Lo scultore delle nuvole
di Mario Cerne
- Per lo spazio!!! - l'imprecazione imperiosa rimbombò mille e mille volte attraverso l'infinito.
"Lui" era molto vecchio, tuttavia la corporatura robusta, la statura alta e il portamento regale avrebbero potuto facilmente ingannare un osservatore poco attento; sotto la fronte spaziosa, due sopracciglia candide e folte abbracciavano gli occhi color del mare, che brillavano ancora di vitalità e giovinezza, miste ad un velo di malinconia, e un naso pronunciato ed aquilino, una lunga barba e capelli albini, e un'espressione severa e decisa completavano i tratti di quel viso.
Le profonde rughe che solcavano la pelle chiara, come innumerevoli rigagnoli cesellati ed incisi sulla corteccia nodosa di un albero, rivelavano l'eccezionale longevità del misterioso eremita.
La possente e magnetica figura era avvolta in una semplice tunica dorata, i piedi infilati in sandali felpati.
Da millenni il vegliardo vigilava sui miliardi di mondi che costellavano il perenne e buio manto dell'universo, assistendo alla nascita ed alla morte delle stelle e alla crescita ed alla decadenza di imperi e di repubbliche, il cui ricordo aleggiava mitico nelle ballate e nelle leggende, tramandate da cantori e poeti ormai dimenticati.
Aveva contribuito, con interventi indiretti, al mantenimento della pace nello spazio per molto tempo ed ora stava per concludere il suo compito.
-Non riesco a capire ... tutte le altre volte era stato così semplice e spontaneo ... - mormorò, fissando i cocci della statuetta che reggeva tra le dita scheletriche.
Attorno a "Lui" si stendeva un paesaggio allucinante, da incubo, del tutto insolito, affascinante, di una potenza immaginifica: una distesa senza fine costituita da una coltre fumosa alta alcuni centimetri, una specie di pavimento di nebbia azzurrina, in perenne e lentissimo movimento; una fantastica isola mobile, che solcava un cielo blu intenso squarciato da macchie dorate e piccole gemme luminose ed argentate, che all'orizzonte irraggiungibile sfumava in un mare rossastro striato in grigio e bianco, simile ad uno stupendo tramonto di un astro fiammeggiante.
Dalla sterminata prateria di fitto vapore si ergevano titaniche ed aliene sculture, circondate da piccoli globi di spettrale luce bianca.
Intere scene di vita animale, mostri tentacolati dall'aspetto raccapricciante, montagne le cui cime erano troppo lontane per poter essere distinte, piante aliene dalle intrecciate e multiformi ramificazioni ed altre opere ciclopiche ed inimmaginabili.
Le rappresentazioni erano numerosissime e tutte diverse; soltanto il materiale di cui erano fatte, un minerale trasparente color verde smeraldo con i magnifici riflessi dell'arcobaleno, era uguale per tutte.
E in mezzo a quel mondo tanto bello quanto misterioso, regnava da sempre "Lui", indistruttibile, immortale, saggio e severissimo, più grande del tempo e dello spazio, unico ed invisibile signore delle galassie e di coloro che le abitavano.
Ora "Lui" guardava.
Guardava con disappunto divino i cocci di smeraldo che teneva sul palmo della grande mano.
Con un gesto di stizza li scagliò a terra: i pezzi caddero sulla nebbia azzurrina e ne vennero lentamente inghiottiti.
- Devo farlo, devo riuscire!
Il mio compito è quello di scolpire, di creare, di animare il tutto ed il nulla, non posso fallire proprio ora!!
Alzò il capo e gli occhi azzurri ammirarono dapprima le vicine e splendide sculture nate dalle sue mani magiche e poi si concentrarono sulle isole scintillanti delle galassie sospese nell'oceano nero del cosmo, e sui mondi e sulle stelle e sulle comete e sui buchi neri lontanissimo di cui solo lui conosceva gli intimi segreti e che solo il suo sguardo poteva raggiungere e contemplare.
Poi abbandonò la sua attenzione da quell'affresco caleidoscopico, pulsante di vita, e si avvicinò all'altare di cristallo distante alcuni metri dalla sua persona, fece un gesto con la mano e sulla superficie trasparente dell'altare apparve dal nulla un cubo perfetto di minerale.
Rigirò tra le dita il cubetto, osservandolo con attenzione, poi lo depose sul cristallo e mosse nuovamente la mano: nella destra apparve una mazza d'argento incrostata di brillanti rossi ed azzurri e sulla sinistra lo scalpello dorato, dalla punta gemmata.
L'antico scultore maneggiò con cura estrema gli attrezzi preziosi, appoggiò la punta del mitico scalpello sul minerale, poi colpì.
Il minerale si aprì, in uno schiocco, come una mela tagliata in due, facendo intravedere le sgargianti e fantastiche venature colorate.
Con lo sguardo spiritato "Lui" alzò gli occhi al cielo e urlò allo spazio - il mio compito sta per concludersi; tra poco avrò compiuto il passo più grande e la mia opera più bella e perfetta prenderà vita!
E voi montagne, e voi animali, e voi piante, e voi mondi e voi galassie ne sarete il degno contorno!
Ancora una volta l'eco ruppe il silenzio del cielo delle stelle e dell'universo stesso.
"Lui" attese ancora un lungo minuto e quando ripiombò glaciale il silenzio, riabbassò gli occhi e concentrò nuovamente i suoi poteri sul cubo di smeraldo.
Tra le titaniche sculture, che spuntavano come tanti cactus dal deserto di nebbia, riecheggiavano i colpi sferrati dallo scalpello dell'essere.
Il ritmico susseguirsi delle piccole esplosioni cessò dopo un'eternità.
"Lui" fece sparire in un lampo accecante gli strumenti e l'altare; prese tra le mani la statuetta verdastra e si inginocchiò, alzando al cielo la sua opera con la riverenza e il rispetto dovuti ad un dio.
- Io ti ho scolpita e la mia mano è stata felice.
Tu sarai il simbolo della mia potenza, della mia saggezza e della mia intelligenza; diffonderai nel mio nome la pace, la giustizia e la libertà e combatterai senza tregua chi si opporrà alle mie leggi.
Tutto ciò che vedi qui attorno - aggiunse l'umanoide indicando con la mano le sculture ed il cielo - l'ho costruito per te, solo per te; ricordalo, ricordalo sempre!!
E "Lui" si rialzò in piedi; squadrò intensamente le sue opere, una a una, infine gettò la statuetta in aria dove, invece di continuare a salire per poi ricadere, si immobilizzò.
- Sia fatto quello che deve essere fatto! - concluse con voce grave l'essere, muovendo le mani incantate come un direttore d'orchestra.
Quindi accadde l'incredibile: la statuetta fluttuò nell'etere bloccandosi poco lontana dal suo creatore, mentre tutte le altre sculture le si avvicinarono lentamente e si disposero a raggiera, circondandola.
Il mitico scultore fece un altro gesto e attorno al gruppo di minerali apparve un superbo alone multicolore che avviluppò i monumenti, dissolvendosi in una vampata di luce assieme a loro.
La nube sterminata rimase desolatamente e melanconicamente vuota, deserta, mentre l'artista rimase a fissare l'orizzonte lontano.
Poscritto
"E Dio creava l'uomo a sua immagine, lo creò a immagine di Dio, li creò maschio e femmina.
Inoltre Dio li benedisse e Dio disse loro - siate fecondi e moltiplicatevi ed empite la terra e soggiogatela, e tenete sottoposti i pesci del mare e le creature volatili dei cieli e ogni creatura vivente che si muove sulla terra".
Genesi 1:27-1:28 - Creazione dell'uomo e della donna.
da "Terzo pianeta" n. 1 (unico), ottobre ‘81
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