Addiario
di Dedi Baroncelli
"Questo bambino sarà chiunque di noi o, inversamente, noi siamo stati questo bambino e ce ne siamo dimenticati".
Nella sua villa di Alessandria gli specchi sono velati, perché in essi, interminabilmente, la signorina Anna Defilippis teme di scorgere il riflesso del mio oblio, che usurperebbe per sempre la sua vita.
Sulla spiaggia di Alessandria le maree tremano in silenzio, afflitte dalla persecuzione di ciò che non è.
L'uomo dalla pelle scura mi aspettava in cima alla scala di pietra con i leoni. Lungo i corridoi (damasco, inseguimenti, polvere) ci accompagnò un reticente profumo di veronal. Entrammo nella stanza in silenzio, con quell'inutile perfezione di silenzio che a volte mettono nei loro giochi gli adulti. Vidi per l'ultima volta gli arazzi copti, il ritratto a olio del commendator Peppino, gli oscuri specchi della toilette. Pensai che se separarsi, questa sempre rudimentale educazione all'oblio, è la dolorosa stagione che intimamente confonde il passato e il presente, la tremula creta del settantaquattro e la fredda spada di un crepuscolo egiziano, ben più atroce fu lo spavento dell'eternità: essere, nella memoria, infiniti noi, essere all'infinito Anna e Dedi.
L'uomo dal camice bianco mi indicò una poltrona. Lentamente, senza cessare di ansimare, la donna dischiuse gli occhi e mi fissò.
"Ascolti, professore", mi sussurrò il medico. "Da ventidue anni, ininterrottamente, ripete questo invariabile monologo a qualunque visitatore".
Prima che l'argento dello chignon tornasse a confondersi nella porpora dei cuscini o nell'ombra irraggiungibile dell'oblio, la vecchia parlò:
"Ti ricordi, Dedi? A volte mentivo per commuoverti: 'Sono triste, sono malata. Ieri sera sono svenuta per strada'. Se mi rimproveravi le mie bugie, ti rispondevo: 'Si mente soltanto alle persone che si amano: la verità origina molti errori'.
'Non ti dimenticherò mai, Anna'. Dal giorno (ieri, credo, o l'altro ieri) in cui mi dicesti questa frase, amore mio, non ti rividi più".
El Fayum, dicembre 1996.
da "Un'ambigua utopia" n. 2, anno 4, ‘80
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