Au lever du soleil
di Daniele Ganapini
Era notte fonda quando Galehault e Lionel riuscirono a districarsi dal folto della selva. Benché distassero ancora molto dal limitare, gli alberi cominciavano a farsi più radi, e il cammino … più agevole.
Qualche minuto passò senza che i due si scambiassero una parola; tra il frusciare delle foglie sbucarono silenziosi i grandi occhi della civetta.
- Il mio sauro sembra molto stanco - disse improvvisamente Lionel tirando le briglie - ed anche il tuo baio non è più tanto fresco; è meglio lasciarli riposare un po', non trovi? - Galehault accennò di sì col capo.
- Sotto quella quercia - sentenziò Lionel, e così fecero. Era una pianta gigantesca; e l’ombra cupa che ne traeva la Luna sembrava demoniaca, da riuscire a mettere a disagio anche un soldato coraggioso. Ma i due guerrieri erano così assorti nei loro tristi pensieri, che non si avvidero neppure per un momento della terribile nausea che pervadeva la foresta.
Solo i destrieri la percepirono, e nitrirono verso est, verso l'uomo che fuggiva pazzo e insanguinato.
Lionel scorse tra i rami contorti le sagome slanciate delle torri di Sorelois.
- Siamo quasi arrivati; alle prime luci del giorno saremo ormai alla Porte du Liévre. - La vista delle solide mura della città lo confortava, dopo tanto peregrinare.
- È il mio castello più grande, e quello che mi è più caro - mormorò l'altro - ora che l'orgogliosa Impresa è crollata. Io e Lancelot ci andavamo spesso, assieme; ecco perché spero di trovarlo qui … -
- Non devi preoccuparti troppo per la sorte di Lancelot, sa badare a sé stesso … e poi anche Gawain lo sta cercando: vedrai che presto lo troveremo. -
Così parlando ripresero la strada che conduceva a Sorelois: ma Galehault aveva un triste presagio nel cuore.
All’alba i due cavalieri entrarono in città; le nuvole basse, verso est, coprivano quasi interamente il Sole, minacciando una giornata nera e piovosa.
I cani li accolsero abbaiando a lungo, ma poi, riconoscendo il padrone, uggiolarono di speranza.
I servi, accorsi subito al latrare delle bestie, e sollecitati da Lionel e dall'impaziente Galehault, narrarono al re e al suo compagno gli avvenimenti del castello: Lancelot vi era giunto la sera precedente, ma durante la notte, colto dalla follia, era fuggito lasciando il suo letto lordo di sangue. Le guardie si erano immediatamente gettate all'inseguimento, ma inutilmente. Il fuggitivo aveva fatto perdere le sue tracce nella piana antistante la foresta.
Il volto del sovrano si oscurò a quelle parole e quando i servi ammutolirono un pesante silenzio di sventura cadde fra i presenti.
Lionel, a malincuore, disse per tutti la verità che ognuno temeva e pensava, ma nessuno aveva il coraggio d'ammettere:
- L'amore per Ginevra ha tolto la ragione al nostro buon amico: ed egli ora giace in qualche luogo della foresta, sicuramente morto dissanguato. -
Poco importa al proseguimento di questa storia che il folle Lancelot fosse giunto con una interminabile corsa fino in Cornovaglia e che qui la Dama del Lago gli avesse ridato il senno e le forze.
Galehault non ebbe più dubbi sulla morte dell'amico. Si lasciò allora andare senza reagire e scivolò in una tristezza tanto profonda che Lionel non fu in grado, non solo di guarirlo, ma neppure di confortarlo per breve tempo.
Una antica cicatrice si riaprì nel corpo del cavaliere. Avvenne così che il dolore per la perdita dell'amico scomparso si trasformò in una mortale malattia, che pian piano rosicchiava le residue forze del sovrano, portandolo allo stremo.
E una notte, mentre il fedele Lionel che lo vegliava si era addormentato, un Angelo del Signore entrò nella stanza del re avvicinandosi dolcemente al suo capezzale.
Parve, all’eroe morente, che quel corpo emanasse luce propria e che il candore abbagliante dei paludamenti che lo ricoprivano detergesse da ogni impurità le nude pareti di pietra. La testa d'alce e quella d'orso, appese al muro di fronte al letto, la spada e le altre armi, l’arazzo e gli altri ricordi delle sue gesta resuscitavano sotto lo sguardo della Creatura ultraterrena, tornavano a nuova vita, riscaldate dalla mano di Dio.
L’Angelo accentrò la sua attenzione sul giaciglio; il volto, incorniciato dall’oro pulsante dell'aureola, era un celeste dilatarsi in ovale dei grandi occhi turchini, che lo controllavano richiamandolo a sé, temendo, forse, che quella rarefatta bellezza si potesse disperdere.
- Chiaro - Galehault pensò - l'unica parola che rende un barlume di questo splendore è Chiaro - e preso da un improvviso tormento capì che la sua ora era venuta: allora disse, e la sua voce era mestamente disperata: - Devo dunque morire senza aver visto sepolto il corpo di chi mi fu tanto caro? - E continuava a non darsi pace del non aver potuto lasciare neanche una lacrima sulla tomba dell'amico scomparso.
Allora l'Angelo, cedendo alle suppliche del moribondo, promise che lo avrebbe aiutato, concedendogli un’intera notte per l'ultima ricerca:
- Hai tempo fino all'alba prima di dover salire in Purgatorio. Io ti porterò dove vorrai, alla ricerca di Lancelot; con le mie ali volerai su tutte le terre del mondo, e forse ritroveremo il buon cavaliere. –
L'anima del re di Sorelois abbandonò allora il suo abito terreno e subito venne trascinata in alto da braccia immortali. Come in un sogno Galehault vide le case e le strade della città rimpicciolire, fondersi in un unico, denso, bollo scuro con la roccia e le mura
La foresta, poi, le si distese attorno digradando, isolandola con la sua immane macchia verde. Su per il monte il bosco rispuntava la strada ingoiata più a valle, e questa, inerpicandosi, assottigliava in sentiero.
I due viaggiatori la percorsero sfiorando i cespugli e gli arbusti che la costeggiavano; un pastore e il suo gregge erano gli unici ospiti dell’arido pendio.
Oltre la vetta, al di là della catena, la grande pianura si aprì sconfinata innanzi a loro, un oceano di terra verso il mare.
- Seguiamo il corso del fiume - disse l’Anima all’Angelo - fino alla costa. –
Guardarono a lungo le onde infrangersi contro la scogliera.
Galehault era indeciso, la Creatura divina attendeva paziente ogni suo ordine.
Più al largo c'era tempesta; una nave, sbattuta dalla violenza delle acque, aveva perduto la rotta per la Normandia e, in balia dei venti, volgeva la prua ad Occidente.
- Diamo un’occhiata a quel veliero! –
La Creatura alata, obbediente, vibrò nell’aria e, presto, la nave fu raggiunta. Ma Lancelot non era là.
Alzarono allora entrambi il viso al cielo, e capirono che l'alba non avrebbe tardato a levarsi più di qualche ora.
Ormai disperato, Galehault giocò la sua ultima carta; doveva sfuggire il tramonto, volare oltre di esso e attendere la discesa del Sole sotto l'orizzonte, per guadagnare una nuova notte, altro tempo prezioso per cercare l'amico perduto.
Disse all'Angelo di esplorare l'oceano, di proseguire fino al confine del mondo, dove non regna mai la luce.
E l'Angelo, silente, obbedì.
Galehault aveva tremato, quando la Stella del Giorno li aveva incalzati lungo i sentieri dell'aria; aveva temuto di non riuscire a vincere il suo destino; ma ora, avvolto dal mantello freddo e buio delle lande dell'Aldilà terreno, meditava il suo trionfo. Chi sfugge alla morte una volta, può sperare di sconfiggerla per sempre …
Il Sole si era dissolto poche miglia alle sue spalle. L'Anima riposava in uno stato di ansia incontrollabile. Volgeva continuamente gli occhi indietro senza riuscire a fissarli in direzione della feritoia.
La catena dei Montiscuri sembrava il corpo di un diavolo gigantesco sdraiato lungo disteso, interminabile e altissimo. La feritoia si slanciava come una galleria attraverso il costato della roccia, tenuta in vista dalla tensione dei due labbri che modulano i venti incanalati in stridenti fischi diversi. È attraverso qual piccolo tunnel che i pezzi del mondo cadono in altri mondi, ad è la magia l'unica forza che permette loro di trovare o ritrovare qualche sbocco minuscolo in seno alla montagna.
Attraverso le sue labbra Galehault ha eluso le terre dell’Aldiquà, bagnate dalla luce del giorno, ed ora scruta le prime stelle farvisi più brillanti.
- Che differenza. Ora è notte sia qua che là, ma è una notte diversa. Là è serena, e con le stelle … eppure, più lontano, cupa con nuvole pesanti. Ma qui non vi è nulla, le tenebre sono più fitte che nella notte più nera, ma il cielo è sgombro, è come se un lenzuolo fosse caduto su di noi …
La voce angelica lo raggiunse: - Questo è il luogo che Dio ha voluto dimenticare. –
- Facile come un gioco - mormorò fra sé l'anima - questa creatura non potrà rompere la Promessa: sono immortale … -
Era la terza notte che le tenebre di Ponente lo salvavano dalla morte, e Galehault provava un'euforia divina a sfidare le leggi del creato. Non si trattava più di guadagnare un giorno, ma secoli e millenni, per sempre. La promessa dell'Angelo si sarebbe sciolta solo col ritrovamento di Lancelot e l'Anima avrebbe evitato quel momento con la massima attenzione.
Non voglio andare a soffrire in Purgatorio quando posso vivere per sempre su questa terra che amo tanto, Dio stesso mi ha dato questa occasione e neanche il demonio potrebbe convincermi ad abbandonarla.
Aveva meditato a lungo, nell'Aldilà dei Montiscuri o volando nella notte stellata: ma ora era sicuro di avere agito per il meglio …
Seguendo gli stormi delle oche selvatiche, Galehault si faceva trasportare in lande remote e sconosciute, dove non esisteva la minima possibilità di ritrovare il cavaliere scomparso; o la sua tomba. Assieme ai gabbiani sorvolava grandi isole annunciatrici di continenti vastissimi ed esotici, di paesi favolosi che solo dopo molte visite notturne Galehault riuscì finalmente a riconoscere: l'India, la Cina … La descrizione dei due mercanti, il Ravennate e il Bizantino, gli rinacque all'improvviso nella mente, evocata da quegli stessi paesaggi che l'avevano originata. Alla corte di Camelot giungevano talvolta emissari dell'Impero, affascinavo Dame e Cavalieri coi loro modi ricercati di orientali e li deliziavano con i racconti dei loro viaggi a Roma, a Damasco, a Bagdad a ancor più a Levante, sulla via della Seta …
- Questo dunque è il favoloso Catai! Da qui provengono ori e tessuti tanto preziosi da convincere un uomo a vendere l’anima pur di possederli … -
E il suo compagno celeste, che era rimasto muto dal giorno in cui erano volati via dai Montiscuri, lo fissò col suo sguardo di Luce pura e disse: - Non pensi quanto più grandi devono essere le ricchezze del Paradiso, se riescono a comprare uomini che neppure le hanno viste? Che aspetti dunque? –
Galehault, pensoso, non aggiunse verbo. Meditò mentre gli occhi gli correvano lungo la Grande Muraglia: - Forse sono caduto in mano al Demonio, ma non voglio andare a soffrire le mie pene in Purgatorio. Non ne ho più la forza, ora che posso evitarlo. Basta che io continui a precedere il Sole, e non dovrò più morire. –
Così pensava, e intanto l'Angelo, lasciato a sé stesso, correva verso l’Inghilterra.
Era una notte chiara, e l'anima fu colta dalla nostalgia quando distinse in lontananza le torri di Sorelois. Docile la creatura volteggiò in larghi giri sulla città.
Un cavaliere ristava, un po' assonnato, su limitare di una radura nel bosco, a poche miglia dalle mura. Teneva strette fra le dita le briglie di due cavalli e pareva attendere qualcuno, qualcuno che si udiva pregare in un piccolo sacrario in mezzo alla radura.
Un raggio di Luna colpiva lo scudo del cavaliere, brillava come una calma lanterna. Con una sottile paura, Galehault non poté esimersi dal riconoscere l'emblema: Gawain.
In preda a una lancinante frenesia, ordinò all'Angelo di abbassarsi. Doveva sapere. I due destrieri stavano brucando indolenti: il baio, sulla destra, era quello di Gawain, ma l'altro - gli venne da urlare - l'altro portava le insegne di Lancelot!
Via, via! - gridò, e il suo primo irresistibile istinto fu di fuggire: rivedere Lancelot significava l'adempimento della Promessa, e la sofferente durezza del Purgatorio …
Ma, mentre si volgeva all'usato tramonto, capì che il sacrario non poteva ch'esser la tomba del suo corpo, e lacrime gli corsero copiose agli occhi.
L'alba, alle loro spalle, come un lupo affamato già li inseguiva inesorabile: e Galehault decise.
Decise di tornare indietro, di giocarsi tutto, di rischiare d'essere sorpreso e colto dal Sole senza neppure aver avuto il tempo di scorgere - anche come solo un punto lontano! – l’amico Lancelot.
E l’Angelo, con un sorriso di indecifrabile dolcezza, volò rapido come non aveva mai fatto, da giungere in vista della radura che non era ancora aurora.
Ma il sacrario era già silenzioso e non v’era più traccia né di Gawain né dei cavalli.
Uno schianto di rami calpestati gemette il proprio dolore nel cuore della foresta. Loro?
Poteva essere un animale, o un boscaiolo non ancora al lavoro …
Aveva ancora il tempo di fuggire, li avrebbe cercati la notte seguente …
Ma non resistette.
Spronò l'Angelo verso Oriente, lungo il sentiero che tagliava il folto delle querce.
E mentre l'alba lottava per trascinarli in Purgatorio, Dio volle che il primo raggio di Sole illuminasse i due cavalieri e che Lancelot alzasse lo sguardo al cielo come richiamato da una Volontà Superiore.
Lancelot non riconobbe gli occhi di quell'anima, risplendevano di una felicità troppo grande per esistere realmente, al di fuori del Paradiso.
da "Oltre" n. 2, luglio ’79
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