Home
Account
  Autori· Saggistica· Narrativa· Comics· Speciali· Cinema· Interviste· Musica CERCA   
     
Menu Principale

News precedenti

Venerdì, 05 febbraio
· Il Gondoliere
Venerdì, 15 gennaio
· Cinema d'animazione: tre esempi francesi
Mercoledì, 16 dicembre
· Fumetti Digitali
· VITA IN LETTERE (Novembre)
· VITA IN LETTERE - Ottobre 2009
Venerdì, 04 dicembre
· Il quinto principio di Vittorio Catani su Urania
Venerdì, 06 novembre
· Dalla fantascienza alla guerriglia mediatica
Martedì, 03 novembre
· De ''Gli Inganni di Locke Lamora'' e di altre stronzate...
Venerdì, 30 ottobre
· La narrativa di Ted Chiang
· VITA IN LETTERE - Settembre 2009
Martedì, 27 ottobre
· CORRADO MASTANTUONO - Tra Tex e Paperino: il disegnatore dei due mondi
Domenica, 11 ottobre
· Fissione
Domenica, 04 ottobre
· Yupanqui
Giovedì, 24 settembre
· VITA IN LETTERE - Agosto 2009
Martedì, 22 settembre
· VITA IN LETTERE (Agosto)
Martedì, 15 settembre
· Le lezioni sempre ignorate della Storia
Lunedì, 14 settembre
· Isole
Giovedì, 03 settembre
· I 10 libri da riscoprire
· VITA IN LETTERE (Luglio)
· VITA IN LETTERE - Luglio 2009
Sabato, 11 luglio
· L'ermetismo nei lavori di Alexey Andreev
Giovedì, 09 luglio
· VITA IN LETTERE (Giugno)
Domenica, 05 luglio
· I ciccioni esplosivi
Mercoledì, 01 luglio
· VITA IN LETTERE - Giugno 2009
· Futurama
Domenica, 21 giugno
· Venature
Domenica, 31 maggio
· VITA IN LETTERE (maggio)
Sabato, 16 maggio
· Il bacio della Valchiria
Giovedì, 14 maggio
· VITA IN LETTERE - Maggio 2009
Giovedì, 07 maggio
·

City of steel, city of air

Martedì, 28 aprile
· VITA IN LETTERE (aprile)
Lunedì, 27 aprile
· Ritratto di gruppo con signora
Martedì, 21 aprile
· L'ultima possibilità
Lunedì, 20 aprile
· J. G. Ballard
Giovedì, 16 aprile
· La voce nella notte
Giovedì, 02 aprile
· I primi dopo gli antichi persiani
Mercoledì, 01 aprile
· VITA IN LETTERE - Marzo 2009
Martedì, 31 marzo
· ''Il giudice di tutta la terra (The judge of all the earth)
Domenica, 29 marzo
· ''Amici assenti (Absent friends)''
Sabato, 28 marzo
· Considera le sue vie (Consider her ways - 1956) di John Wyndham (1903-1969)
Venerdì, 20 marzo
· ''A mezzanotte, tutti gli agenti…
(At Midnight, All the Agents...)''
Mercoledì, 11 marzo
· Vito Benicio Zingales e il Truccatore dei morti: intervista all’autore
· Vito Benicio Zingales: il Capolavoro noir è “Il truccatore dei morti”
Martedì, 10 marzo
· Timestealer
· Specchi irriflessi (The Tain - 2002) di China Miéville
Lunedì, 02 marzo
· La Rocca dei Celti
Domenica, 01 marzo
· Violazione di Codice
· QUANDO C'ERA IL MARE…
Domenica, 22 febbraio
· Rumspringa
Lunedì, 01 dicembre
· Il sogno delle 72 vergini

Articoli Vecchi

Area Riservata
Le voci che dalla notte


di Gianluigi Pilu


Tornando dalla base si fermò in uno dei bar del centro che restavano aperti tutta la notte. Nottambuli con volti dipinti e stravaganti abiti da sera entravano per un ultimo bicchiere. Lui, Pierre, sedeva solo nel separé. Sedeva nella divisa blu elettrico, la cravatta slacciata, il colletto della camicia sbottonato. Aveva posato il berretto sul tavolino e beveva lentamente il caffè, guardando da sopra la tazza il vai e vieni del locale.

Dopo pago e uscì e salì una dietro l'altra le scale mobili deserte fino a una delle terrazze spazzate dal vento.

Fumò una sigaretta in piedi accanto al parapetto, osservando la complessa architettura a più strati della città, gli scuri palazzi svettanti. Sulle strade sospese sfrecciavano a tratti le auto in corsa dei ragazzi che non si arrendevano, i ragazzi che testardi si giocavano la vita. tentando di strappare l'ultimo brandello di magia alla notte che dileguava.

Il cielo era coperto da basse nuvole opache che il vento sfilacciava un poco a oriente e che a occidente erano rischiarate dai bagliori rossastri delle fonderie.

- Niente stelle stanotte, - disse Pierre alla fine, schiacciando la sigaretta sotto il tacco.

Lungo una galleria illuminata del livello sottostante incrociò un gruppo di persone che tornavano de una festa e che passando lo spruzzarono di coriandoli. Proseguì senza fermarsi, ma una ragazza si staccò dal gruppo e lo rincorse.

- Che occhi tristi mon capitaine … Perdonaci per i coriandoli e accetta un fiore.

In fondo agli occhi della ragazza c'era un’allegria giovane e c'era un invito. Ma la disperazione di lui era troppo personale ed esclusiva, e non ammetteva intrusioni.

Lasciò che lei gli sistemasse il fiore sul risvolto della giacca e se ne andò lasciandola sola nella galleria, tra le vetrine illuminate e immobili dei negozi chiusi.

Tornò nell'appartamento in cui viveva solo. Gettò la giacca e la cravatta in fondo all’armadio e si versò da bere. Poi contò i giorni sul calendario che stava in cucina.


Portava in orbita la navicella. Lo faceva ogni mese e in certe occasioni due volte al mese; portava la navicella in orbita e la guidava al rendez-vous con la grande stazione spaziale in via di smantellamento che ruotava a trecento miglia d’altezza sulla Terra.

Erano gli ultimi lanci che si facessero ormai. Pierre partiva con gli uomini e i rifornimenti e ritornava con gli altri uomini che smontavano e con la stiva piena di cuscinetti a sfera. Prima c'era stato un gran transito tra la Terra e la stazione e tra la stazione e la Luna, ma erano tempi passati. La scarsezza di energia e la scarsezza di risultati li avevano fatti passare. La stazione orbitante era rimasta in attività, ma con il trascorrere degli anni i materiali perdevano i loro indici di sicurezza, e non valeva la pena di fare ristrutturazioni. Così veniva chiusa una sezione dopo l'altra e presto tutto quanto sarebbe stato abbandonato. Verso la fine qualcuno ebbe l’idea dei cuscinetti a sfera.

Nei pochi attimi necessari perché il metallo fuso si raffreddi la forza di gravità agisce sulla sfera e la deforma.

È un dato di fatto; sulla Terra non si possono costruire cuscinetti perfetti. Ma in caduta libera la situazione è del tutto diversa.

Nella stazione orbitante, sotto la sezione dei telescopi, venne impiantata una fornace atomica. Mentre gli astronomi prendevano le ultime rilevazioni, intorno a loro la stazione veniva sistematicamente smontata, fusa e riplasmata in forma di cuscinetti a sfera, preziosi per i macchinari di precisione terrestri. La fornace lavorava a pieno ritmo e gran parte della stazione, spogliata dei rivestimenti, mostrava ormai l'ossatura argentea.

La parabola discendente del programma spaziale aveva in un certo senso coinciso con il declino della vita di Pierre, con il progressivo dileguarsi della fiducia e delle speranze di lui. All'inizio Pierre era stato un ufficiale giovane e allegro. Ma gran parte di questa allegria l’aveva portata via la moglie andandosene, e tutto quel che ne restava era stato presto soffocato sotto il peso delle delusioni e della monotonia di ogni giorno. Un tempo lui era stato un ragazzo promettente, ma aveva sciupato le proprie possibilità e non aveva fatto strada e mai più ormai l'avrebbe fatta. La sua amarezza aveva allontanato presto anche gli ultimi amici. Lentamente, un passo dopo l'altro, offrendo una resistenza sempre minore a quel suo precipitare in spirale, era venuto a far parte dell'esercito senza nome che da sempre affolla le grandi città, era entrato nei ranghi disperati e solitari di coloro che evitano di guardarsi negli occhi e non possono dormire senza l'aiuto dei sonniferi.

Ma all'inizio di ogni mese, quando portava in orbita la navicella, tutto si faceva d'un tratto diverso. Quando il quadrigetto sganciava la navicella negli strati più alti dell'atmosfera e quando poi i razzi si accendevano e la loro spinta lo stringeva al torace e lo premeva forte contro il seggiolino, allora si destava dentro di lui qualcosa che per tutto il resto del tempo pareva morto e sepolto in profondità.

Era un suo io più giovane che affiorava in quei momenti, una parte di lui che aveva una sensibilità ancora fresca e sveglia e un'anima intatta, capace di provare entusiasmo e di vibrare al ritmo dei motori.

Quando il computer terminava il ciclo e i razzi si spegnevano, lui si guardava intorno con occhi spalancati. La navicella scivolava libera e attraversava la limpida notte siderale a una velocità di ventimila miglia all'ora. Da un lato ruotava lento l'enorme volto azzurro della Terra, rigato dagli ammassi e dai vortici biancheggianti delle nubi, circondato da un alone di chiarore che correva tutt'intorno alla curvatura; dall'altro lato splendevano nitide e ferme migliaia e migliaia di stelle.

Allora lui si sentiva come se qualcuno chiamasse il suo nome nella notte. Erano momenti senza paragone, e tutto il resto del mese impallidiva al confronto. La routine di ogni giorno, le ore piatte e grigie di libertà … tutto quanto diventava un lento tormento.

Per questo aveva cominciato a prendere l'acido. La notte quando non poteva dormire, sedeva nella solitudine del suo appartamento di città e faceva sciogliere le pillole amare sotto la lingua. Allora le pareti si facevano da parte e il soffitto veniva scoperchiato via. La spazio angusto della stanza si dilatava e esplodeva e lui si ritrovava immerso nell'immane vuoto nero in cui ora le stelle non soltanto splendevano, ma fiammeggiavano vicine, sempre più vicine, e sprigionavano vampe che disegnavano il profilo della moglie e degli amici perduti per sempre.

Era verso quelle fiamme e verso quei volti che tutto l’essere di Pierre si espandeva e pulsava.

L'acido riempiva le sue notti e dava una ragione ai giorni. Le conseguenze non avevano importanza, perché presto la stazione spaziale sarebbe stata smantellata del tutto. Allora anche i lanci sarebbero finiti e niente avrebbe più avuto senso.

Poi, un giorno, il secondo pilota con cui si era abituato a volare venne trasferito. Vide il suo sostituto soltanto la sera del lancio. Stringendogli brevemente la mano, Pierre gli chiese se fosse già stato in orbita.

L'altro disse di sì e non disse quasi nient’altro. Sedette in una delle poltrone e cominciò a sfogliare una rivista.

Era buio e un gran temporale spazzava la base. Dalle finestre della sala d'attesa dei piloti Pierre guardava tra gli scrosci d'acqua la massa lucente del quadrigetto in attesa sull’imbocco della pista, la fusoliera appesantita dalla navicella che sporgeva da sotto.

Il cattivo tempo faceva tardare l'aereo che portava gli uomini di turno alla stazione. Il secondo pilota sfogliava la rivista. Il tempo passava, e dell'aereo ancora nessuna traccia. Alla fine il direttore dei voli venne con la notizia.

- C’è stato un'incidente. L'aereo è stato costretto a un atterraggio di fortuna. Ci sono dei feriti e forse anche dei morti. In ogni caso, gli uomini non riusciranno più ad arrivare in tempo. Dovrete andare da soli. Il personale della stazione salterà un turno, ed è una cosa spiacevole per loro, ma non si può fare altrimenti.

Se partiamo senza passeggeri, avremo una variazione di massa considerevole … Dovremo rifare tutto il programma di lancio.

Vi daremo tutti i dati da mettere nel computer. Li stanno preparando ora. Potrete fare tutte le correzioni in volo, prima che vi sgancino. Ma bisogna fare il lancio in orario.

Non c'è molto margine.

Pierre e il secondo pilota andarono a mettere le tute.

Un inserviente li condusse su di un carrello elettrico lungo uno snodarsi di gallerie sotterranee illuminate al neon e li lasciò sotto l'imbocco della pista. Fuori la pioggia scendeva con violenza, sospinta a tratti da furiose raffiche di vento, Attraversarono di corsa la pista e si ripararono sotto le grandi ali del quadrigetto. Un meccanico tenne ferma la scaletta mentre salivano nella navicella.

Entrarono nell'aria asciutta e immobile dell'abitacolo climatizzato e attraversarono le file di sedili vuoti. Presero posto davanti ai comandi, le tute di plastica imperlate di gocce d’acqua. I cronometri di bordo segnavano mezz'ora al decollo e il secondo pilota cominciò a inserire i nuovi dati nel computer. Pierre scambio qualche frase nell'intercom con i piloti dell'aereo e controllò gli strumenti.

Alla fine vide i meccanici levare i tubi del cherosene e i cunei alle ruote e poi sparire nel buio oltre i riflettori accesi ai bordi della pista. L'aereo cominciò a muoversi, molto lento all’inizio, ma in seguito sempre più veloce. Le luci della pista scorrevano ai lati e poi il sibilo dei reattori montò d'intensità e le luci scomparvero in basso.

L’aereo salì e girò, lasciandosi su di un lato le estese strutture della base. Cominciarono a prendere quota.

L’abitacolo della navicella era pieno delle voci elettriche e dei ronzii della radio. L'aereo saliva e saliva nella notte profonda squassata dalla tempesta. Lontano brillavano a tratti bianchi bagliori di lampi, poi ci furano attimi di totale oscurità e all’improvv1so si trovarono fuori.

Sotto le nubi infuriava il temporale, ma sopra splendeva tranquilla la Luna. L’aereo proseguiva l'ascesa nell'aria limpida e rarefatta e ora Pierre si sentiva vibrare dentro l'anticipazione del momento. Come succedeva sempre in quegli attimi, il suo campo visivo pareva essersi allargato e il tempo scorreva più lento, pulsava ritmico con il battito del suo cuore. Sfiorò i comandi e guardò scorrere in basso le nubi compatte e lanuginose, opalescenti nel chiarore di latte e d'argento della Luna.

L'aereo si pose in volo orizzontale.

- Credo che ci siamo, - disse il pilota nell'intercom.

- Sì. Ci siamo davvero, - disse Pierre.

- Fate buon viaggio - disse ancora il pilota.

- In bocca al lupo - disse da terra l’operatore del Centro.

- Grazie, - disse Pierre.

La navicella venne sganciata e cadde per settanta metri, mentre l'aereo virava e si toglieva dalla traiettoria.

Con i motori ancora spenti, Pierre tenne il muso puntato verso l’alto, con gli occhi fissi sulle linee luminose che si intersecavano nel monitor del computer.

I piloti dell'aereo videro i razzi accendersi e sprigionare una lunga vampa arancione. La navetta sfrecciò in ripida diagonale verso l'alto, lasciandosi dietro una spessa scia di condensazione. I piloti videro ancora per un poco una scintilla muoversi nel limite superiore del campo visivo dei loro oblò, e poi non videro più nulla.


Il fuoco dei razzi bruciò per sedici minuti. Dopo, ogni tumulto parve placarsi di colpo. Con il petto libero dal peso dell'accelerazione Pierre respirò a pieni polmoni.

Le gambe e le braccia, abituate com’erano alla sollecitazione della gravità gli trasmettevano sensazioni lievemente anomale. Si liberò dalle cinghie che lo tenevano al seggiolino. Ora, se avesse voluto, avrebbe potuto alzarsi e galleggiare senza peso attraverso la cabina.

Da terra il Centro chiedeva notizie.

- Siamo in orbita, - Pierre disse.

- Dateci le letture.

Il secondo pilota enumerò le cifre che scorrevano sui quadranti e il Centro indicò le correzioni. Pierre esegui, accendendo e spegnendo i razzi a brevi intervalli.

Viaggiavano alla velocità di un'orbita ogni ora e trenta e presto sarebbero stati in vista della stazione. La Terra era scura sotto di loro. Poi comparve un alone sull’orizzonte basso e curvo e una gran corona luminosa si levò.

Il Sole sorse sfolgorante davanti a loro riempiendo gli oblò di un intenso riflesso rosa scuro.

La traiettoria era esatta e il Centro taceva. Crepitii casuali venivano dalla radio.

Il secondo pilota sedeva senza parlare e Pierre si rese conto che gli piacevano il silenzio e l'essenzialità dei modi dell'altro. Gli parve ora che ci fosse qualcosa di famigliare se non nella sua figura, almeno nell'atteggiamento.

- Ci conosciamo?

- Non credo - disse l'altro.

- Ho l'impressione che ci siamo già visti … Molto tempo fa, forse …

L’altro non rispose.

Pierre insistette perché ora, guardandolo in volto, si accorse che c'era qualcosa di strano nei suoi occhi … una cosa indefinibile e sfuggente che non aveva veduto mai in nessuno.

Aveva volato molte volte con il secondo pilota precedente, e con lui aveva parlato e scherzato a lungo. Quest'uomo invece era uno sconosciuto, ma Pierre sentì che gli era vicino più di quanto fosse mai stato l’altro prima di lui. I suoi occhi lo riportavano in una maniera inspiegabile ad un tempo vago e lontano, che oscillava sulle soglie della memoria.

Erano soli a bordo della nave e Pierre percepiva che erano accomunati, che erano uniti nello spirito dal lungo viaggio che avevano intrapreso, dalle migliaia e migliaia di chilometri che stavano percorrendo insieme.

Il Sole saliva davanti a loro con un movimento percettibile e loro sentivano entrambi l’intensità di quegli attimi e la vastità dell’universo che si dispiegava intorno. In quel luogo e in quel momento le parole perdevano tutto il loro significato e un gesto poteva da solo spiegare una vita intera.

Gli occhi misteriosi dell'altro parlavano un linguaggio che scendeva a fondo nell'anima di Pierre e portava alla luce sensazioni dimenticate.

- È una strana sera questa, - l'altro disse a un certo punto.

- Sì. Strana davvero, - non poté fare a meno di dire Pierre a sua volta.

Arrivarono alla stazione. Ora che i grandi compartimenti di transito erano smontati per gran parte, i trasbordi avvenivano all'esterno. Pierre spalancò la stiva e guardò attraverso gli oblò gli uomini avvolti nelle tute pesanti fluttuare avanti e indietro e guidare con le pistole direzionali i containers verso la stazione.

Il secondo pilota sedeva con il suo, segreto, chino sugli strumenti.

Quando dalla stazione comunicarono che le operazioni di scarico erano ultimate, Pierre richiuse i portelli. Due uomini si fecero avanti scivolando lenti e portando un lungo tubo metallico che inserirono nel bocchettone della navicella. Poi attraverso il tubo vennero pompati i cuscinetti a sfera che rotolavano e si assestavano e riempivano a poco a poco tutta la stiva.

La mole enorme della stazione si ergeva di fronte alla navicella. Gran parte della ruota era ridotta al semplice scheletro di travature. Sulla sommità del mozzo la cupola dei telescopi girava incessante, seguendo le stelle lontane.

Sullo schermo del computer, davanti al secondo pilota, lampeggiavano cifre e diagrammi. Pierre si sporse a guardare.

- Che cos'è?

- Una rotta.

- Una rotta?

- Si, - disse l'altro. - Sapevo che questa era una sera speciale … Guarda.

Gli fece vedere. Cancellò le immagini sullo schermo.

Scelse un reticolo e gli mostrò l'orbita che stavano percorrendo. Ridusse la scala, allargando il campo. Un’immagine luminosa comparve in un angolo.

- Marte? - chiese Pierre.

- Sì.

Le dita dell'altro correvano sicure sulla tastiera del computer. Numeri e linee comparivano e sparivano.

- Vuoi dire che se eliminassimo il carico il carburante che abbiamo potrebbe darci una spinta sufficiente a raggiungere Marte, quando passerà per il punto prossimo alla Terra? - chiese Pierre alla fine.

- Si, - disse l'altro. - Hai visto anche tu. I calcoli sono giusti.

Gli mostrava la rotta come se fosse soltanto un gioco nato dalla bizzarra coincidenza di quei due eventi; del fatto che quella volta avevano più carburante del solito e della particolare congiunzione dei pianeti. Ma il suo sguardo pareva dire che non era per niente un gioco.

"Potremmo farlo," dicevano i suoi occhi. "Basta che lo vogliamo."

Un gran silenzio pareva essersi raccolto intorno. All'esterno gli uomini avevano staccato il tubo e ora tornavano verso la stazione lenti, come sommozzatori. Pierre cercò tra i grappoli di stelle il disco di Marte e lo vide splendere nitido e luminoso. Allora sentì il suo cuore battere forte, sentì il sangue scorrere dentro di lui, e il rumore era come quello del mare.

- Sarebbe un lungo viaggio, - disse.

- Sì.

- Riusciremmo ad arrivare? Abbiamo tutto l'ossigeno che doveva servire per gli altri, e c'è l'ossigeno di riserva, e le razioni di emergenza. Ma anche così, sarebbe sufficiente?

- Forse.

- Forse?

- Io sono solo il secondo pilota. La rotta è giusta, e questa è l'unica certezza che ti posso dare.

E i suoi occhi nello stesso tempo parevano dire: "Potresti vedere Marte. Che gran volo sarebbe. Il tuo primo vero volo … "

"Sarebbe anche l'ultimo," pensò allora Pierre. "In ogni caso non potremmo mai tornare."

Ma gli occhi dell'altro dissero: "Il prima volo o l'ultimo, non è questo che conta … Vedremo Marte da vicino, più che chiunque altro. Che importa il resto?

E dissero ancora: "Non devi niente a nessuno. Potresti prenderti questa nave, e ancora il debito per quello che ti hanno fatto resterebbe aperto."

L'altro sapeva. Sapeva della vita rovinata di Pierre, dell’appartamento vuoto che lo aspettava a terra e delle pillole nascoste in fondo al cassetto.

- Chi sei? - chiese Pierre.

- Non ricordi? È stato molto tempo fa ... ero io, o forse era un altro come me …

Ora Pierre lo guardò e dopo un lungo istante disse: - Sì, è vero. Adesso ricordo.

Aveva capito tutto a un tratto in che cosa consisteva la famigliarità che. trovava nell'altro, e gli parve strano ora non essersene reso canto prima. Loro due in un tempo lontano dovevano avere corso fianco a fianco e in qualche luogo nascosto dovevano avere fumato insieme la lora prima sigaretta. E una volta, sdraiati sul fianco di una collina o lungo una spiaggia deserta, avevano certo guardato sorgere il Sole, e allora, con la mente alla soglia ancora lontana del mondo degli adulti, si erano confidati tutti i propri sogni e le proprie speranze.

E ora l'altro era emerso da tutto il disordine e la confusione della vita di Pierre per indicargli la strada. Sarebbe stato il suo secondo pilota, il suo ufficiale di rotta. Avrebbero volato insieme come un tempo, come se tutti gli anni desolati che erano venuti dopo non fossero stati che un breve incubo notturno.

- Sapevo che avresti capito, - disse l'altro.

- Vedremo Marte?

- Si, se avremo fortuna.

- E sarà tutto come una volta?

- Sì.

Sedevano fianco a fianco, i due uomini che forse erano stati ragazzi insieme, molto tempo prima. Pierre sentiva adesso più forti che mai le voci che, dalla notte circostante chiamavano il suo nome.

Respirò forte e dopo, quando alla fine parlò, gli parve che la sua voce risuonasse in una maniera diversa; più sicura, e senz'altro più giovane e allegra.

- Avanti, allora. Al diavolo tutti e tutto quanto. Facciamolo questo volo, una volta per sempre …

Dalla stazione videro senza capire. L'operatore radio tempestava di chiamate la navicella senza ottenere risposta.

La voce corse in fretta. Tutto il personale si raccolse davanti agli oblò del lato illuminato dal Sole. Guardarono la navicella spalancare la stiva, e tutti i cuscinetti a sfera riversarsi lentamente all’esterno e spargersi intorno in una gran nube scintillante. Poi la navicella lentamente si fece strada attraverso quella nube, puntò sicura in direzione opposta alla Terra e si tuffo con tutti i razzi fiammeggianti nel gran pozzo senza fondo dello spazio stellato.


da "The Time Machine" n. 4/’79






[ Indietro ]

Racconti e recensioni fanzine

Copyright © di IntercoM Science Fiction Station - (15 letture)



Questo portale è realizzato con l'ausilio del CMS PhpNuke
Tutti i loghi e i marchi registrati appartengono ai rispettivi proprietari. I commenti sono di proprietà dei rispettivi autori.
Tutto il resto è ©2003-2006 di IntercoM Science Fiction Station. È Possibile usare il materiale di questo sito citandone la fonte.
Potete sindacare le news del portale di IntercoM usando il file backend.php