nuovo cratere, alla stessa distanza da ognuno degli altri; e qui si posava la torre.

Tutti ora la attorniavano, in silenzio, in attesa, nel buio della notte; poi, un lieve suono si levava, le porte aprivano e lentamente, tranquillamente ma solennemente e gioiosamente, ne usciva la nuova triade, Silm, Galt e Tles, che annunciava l'inizio della festa.

E allora tutti si muovevano felici, verso le torri, e scalavano e si tuffavano al loro interno, nel cibo. E poi: mangiare, volare, giocare, mangiare, felici, giocare, cantare, colori, torri, felici, sicuri, nuovi, mangiare e poi gioia, e ancora gioia, gioia!

Arrivava un gatto rotante che scivolava rapidissimo sullo specchio, saltando poi sulle reti; arrivava una pianta, che si aggirava cercando una strada per il Lago. Silm dominava la festa, era ovunque, in ogni luogo, in ogni tempo, sempre ben accetto; e tutti erano felici.

Poi, al culmine della festa, che ne annunciava una prossima fine, Tolf e Merr si allontanavano nuovamente, quasi di nascosto.

E allora era uno scoppio di colori, di luci, di suoni, una nuova allegria riempiva l'aria, una nuova musica raggiungeva le orecchie e poi colori, suoni, allegria, luci, ed altro, sempre altro.

Tutti rimanevano incantati ad osservare il Regalo di Tolf e Merr, per poi riprendere durata fino al mattino dopo, quando gli invitati se ne sarebbero andati. Allora Sall, Treil e Dulm sarebbero tornati al loro Luogo, Dali, Merr e Tolf al loro, ed i bambini al loro, costruito appositamente durante la festa, per concludere la notte come la loro allegria richiedeva.


VII

I cantori di Liel non rammentano quale dio ebbe l'Idea né cosa fosse esattamente; ricordano soltanto cosa provocò.

Quando l'Idea nacque, un dio volle attuarla, e l'altro decise di imitarlo. Sospesero il Tempo per poter raccogliere materiale Zota dal futuro, Azot dal passato; poi costruirono ognuno una propria Barriera e infine le posero al confine fra i loro regni.

Una Barriera di Passato, una Barriera di Futuro. Fecero scorrere il Tempo e le Barriere si annullarono. Il Passato non può coesistere col Futuro, rimane soltanto il Presente; e il Presente non è dominato dagli dei del Tempo.

Zota incolpò Azot della scomparsa delle Barriere, Azot Zota; si dichiararono guerra. Per Liel fu nuovamente il disastro: il Passato si confuse col Futuro, il prima col dopo; le piante non riuscirono più a viaggiare, gli uccelli a strisciare, i lieliani a pensare; il giorno si mischio alla notte, la Luna si fermò: il capolavoro degli dei stava per essere annientato, da due di loro.

Infine Azot e Zota se ne accorsero e cessarono la battaglia. Liel era ormai quasi completamente distrutto: solo pochi superstiti si trascinavano stentatamente per la superficie devastata del pianeta. I due dei decisero, per rimediare almeno in parte, di evitare in Futuro ed in Passato altri disastri simili. Ripresero l'Idea, e di comune accordo l'attuarono.

Nacque così la Barriera, stavolta unica e resistente, che avrebbe salvaguardato Liel da ogni incontro del Passato col Futuro.

Ma ad Azot e Zota questo non bastò: vollero suggellare in maniera più duratura il loro patto.

E allora, istituirono lo Scambio.


VIII

Era giunta l'ora dello Scambio: anche l'aria e la terra lo dicevano. Bisognava prepararsi.

Lo Scambio avveniva alla Barriera, un lungo viaggio; lunghi erano quindi i saluti, riluttante era la partenza. Soprattutto Silm non voleva iniziare il viaggio, non voleva abbandonare Galt e Tles, ma alfine veniva convinto.

Dulm, Sall, Treil e Silm sarebbero partiti volteggiando verso sud, dopo la preghiera rituale a Zota, alle prime luci dell’alba, per poter viaggiare il più a lungo possibile. Galt e Tles sarebbero rimasti a vederli partite e li avrebbero osservati scomparire, mentre il sole nasceva; sarebbero poi rimasti ancora ad aspettare fino al loro ritorno.

Il viaggio fino alla Barriera si rivelava più lungo e difficile del previsto; spesso si perdevano, ma venivano aiutati dagli uccelli striscianti, che gli indicavano la via giusta; spesso non trovavano riparo per la notte, ma venivano aiutati dai serpenti due-gambe, che li invitavano nel loro nido.

E poi vedevano ...

Era ormai calatala la notte e la Luna stava sorgendo, quando il riverbero del Lago diveniva visibile. Il Lago: l'unico lago di Liel, l'enorme, fondamentale Lago, che tutte le piante desideravano ma poche raggiungevano.

Qui arrivavano Treil, Sall, Dulm e Silm, dopo un'altra giornata di viaggio. In lontananza vedevano dei Luoghi, un'altra comunità; li volevano raggiungere, per potersi finalmente riposare, e quindi si avviavano, lungo le rive del Lago.

Un'ombra sull'orizzonte, un'ombra cupa, vagante: una pianta. Si avvicinava lenta, insicura, dubbiosa; sembrava dirigersi fra i pellegrini e la comunità. Sall, Treil, Dulm e Silm si fermavano: era tradizione che l'arrivo di una pianta al Lago venisse seguito nel silenzio.

Lei non sembrava essersi ancora accorta della sua meta: avanzava leggermente piegata in avanti, come stanca, come alla ricerca di una conca ove riposarsi.

Improvvisamente, si levava e si fermava, come sorpresa; sembrava guardarsi intorno, scrutare l'orizzonte; poi, decisa, camminava verso il Lago, prima lentamente, poi sempre più rapida. E intanto ne sentiva l'umidità e l'assorbiva, e cresceva, sempre più svelta, sempre più grande. Infine, raggiungeva la riva e s'arrestava. L'acqua le lambiva le radici, lei guardava il cielo: innalzava un canto alla Luna.

E intanto cresceva, cresceva, divenendo sempre più alta; la sua sagoma si stagliava contro il cielo, illuminata dalle stelle; il suo canto saliva e scendeva e lei lo seguiva, con tutto il corpo; sembrava riempire il cosmo e voleva riempire l'aria del suo canto.

Poi, esplose, liberando i suoi semi per tutto Liel, e svaniva.

Triel, Sall e Dulm innalzavano una preghiera di saluto e, con Silm, riprendevano a camminare.

... sentivano ...

Un edificio sorgeva all'orizzonte isolato, unica ruga di un terreno ovunque piatto; cubico, senza fregi esterni e, apparentemente senza entrate.

Maestoso, dominava sull'intera pianura; solenne, invitava a raggiungerlo; gentile, offriva ombra agli stanchi pellegrini in viaggio verso la Barriera.

Dulm, Sall, Treil e Silm accettavano l'invito, e raggiungevano l'edificio. Mentre Silm si riposava e Dulm lo imitava, Treil e Sall volteggiavano fino a raggiungere il tetto, per osservare la pianura.

Vuoto, vuoto purpureo e piatto: era la Piana Centrale i Liel, dove si diceva che Zota vi avesse posto la sua antica dimora, ch'era rimasta semi-distrutta nella guerra degli dei. Treil e Sall conoscevano gli antichi canti, ed elevavano una preghiera reverente a Zota.

Il tetto era lievemente inclinato a imbuto verso il centro, dove un pozzo raccoglieva tutta la luce che vi cadeva, pur restando completamente buio.

Sall e Treil si avvicinavano, incuriositi, e decidevano d'entrare.

Era un corridoio, un corridoio verticale: porte sui lati, piccole, ravvicinate, buie, ed un'enorme porta alla fine, viva, invitante. L'unica luce proveniva da torce appese sui muri, più luminose vicino alla porta finale.

Dopo poco, Sall rimaneva indietro; Treil avanzava dimentico di tutto, verso l'ultima porta: vedeva, sentiva che doveva raggiungerla. Le porte laterali: inezie. Sall, Dulm, Silm: degli sconosciuti. Lo Scambio: un'inutile chimera; solo la porta contava. Ora era più vicina, più grande: era viola, purpurea, rossa, fuoco; desiderata come il futuro, ricordata come il passato e vicina come il presente. Cantava: una litania, dolce e lieve ma insistente e continua, che invitava a dimenticare, a cancellare tutto il passato, a ricordare solo la speranza del futuro. Non c'erano parole: solo questo continuo, morbido ed inquietante sussurro ...

Zocooootaaaaaa ...

Treil si avvicinava alla porta lentamente, immerso nel canto, nell'essenza del richiamo; galleggiava, libero da ogni ricordo; da ogni dolore e felicità passata: solo la porta restava, quella porta ormai così vicina, ormai raggiunta, toccata, socchiusa, aperta, aperta ... aperta ...

Era sul tetto, vicino all'orlo; si voltava e vedeva sé stesso e Sall entrare fluttuando nel pozzo; non lo notavano. Allora Treil si sedeva, sul tetto dell'antica dimora di Zota, ad attendere che finisse di giocare con Sall come aveva giocato con lui.

... osservavano ...

La notte della Luna: questa era la notte della Luna. Tutti gli uccelli striscianti cercavano un riparo, mentre i serpenti due-gambe si raggomitolavano nel loro nido. Solo i gatti rotanti amavano la luce della Luna, e questa notte si sarebbero raccolti attorno al Picco di Liel, dove avrebbero potuto accoglierla.

Il Picco sorgeva all'orizzonte mentre il sole cedeva il posto alle stelle e il giorno alla notte; quivi arrivavano Sall, Dulm, Treil e Silm che, stanchi, si sedevano sulle pendici del monte.

I gatti rotanti giungevano lenti, in gruppi o solitari, da tutto Liel, fin dalla lontana Piana e dalla errabonda Foresta. Il buio era ormai completamente calato prima che tutti fossero presenti.

Il sorgere della Luna: lento, quasi nascosto, di fronte al Picco. Centinaia di bocche seguivano il suo viaggio, lungo le vie del cosmo, un avanzare timido, insicuro, ma ormai conosciuto.

La notte raggiungeva il suo culmine. La Luna era sopra il Picco, ferma, in attesa. E allora, prima solitario, discontinuo, poi sicuro, totale, pieno, un lungo ululato si levava dalle migliaia di gole frementi, dai migliaia di gatti rotanti. E allora la Luna cominciava a piangere, commossa, contenta; e i gatti bevevano le sue lacrime, e ne chiedevano ancora; poi, sazi, le conservavano e le lasciavano cadere sulla montagna, per sotterrarle dappertutto, imbevendone il Picco.

La terra tremava, estatica, scossa da mille brividi; il monte si scuoteva violentemente, continuamente. Poi, un urlo: era il Picco che gridava la sua gioia alla Luna, al cielo, all'universo intero.

E infine si calmava, lentamente, placava le sue scosse, si riaddormentava.

I gatti rotanti assistevano silenziosi alla nascita dei flogs, che uscivano strisciando dalla montagna.

Anche la Luna li osservava, sicura che, una volta cresciuti e mutati, sarebbero divenuti nuovi gatti rotanti che l'avrebbero salutata.

La notte della Luna era ormai alla fine. Treil, Dulm, Sall e Silm riprendevano il loro viaggio.

... ma soprattutto avanzavano, sempre verso sud, sempre verso la Barriera.

Infine, l'avrebbero raggiunta.


IX

La Barriera era un’immensa superficie lucente, che si innalzava verso il cielo. Non aveva fine né a destra né a sinistra, dicevano i gatti rotanti, né verso il basso, dicevano i flogs, né verso l'alto, dicevano gli uccelli striscianti. Era alla Barriera che avveniva lo Scambio; in qualunque punto di essa, al momento adatto.

E qui erano arrivati Sall, Treil e Dulm, con Silm, e qui iniziavano i preparativi.

Treil prendeva il nido di serpente due-gambe che avevano raccolto durante il viaggio e lo svolgeva. Sall apriva la coda di gatto rotante che avevano ricevuto in regalo il giorno della festa. Dulm si stendeva sull'aria e poneva al suo fianco Silm.

Sall copriva Silm con la coda, mentre Treil avvolgeva Dulm col nido. Poi Dulm si alzava e prendeva in braccio Silm, avvicinandosi alla Barriera; lo Scambio stava per avvenire. Un flogs si avvicinava incuriosito, un raggio di sole batteva sulla superficie lucente.

Era il momento. Dulm sporgeva al di là della Barriera Silm, prendendo poi il bambino, il nuovo Silm, che altre due mani, le sue mani, porgevano dalla Barriera.

Lo Scambio era avvenuto. Dulm ed il nuovo Silm, quello che era e sarebbe stato Silm si stendevano nuovamente, e Sall e Treil li liberavano dal nido e dalla coda. Dopo la preghiera a Zota, Treil, Dulm, Sall e Silm sarebbero partiti per ritornare alla loro comunità, che li attendeva.


X

Al di là della Barriera, un altro Dulm raccoglieva Silm e indietreggiava. Un altro Treil ed un’altra Sall li liberavano dal nido e dalla coda. Poi, dopo la preghiera ad Azot, avrebbe continuato ad andare verso la nascita tornando dalla morte, ricordando il futuro e aspettando il passato, così come dall'altra parte della Barriera andavano verso la morte venendo dalla nascita, ricordavano il passato ed aspettavano il futuro.

Sarebbero partiti indietreggiando come indietreggiava il tempo, nel regno di Azot.


Epilogo

Questo è Liel: un pianeta nascente, ma già vivo; è un pianeta con un giovane sole ed una piccola Luna. È il mondo di due dei, Zota ed Azot, dei del tempo; è un pianeta con un unico Lago ed una montagna vivente; è un pianeta dove gli uccelli strisciano ed i serpenti hanno le gambe; è un mondo dove esiste l'intelligenza.

Ma Liel è anche altro.


da "U'ambigua utopia" n. 2, anno 3 (6), marzo/aprile ‘79






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