Incontro notturno
di Vittorio Farina
Lino camminava lentamente nella notte; la città deserta, le insegne al neon, i grandi palazzi ciechi, i rari lampioni che scandiscono lo spazio che percorri allungando e accorciando, alternativamente, la tua ombra, tutto, come ogni volta gioca ad intrecciare strani disegni e forme, una simbiosi tra realtà e fantasia; per questo, a volte, la notte della città può affascinare. Ma tutta la magia, alla fine, si stempera nell’abitudine e svanisce, impari a non far caso a ciò che vedi, come gli inserti pubblicitari alla TV.
"Un distributore di anfetamina. Devo trovare un fottuto distributore di anfetamina", pensò spinto da un impulso improvviso. Ne trovò uno all’angolo dell’isolato, inserì qualche moneta e prese il tubetto, ma quando fu sul punto di aprirlo si arrestò, contemplandolo per un attimo, poi lo mise in tasca. Non sapeva bene il perché, ma voleva restare lucido quella notte, come le stelle che apparivano timide e rare nel cielo cittadino.
Gli si fece incontro un giovane, chiedendogli se avesse d'accendere. Lino lo accontentò.
Il giovane abbozzò un sorriso di ringraziamento, ma quando fece per andarsene Lino lo invitò a fargli compagnia; aveva voglia di parlare, di un incontro piacevole o sgradevole, purché lo liberasse dal suo solitario compatimento.
"Come ti chiami?", chiese al giovane.
"Paolo", rispose l’altro.
"Io Emilio, ma mi chiamano tutti Lino. Giro spesso per la città la notte, come le baldracche; ma non sono una baldracca.
"Lo vedo", disse Paolo e sorrise, un sorriso aperto; non c’era ironia, non c’era nulla, era un semplice sorriso, un sorriso vero.
Camminarono a lungo tra le luci e l’asfalto, tra il silenzio e le frasi banali, sotto le poche stelle pallide sperdute nel cielo squadrato dai tetti degli alti edifici.
Paolo sembrava un tipo taciturno, ma spesso un sorriso illuminava quel suo viso incantevole, incorniciato da lunghi capelli biondi, con due occhi di un azzurro intenso che sembrano brillare di luce propria, turbando i pensieri di Lino.
"Ehi, senti amico", disse Lino ad un certo punto: "che fai tu? Voglio dire, hai un mestiere o qualcosa del genere?
"Qualcosa del genere", rispose Paolo.
Lino lo guardò.
"Ma cosa esattamente?", insistette.
Paolo esitò.
"Non … non è facile da spiegare."
Lino, irritato, alzò la voce.
"E tu prova, per Dio!"
Paolo lo guardò negli occhi e Lino si sentì strano; c’era qualcosa in quegli occhi …
"Io sono un angelo", disse Paolo.
Lino lo guardò incredulo e quando vide che parlava seriamente credette di avere a che fare con un pazzo.
"Un angelo?", disse. "Come nelle favole?"
"Già".
"E dimmi, sei venuto a portare la pace nel mondo non è vero? Non ci saranno più le guerre, la violenza, eh?"
"Non è così facile", disse Paolo e a Lino parve quasi di scorgere sul suo volto un’ombra di tristezza.
Scosse la testa.
"Tutte a me capitano", disse" Incontro un tizio vicino a un distributore di anfe, ci parlo, gli chiedo chi è e lui viene a dirmi che è un angelo!"
L’ironia!", esplose Paolo. "Vi nascondete dietro le parole, come quando, bambini, vi rifugiate sotto il lenzuolo all’udire il rombo di un tuono!"
"Ah, anche poeta!", scattò Lino. "Vuoi vedere come si eliminano le favole?", ed estrasse un coltello, facendone scattare la lama. Ma Paolo non indietreggiò né parve reagire, soltanto sorrise e neppure in quel memento v‘era ironia nel suo sorriso; fu Lino, invece, che indietreggiò, incontrando il suo sguardo.
"Bè, io … io non facevo sul serio", biascicò rimettendo in tasca l’arma.
In quegli occhi che lo fissavano ora vedeva immagini multicolori, caleidoscopiche, che gli impedivano di distogliere lo sguardo. Solo allora ebbe la certezza di aver di fronte un essere sovrannaturale e per un istante si perse e temette di non poter più tornare lo stesso.
Riuscì a riprendersi e scappò; non voleva pensare, solo fuggire via, lontano, dimenticare tutto.
Quando arrivò Matteo, il vagabondo che girava sempre in quella zona mezzo sbronzo, perché non aveva abbastanza denaro per sbronzarsi del tutto, Lino se ne stava immobile, seduto in un bidone della spazzatura. Era davvero strano vederlo così.
"Ehi Lino, che t’è successo?", chiese il vagabondo con la voce impastata a causa dell'alcool.
"Nulla", rispose Lino: "nulla. Ho solo incontrato … un pazzo".
da "La spada spezzata" n. 3, estate ’82
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