In lungo ed estenuante volo
di Daniele Ganapini
Gli occhi antichi della bimba androide luccicavano come due stelline timide, mentre lei accarezzava la sua famiglia di minuscoli moscardini.
C’era buio nella stanza, e di tutte le presenze non si percepiva che un flebile suono: il sommesso ronfare di animali intenti al riposo.
Lungo i muri scrostati, congiunti sbilencamente da una volta a botte che suggeriva l'idea d' una caverna ammodernata di fresco, correvano delle spalliere e qualche scorrimano, imbrattato di cacatine essiccate d'uccello … Dei molti trespoli non ne era rimasto inchiavardato fra i mattoni che quello nero, verniciato da Magda in una brutta serata d'inverno.
Ora, invece, era estate.
La casa si presentava desolata all'avvicinarsi dei primi caldi intensi della stagione piena, Fuori dalla portafinestra scavata nel vivo della parete, c’era giusto quel bel tepore che fa voglia di mettersi nudi, in gruppo, a chiacchierare asciugandosi vicendevolmente le gocce di sudore sulla fronte.
Solo che Magda se ne era andata, e con lei anche le vecchie abitudini. Adesso non c'era proprio più nessuno con cui lasciarsi andare …
La bimba androide la si vedeva abitualmente di sera, quando stava sull'uscio di casa a rammendare un copriletto o qualche mantellina per i suoi piccoli amici. Lei pativa l'assenza di Magda, ma non parlava mai con nessuno.
Non era colpa sua se invece di nascere in un normale reparto ospedaliero era nata in una vasca idroponica (1), assieme ai pesci destinati al nostro consumo quotidiano. Se qualche inserviente distratto - maledettamente distratto! - aveva commesso un errore infilandola tra le sogliole anziché all’uovo d'apprendimento.
D'accordo che non è poi così difficile confondersi: "i Figli del Laboratorio" sembrano tutti talmente identici da appena nati … Ma Cristo! Un essere umano, anche se concepito in provetta, è sempre un essere umano. E non un fottutissimo pesce …
" .. mi han trovata, piccina lo so
chiusa fra i Pesci, non dite di no.
Io stavo chiusa e stavo lì
giusto cent’anni fanno oggidì
Ma ora che vivo
non voglio tornare
fra tutti quei Pesci
che son da mangiare."
La testa di gufo parlante appesa al cornicione giusto sopra all’entrata, vicino a dove il vento mandava a sbattere i rami dell’olmo, non riusciva a stare zitta. Con la sua voce petulante interruppe la canzone prima che la bambina iniziasse l'altra strofa.
- Umhf! È inutile, anche se continui a farti le treccine con il nastrino rosa, tu sei davvero più vecchia di quanto vuoi far credere. Ah!, non mi stupirai proprio se tu fossi rimasta nella vasca per cent’anni e più. Sei furba! Ma te non m'inganni mica, sai, nonnonnono! Io ero un gran bel gufo prima che Magda mi trovasse stecchito qua sotto e mi facesse impagliare. Soffrivo un po' di cuore e di disturbi respiratori, ma non ero così scosso come credi … riuscivo ancora a guadagnarmi il pane quotidiano da solo, e non avevo bisogno di nessuno.
Fece una pausa quasi sollecitando una replica, poi riprese in modo ancor più concitato.
- Ah, sìsìsì … forse non volavo più così veloce come da giovane, ma la gente avevo imparato a battezzarla; conoscevo bene cosa c'è dietro gli sguardi. E con te non mi sbaglio, ti dico: è un peccato che Magda se ne sia andata prima che glielo potessi dire … Se, avesse aspettato ancora una settimana …
- Adesso basta, Caorle, và a letto ch'è tardi.
- No, dai ... Ti prego. Non è vero niente di quello che ho detto, lo giuro. Sei la bambina più carina che io abbia mai incontrato … e ti hanno pescato nella vasca delle sogliole che c'eri caduta dentro da appena quattro mesi. Non è vero?
- Basta. Sta' un po' zitto, Caorle, smettila di brontolare e di fare le moine. Sei solo un vecchio bugiardo, e un attaccabrighe; credi che non ti abbia visto mentre cercavi di litigare con quella tortorina?
- Ah!, la stupida. Lascia che mi si avvicini un po' e poi …
La bimba androide prese una seggiola e un sacco di juta che teneva nell'angolo della stanza più vicino alla porta, salì sulla sedia e gettò la tela sulla testa-di-gufo.
- Ecco il tuo sacco, buonanotte.
- No! Nono! Non voglio! Non voglio e non voglio! Non voglioooo, umhf.
- … sshhh. Buonanotte.
Buonanotte, - e poi, più piano - un corno … merde, vecchia stronza.
La bimba androide occhieggia verso di me, che sono seduto sui gradini della veranda a prendere il fresco delle ore mattutine, e mi saluta con un cenno del capo.
Quando la porta si richiude alle sue spalle, la sento armeggiare con qualcosa di metallico, rovesciare dell'acqua in un catino, sgridare il piccolo Dolby per aver fatto pipì sul tappeto.
La testa-di-gufo che campeggiava sull'uscio di casa non c'è più; lei deve averla smontata per cambiare la batteria o per spolverarla. Se non sapessi che esistono "Registratori di Personalità" sufficientemente ridotti da poter essere installati in una testa impagliata, mi verrebbe quasi da credere che quel bellimbusto sia ancora vivo e vegeto in barba ad ogni solida regola naturale. D’altra parte, anche lei è una sfida alle leggi naturali … come lo può essere un qualunque umano cresciuto in un …
Interrompo il corso dei miei pensieri quando la vedo attraversare la strada: viene dritta verso di me; giunta a pochi passi dalla sdraio si ferma, sorride. Ci salutiamo.
- Mi scusi se la disturbo, signor Lovebashful, ma questa notte i rami dell'albero hanno fatto cadere la mia testa-di-gufo, e adesso non funziona più. Non potrebbe darle un'occhiata, per favore? È un po' brontolona ma ci siamo tanto affezionati, dispiacerebbe a tutti se si fosse rotta veramente.
- Certo, piccola. Adesso guardiamo subito cos'è che si può fare. Tanto oggi non ho molta voglia di lavorare, ho già visto che combinerei poco … Vieni dentro.
- Permesso. Che bella casa, signor Lovebashful, è veramente molto bella. Cos’è quel disegno che tiene sulla scrivania … è una Santa?
- No, no. È il manifesto di una grande attrice di due secoli fa.
- Sarah Ber … nhardt, Bernhardt. Era bella?
- Ah, questo non lo so, ma dicono fosse molto brava.
Pausa. Lei continua a guardarsi intorno con curiosità, sono soprattutto i quadri e le stampe alle pareti ad attrarne l'interesse. - Quanti anni hai? – chiede.
- Io? Ne ho cento, signor Lovebashful, e lo dice anche la canzone.
- Giusto, ma è una bugia ... e io non sono il signor Lovebashful. Il mio nome è Nathaniel: molti mi chiamano Nat, altri Lele. Scegli quello che ti pare.
- Mi sta' bene Lele, signor Lovebashful, è carino … ma come sta il mio gufo, signor Lele?
- Ahiahi. Temo di non essere un buon tecnico, ma non mi riesce neppure di trovare il registratore, e questo è davvero il colmo. In genere li infilano qui, sotto al becco.
Lei osserva il punto che le indico, sorride scuotendo la testa: ha veramente due occhi splendidi.
Sono profondi, e dotati di una luce strana. Uno di questi sguardi intensi e sinceri che però nascondono chissà quali esperienze: come avrà fatto a sopravvivere tutti quei mesi passati nella vasca delle sogliole?' Che sia proprio questo a renderla così diversa?
- Lei vive solo, Lele?
- Sì, perché?
- È strano tutti gli uomini del paese vivono con una donna … come mai lei no?
- Beh, io non sono del paese, vengo da fuori. E poi sarà perché nessuna donna vuol stare con me; non trovi? È così strano, secondo te?
- Oh, no davvero. Anche a me piace star sola, coi miei animali. Kirba aspetta i piccoli, siamo tanto preoccupati ... e non mi sposerò mai, lo so.
- Come fai a dirlo? Sei ancora troppo giovane … avrai dodici anni sì e no. Aspetta che i ragazzi incomincino a vedere come sei carina e vedrai ...
- Grazie, Lele.
- E di che?
- Del complimento. - Si liscia i capelli con un gesto lento, poi tocca i piccoli seni accomodandosi la camicetta; lascia che i denti si scoprano in un bianco sorriso macchiato di liquerizia.
- Magda diceva che ne avevo quasi quattordici. E ora, forse, li ho compiuti da poco … è la mia costituzione a darmi un aspetto minuto, da bambina. Lei aveva sempre ragione su tutto, Lele, veramente.
- Vada per quattordici, allora. Piuttosto, senti, mi Sembra che il lavoro risulti più complicato di quanto sperassi.
Mettiti pure a sedere; anzi, vai a prendere i cioccolatini là in sala, e portali qui per favore. Ci devono essere anche delle caramelle di gelatina …
La bimba androide sta accoccolata sul divano, il posacenere pieno di cartine colorate e di stagnole.
Fuori comincia a fare scuro perché le nuvole lontane sono state trascinate da un forte vento. La pioggia minaccia di scaricarsi da un momento all'altro, è appena ora di pranzo ma sembra già notte.
Lei! ha un sorriso dolcissimo, ogni tanto tira su col naso e si guarda la punta dei sandali, poi si alza di scatto e mi sorprende mentre rimango fermo a osservarla.
Mi vergogno della mia incapacità tecnica, ma è così carina che non mi riesce di concentrarmi sulla povera testa-di-gufo; guardo i suoi giochi e gli atteggiamenti, la figura esile che si è andata distendendo sui cuscini del divano.
- Accidenti, sono proprio un buono-da-niente. Mi dispiace ma credo che dovrai cercarti qualcuno più bravo di me se lo vuoi vedere funzionare.
- Perché? Cosa c'è che non va, signor Lele?
- Beh, non sono riuscito a trovare il "registratore di Personalità"; non sono tagliato per queste cose.
- Se non l'ha trovato, vuol dire che non c’è.
- Come, non c'è? Allora non potrebbe parlare …
Si alza, mi viene vicino sfiorandomi, e si appoggia alla scrivania dove tengo aperte le mani dondolandomi sulla sedia; lei accosta le dita alle mie, con un gesto strano, esperto.
- Non c'è mai stato nessun registratore dentro Caorle, era lui che parlava. Non era mica morto, sai. Solo un po' matto.
Fa il gesto d'accarezzarlo, poi si volge verso di me: i polpastrelli corrono dalla tempia alla guancia, penetrano tra i ciuffi della barba.
- Tu non meriti di restare solo, Lele.
Gli occhi della bimba androide cercano i miei. Mi rendo improvvisamente conto che sono io ad ispirarle tenerezza, o forse compassione. Ridicolo!
Ridicolo ... io sono un uomo: lei è solo una bambina. Ma è questione di un attimo, poi siamo raccolti sulla poltrona a sfogliare un libro di pittori d'altri tempi, baciandoci in castità, con la mia mancata dimestichezza perduta chissà quando.
- Caorle non ha mai contenuto nessun registratore … parla se lo voglio io; la sua rottura è stata una scusa per venire qui.
Dolcemente le mordo il lobo dell'orecchio, la cerco sfiorando con le labbra la pelle della nuca: bisbiglio:
- Non importa. Non m’importa come tu sia venuta da me, l'unica cosa che conta è che tu sia qui, ora. Erano anni che non toccavo più una donna ... - e la sento irrigidirsi sotto alle palme delle mani, contrarsi, - Continua a trascinarmi ogni sera nel letto il fantasma di una ragazza che conobbi a scuola … mi sentivo tanto goffo accanto a lei, me ne ero innamorato a prima vista. Credevo d'amarla ancora, ma ora, grazie a te, me ne sono liberato.
Lei sta zitta. Rimane immobile mentre io l'accarezzo e la bacio, mi sorge il dubbio che il mio amore fatto esclusivamente di tenerezze e parole l’abbia annoiata. Si alza per andare al tavolo; siede, prende un foglio e si mette a disegnare.
Non riesco a nascondere il mio impaccio; non dovevo farle quelle confidenze, lasciarle capire questo bisogno d'affetto che nessuno ha mai appagata; spaventarla con dei legami, insomma. Resto fermo al mio posto con un senso d'angosciosa apprensione, come un libro aperto, e lei continua a disegnare.
Mi accorgo che lei è infinitamente più esperta di me … per me è di nuovo la prima volta, come ad un ragazzo cresciuto per sbaglio. Non ho niente da offrirle, e l’ho già delusa.
- Non è colpa mia, non sono Stato io a creare questa assurda situazione. Una sorda irritazione mi si agita dentro: "Cosa vuoi da me?" vorrei gridarle, ed invece - al suo suggerimento di parlare, parlare continuamente - finisco di vuotarmi delle cose ora inutili.
Non mi riesce di capire se lei voglia che le dica quanto è bella, come la desideri o che le descriva fatti, luoghi … gli anni della mia infanzia. Lei non spiffera parola, talvolta attenta ma più spesso assente. Pretende: pretende, pretende che io capisca chissà cosa senza che lei lo dica. Ma, perdio! lo sapevi bene chi sono e come sono, di me si parla molto in paese, se non ti andavo bene perché sei venuta a cercarmi?
Mi alzo e le vado di fianco, seduta continua a disegnare, guardo il foglio da sopra la sua testa: - Bel disegno … Dai, smetti di fare quella roba, mi innervosisci.
Rimane intenta ai suoi scarabocchi senza voltarsi:
- A me piace che le altre persone mi scelgano. - dice con tono duro.
- Ah, no … bella! Sono io ad essere stato scelto, questa volta. Teniamoci le nostre responsabilità e non mischiamo le carte in tavola!
Dopo un attimo di silenzio, e poiché lei non accenna a parlare, sono io a fare marcia indietro per sbloccare la situazione. Non sono mai stato capace di portare alla rottura fratture conciliabili, MAI.
- Scusa, ma sono frastornato … , non ci capisco più niente.
E mi lascio cadere sulla poltrona con fare melodrammatico, scuotendo piano la testa: - Scusa.
Subito dopo mi rialzo, come scottato da una fiamma: con la punta delle dita le sollevo il mento, la fisso negli occhi.
- Io non so più cosa dire, parla tu …
I suoi occhi sono veramente occhi di cento anni; forse sono solo dodici o quattordici anni che lei è fra noi, ma chi può realmente dire quanto a lungo abbia vissuto nella vasca?
Per quanto ne sappiamo, per quanto ne sapeva anche Magda, lei è sempre stata come ora: una bambina androide dalle pupille antiche.
E allora lei racconta; parla di un'isola sotto al mare, con grandi scogliere esposte al cielo dove riposare nudi nei raggi del sole … di un 'isola magnifica ove vivono altri androidi simili a lei e dove lei ha imparato a vivere e conoscere, anche l’amore.
Ma non ha più amici là, non ne ha mai avuti. È scappata.
Ma questo non mi interessa. Io voglio lei, ora … non quello che è stata un tempo, la vorrei dolce come prima, come pochi istanti fa. Dolce, con un briciolo di follia e di voglia di fare cose strane, allegramente pazze … tipo portare al polso uno di quegli orologi in plastica con le lancette rosse, di quelli che non vanno avanti ma segnano sempre l’ora che noi preferiamo ... questo l'ho capito, ma è già tardi.
Non v'è più tenerezza, ora. L'incanto è rotto.
- È una favola molto bella.
- È una storia vera - dice lei - forse è meglio che io me ne vada.
Con un sorriso forzato è già al di là della porta, che dietro le spalle le si richiude.
Lasciata una cartolina di città lontane (ricordo di un bellissimo viaggio estivo) nella sua cassetta delle lettere alle Quattro del mattino, con l’intera notte senza riuscire a chiudere occhio All’interno, fantasmi morti e sepolti dalla sua nuova importanza. Impazzito, forse completamente impazzito, prigioniero di una bambina dalla fantasia troppo sviluppata.
Ma, dopotutto, solo una cosa importante: il suo tornare da me. Al più presto, il più presto possibile.
Nella stanza, appena rischiarata dalla luce con una vecchia lampada a petrolio, i suoi passi rimbombavano in maniera quasi lugubre. Tutti gli animali erano al riposa, anche il piccolo Dolby che si credeva perfettamente nascosto dietro la frangia della coperta, non lontano dal suo ultimo 'malfatto'.
Solo alcuni dei più guardinghi alzarono la testa per identificare il nuovo visitatore, poi si rilassarono immediatamente scorgendo la sagoma della bimba androide, e percependone il profumo. Kirba guaì con apprensione materna, aveva un 'pancione' enorme e ormai si era agli ultimi giorni; fu subito a lei che l’attenzione della ragazza venne dedicata.
- Come stai, Kirba? Su, coraggio … - le allungò delle carezze, porgendole anche un biscotto. Richiamati dall’odore e dal rodere dei denti altre figure si fecero avanti:
- No, per voi niente. Avete già mangiato abbastanza, tornate a dormire.
Quando Kirba ebbe terminato di mangiare lei si rialzò dal tappeto ove s'era inginocchiata e si diresse verso il letto.
Vi si lasciò cadere sopra; qualcosa non aveva girato per il verso giusto, a lei si sentiva irritata e disfatta. Uno dei gatti la guardò acciambellato sull'orlo estremo della trapunta, scrutava la padroncina attraverso due fessure simili ad occhi androidi.
- Se avessi le vibrisse anch'io, ci assomiglieremmo … vero, Ritmo?
Il felino s'infelpò su per il corpo di lei andandole a leccare le guance, muso a muso. La lingua era ruvida, ma si traeva uno strano piacere dall'avere quel fiato caldo a contatto diretto con la propria pelle; è solo nel toccarsi, nello sfiorare le morbidezze di membra amiche che si ritrova noi stessi, che si supera la solitudine bestiale. Poco importa che l'odore di cui trasudiamo risulti immediatamente alieno, quasi sgradevole, la prima impressione è ingannatrice; lei stessa rammentava con straordinaria chiarezza istanti e luoghi dove ributtanti contatti s'erano trasformati in piacevole confondersi d'umori.
… come quella volta che Magda l'aveva fatta salire su un cavallo, a pelo, e andar di trotto lungo lo steccato … lei sudava di spavento e d'emozione, quando Magda la tirò giù di peso dal dorso dell'animale. Faceva caldo, aveva i brividi ma le piaceva, anche il sentire le mani forti di Magda cha la sollevavano posandola a terra. Poi, ancora, nello stringere la mano a sconosciuti. Quanto sarebbe bello, - si ripeteva poi nel letto - persino prima di parlare e sfiorarsi con le dita gli zigomi e le palpebre, lasciarle scivolare sul viso: scoprire gli altri con l'approccio fisico, prima ancora di quello mentale.
Mentre la bimba teneva il muso di Ritmo nell'incavo della destra, e lui mordeva per gioco la base dell'anulare, le tornò l’opprimente pensiero di cosa mascheri la falsa sicurezza degli androidi. Del rispetto condizionato verso la casta superiore, e il conseguente obbligo di cercarvi il senso della vita ad ogni costo, anche quando la rassegnazione costerebbe due soldi appena.
Ma anche se l'isola nella vasca è il sogno segreto e liberatorio di tutti gli androidi, l’utopia per cui si sono sacrificate generazioni di inservienti-androidici addetti al controllo delle sogliole, non è sufficiente un rapporto tra psichi pericolanti a giustificarne il mito. Non si sente vita, ma solo piacere sull'isola felice della gente intenta a rubare ciò che nessuno possiede.
V'è più respiro nell'accarezzare un gatto che in venti notti d'amore con quei corpi perfetti … poco importa che i tratti somatici siano sempre creati scrupolosamente diversi: dentro, il gioco è sempre il medesimo ... homunculi.
I fianchi ben pasciuti di Ritmo ripresero a sfregolarsi addosso in un sordo coreutare di fusa; gli artigli la graffiarono un po', in cerca di lite.
- No, tu non sei come me. Sei indipendente, non ti trascini in un'inferiorità mai risolta … vieni solo quando fa comodo a te. Non fatichi ad essere ciò che dovresti essere, anche solo non avresti realmente bisogno di nessuno; vero?
E le venne alla mente che lei non sarebbe stata mai così, neanche come Nat o qualsiasi altro vivente nato-di-donna, ma sempre persa per sempre nell'incapacità di capire se anche in lei fossero i medesimi sentimenti che conoscevano gli Uomini …
E scontrarsi ogni volta, ogni ora del giorno con la violenza delle emozioni che sono negate … delle gioie brillanti che un androide non può conoscere né sopportare.
Nell’oscurità lei vide risplendere le aure delicate dei suoi piccoli amici, e tremò ripensando all'intensità con cui si agita attorno ai corpi umani, tanto carica da impregnare la stessa atmosfera che la cinge, facendo vibrare di sé altre aure lontane.
- Vieni, Ritmo, vieni a tenermi compagnia.
Ma il gatto, stanco, saltò giù dal letto eclissandosi nell’oscurità.
- Oh … dormono tutti tranquilli, anche Kirba. Ed io, invece, che dovrei vivere nella calma sterile di chi non ha pensieri rimango a macerarmi …
Lei, come tutti gli androidi, non può piangere … se non per gli occhi arrossati dalla polvere o per il dolore fisico … non le è concesso di sentirsi tarantolata dall'eccitazione; l'esperienza le ha già insegnato che scimmiottare gli umani sapendo di non poter percepire ciò che loro realmente vivono è quanto di più frustrante si possa provare.
Resta come un sogno già smarrito il desiderio di sentire, un giorno, gli occhi gridare, bruciando di fiamme interiori ... farli brillare, e non come Dure Stelle Gelide ma della stessa intensità che solo il pianto sa catturare.
Eppure, tutta questa disperazione stava rinchiusa in appena un fazzoletto d’angoscia. Immagini senza rimpianto le tornarono alla mente: frammenti di speranze cercate giù nell’isola sommersa con altre bimbe androidi …. di un miracoloso affrancamento fra le braccia di un Uomo.
- Dormite pure. Beati voi, voi che siete liberi.
A lei non è neppure concesso di togliersi la vita, perché non ne è padrona … sono costati lavoro e fatica.
Certo; l'unica cosa che potrebbe illuminarla sono delle briglie umane, un Uomo che la faccia galoppare di sé, ma senza imporre il carico delle proprie emozioni scintillanti … altrimenti, sarebbe una morte danzante, e non è lecito che lei desideri un gran peso che la schianti.
Una piccola dose dell'amore di Nat bastava già, con la sua intensa e casta timidezza, a schiacciarle l'animo. La bimba secolare si mise a piangere, lasciata sola anche da Ritmo, ma cercare tracce umide sulle sue guance sarebbe stata fatica inutile, solo gli occhi parvero perdere, mano a mano, di consistenza.
Si velavano; si velavano di un accenno di tristezza rubato proprio a Nathaniel.
Bussa alla mia porta, l’ho attesa per tutto il giorno.
Quando entra mi appare improvvisamente troppo piccola, ma c’è qualcosa in lei che la rende già molto più adulta di ieri.
I suoi occhi intensi la tradiscono. È una conferma che mi solleva dai timori di perversione, di essere un corruttore, un plagiario ... uno che se la fa con le bambine.
È lei, con la sua patina d'innocenza, ad avermi adescato … ma ne sono felice.
- Non potevo non venire … - dice, e gentilmente rifiuta i miei baci. Con poche parole mi spiega per quali ragioni non si ritiene adatta a me: non le sarebbe possibile farmi felice ed esserlo lei stessa; dovremo limitarci a vivere da buoni amici.
Resto di sasso. Cosa conto, allora, io? Conto qualcosa? E questo discorso le pesa oppure no? Non capisco se sia triste, gelida o faccia fatica a trattenersi dal ridere … ma, nel medesimo tempo, non me ne frega assolutamente niente: mi frega che non mi vuole più, che ha di nuovo sbagliato tutto.
Dio mio! Mi è cascato il mondo addosso.
E ancora i suoi cent'anni di vita che scrutano: un secolo trascorso nell’isola più lontana che si possa immaginare, più distante di qualsiasi altra. È da quella terra d'astuzie nascoste, accumulate, che lei scandaglia e mi penetra attraverso due fessure ... è l'idea di un contatto fallito fra due mondi, naufragato per la mia inettitudine, che mi opprime.
Mea culpa! Mea culpa!
Quando lei se he va, in silenzio, io sprofondo in cupe meditazioni. Segue uno stupido ragionamento sull'opportunità di farmi frate.
Ci vediamo ormai molto raramente. Ho cercato di riprendermela con la forza, ma sono un bruto da quattro soldi e non ho avuto il coraggio di andare fino in fondo … ma anche perché non volevo neppure farlo, se lei non voleva.
Per il suo compleanno, forse per testimoniare che non le porto rancore, le regalai una grande tartaruga di pezza. Ora è là, nel cuore della casa che sembra una caverna, immobile fra una moltitudine di animali … continuo a considerarla un simbolo della mia condizione, ma lei non ha recepito.
Non si può dire che mi eviti; eppure assume un comportamento strano se, e quando, l'avvicino, Dei modi cordiali, ma sbrigativi; come per liquidarmi.
Inoltre, da quando ho fatto quello stupido gesto, dice che io sono molto sensibile … però, solo ai fatti miei, solo per me stesso, e che di ciò che provano gli altri non m’importa proprio niente. Questa è una cattiveria, e lei lo sa; io sono pieno di difetti, ma farle del male è l'ultima cosa che mi passerebbe per la testa.
Non ne sarei capace, fisicamente.
Un’altra causa di tensione, esogena stavolta, è l'approssimarsi della data dell'esame. Tra poco - la comunicazione è di alcuni giorni orsono - un Ufficiale Statale verrà a controllare il suo grado di maturità. A giudicare se una ragazza di quattordici anni - apparentemente! - ripescata nella vasca delle sogliole, sia, dopo dieci mesi trascorsi assieme con una assistente sociale di nome Magda, capace d'amministrare la propria vita "umana" come ogni androide normalmente istruito all'interno dell'Uovo.
Se non supererà la prova, se risulterà disadattata, che ne sarà di lei? Avrei dovuto rimanerle più vicino, ma senza turbarla. Ora è tesa oltre misura; sarebbe diverso se non fosse successo ciò che è successo? Certamente, temo, e la colpa è solo mia, io l'ho ridotta nel guscio per difendersi dalle mie ossessioni …. Io l'ho obbligata a trincerarsi e a rimanere sempre sul chi vive (in guardia) quando le erano maggiormente necessarie calma e serenità.
Eppure, eppure - d'altra parte - come può non superare l'esame? È una bimba nel fisico, ma poi non più di tanto, quella maschera esteriore nasconde un secolo interno ... ha dalla sua anche i trucchi dell'esperienza, non le sarà difficile imbrogliare un uomo che crede d'aver a che fare con una bambina. Quante cose si possono imparare in cento anni?
Sono più di quanto ancor oggi io possa sperare di campare, se la mia vita rientra nella normalità. Sono abbastanza per stancarsi di questo mondo.
Tendendo l'orecchio la odo rassettare la casa, dar da mangiare al piccolo Dolby e ai suoi fratellini, e ronfare i gatti attorno alle ciotole di latte cagliato.
La testa-di-gufo se ne sta zitta scrutando casa mia attraverso i rami spazzati dell’olmo; evidentemente lei non desidera più farlo parlare … mi è parso che si scambino qualche parola solo a notte inoltrata. A quell'ora mi capita spesso di udire un mormorio, ma forse sono semplicemente io sospeso nel sogno.
Ieri ho creduto persino di sentir recitare una delle poesie che le avevo dedicato. Gliele consegnai scritte su dei fogli di quaderno, a matita.
Spero che almeno le conservi … mi farebbe molto male sapere che le ha buttate via. Male come quando, la sera dopo, mi confessò candidamente di vergognarsi un po' per l’aver dormito tranquillamente, tutta la ·notte. Io non ero riuscito a chiudere occhio. Ma le sue mancanze di tatto la rendono ancor più inaccessibile e desiderabile … e mentre io mi sono spalancato lei si riveste di corazze imperforabili; il suo passato pare troppo sepolto, e lei sembra aver avuto tutto il tempo e l’accortezza per distruggerne i punti deboli, ripararlo fin nella più minuscola smagliatura.
Com'è facile, come dev'essere facile inferire colpi quando si è talmente trincerati da non comprendere più nemmeno il senso della violenza … Ho mascherato il disappunto dicendole che l’imbecille in questione ero io. Contavo dunque così poco?
Mio dolce amore, quanti uomini migliori di me hai incontrato sul tuo cammino … e quanti ne hai dimenticati?
Ma affermi di essere arrivata tardi a capire l’amore. Il distacco con cui nutri i sentimenti è il frutto dell'inaridirsi e dell'erosione del tempo ... ma pare una incapacità senza origine.
Ormai mancano solo poche ore all'esame, poi la vita sarà tua: perché tu non sei una di quelle che perdono.
Io ti auguro tutta quella felicità che sembra non mi spetti più, e che comunque sarebbe stata nostra.
In bocca al lupo, bimba mia … spero che tu mi venga a trovare, prima o poi, perché io, se mi riuscirà, non verrò mai più a disturbarti.
Sepolta nel buio della notte antecedente l’esame lei meditava strane cose; pensò all'isola sommersa, al suo mito, ai cento anni di vita trascorsi fra le sogliole ed a una infinità d'altri avvenimenti assopiti dal tempo, e tutti quei concetti incamerati giorno dopo giorno si risvegliavano assieme affollandosi senza criterio; corsero a perdifiato l'uno dietro l'altro, in una lunga successione priva di logica. Erano la potente rivincita dell’apprensione, del caos primordiale di un panico profondo e inarrestabile. Ma sotto i colpi di stantuffo della memoria, più forte ancora della paura per la prova definitiva, il pensiero di Nat-Lele sconvolgeva ogni possibile ordine mentale.
La presenza immateriale di Nathaniel Lovebashful, dormiente nella casa accanto, ricorreva con snervante insistenza … lo invadeva il desiderio di quiete perché non era riuscito a capirla, perché l’aveva delusa investendola di sentimenti scintillanti … perché era, tutto sommato, ancora un povero bambino in preda ad inezie enormemente più grandi di lui.
Perché il suo amore, troppo vero e troppo puro, non le sarebbe stato sopportabile … ma fatale. Fatale e incessante, intenso come la fedeltà di un cane, o l'amicizia di un delfino … come l’ira selvaggia di una tigre braccata.
Ma la vicinanza di questi animali, una differenza non classificatoria, bensì d'analisi, sarebbe un esame troppo duro anche per un androide rotto a tutte le esperienze … una prova infinitamente più terribile di quella che la vita può imporre a Nathaniel Lovebashful; per i nati-da-donna essere uomini è quasi un dato di fatto, una certezza ... nella maggior parte dei casi si tratta solo di tempo, di un appello prima o dopo: ma per gli androidi l’appello è unico ...
(Forse nella sua immaginazione, nel sogno di lei … o in quello di lui, soltanto in quello di lui, forse anche nei pensieri notturni, nel sonno, di entrambi … )
PSICOLOGO: - Bocciata senza rimedio; guardie, svelte! Buttatela dentro l'inferno dell'inceneritore; distruggetene ogni cellula, persino il ricordo … che non resti nulla di questo mostro! Nulla!
GUARDIA: - Ma non si potrebbe perlomeno tentare col Purgatorio dell'Uovo? Forse si potrebbe ancora condizionarla; una vita umana è sempre una vita umana, anche se nata in provetta … anche se degenerata in quella di una sogliola.
PSICOLOGO: - Ah! Per te dovremmo aiutarla? Dopo quello che ha fatto a quel povero Lovebashful … roba da rivoltare la stomaco ad ogni uomo onesto che riposi in una tomba. Questa è una donna infernale! Ma che dico?! Non è neppure una donna, non è umana! È un androide.
LEI: - No! No! Lasciatemi ritentare! Vi prego … Oppure, oppure rigettatemi nella vasca delle sogliole, e vi prometto che non mi farò vedere mai più … mai più.
NAT: - Taci! È giusto che tu paghi. Signor Ufficiale Statale, gliela faccia pagare! Le faccia vedere cosa succede a farsi beffe degli umani …
LELE: No! Non voglio. - E poi, piano, tra sé: - Perché non l'ho saputa aiutare? Sarebbe stato così facile … Vi scongiuro, lasciatela libera.
NAT: - Invece avrai quello che ti meriti, droide. Sei andata a caccia di uomini per cento anni, e sei venuta da me travestita da bambina per umiliarmi ... ma io ti farò uccidere. Dovrebbero ammazzarvi tutti: ci odiate tanto che un giorno potrete anche ribellarvi, ma ora siamo noi a tenere il coltello per il manico … e siamo ancora più in gamba di quanto crediate.
LELE: - Ma io l’amo! Ti amo! Signor Psicologo le dia un’altra occasione, la lasci ritentare … la salvi! No? Perché no? Guardia la lasci scappare, le darò tutti i soldi che posseggo, tutto quello che vorrà. Fatela tornare all'isola ... ve ne supplico!
GUARDIA: - Io lo farei volentieri, ma devo obbedire agli ordini della Legge. Non è previsto che faccia altrimenti.
PSICOLOGO e GUARDIA: - Noi siamo l’Ufficiale Statale. Una volta che la decisione sia presa, per quanto sgradevole, il giudice diviene solo esecutore ... non ha più potere sul corso delle cose. Essere Guardia o Psicologo non è che il duplice aspetto del medesimo lavoro. Io sono un Ufficiale Statale, non renda oltremodo difficile questo compito che mi è già sommamente gravoso … Signorina, la prego, venga con me.
LEI: - Eccomi, signor Ufficiale. Sono nelle sue mani; addio, signor Lovebashful, addio.
NAT e LELE -Addio.
Che mal di testa, questa mattina. Non sono riuscito a prender sonno pensando continuamente a lei, e al suo esame. I suoi occhi mi sono rimasti accesi in testa fino all'alba … poi, ahi quant'è debole la carne! Sono crollato.
Maledizione! È già mezzogiorno passato. Mi sento talmente a pezzi da dubitare se riuscirò a reggermi in piedi: eppure devo farlo. Chissà cosa penserà? Non le sono mai stato accanto nei momenti di bisogno ... che verme, avrà pensato.
E ha ragione! Cosa mai ho saputo fare di buono nella vita, se non costruire castelli per l'aria o lasciarmi cullare in mille illusioni? Se avessi fatto qualcosa … una qualunque cose per cui, oggi, potessi dire "Valeva la pena di vivere", sarebbe diverso … molto diverso. Invece niente! Neanche un po' d'amore, di quello che fa la gioia dei sensi: neanche quello ho saputo regalare. Mi sono rintanato nel mio guscio come un androide dentro all'Uovo d'Apprendimento, ma non ho imparato niente … e sono uno Sbaglio, una creatura inutile … un Nulla.
Nathaniel Lovebashful - quella scarna marionetta che è il mio Io - si infila un paio di jeans sporchi di macchie d'erba e dell’unto di ingranaggi, la prima maglietta incontrata dalla mano in uno scaffale disabitato sin dalle tarme, e con le scarpe da tennis slacciate si getta a precipizio in mezzo alla strada.
Tardi!? La casa della bimba androide è silenziosa.
Un uomo anziano, dal portamento distinto di chi gode una ricca pensione, tiene in braccio un gattino: lo accarezza, poi, con gesto rilassato, si toglie il cappello scoprendo una calvizie piuttosto pronunciata. Sulla giacca marrone, spinata, gli campeggia lo stemma in velluto dell'Associazione Amici degli Animali: tre A dorate che risaltano sul fondo scuro. Accanto a lui, in divisa, un’altra persona. Evidentemente l'uomo attende che il vigile gli consegni il foglio che questi va compilando con minuziosa attenzione. Nathaniel li raggiunge ansimando:
- Scusate, sapete niente della ragazza che abitava qui?
L'uomo lo guarda con aria interrogativa; - Ah, non chieda a me: io sono venuto sol tanto a ritirare gli animali ... e quando sono arrivato non c'era ancora nessuno, oppure erano già andati via.
Mi sfugge un grido di stizza, poi m'accascio; lui richiama l’attenzione del poliziotto, anche se non ve n'è bisogno.
Mi dispiace, ma sono appena arrivato. La cosa non è stata trattata dalla Polizia locale, sembra fosse una questione molto delicata; neppure al comando la conoscono a fondo. Comunque la ragazza era un androide, il che era risaputo, ma pare fosse un androide di tipo particolare … il dossier non ci è stato reso noto; tutto: pratiche, documenti, è tutto in regola e proveniente dalle alte sfere … roba top-secret.
Il vigile è un vigile di campagna, gli piace parlare. Viene dal paese a pochi chilometri da qui, e il caso della bimba è una buona occasione per rispolverare l'atteggiamento di chi riceve frequenti confidenze da superiori importanti. Ma alla resa dei conti, ciò che sa se l'è fatto sfuggire subito: crogiola nel ruolo che gli si confà terminando il modulo, e il resto sono solo congetture, venute a galla con l'aiuto dell'uomo con le tre A.
Quando se ne vanno, Nathianiel Lovebashful rimane silenzioso sulla soglia, muto come la casa. SEGRETO DI STATO: non conoscerà mai l'esito dell'esame, e neppure se vi sia realmente stato un esame. Non saprà mai se lei è viva e libera, o chiusa in un Uovo, se morta in un forno inceneritore ... di quelli che nascondono le piaghe e le malformazioni di un Mondo perfetto e gentile.
Non si accorge nemmeno che dall'ovest si è alzato un vento selvaggio, che percuote i lenzuoli stesi della via come vele issate senza scopo; le forti folate trascinano i suoi capelli sudati come stelle filanti vischiose, e la mente rimane prigioniera dei paragoni.
In questi paragoni, tutto è simile (COME) qualcosa d’altro; luoghi uguali, e le persone identiche, il Destino fissato a un grigiore privo di una qualsiasi occasione di riscatto.
La barba diviene improvvisamente l'unico legame con la realtà; è fastidiosa, ispida, e prude … se la gratta con violenza, penetrandola fra le unghie e strofinandoci contro le nocche della destra. A giudicare dalla luce, dovrebbe essere un'ora imprecisa e pomeridiana: quasi sera, anzi. Solleva il viso cercando tra le nuvole …
Gli occhiali da cinque diottrie sono andati perduti nella foga, ma forse - per vedere ciò che sta guardando – lo strumento migliore è la visione appannata del miope, per scrutare posti al di là dell'orizzonte, che non ci sono, o da raggiungere in lungo ed estenuante volo, e attraverso il Sogno.
Dove sarà? Nelle vasche di Newark? Alle città droidiche di Tangeri o di Dusanbe d'Asia? Dentro all'Uovo, a Parigi, o sui marciapiedi di Berlino? Verso est, comunque, basta che sia in favore di vento, perché mettersi a cercarla senza neppure il conforto di un sostegno vorrebbe dire perdersi; neanche la fede sa smuovere una banderuola di metallo quando l'aria ristagna.
Ma sono sogni futili, fantasie. Si riesce a leggerglielo in faccia mentre lo pensa. Un luogo vale l'altro, ma è assolutamente folle mettersi a cercare così, senza alcun indizio. Nathaniel, rabbrividendo intirizzito dal freddo, s'incammina verso casa sua; giunto nel mezzo della strada, il buio improvviso l’inghiotte.
(1) idroponico si riferisce a colture vegetali, qui si tratta di una vasca con acquicolture miste.
da "The Time Machine" n. 1/‘80
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