Climaterio
di Luigi Menghini
Muni si svegliò con la sgradevole sensazione di essere stanco, molto stanco. E a quarantacinque anni un uomo aveva tutti i diritti di sentirsi esausto, specialmente dopo una lunga notte di intenso lavoro.
Ma per il procreatore quei normali sintomi di spossatezza apparivano come le terribili avvisaglie di una vecchiaia non così lontana come avrebbe voluto. Egli si rigirò nervoso fra le morbide curve del materasso anatomico, e sospirò, incapace di allontanare della mente le punzecchiature che quel pensiero impertinente gli procurava.
Le clienti si erano sempre dimostrate esigenti con lui, ma ora, con quel corpo non più snello che lasciava intravvedere i primi sintomi di ciccia superflua e con il cuore che rispondeva disordinatamente agli slanci passionali, gli sembrava che tutte si compiacessero nel pretendere da lui molto più del lecito.
Ed egli, con triste meraviglia, si era accorto di attendere quasi con sollievo i primi chiarori dell'alba.
Era pur vero che la grande Emigrazione verso le stelle stava esaurendo la sua spinta, e Muni, si era illuso che l'esodo umano scemasse in fretta, così da permettergli di concludere la carriera dignitosamente, senza dover soccombere a sforzi eccessivi. Ma nonostante ciò, il numero dei coloni si rivelava sempre inferiore alla necessità, e tanti mondi erano ancora vergini, in attesa dei laboriosi figli della Terra.
"Solo più qualche anno, poi mi ritiro." Stabilì il procreatore.
"Mi bastano pochi anni. Con il gruzzolo che ho messo da parte, posso ritirarmi a Capri e godermi una serena vecchiaia. Al diavolo la grande Emigrazione!"
Ma neppure questa prospettiva lo tranquillizzò. Si rendeva conto che una simile idea era antiquata in confronto alla frenesia che agitava i popoli della Terra. E una venatura di stizza si aggiunse ai già mesti pensieri che gli rodevano dentro.
"Esaltati! Ecco cosa sono. Degli esaltati. Non sanno ancora camminare e vogliono conquistare l'universo, essere immortalati sui monumenti dedicati ai primi coloni dei pianeti più desolati o, male che vada, venire insigniti di una bella medaglia alla memoria conquistata in qualche battaglia contro alieni ... "
Ricordò i sorrisi di compatimento che gli erano riservati ogni volta che usciva con la sua divisa di procreatore; rivide gli sguardi di superiorità di quegli ingenui che, agli spazioporti, attendevano da anni, in file chilometriche, il posto prenotato su qualche cargo diretto verso l'ignoto.
"Idioti! Ma chi ve lo fa fare?" si chiese in cuor suo il procreatore. "E mi prendono in giro ... loro, gli spaziofili … Uno come me, che è in grado di mettere incinta una femmina a colpo sicuro. Uno come me, che garantisce un parto gemellare nel 90% dei casi … E a quarantacinque sono ancora sulla breccia …!"
La conclusione gli suonò amara. Non volle riflettere oltre; sollevò il capo dal cuscino e si guardò intorno.
Provò soddisfazione nel vedere il suo letto pluristadio; assomigliava a un campo di battaglia. I drappi di seta, che separavano in vari settori l'ampia alcova, penzolavano disordinatamente dai baldacchini; le lenzuola sconvolte ricoprivano, con onde alterne, le compagne della notte, ancora riverse nelle posizioni in cui il sonno le aveva raggiunte.
Erano giovani dalla carne piena, tipiche figlie della propria epoca: disinvolte, ardenti nelle passioni, inarrestabili nei desideri. La strada delle stelle sembrava essere fatta su misura per la loro ambizione: sconfinata, avventurosa, irreversibile. Nessuna aveva i mezzi per pagarsi il viaggio, e poi sarebbero trascorsi anni prima di ottenere un posto. Ma i giovani non sanno attendere e le Compagnie Colonizzatrici, gli Enti Statali venivano loro incontro proponendo un semplice baratto, uno scambio vantaggioso per entrambe le parti: ogni fanciulla avrebbe potuto raggiungere il pianeta scelto se si fosse impegnata a generare in loco almeno una cucciolata. In questo modo, con un solo biglietto di viaggio, le Società Commerciali si garantivano due, tre, anche quattro giovani coloni.
Muni sorrise al pensiero delle migliaia di figli che aveva disseminato per l’universo. Da tempo aveva rinunciato a tenerne il conto, ma gli bastava quella certezza per riempirsi l'animo di maschia soddisfazione.
"E c’è ancora qualche sciocchina che è favorevole alla procreazione artificiale!" commentò sconsolato l'uomo dentro di sé.
"Ricorrere alle provette è una barbarie inconcepibile. Cosa ci troveranno in qualche spermatozoo scelto con il bisturi? ... io ne fornisco a migliaia, e una sana selezione naturale permette solo ai più forti, ai più vitali, di fare centro."
Il procreatore sbadiglio rumorosamente e il suo verso animalesco echeggiò per la cupola sovrastante l'alcova poliedrica.
"Certo che lavoro troppo." concluse, e si grattò pigramente il ventre. "Troppo,"
Si rilassò e attese, in una abulica estasi, che il nuovo giorno si consolidasse con maggior vigore sulle luci opache del mattino.
Con il trascorrere dei minuti le amanti si svegliarono.
Una alla volta, dopo una breve esitazione, si alzarono, e senza nemmeno degnare di un'occhiata lo stallone, uscirono, con la mente volta al prossimo viaggio nell'universo.
Lui le seguì con lo sguardo, perdendosi su quelle schiene bronzee, i glutei sodi, le lunghe cosce tornite, e percepì qualche velleità di ricominciare.
Ma la stanchezza fu ancora più esigente del desiderio.
"Lavoro troppo,", si ripeté, anche se la giustificazione gli risuonava ipocrita.
Solo molto più tardi si scosse dal torpore, e abbandonò il posto di lavoro. Indugiò a lungo sotto la doccia idromassaggiante e cercò nell’immagine del proprio corpo riflessa dallo specchio quella risposta che potesse sollevargli il morale.
"Quarantacinque anni … e ne dimostro dieci di meno," sentenziò nel rimirarsi. I maligni lo beffeggiavano con il nomignolo di King Kong per il suo aspetto scimmiesco, ma lui se ne era fatto un vanto: "Il pelo piace," soleva ripetersi. "Ma è la ciccia che può rovinare una carriera … e qui di ciccia ce n’è troppa … " osservò preoccupato, battendosi la mano sulla curva pronunciata della pancia. "Troppa davvero."
Ciò nonostante rimandò al domani la dieta e si concesse una pantagruelica colazione. Ingollò poi le solite pillole che permettevano di mutare i geni dei cromosomi e rinvigorire la linfa vitale. Un cervellone della genetica gli aveva spiegato a suo tempo la necessità di quella cura; lui, ovviamente, non aveva capito gran che. La seguiva e basta, senza porsi difficili interrogativi.
A mezzogiorno era pronto per ricevere i fornitori. Da buon professionista ci teneva curare personalmente i rapporti con il pubblico e poi, per lui, le segreterie telefoniche erano, tanto complicate …
- Si può?
Cravex Stilben, agente della Cooperativa Colonizzatrice dei Sistemi Esterni, riempì la soglia con la propria figura lardosa.
- Venga, si accomodi pure, - lo invitò Muni, e gli indicò il divano di fronte alla sua scrivania.
Il ciccione raggiunse a lenti passi il posto offertogli e vi si sprofondò con un lungo sospiro di sollievo. Non era una persona simpatica; ma aveva il pregio di rappresentare il maggior fornitore di clienti, e ciò lo rendeva uno degli ospiti più graditi. Il procreatore azionò il servomeccanismo che imprimeva al divano un leggero moto ondeggiante e ascoltò come musica celestiale i mugolii di soddisfazione del colosso.
- Soddisfatto per ieri notte? - chiese il mastodonte con una smorfia maliziosa sulle labbra semi affondate tra due gote rigonfie e una serie di doppi menti.
- Sicuro, - rispose l'altro con il dovuto riserbo.
- Molto bene. - commentò Cravex. – La mia cooperativa ha altre dieci ragazze per lei …
- Come? Solo dieci? - borbottò contrariato Muni. - Pensavo che la sua organizzazione avesse più richieste per emigrare.
Il viso flaccido del grassone s’illuminò di un ghigno cattivo.
- Oh, la Cooperativa non ha problemi. - sottolineo l'ospite. - È lei, signor procreatore, che ha un calo di fama. Qualche gallinella delle ultime infornate si è lamentata per mancata … sì, diciamo pure soddisfazione. E per di più sembra che un altro procreatore si sia messo maggiormente in evidenza. Noi, come può ben capire, dobbiamo garantire prestazioni superlative, anche perché la concorrenza con le altre compagnie è feroce. Ma lei non si deve preoccupare. Probabilmente ha lavorato troppo, è un po' giù di forma … e limitando la fornitura abbiamo pensato di venirle incontro: meno lavoro, miglior rendimento.
- Si sono lamentate? Di me? … - sussurrò Muni esterrefatto.
I pensieri, sempre un po' tardi nel rincorrere le parole, si confusero in un mosaico da cui emerse un tragico sospetto.
"È stata quella biondina … sono sicuro che è stata lei: voleva farlo da in piedi, ... come i cavalli. Ma come può un uomo scopare bello ritto su un letto anatomico? Oppure no, oppure sono state le sorelle … "
- Ma signor Cravex, - mormorò poi lo stallone - una sera scalognata può incrinare la fiducia che ho meritato in tanti anni di lavoro per la Cooperativa. Ridurre il numero di clienti può riuscirmi controproducente …
Il ciccione scosse il capo con gravità.
- Suvvia non è la fine del mondo. - gli ricordò. - Una decina di graziose fanciulle non è cosa da poco … Inoltre avete raggiunto i quarantacinque anni e dovreste riguardarvi un poco. Sapete come succede, il repertorio si consuma, i gusti delle donne cambiano …
- A chi vi rivolgerete ora? - lo interruppe Muni.
Cravex dapprima finse di non capire, infine, con un lento gorgoglio, alzò gli occhi al soffitto e rispose.
- Generalmente teniamo segreti i nostri procreatori; sono professionisti rari a trovarsi e molte organizzazioni cercano di accaparrarsi l’esclusiva. Ma lei è un vecchio amico e mi lascerò sfuggire il nome, per caso, in via del tutto ufficiosa. Ho Riti, un giovane molto promettente … Non dirò altro.
Con gran sforzo si sollevò dalla poltrona e si avviò verso la porta, mettendo a dura prova l'indeformabilità dello spesso tappeto di pelliccia sintetica.
- Io ho fatto il possibile per contestare la superiorità del concorrente, ma il Consiglio di Amministrazione è stato irremovibile, - aggiunse prima di uscire. - Quanto a lei, il compenso verrà ridimensionato, Non se la prenda, a quarantacinque anni la vita è ancora bella … Bisogna sapersi accontentare e lasciare un po' di lavoro anche agli altri. Largo ai giovani!
Quel 'Largo ai giovani' risuonò a lungo nelle orecchie di Muni; per molto tempo, dopo che Cravex era sparito, gli rimbalzava nella testa come un ossessionante ritornello.
Non riuscì a dedicarsi a niente per tutto il resto della giornata; evitò la consueta ginnastica rinforzante, mangiò poco, rinunciò ai programmi televisivi preferiti.
Rimuginò quel triste pensiero in un crescendo di pessimismo, e solo più tardi, quando ormai mancavano pochi minuti all'arrivo delle clienti, ebbe un breve sprazzo operativo, si attaccò al videoinformatore e si fece consegnare l'indirizzo del rivale. Poi scivolò nello scoramento più nero.
Il trillo di un carillon lo riportò alla realtà. Le donne erano arrivate e, secondo un'etica irrinunciabile, lui doveva fare la sua parte. Si denudò, avvolse un inconsistente perizoma ai fianchi e con un certo sforzo interiore affrontò il proprio dovere.
Secondo la tradizione più schietta, la notte gli portò consiglio.
Le ospiti erano tranquille, docili, Muni, fra un amplesso e l'altro, si ricaricò.
"Non sono vecchio," si ripeteva, e intanto concedeva alle amanti il meglio di sé. E la convinzione divenne certezza quando, in un turbinio di incontenibile sensualità, furono loro le clienti, a implorare una sosta.
Selvaggiamente ricaricato, alle prime avvisaglie del sole, il procreatore balzò giù dal letto. Abbracciò con un ampio sguardo di sufficienza le giovani abbandonate nel sonno e lasciò l’alcova.
"Solo dieci ... " pensò irritato. "Ma cosa credono che sia diventato … un paralitico? Gli mostrerò io chi sono!"
Mangiò con rabbia, dimenticando di soppesare il contenuto di grassi, e valutò attentamente quello che doveva fare.
"Agirò d'astuzia," si propose. "Se le galline preferiscono un altro gallo, ci deve essere un motivo … Potrebbe dipendere solo da una tecnica diversa. Occorre scoprire le carte del mio concorrente!"
Pochi minuti dopo passeggiava nervosamente nel giardino antistante la palestra di Ho Riti. L'edificio era una rutilante struttura orientale, le cui pareti esplodevano di draghi marmorei, Budda eburnei, innumerevoli figure mitiche.
"Deve aver speso un patrimonio per attrezzare questo posto," valutò ironico Muni. "Ecco un figlio di papà!"
Una trentina di fanciulle cinguettanti uscì dall’ingresso.
Avevano i volti radiosi e ridevano gaiamente alle maliziose battute che si scambiavano l'un l’altra sui particolari della notte trascorsa.
"Sciocchine," pensò l’uomo osservandole, "Stupide sciocchine. È sufficiente un po' di tono esotico e tutto si tinge di irrealtà. Forse potrei risolvere il mio problema solo cambiando nome …"
Salì lungo la scalinata di pietra nera e varcò con passo deciso l'ampio portale a pagoda.
- C'è nessuno? - chiese ad alta voce, scrutando perplesso i draghi argentei sospesi al soffitto.
- Buon giorno, posso esserle utile?
La voce giunse improvvisa, dall'alto, e gelò l'intruso con la sua profondità sensoriale.
- Sono Muni ... - spiegò il procreatore, a disagio, vanamente intento a capire chi avesse parlato. – Cerco Ho Riti, se non è troppo stanco per essere disturbato …
- Nessun disturbo. - rettificò l'invisibile interlocutore. - Venga pure avanti; segua il tappeto con le losanghe viola, lo troverà.
Il procreatore ubbidì e dopo una interminabile camminata lungo un corridoio che pareva sprofondare nelle viscere della terra, si trovò al cospetto di una nicchia scavata nella roccia. In essa, su un tappeto di fili d'oro a larghe trame, un giovanotto esile e glabro sostava in assorta meditazione.
- Ho Riti? - domandò il nuovo venuto.
L'interpellato spalancò grossi occhioni infantili e annuì con gravità.
Indossava un prezioso chimono argenteo, disinvoltamente aperto sul petto in modo da mostrare una pelle bianca, liscia, appena venata da una sottile muscolatura.
"Come può un simile pivello tener testa a trenta donne in calore?", si chiese Muni sempre più perplesso. Poi esclamò con tono deciso.
- Sono un procreatore come lei, e desidero parlarle, avere uno scambio di idee fra colleghi … io sono molto conosciuto nell'ambiente, uno dei primi che ha dato lustro a questa nobile professione … - Tacque, per lasciar capire molte più cose di quelle che poteva dire.
L'altro rimase silenzioso.
Muni, dopo aver atteso vanamente un gesto d'incoraggiamento, riprese.
- Mi sento stanco, e vorrei lasciare il mio posto, il mio prestigio a qualcuno in grado di sostituirmi … Potremmo collaborare … Mi piacerebbe, per esempio, conoscere i suoi metodi d’approccio, le diete. Lei è nel ramo da pochi mesi e potremmo esserci vicendevolmente utili.
- Non credo. - replicò Ho Riti freddamente.
Chiuse gli occhi e tornò a sprofondarsi nella meditazione.
Muni rimase impietrito, incapace di riprendere il discorso. Tutte le chiacchiere preparate con cura ora erano sperdute parole in fuga, incalzate da quel 'Non credo' che aveva troncato ogni ulteriore sviluppo.
Deglutì a fatica e assaporò l’amarezza che, con prepotenza, gli risaliva la gola. In pochi istanti rivisse i lunghi anni del suo passato. Ricordò il giorno in cui aveva iniziato, assieme con pochi altri, ad adescare le donne in partenza per lo spazio, ricordò i primi interventi come procreatore; le lotte all’ultima spanna con i centri di gravidanza artificiale, quando non c'erano pillole o ricostituenti, e lo stallone doveva ricorre a quintali di uova bistecche per mantenere il ritmo; e poi i primi successi con i patti plurigemellari ... Lui aveva tracciato la strada alla Grande Emigrazione; lui, che con il suo lavoro assiduo, umile e deriso, si era rivelato più efficacie dell’intera flotta spaziale. No, non poteva cedere. Con un ultimo disperato tentativo cercò di ritornare a galla.
- La Cooperativa ha ridotto le forniture e probabilmente fra non molto mi lasceranno a secco. Ma io mi sento ancora in forza. Perché non facciamo un patto di non concorrenza? Delimitiamo le zone di influenza. Sono disposto a cederle le Compagnie più ricche, io mi accontenterò di poche galline ... il pollaio è grande, c'è lavoro per tutti …
Ho Riti non lo degnò neppure di uno sguardo. Ispirò, e lentamente mormorò:
- Io questa notte ho avuto rapporti continuati con trenta femmine, e potrei arrivare anche a quaranta. Lei, nei tempi migliori, si è fermato a ventitre. Io conosco sette lingue, le opere classiche della letteratura mondiale: so cantare, suonare la chitarra, sostenere un qualsiasi colloquio su una qualsiasi materia. Lei, con le sue amanti, non tenta nemmeno di parlare. Fra noi due vi è un abisso che è inutile tentare di colmare. La preistoria della procreazione è finita, adesso si apre una nuova era.
Muni sentì crollare il mondo, il suo mondo.
"È finita per me. Proprio finita", si rassegnò amaramente. Non volle ascoltare altro. Si girò, e trascinando i piedi, ripercorse a ritroso la strada che lo aveva visto marciare pieno di carica interiore.
"Certo che trenta in una nottate, è un bel numero … "
I draghi lo scrutarono imbronciati, ma lui non li vedeva.
Sentiva solo un gran desiderio di piangere. Quando non riuscì a trattenersi, si appoggiò ad una colonna e portò una mano alla fronte nell'illusione di trattenere così le prime gocce che gli riempivano gli occhi.
"Vecchio e inefficiente … ecco come sono ridotto."
Ristette incerto, pieno di autocommiserazione. Poi, con un repentino ripensamento, ricambiò lo sguardo ironico di una indefinibile divinità orientale. Sent’, sotto la spesso strato di tristezza, agitarsi una fiammella impertinente, un improvviso senso di calore che di prepotenza perforò il velo ottenebrante che avvolgeva la mente e gli infuse nuovi sentimenti più consoni al ruolo di stallone.
"Ma sono proprio rincitrullito … Mi comporto come una checca. Io, Muni, che ho seminato la galassia di migliaia di figli, mi faccio prendere per il naso da un pivello."
Sdegnoso abbandonò il sostegno e sfidò apertamente i dragoni che decoravano, le pareti.
"Il signorino non vuole collaborare. Ebbene, cl sono altri metodi per giungere ad un accordo ... Eh, no! Il maschio del branco sono ancora io."
Si volse stizzito verso il lungo cunicolo appena percorso e ripeté ad alta voce.
- Eh no!
Tornò sicuro sui propri passi.
- Ho Riti! - urlò sbucando nel corridoio della cripta. - Ho dimenticato argomenti decisivi per il nostro discorso.
Il giovane non manifesto alcun sintomo di reazione. Il suo bel volto inespressivo, che faceva impazzire le fanciulle, fissò l'intruso.
- Non ho altro da aggiungere – affermò.
- Io si, - replicò Muni. Con un grugnito lo afferrò per il delicato kimono di seta e lo trascinò sul pavimento.
- Sei più colto e più virile di me, ma quando due maschi devono disputarsi i favori delle femmine ricorrono alla violenza. È una legge universale.
Si denudò il torace villoso e gli si parò di fronte.
- Difenditi!
Ho Riti non si scompose e parlò calmo.
- Per me il colloquio è terminato, - insistette rialzandosi.
- Te lo faccio vedere io come finirà - grugnì Muni, e gli mollò un poderoso pugno sul visino imberbe.
L'urto sbilanciò entrambi. Il giovane barcollò, inciampò nei gradini della cripta e cadde a testa indietro. L'aggressore, trascinato dal proprio impeto, andò a sbattere il muso contro la parete opposta.
Muni gemette, inseguendo un nugolo di stelline sfavillanti. Poi, con difficoltà si rimise in guardia.
Il rivale era rimasto a terra, immobile.
- Ho Riti? - chiamò il vecchio procreatore. -Non reagisci?
Cauto si avvicinò al corpo disteso e allibì nell'incontrare gli occhi sbarrati del caduto. Occhi aperti, occhi di morto.
- Mio Dio … mi sono rovinato, - si disperò l'omicida.
Pensò agli orribili bagni penali di Marte, al suo sogno che sfumava di una vecchiaia in mezzo agli agi.
- Devo fuggire, - si disse. Aveva un gruzzolo da parte. Avrebbe potuto imbarcarsi clandestinamente. Ma lui era un uomo sedentario; lo spazio lo atterriva, la sola immagine di una distesa senza grattacieli, ponti, tralicci, lo angosciava. Non avrebbe retto alla dura vita delle colonie.
Dei passi affrettati alle spalle lo scossero.
~ Sono un assassino - balbettò rivolto a uno sconosciuto che gli veniva incontro con una pesante valigia nera.
Quello non lo guardò neppure; passò oltre e si chinò sul giovane disteso.
- Accidenti - imprecò irritato. -Spero di farcela prima di sera.
Muni, incerto, si avvicinò e sbirciò oltre le spalle del nuovo venuto. Ho Riti continuava a fissarlo con una muta accusa che lo fece rabbrividire.
- È grave? - chiese.
L'altro non rispose. Con abili gesti incise il collo della vittima e fece scorrere la pelle, mettendo in luce un fasciame di fili e microcircuiti fumanti.
- Ma è una macchina! - esclamò lo stallone trasecolato. - Un fottutissimo automa!
Rise fragorosamente e la sua ilarità costrinse il tecnico intento alla riparazione a voltarsi e a fulminarlo con uno sguardo iroso.
- È uno dei robot più perfezionati. Vale un patrimonio, e con il vostro atto inconsulto potevate danneggiarlo irreparabilmente. - lo rimproverò.
Muni non smetteva di ridere.
- E quelle stupidelle fanno la fila per scopare con una macchina … - disse, e quel pensiero frenò la sua allegria.
Con serietà fissò lo sconosciuto e mormorò:
- Ma quando lo sapranno, qualcuno dovrà dare delle spiegazioni … oh sì, prevedo tempi duri per il caro Ho Riti …
Lo sconosciuto parve colpi to da un improvviso malore. Impallidì, si rialzò e cominciò a respirare con difficoltà.
- Non si deve sapere in giro, - commentò preoccupato. - Ho investito le mie sostanze per impiantare il tutto. Prima gestivo un centro di gravidanza artificiale e gli affari non andavano per niente bene. Le donne preferiscono i maschi alle siringhe, e così ho pensato di far fruttare il deposito di sperma rimasto ideando questa macchina.
- Lo spiegherete alle femmine inferocite che si sentiranno defraudate, mio caro, - sogghignò Muni. - Sapete come sono emotive le ragazze d'oggi. Una volta le ho viste sbriciolare un intero teatro perché proiettavano una vecchia pellicola antifemminista.
- No, non rovinatemi, - implorò l'altro allarmato. - Sono disposto a trattare. Ho sentito, attraverso il video, le vostre proposte … Potremmo giungere a un accordo …
Il procreatore gli girò le spalle e si diresse verso l'uscita.
Il tecnico si affrettò a sbarrargli il passo. - Sentite, io non ho più fondi per pagare il vostro silenzio, - ammise amaro. - Sa avrete la pazienza di attendere qualche mese vi farò ricco. Trenta donne a notte … sapete cosa vuol dire?
Muni lo scostò infastidito.
- Pensate quanto si può guadagnare con una macchina del genere, - insistette il giovane. - Non è lo stallone brutale … senza offesa, si intende, che aggredisce le amanti.
Sa conversare, declamare poesie. È dolce, sempre padrone di sé. Non potete rovinarlo per meschini pregiudizi.
- Lasciamo decidere alle clienti, è un mercato libero, questo. - ironizzò Muni.
- Vi propongo un affare: diventiamo soci. Uniamo le nostre due palestre, - disse l'altro in un estremo tentativo - Due stalloni renderebbero il doppio.
Il procreatore ristette incerto.
- No, sono vecchio, sfigurerei - borbottò poco convinto - Però ...
La brunetta travolta dal piacere allargò le braccia e si abbandonò nel mare di cuscini con un lungo sospiro. Il procreatore l'accompagnò con dolci carezze fino a quando lei smise di rispondere con i guizzi del proprio corpo. Poi, con un sorriso, l'uomo chiamò a sé una nuova amante, l'abbracciò.
-Tanto bella e tanto onesta pare la donna mia … - sussurrò con voce suadente. Lei tuba.
Le loro ombre si fusero, nel debole chiarore di un candelabro, in un'unica traccia che tremolò sulle tende preziosamente decorate di fregi d’oro.
Muni osservò sullo schermo la sua copia perfetta che si dava da fare nel gigantesco letto palestra.
- Ero troppo vecchio, - commentò compiaciuto - Troppo … avevo proprio bisogno di un sostituto.
da "The Time Machine" n. 6/’79
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