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di Daniele Ganapini


Mancano appena quattro settimane alla data del Giubileo. Il primo, festeggiato dagli uomini di Marte, in maniera completamente autonoma dalle tradizioni terrestri. Eppure non si deve dubitare che anche sulla Terra verrà organizzata una grandiosa celebrazione, ma per ragioni del tutto opposte, perché se sta ormai scadendo un secolo da quando le due colonie umane perdettero ogni contatto fra loro è, in un qualche modo, proprio questo fatto che entrambe si accingono a ricordare ... Solo cento anni sono passati dal giorno del RIENTRO, ma sembra che ne siano trascorsi cinquantamila: dei Razzi che ritornarono, lasciando in quelle ore i diversi Martian-Scalo poggiati sulle dita del pianeta, non si è più veduta nemmeno l'ombra.

Non uno è tornato. Se qualche sagoma scura inquina per un attimo l'orizzonte spesso i marziani la rincorrono con lo sguardo credendola una macchina, prima di arrendersi all'ordinaria evidenza di un branco di nere nuvole dai contorni di sigaro … ed è meglio così, dicono, se laggiù qualcuno è scampato alla guerra è molto meglio che se ne stia dov'è. I RITORNATI hanno scelto la Terra, era una libera scelta e non è giusto che abbiano una nuova occasione di ricredersi: hanno rinunciato a Marte, Marte ha rinunciato a loro.


"Tommaso è un RIMASTO, Tommaso è un RIMASTO ... ", esiste una cantilena che suona così: io la canto spesso, perché mi chiamo Tommaso, e perché sono un RIMASTO.

RIMASTI E RITORNATI, una distinzione nata al tempo del RIENTRO che equivale sostanzialmente a Marziani e Terrestri; dubito che degli abitanti che non lasciarono mai il pianeta d'origine si sia salvato qualcheduno.

Mio bisnonno Sante stava giusto percorrendo questa stessa strada durante la notte del RIENTRO, in senso opposto a quello su cui mi sto dirigendo io. Allora doveva essere appena asfaltata, senza buche e con la segnaletica in ordine … che notte deve essere stata quella!

Lui si affrettava con la sua vecchia carretta verso l'astro-porto dove la famiglia lo attendeva già a bordo quand'ecco che la Terra, Terra piena, si mette a rosseggiare come un bubbone pestifero diventato maturo. In silenzio schizza vermiglio da tutte le parti e il buon Sante, impressionato, ferma un attimo la macchina sul ciglio della strada, apre la portiera e scende … il cuore gli doveva fare BUM-BUM perché quello era l'ultimo Razzo, l'ultima occasione per ritornare. Tira un gran respiro, e pensa. Pensa a cosa cavolo va a fare sulla Terra, pensa che va a farsi ammazzare e solo perché sua moglie è preoccupata per i nonni, e per Franco o la zia Marta ... MA A TE NON TE NE FREGA MICA NIENTE!, si dice. Che vada!, se vuole, di' che vada ... io rimango qui. E il vecchio Sante sgranchisce un po' le gambe e risale sul suo catorcio, lo gira con una sola manovra. accelera per non farsi cogliere dal rimorso. Mentre torna a casa non vuole piangere. tiene lo sguardo fisso sulla linea di mezzeria; con la coda dell'occhio vede i getti del Razzo infiammarsi e, accanto, il paesaggio che si scioglie nelle lacrime. Fino a quando la sagoma di sua moglie non si concretizza in un palo di legno urtato dall'automobile, dando a Sante un brusco risveglio.

Dio mio! Quante volte mi sono immaginato la scena, la capisco e ne godo il senso, vedo sua moglie disperata trascinarsi il bambino su per le rampe: "Dov'è Sante? Perché non arriva?" con lui seduto, a masticar tabacco, in attesa vigliacca che sia giù troppo tardi per raggiungere l'astroporto. Lui vivo, prima del rimorso e dell'incidente, su una pietra ai margini della strada mentre sceglie la libertà ... e che diventa un Marziano, un marziano vero, quasi leggendario, come quelli che eressero il Gran Ponte.


"Erano là, i marziani, nell'acqua del canale, che ne rimandava l'immagine. Erano Tim, Mike, Robert, la mamma, il babbo.

E i marziani rimasero là, a guardarli dal basso, per molto, molto tempo, in silenzio, a guardarli dall'acqua che si increspava lieve ..."


Le città silenti non attendono più, stanche di genti e di commerci, di cattiverie e malintesi si sono lasciate andare. Cadaveri di vetrocemento stanno rovinando nelle caverne metropolitane da quasi mezzo secolo: i pochi uomini che vi si aggirano ancora hanno dimenticato la loro natura terrestre e si sentono liberi ... sanno di aver vissuto altrove, di non aver più nulla da spartire con la Vecchia Madre e i suoi violenti abitanti.

La guerra ha spazzato d'un sol colpo le minacciose vestigia del passato.

PUF! Fine del Carnevale ... l'Atomica è corsa come un cancellino di spugna sulla piattezza dei "tempi retorici" e la verità si è fatta largo.

TORNATE A CASA! TORNATE A CASA! TORNATE A CASA! 0ggi la semi-totalità della popolazione della Terra è composta da RITORNATI o dai loro discendenti, coloni marziani sensibili ai richiami di chi stava già in pericolo di morte. Alloro RIENTRO hanno appena avuto il tempo di veder sibilare gli ultimi missili teleprogrammati, ancor a pochi istanti ed era già tutto terminato …

A quanto si sa devono aver vinto i rossi, il bunker di Washington non si è dimostrato della medesima corazza di quello di Mosca. Al censimento figurarono poi poche migliaia in tutto: polinesiani, siberiani, mongoli, finnici e un buon numero di svizzeri.

Ma oggi, anche se i marziani non lo sanno e forse ci credono decimati dalle radiazioni, la Terra è finalmente divenuta un paradiso di civiltà, senza alienanti necropoli o ghetti stracolmi di emarginati. Nessuno soffre più la fame. La BOMBA PULITA dell'Armata Rossa (sia benedetto per questo il Soviet supremo!) ha raso al suolo le brutture del ventesimo secolo, compresi i loro edificatori.

Prati verdi e villaggi ridenti si allineano oggi lungo le strade che conducono dalle lande più estreme all'Urbe, l'unica metropoli sopravvissuta perché colpita esclusivamente dalla furia neutronica: la Città Eterna, ove ha preso a risplendere più forte che mai il detto antico "Pace in Terra agli uomini di buona volontà."

Il nuovo UMANESIMO SOCIALISTA CRISTIANO estende la PAX in ogni luogo, accomunando chiunque nel senso del rispetto e della libertà … è straordinario che proprio Roma sia potuta scampare al flagello di quei giorni, e che nessuno dei suoi abitanti sia sopravvissuto per narrarci quel miracolo. Qualcosa da capire e non dimenticare ... Ed ecco che, all'improvviso, venti milioni di uomini di buona volontà sbarcano dai Razzi del Ritorno. Per loro la Terra non è il temuto deserto rosso, mortale e radioattivo, ma suoli fertili dove germoglierà la prossima primavera.

Perché risalire sui razzi?, risolcare i prati azzurri del cielo? Era tutto un errore, tutto inutile, questo è il mondo dell'uomo. È per farlo finalmente bello che tanti di noi hanno sputato il sangue e patito la fame ...

Rimangano ai tristi campi rossi di Marte coloro che hanno perso gli ultimi traghetti spaziali, e i loro figli. Chi ha avuto paura di rispondere al richiamo degli amici o chi ha scelto, chi ha preferito in quei giorni terribili il Nuovo mondo all'Antico ... Marziani, pfui!

All'inizio chiamavano: ... pronto! Prontopronto?! ... e noi, zitti!

Poi, un giorno, hanno smesso. Probabilmente ci credono tutti morti; noi stiamo bene senza di loro e loro altrettanto, sicuro! Non ci siamo mai capiti, per via di gusti radicalmente diversi. A noi piace la Terra, a loro invece Marte ... va meglio così, credete.

Parola mia. Parola di uno che è stato abbandonato da suo padre all'ultimo momento, da un uomo che lasciò la moglie e il figlio sull'ultimo razzo del ritorno, ad arrangiarsi con il proprio futuro.

Maledetti marziani! Crepate di silicosi fra le vostre sabbie! ... e la Pace sia con voi.


Il vento va sgretolando il fondo stradale; l'asfalto è già fiorito in più di mille punti e lunghe crepe si diramano ogni giorno di più. La materia segue un progressivo disfacimento; era roba di poco conto, non come il sasso di Marte. Era bitume terrestre, ghiaia terrestre, una cosa fatta secondo i canoni terrestri, senza risultare per questo, tranne che per il requisito della debolezza, più delicata degli antichi selciati di pietra. No, non sono un cinico, ma i miei avi dovevano nutrire buone ragioni per far fagotto dalla Vecchia Terra, e anche per decidere di non tornarci … Marte è meglio.

E dopo dieci anni trascorsi qui, accanto al Martian-Scalo, prima del tempo del RIENTRO, a spezzarsi la schiena sulla campagna rossa mio bisnonno e i suoi fratelli devono essersi stancati anche di chi arrivava su Marte in gita o per una scampagnata.

Devono aver pensato: non ci vorrà molto tempo perché le agenzie di turismo installino degli alberghi-fattoria per chi desidera farsi quindici giorni al modo del Far West … o, peggio ancora, fare un salto qui per qualche compera: "le amiche impazziranno quando tornerà a casa con un vero abito da pioniere!".

Alfredo, Sante e Rino hanno resistito qui ancora un po', indecisi sul da farsi, perché avevano già sudato parecchio su quella terra arrabbiata, e non avrebbero voluto mollare. Credo che alla fine ci sia stato un litigio, e la brusca separazione. Sante si costruì una casa verso i monti, lontana dalle città, ma Rino non ne voleva proprio più sapere di quel genere di vita: la caccia rendeva bene sull'altra sponda del mare asciutto, la grande Pianura, e là si trovavano le uniche città dove potevi campare anche senza star lì a contare i giorni e coltivare gli ortaggi.

Da allora facciamo i cacciatori di pansatiri ed altri animali da pelliccia, perché anche i figli di Sante (nuova vita, nuova moglie) preferirono quest'esistenza un po' selvaggia a quella di colono. Ce l'abbiamo nel sangue. E solo così puoi fare abbastanza soldi da godertela davvero quando scendi a New Chicago o ad Alluminia, passando per i grandi mercati di pelli di (Bisonte).

Ma oggi sono stanco, da troppi mesi non sono più contento di ciò che faccio. Forse è vero che si cambia, sarebbe stato così in ogni modo, eppure questo tener fede alle promesse non mi causa ansia, ma solo distacco …

Forse sono il primo della famiglia a tornare dopo tanti anni, sulle terre dei miei avi … marziani, s'intende, quelli che li precedettero non contano.

Là, sulla collina, c'è la casa di Sante, nato sulla Vecchia Terra in un paese di cui non esisterà più nemmeno il nome.

Questa città è vuota, abbandonata come tante altre dalla fuga del RIENTRO e dai flussi che lo seguirono, nella sua fatiscenza pare quasi più antica dello stesso Gran Ponte Marziano. Mentre lo percorro nugoli di Canterini Rossi si sollevano in un frenetico agitarsi di piume dai riflessi chiari. Lo attraverso più volte, zigzagando da una spalliera all'altra.

Strano, ma da quando gli uomini se ne sono ritornati via la fauna marziana ha ripreso vigore, e anche il torrente non è in secca come ai primi anni del secolo; mugghia addirittura sulle soglie delle abitazioni più in basso ... non c'è colonnato o portico o veranda che non nasconda un nido o una tana. Le cronache del passato dicevano invece come le varie razze andassero estinguendosi, poi, dopo il RIENTRO, si è cominciato a scoprire nelle pianure e sui monti, all'est soprattutto, altri animali nati dal nulla. Erano rimasti nascosti, ad attendere che l'uomo, come il virus di un'influenza, se ne partisse di nuovo per dove era venuto.

Prima del RIENTRO, in tutto l'Oriente, delle Falchimere si erano trovate solo alcune raffigurazioni, statue seppellite lungo le strade o nei sepolcri ... e i Capri erano rarissimi, con la barbetta da satiri, le labbra schiacciate che emettono lunghi fischi simili al suono delle siringhe … è facile incontrarli nelle ore più calde o all'abbeverata del tramonto.

Io sono un cacciatore, e conosco tutti i loro segreti. Sull'altro continente, oltre il parallelo, hanno dimensioni molto più grandi e una fitta pelliccia e lanugine, sono chiamati pansatiri. Mi piace attenderli fra il calore assordante del canneto, sbirciando e imprecando perché il Sole sembra sempre troppo debole per attirarli ... e credi, al minimo sollevarsi della sabbia, di vederli arrivare come una carovana assetata di marinai nel deserto, uno più ubriaco dell'altro mentre zufolano come dei pazzi ... invece niente!, e aspetti. La caccia al Pansatiro è una gara di pazienza, non una lotta feroce come quando una Falchimera resa belva dall'arsura ti cala addosso conficcando becco e artigli nel bersaglio. Allora rimane in cerea di carne sotto la pelle della tua giubba se non ti riesce di centrarla prima che t'abbia scelto come preda.

Questa è una lotta di nervi, e non puoi cedere se non desideri vederli scomparire in un lampo al tuo minimo rumore. Eppure rischi la vita egualmente; il nemico non lo vedi volare in alto in forma di rapace agile e guizzante ma lo odi frusciare silenzioso fra le canne e gli arbusti ... qui riposano i serpenti Testatonda, bestie pericolose ... I Testatonda oltre che temibili sono anche rari, per fortuna, ma sono molti i cacciatori che non hanno fatto ritorno.

Ho visto in faccia queste ed altre morti. Ne sono scampato e mi ritengo in grado di assicurare che il Testatonda è una minaccia relativa, il loro numero è di parecchio inferiore a quanto si è solito credere, ma forse sono il solo a conoscerne il perché ... non è vero che ogni vittima del canneto sia opera loro ...


Aveva grandi occhi da felino: distante, poteva sembrare un volpe-orso o un enorme gatto selvatico, ci sono molti gatti randagi su Marte, ma al suo calibrato avvicinarsi la mole ingigantiva, fino a divenire l'oscura sagoma di una pantera!, e non so come ma credetti subito che non fosse un normale abitatore della pianura.

Nemmeno un predatore. Seppi che era un guardiano, un cane per il gregge di pansatiri che stavo cacciando.

Non poteva avermi visto, ho imparato a nascondermi ancor prima di imparare a camminare: sono uno dei cacciatori più esperti dell'intera zona. Quel corpo immenso dondolava lento nella luce del crepuscolo. Stava immobile, sempre in moto, fluido, scattando con brevi passi troppo veloci perché la mia retina sapesse fissarli. Vacillava sornione. Colmando lo spazio che ci separava in una danza sottile, accompagnata dai clamori del branco e dalla musica dei suoi occhi ...

Il manto era lucido, scivolava come un'ombra fra le sterpaglie.

Poi, poi anche gli occhi presero a roteare come in un vortice che acquistando velocità rimpicciolisce, fino a centrarsi inquietante su di me.

Nonostante tutto ero calmo, sicuro che assolutamente nulla sarebbe potuto accadermi. Anzi, ricordo che quegli occhi rigidi e affascinanti mi parvero densi di timore: sbagliavo, vibravano dell'emozione della caccia e i grandi baffi frusciavano come canne agitate dai venti. Improvvisamente la vidi tendersi, pronta a balzarmi addosso; il fucile si era fatto pesante, tanto che con le mie braccia di piombo non sarei più riuscito a sollevarlo … senza poter staccare lo sguardo dal suo udivo il suono del flauto immaginario dei pansatiri fischiarmi attraverso le orecchie; penso non mi sarebbe dispiaciuto morire in quel momento …

Invece una scossa preziosa intervenne a mutare l'ambiente. Provocando un acuto urlo del coro la Maschera d'Argento emerse elettrica, poggiava dove la notte trovava maggior consistenza nel suo corpo bruno. Pareva la Luna, in quel suo feroce contrasto dominato dalla piena luce del volto.

Allora mi accorsi di quanto tempo fosse passato nel duello con la bestia, e in quello stesso pensiero mi resi conto d'essermi perduto: il felino aveva già spiccato il balzo, approfittando dell'istante favorevole …

Non avrei potuto difendermi. Un gesto del Marziano fluì come un lampo, e l'animale pastore atterrò a pochi metri da me con le zanne retratte: si avvicinò al padrone in cerca di una carezza fra le mani turchese ora rilasciate lungo i fianchi.

Il Marziano accarezzò la bestia, mugolandole suoni brevi e dolcissimi. Dopo averla acquietata si rizzò in tutta la sua altezza: una corazza d'acciaio brunito gli circondava l'esilità del corpo, con un collare di bronzo chiuse il collo dell'animale. Immerse la destra in una sacca scura, e ne estrasse qualcosa che non potei vedere. Vigile muto la maschera sul volto, improvvisamente non fu più d'Argento ma ne vestì una accigliata, scarlatta ...

"WWWwwwwwWWWRRRrrwwwrssssSSoooKKKkknnNNNnoOONnn tttOOoCCCCaaa RReEEeiiLl MmieElii caapriii, capisci cacciatore?

Cane è nel diritto, è legge di animale questa che vige in Lande Selvagge. Già simili sorpresi da bestia: tu li avresti seguiti. WWWrrrsssS, salvato, forse non c'è ragione. Eppure si deve obbedire. All'istinto. Per ricondurle stavo venendo a chiamare il gregge, quando ti ho visto. Così forte fermarti, amico Cane.

Ho pregato lui di risparmiarti, forse presto morirò e avrà bisogno d'altro padrone. Non dimenticare!, ora tu sei di proprietà della bestia."

Naturale; tutto mi parve logico e naturale in quell'attimo. Avevo perduto il duello ed era giusto che Cane potesse disporre della mia vita e che potesse impormi la schiavitù ... era vivo solo grazie all'intercessione dell'uomo pastore: ogni cosa obbediva alla Naturalità ...

La voce tornò a fiorire dai polmoni del metallo scarlatto:

"Io sono un fantasma senza forze, controllo e comando sono andati. Resta rispetto che lui mi porta da mille e mille anni, perché padre mi fu compagno. Trovarlo ... troppo debole per allontanarmi dalla Cattedrale dei Pastori, mi dissolverei in breve ...

Obbedisce, uccide. Pure desidera altrimenti. Per te allora apro missione, fatiche, per il debito che hai contratto con Cane. Vieni da altrove, ma sei nato qui: sei giovane. Una Maschera brunita di Ricerca Affranta t'affiderò, guida e scopo perché conduca ai Compagni: Cane che t'attende e il Canterino Albino dalla voce incompresa, aldilà della Falchimera sacra, in guardia alle regioni dell'Ovest.

Vai, sei libero. Non c'è felicita per chi non sa mantenere promesse.

Ricorda."


Ma esistono ancora i Marziani? Sono così remoti, distanti, che ti viene addirittura da chiederti dove siano finiti i loro fantasmi, su quali sabbie vadano a trascinarsi consumati.

Noi li abbiamo dimenticati: "I marziani siamo noi!" abbiamo detto. "Questo pianeta è nostro!", e lo abbiamo detto quando ancora era troppo presto, con violenza, come ai tempi dei pellerossa. Perché le loro apparizioni si contano a centinaia, e non v'è contadino che non abbia da narrare una storia di ombre eteree o di suoni notturni sibilanti. Nessuno ha avuto occasione di comunicare con loro, ma le figure sono descritte come quelle dei principi della favola, nobili e gentili, nel loro mistero …

E fra tutte le leggende nate attorno alle case rurali era prediletta la storia della Cattedrale Sommersa, affogata dal mare asciutto, e le cui guglie s'innalzano trepidanti come Frolmi nel cuore del deserto. Salgono dalla profonda oscurità delle sabbie, tra le dune vagabonde che con lente maree la coprono e la scoprono, la coprono e la scoprono ...


Le orme si dirigono verso un indistinto punto del deserto molto al di là delle ultime sterpaglie bruciate ... Ora ricordo che proprio di là proveniva l'urlo mentre Cane veniva avvicinandosi; il grido del pastore che richiama i suoi Capri dall'abbeverata.

Sono tracce umide di pansatiri, segnate dallo sterco e con l'urina in sentieri che raggiungono pozze distanti anche centinaia di miglia. I felini marziani li guidano fino là, anche se non lasciano impronte con le loro movenze leggere ma scuotono appena la sabbia coi grandi baffi pendenti.

Il volto impassibile del pastore marziano attende … non v'è abbastanza materia nel suo corpo per seguirli; non da ordini, non pretende di piegare la Natura, la CONOSCENZA è il suo stile di domare il mondo. Il vento del Sud quasi obbedendo a un richiamo squarcia la superficie sabbiosa e, dalle dune rosse, emergono le statue delle Falchimere poste a guardia, coi loro sguardi petrosi, della Cattedrale Sommersa ... miracolosamente intatta.

Ornata d'arabeschi danzanti, con scale di misura scalfite sulle colonne tortili, va crescendo oltre il distendersi piatto del deserto. Pare un titanico Nautilus: cascate di grani rossi scorrono via lungo le fiancate dalle vetrate maestose, alzano sbuffi di fumo nel livello agitato del mare.

I Capri seguono il Pastore e il suo Cane verso una minuscola gotica che s'apre senza presunzione come fiore a terra, sotto il rosone ove grandi portali di bronzo non concedono che all'ultima luce le punte vastissime, come chiglie di navi.

Ed è un attimo: migliaia di Falchimere di pietra, appese alle cupole, grondoni avvinghiati ai contrafforti, prendono vita; scuotono le ali, mentre la Cattedrale s'immerge fuggono via stridendo in cerca di preda.

Quando il deserto si richiude, una Maschera verde dalle labbra d'oro galleggia sul mare Asciutto, ed ha l'espressione indescrivibile di chi, sceso nel mondo dei morti, ne ha fatto ritorno ...


Schiavo di una bestia, secondo la legge delle Lande Selvagge.

Con una Maschera verde dai riflessi dorati sul sedile accanto al mio, e delle fatiche da compiere senza sapere neanche quali. Eccomi qui, di nuovo nelle terre civili, fra orde di striduli Canterini Rossi che tutto fanno fuorché capirsi, perché non c'è nulla di cui dover essere istruiti ...

Cosa mi aspetto da me proprio non riesco ad immaginarmelo ... vengo a cercare qui, dove gli uomini se ne sono andati pochi anni dopo il RIENTRO, un Canterino Albino che chissà mai se è esistito. Alle spalle mi sono lasciato anche le botteghe e i bar di Bizantina, e il suo museo dove riposa la statua spezzata della terribile Falchimera dell'Ovest (l'unica Falchimera ritrovata in tutto l'Ovest, e che per le sue eccezionali dimensioni ne è considerata la Guardiana!) che, dall'alto del suo capo mozzato, fraternizza con la copia in gesso della Nike di Samotracia, sua giovane sorella.

Ma io dovevo venire qui! Dovevo! La Maschera per terra, la Cattedrale, il Pastore, tutto! Sembravano appena un improponibile miraggio ma, quando l'ho raccolta, accostandola al volto ho sentito qualcosa mutare … e l'ultimo Capro che, in coda al gregge, non è ancora entrato nella Cattedrale semi-sommersa lo vedo trasformarsi.

Ma non cambiare come in una metamorfosi, non tramutarsi ... ma trasfigurarsi in qualcosa di sempre conosciuto ma dimenticato.

Come se fossi da sempre un Marziano anziché un uomo; non è più un pansatiro qualunque, ma una bestia sacra ... un sacerdote zufolante della Naturalità, non allevato ma ospitato, adorato ... giustamente adorato.

Una civiltà a parte, più antica, cresciuta in seno ad un'altra alla quale ha lasciato campo libero pur di conoscere la sicurezza di un protettore, Cane, e una guida verso il pascolo e l'ovile.

Uscendo dal manto lanoso le corna ricurve paiono bracci di bilancia intenti a confermare ad ogni scuotere di testa l'equilibrio di pesi pazientemente ponderati. Sacerdoti della Serenità, armoniosamente legati alla Natura di Marte e maestri … maestri dell'ebrezza del caldo e dell'erba in fermento … degli odori delle ore più cariche e dei sottili sapori dell'aria …

Maschera verde, ma dagli occhi accesi d'Oro … Maschera talvolta senza labbra ma dalle orecchie minuscole come fori invisibili.


Qualcuno mi ha già parlato di questa casa. Non ricordo chi: mio zio o mio nonno forse. È la casa di Ivan. La casa più lontana fra tutte quelle che i coloni hanno disseminato attorno alla città, ed è l'unica che tiene duro.

Della nostra, io non l'avevo mai vista prima, non rimane in piedi che qualche tratto di muro portante; le assi del tetto hanno ceduto chissà quanti anni fa e si sono trascinate addosso tutta la baracca.

La polvere rossa nasconde persino le giunte delle travi. È come se non ci fosse mai stata … e dai e dai l'ha coperta completamente; ci si potrebbe passarle accanto senza neppure accorgersene.

C'era un'altra fattoria più avanti, quasi a metà strada fra le due, anche quella senza più una tegola. Un po' meglio della nostra, ma non di tanto. Cristo!, mi son detto, se questo e tutto quello che la mano dell'uomo ha lasciato su Marte ci puoi scommettere che in capo a un paio di secoli sarà tutto come se non fossimo mai venuti …

Qua, almeno, la facciata era ancora in piedi e la porta, aperta, se ne stava ancora a posto sugli stipiti. Dentro era un caos terribile, l'erba frumentizia s'era incamminata lungo il vialetto fino ad entrare nel salotto; era cresciuta dappertutto, sotto i tavoli, nei cassetti aperti, in ogni fessura dove s'era infilata, col tempo, una minima particella di sabbia.

Alla base della scala, con il fianco sfondato e il collo rotto dal peso della caduta, una valigia chiara dalla serratura ossidata con le chiavi penzolanti e altri oggetti sparsi attorno a lei, uno scheletro grigio meditava sulle proprie ossa fracassate avvolte da un cappotto nero mezzo infilato e mezzo no.

Fra i calcinacci, nascosta dalla valigia sdraiata e ancora chiusa, ho ritrovato una targhetta da viaggio, c'era un nome: Vitale Cornoli. Sarà stata la fretta del RIENTRO, moglie e figli già sul razzo come Sante e una decisione presa all’ultimo momento. "Com'è tardi!", e via che s'infila il cappotto con i bagagli in mano mentre scende i gradini. Pace all'anima sua.

Non ho aperto neanche la valigia anche se mi incuriosiva sapere per che cosa quel pover'uomo aveva potuto rimetterci la pelle; ho lasciato tutto com'era ... anche lui.

Ho tirato dritto, per la mia strada. Sempre avanti bisogna andare, perché se cominci a voltarti indietro, nella fretta, si rischia di far la fine del povero Vitale.

Sapevo di quest'altra casa, sapevo anche di una storia ma temo di non ricordarmela più; comunque è tutta in piedi, sasso su sasso; incredibile.

Sporca e abbandonata, ma non da tanto tempo come le altre. E integra, come se avesse delle radici infisse nel terreno e ciò la rendesse solida e robusta più di ogni altra. Ho deciso di fermarmi qui per un po', mi piace.

Ha qualcosa di diverso, è, come dire, ... più Marziana.

Mi piace veramente.


Facendo un giro di ispezione - volevo vedere se anche il retro e le altre strutture avevano resistito altrettanto bene - ho scoperto un piccolo cimitero.

Stavo camminando sul limite estremo dell'aia, tra i vasi di garofano e d'amaranto, quando un cancellino arrugginito si è lasciato intravedere gracchiando sui cardini, come una vecchia cornacchia.

Le croci erano tutte ordinate, sebbene da diversi anni nessuno dovesse essere ripassato per dare una pulitina e rimuovere le erbacce ... le scritte erano ancora leggibili e stavano, appena inclinate, col loro bravo nome inciso sopra: Rachele, Nikolaj, Ivan ... nonno Ivan e Vassillj.

Quest'ultima è una tomba talmente piccola che dev'essere morto giovane, ancora bambino.

Camminando su per il vialetto si sente scricchiolare la terra sotto i piedi, come se ci fosse del ghiaietto preso dal greto del fiume, e invece, se cali gli occhi sulla punta delle scarpe, vedi solo la sabbia rossa; è strano ma ci giurerei che scricchiola veramente in maniera diversa.

Ora il cancellino se ne sta zitto; sembra aver finito la sua funzione di richiamo e resta immobile, in fessura.

È in ferro battuto, o meglio, di una strana lega che non conosco bene: piuttosto pesante. È discreto, austero nella sua semplicità e svolge alla perfezione le sue mansioni, lo scopo di custodia per cui è stato posto qui all'ingresso del vialetto.

Anch'io sono qui, ora, all'ingresso del vialetto e ho qualcosa come una missione da compiere; questa casa sarà la mia base di ricerca. Attorno ho visto alcuni alberi da frutto portati dalla Vecchia Terra e anche un piccolo orto dove, mescolato alla gramigna, cresce ancora qualcosa di buono.

Proverò ad estirparla domani.

Ma questa casa non è solo un punto di partenza, sembra permeare di sé tutto l'ambiente circostante, è uno strumento per comprendere certe cose che sono trascorse ma non morte, potrebbe persino essere un fine …

La casa di Ivan.


- ... qui a Nuova Taskent c'è vita, è uno degli ultimi posti dove puoi ancora trovare un po' di vita. Non come a New Chicago, s'intende, ma almeno non si è spopolata completamente come le altre città nei dintorni di Martian-Scalo: trentasettemila abitanti sono sempre un bel po' di gente ...

- Certo che la città era stata costruita per molti di più.

- Duecentocinquanta, si dice. Ma non ne ha mai avuti più di centottantamila. Avevano fatto le cose in grande i Russi.

- Hai ragione. Fa un po' di tristezza vederla tutta buia mentre attraversi la periferia per venire qui in centro … però, quando penso alla birra fresca o al vino che posso bermi qui al Bar Bianco o (all'Osteria del Papavero) alla Tpakt p Mak, e alla bella notte che passerò al casino ti giuro che mi sento subito meglio.

- Eh, mi figuro. Per te che hai deciso di vivere nelle campagne isolate di una città abbandonata basterà una strada con due lampioni e un buon bicchiere per tirarti su di morale.

- È proprio con questo spirito che ogni fine settimana scendo a Bizantina per far spesa, anche perché non c'è molto di più che qualche auto e una piazza illuminata … A proposito, sai che la vecchia città italiana non è del tutto abbandonata? Ci abita un vecchio, l'ho scoperto oggi mentre passavo. Mi sono fermato a dar da mangiare ai Canterini Rossi sul selciato della chiesa grande e l'ho visto mentre parlava con loro.

- Eccezionale, un uomo che parla con gli animali! Dev'esser proprio diventato matto a starsene là solo per tanti anni. Tu magari l'hai scambiato subito per un Marziano. Piotr, altre due!

Dimmi, dimmi, mi interessa … credevo che da quelle parti proprio non ci fosse più nessuno, e ogni tanto ci capito.

- Bene, fermo la camionetta ai margini del sagrato e scendo cercando di far meno rumore possibile; sai, non è la prima volta che vedo un Marziano …

- Bum!, la solita fola. Quante volte devo dirti che i Marziani esistono solo nella tua immaginazione?!

- E va be', d'accordo, comunque io li ho visti, e anche se non li avessi incontrati quello lì sembrava proprio uno di loro.

- Appunto.

- Insomma, mi vuoi lasciar finire? Queste vodke allora Piotr!

- Subito Tommaso. Ti dispiace aspettare un attimo?, solo un attimo, vorrei sentire anch'io come va a finire questa storia.

- Un vecchio hai detto, a Romana ... forse lo conosco, deve essere venuto qui molti anni fa. Ecco le vodke, ci vuoi anche un po' di ghiaccio?

- No, grazie, e abbastanza fredda. Dici che forse lo conosci, con tutta la gente che ti capita dentro? Comunque mi dispiace di non avergli chiesto il nome, ma abbiamo parlato di tante cose. È andata così: scendo e mi avvicino lentamente e quello mi fa "vieni avanti, figliolo, non aver paura ... è tanto tempo che non si vede più nessuno. Vieni, ti offro un bicchiere," e finalmente si volta. Non era un Marziano, ma la sua faccia era una maschera oliva come quella che ho trovato nel ... al museo di Alluminia, in una bacheca.

Maschere? Che maschere?

Ma si, alcuni archeologi sostengono che venissero usate per esprimere i diversi stati d'animo.

- Veramente pratico, lasciami dire ... che fesseria!

- Beh, sembrava davvero una maschera, non scherzo. Le guance completamente scavate e con tante rughe da sembrare attraversato dai canali. Un vecchio un po' curvo ma ancora in forze, con una barbetta bianca sul mento, a pizzetto. Mi fa entrare in casa e tira fuori dalla credenza un’autentica bottiglia di Chianti, vino terrestre, e fa: "No, - e ridacchia - di quello non ce n'è mai stato, l'ho sempre riempito con la mia vigna."

Ed era buono, ne versa un altro bicchiere ad entrambi e comincia a parlare …

- Simpatico. Fattene regalare un paio di bottiglie.

- Spero che me le offra lui, ma dubito. Cominciamo a parlare un po' di vino, poi mi dice che mi ha sentito passare il mese scorso mentre andavo in su e che è contento di avere un vicino, anche se da lì il fumo del mio camino si può vedere a malapena. Io gli dico che mi piace il posto, che vengo dall'altro continente per vedere la casa dei miei avi e che adesso abito nell'ultima, quella oltre la fattoria dei Cornoli, nella casa di Ivan. "Non mi ero sbagliato, allora - dice lui - mi pareva che il fumo venisse proprio da lì, ma sono troppo vecchio per venire fin lassù a controllare. È molto bella, ed è una specie di finestra per comprendere il paesaggio delle montagne."

Ivan era una specie di leggenda, conferma, e c'è una storia su Ivan e il suo cane Vassillj, figurati che io quando ne ho visto la tomba pensavo fosse un bambino!, e su un fiore. Non riusciva a ricordarla bene e mi ha promesso che se tornerò a trovarlo saprà raccontarmela tutta.

- Secondo me la ricordava benissimo, ma voleva che tu tornassi a trovarlo.

- Non c'è niente di male. Anzi, passerò sicuramente a salutarlo, anche se mi si allunga un po' la strada. E questo non tanto per sapere la storia, ma perché è un vecchietto eccezionale ... pensa, vivere là dà solo per tanto tempo. Inoltre non è del tutto vero che non sono curioso, mi piacerebbe conoscere cosa è avvenuto nella "mia" casa ...

- Sai, Tommaso, credo proprio che fosse quel vecchio di cui parlavo, veniva spesso qui quando c'era mio padre. Poi, per due anni, non s'è più fatto vivo. È ritornato solo una volta, la sera che la sua vecchia è morta: te ne ha parlato? Ha bevuto sino all'alba finché non l'abbiamo sbattuto fuori ... cioè, non siamo stati così bruschi, l'abbiamo caricato in auto senza neppure che se ne accorgesse. La mattina dopo non c'era più. Mi ricordo tutto perché sono sempre stato convinto che se l'avessi lasciato dormire sul tavolo mi sarebbe stato grato, e non avrei perso il cliente ... Pensa che da quando ho preso in mano il "Bianco" non mi è più capitato.

- Non fai molta fatica a tenerteli, non ci sono molti bar in città.

- Se poi fossero tutti come quello non riuscirei nemmeno a mangiare, comunque la foto di sua moglie me la fece vedere, e mi ha anche raccontato di come vivevano là ostinatamente. Non erano mai riusciti ad avere figli nonostante li avessero voluti, e ci avevano provato fino a quando lei non si era ammalata di polmoni. Poi immagino che sia stato un calvario.

- Attaccamento ai ricordi, ecco perché non se ne è mai andato, vero Piotr? Non è della tua razza, Tommaso. Solo chi si muove vive realmente, non bisogna farsi vincere dalla consuetudine. A proposito, Tommaso, se è veramente bello lì da te mi piacerebbe farci un salto; il mestiere di agente di commercio sfibra un po' troppo e non ho voglia di prendermi i pochi giorni di ferie che ho in città ... ho bisogno di rilassarmi, e ho voglia di andare a caccia … se va anche a te ...

- Beh, puoi venire quando vuoi.

- Ti va la settimana prossima?

- Meglio la settimana dopo, Boris. Così mi sbrigo alcuni lavoretti e sarò un po' più libero. Piotr, viene su il mio amico, sarà bene che tu mi faccia un discreto rifornimento di alcolici, se no morremo di sete.

- Perfetto. Passa dopo la chiusura e ti preparo una buona cassetta, tanto stanotte farai le ore piccole … immagino. Una bottiglia di vino ce la metto io, bevila insieme al vecchio, alla mia salute.

- Ho sentito che ci sono due ragazze nuove, una bionda e una rossa …


I Canterini Rossi guizzano come impazziti attorno alle manciate di frumentone che gli ho lanciato dalla macchina. Sono veramente tanti; quasi da non credere: la maggior parte se ne stanno calmi a passeggiare su e giù per l'acciottolato, o sui lastroni della piazza, calmi calmi calmi.

La casa del vecchio ha le finestre spalancate, e la porta aperta come uno sbadiglio.

C'è caldo oggi, adesso mi cavo il maglione. Che sonno! Quando sono partito faceva un freddo cane, fortuna che a letto mi ero dato da fare un bel po' se no non avrei avuto nemmeno il coraggio di mettermi in cammino. Sarà contento il vecchio di rivedermi, soprattutto adesso che porto anche una bottiglia.

Ma guarda che scemi questi Canterini, se ne stanno fra i piedi ad aspettare che gli dia dell'altro da mangiare. Acc! Su, toglietevi, se no vi pesto.

Strano, sembra che non ci sia nessuno ... uhm, sarebbe quasi ora di dare dell’olio a quest'uscio, cigola come una disperata.

- Ehi, c'è nessuno? C’è nessuno!?

Niente. Aspetta che guardo al piano di sopra, c'è anche caso che stia dormendo, e diamo un'occhiata anche alla cucina, non si sa mai. Questa scala di legno non ispira molta fiducia, può venir giù da un momento all'altro: ecco la porta, finalmente ...


È lì, sdraiato come se dormisse … appena entrato ho creduto davvero che dormisse. Invece sei già freddo, vecchio. Te ne stai lì sotto le coperte che ti ho buttato addosso mentre bevo alla tua salute; non sapevo che tenevi un gatto … gli ho dato un po' di latte, sai. E non preoccuparti, che lo tratterò bene.

Solo adesso ho capito. Eri talmente marziano che mi sono chiesto, quando ti pensavo, perché non l'avessero data anche a te una Maschera … domanda stupida, ho avuto la risposta davanti agli occhi senza accorgermene, tu la tenevi sempre in viso la tua Maschera, non c'era bisogno di altre.

Forse te l'avranno data, a suo tempo, e tu te la sei calcata sul volto tanto da infilartela nella pelle, oppure da solitario quale eri te ne sei scolpita una da solo, e quella altrui l’hai rifiutata.

Grazie per la lettera … che poi lettera non è. Ti raccomandi per il gatto e mi lasci la storia del Fiore: adesso te la leggo, ad alta voce, per essere sicuro ... che non ti sei sbagliato.

- Hhmm. Storia del Fiore di Ivan. Scritta con una grafia terribile, speriamo di capirci. Dunque, si dice che era il dicembre del primo raccolto quando Ivan decise di salire sui monti in cerca dell'acqua. Quando giunse in cima al Monte Giardino scopre lassù, nella sassaia, una piazzola di pietra con fiori turchini che vi crescono in mezzo.

"Come," disse Ivan, "se non si trova a momenti un fiore in tutto Marte? Com'è possibile che siano nati proprio quassù?"

Era però una sorta di giardino dimenticato, ed è per questo che il monte fu chiamato così. Vecchio, si fa una fatica boia a leggerti: la mano doveva tremarti, eh?

Ivan ne coglie uno grande e lo porta a casa, per metterlo sotto l'albero di Natale: vuole regalarlo a Kolka. La notte della vigilia - non ci vuole il gi-elle, - Kolka e Ivan scorgono una Nave delle Sabbie procedere alla deriva verso la pianura, e mentre sentono Vassillj abbaiare vedono le due ombre di? Di Ulisse e Argo, del marinaio ritornato e del suo cane ritrovato, seduti sui ruderi dell'antica dimora. È a mezzanotte che Ivan crede di distinguerli sotto al Frolmo dietro casa, ma non v'è nell'ombra né uomo né bestia e, quando si volta, il Fiore non c’era più …

Mi sembra che dicevano che la volta dopo che tornò sul Monte Giardino, ed era primavera, di fiori non ce n'era più neanche uno e che quello era l'ultimo giardino, ma non sono sicuro.

Cosa vuol dire neanche uno, vecchio? Che i Terrani si sono portati via tutto o che i fiori erano rinsecchiti? Eh? Ah!, ma hai scritto anche sul dorso del foglio ... e in stampatello, con mano ferma ... quattro righe:

"PERCHÈ, VEDI, QUELLO ERA DAVVERO L'ULTIMO GIARDINO DIMENTICATO. ARGO LO CUSTODIVA ANCHE DOPO LA PROPRIA MORTE, E QUANDO IVAN RUBÒ IL FIORE, RICHIAMÒ IL FANTASMA DI ULISSE DALL'ALTRO MONDO, PERCHÉ SI RIPORTASSE VIA ANCHE L'ULTIMO SOGNO DI BELTÀ, GIÀ ESTIRPATO DALLA PRIMA MANO D'UOMO."


- … ? Lucido, come un Marziano. E anche lui se ne è andato, come il Frolmo dietro Casa. Peccato, per quel frolmo; adesso non c'è più. Rimangono, penso che il luogo sia quello, solo delle radici divelte, arrossate dal gran tempo trascorso all'aria.

Doveva essere una gran bella pianta. Dovevi proprio essere un gran bella pianta …


La camionetta si fermò nel prato rasato antistante la casa, sobbalza cercando di parcheggiare sui cocci di cotto di un vaso da fiori rovesciato, trova un equilibrio stabile e poi anche il motore si spense con un lieve ruggito. Boris scese tirandosi dietro due borse di pelle scura e una carabina: - Ehi, Tommaso, dove sei?!

Richiudendo la portiera. diede un'occhiata all'aia e alle macchie d'olio che la jeep dell'amico non doveva aver lasciato lì da molto.

"Sarà andato a fare un giro da qualche parte," - pensa Boris -, ed entra in casa cercando un posto dove riporre la sua roba, con soddisfazione notò che gli ambienti erano spaziosi, e le stanze pulite di fresco.


Tommaso rientrò a tarda sera. C'era caldo ma non era una bella notte quella che si preparava.

In tutto il pedemonte aveva incontrato sì e no due canterini, e un cucciolo di volpe-orso ... il vento stava crescendo e minacciava una tempesta di sabbia.

Aveva sprecato una giornata a cercare il ruscello alle falde dell'Abetulina Reale. Pensava però con piacere al Frolmo gigantesco che aveva incontrato ridiscendendo a valle, una delle piante più grandi che avesse mai visto, se non la più grande in senso assoluto … e continuava a pensarci quando lasciò il fuoristrada parcheggiato sul retro ed entrò dalla porticina che dava sul pollaio, mentre saliva quei pochi gradini.

Sulla sedia a dondolo del soggiorno, col viso nascosto dalla penombra - le lampade a petrolio non erano molto forti - riposava la sagoma di un uomo.

- Buonasera, - disse - era ora che tu tornassi.

Tommaso, ancora un po' teso da quell'intrusione, parlò piano:

- Ah, sei tu. Non ti aspettavo così presto.

- Neanch' io. Ma purtroppo non sono sempre libero di scegliere le mie scadenze come mi pare, spero di non metterti in crisi. Mentre aspettavo mi sono permesso di bere un bicchierino, Piotr ti tratta bene, vedo.

Tommaso si lascia cadere sulla panca di fronte, tirandosi indietro i capelli: - Non è una buona stagione per la caccia, questa, così sono andato a dare un'occhiata su al ruscello: secco come il deserto.

- Ah, c'era una sorgente lassù? E tu come fai a saperlo?

- Trovato una mappa, nella credenza alle tue spalle. Ci sono segnati i nomi e anche dove si trovano le rovine marziane della zona ... ci sono passato una volta ma non c'è più che quattro sassi. Hai già mangiato? Io ho una fame da lupi.

Alzandosi dalla sedia, col bicchiere vuoto in mano, Boris fece cenno di sì col capo: - Sì, un po'. Ho portato la carabina, sai, quella che usavo quand'ero giovane. Spero di essere in gamba come una volta.

- Vanno bene delle uova? C'è poca roba a cui sparare adesso … e poi non c'è gusto a cacciare conigli selvatici, almeno per me che sono abituato a pansatiri.

- Uhm … - Boris appoggiò i piatti slI tavolo della cucina; sporgendosi dal davanzale si vedevano a malapena il Frolmo più giovane e un pezzo dell'orto. - Su, su, che ho fame.


- Io non capisco com'è che fai a rimanertene qui da solo per tanto tempo, quando ti ho conosciuto non eri così, avevi la smania addosso ... hai un bel da dire che è riposante, a me mi si muove il sistema nervoso.

- Questione di abitudini. Tu lo sei, nervoso, e non riesci a concentrarti; devi sempre far qualcosa e intanto non riesci a goderti il tuo tempo.

- Questo lo dici tu! É stupido rimanere qui a far la posta a un Capro quando potremmo benissimo tirarlo fuori di là in un baleno.

- Ah, sì … lo snideresti di sicuro, e ti scapperebbe pure.

Poi la caccia non è questa: sparare a una bestia è troppo facile. Devi convincerla che è al sicuro, illuderla ... in questo modo puoi dimostrare che sei più abile tu, e non il tuo fucile.

- Al diavolo! star qui al caldo mentre questa sabbia maledetta ti entra in gola. Non ho più diciott'anni, mi vien sete.

- Anch'io; ma più bevi più è peggio. Quando cacciavo i pansatiri restavo ore e ore a crogiolarmi nel caldo fra le sterpaglie… e c'era un'aria tanto satura di vapori da stordirti: quasi non riuscivi più a vedere, e i Tes …

- I pansatiri! Quando cacciavo i pansatiri! Uffa, che 'palle' che fai venire; dai piantala. E poi perché parli al passato, hai cambiato mestiere forse? No davvero.

- Visto che sei così gentile oggi, ti dirò che sono affari miei, e che comunque i pansatiri ho smesso di cacciarli, e non sparo neppure alle Falchimere … ma solo alle altre bestie più piccole, perché io so cosa sono in realtà gli animali di Marte.

- E dalli! Ma sei proprio fissato con i tuoi Marziani. Te li sei sognati, ti dico. Uno di quei giorni che tra le erbacce faceva più caldo del solito ... va', che è andata come dico io.

- Non li ho sognati! Comunque tu sei una testa dura che non è in grado di capire, e stop! Adesso stai zitto e non disturbarmi, che sento il nostro amico frusciare nei cespugli. Sai una cosa? Sono tre giorni che mi rompi le scatole dicendo che sono un visionario, o la smetti o quella là è la strada per casa; hai capito?

Un rumore, suoni di terra calpestata, schizzata verso l'alto.

Grugniti di sforzo, per scattare nella fuga.

- Dai che sta arri …

CRACK! CRACK! CRACK!

- Preso!


- Così è questa la storia che il vecchio ti voleva raccontare: un fiore in cima ai monti là di dietro ... fiori in cima a una roccia quando non crescono nemmeno dove c'è terra buona e li curi … tante volte.

- Ivan l'ha anche disegnato, almeno credo sia quello, in un angolo della tomba di Vassillj.

- Ma sarà un fiore terrestre.

- Bravo. Tu vedi tutto logico, ma di Marte proprio non hai capito nulla. Voi continuate a vivere qui con le usanze che i nostri padri si sono trascinate dietro, dalla Terra, e questo è Marte. Se c'è qualcuno o qualcosa che può insegnarci a vivere in questo mondo sono gli abitanti o i segni di chi lo ha conosciuto per millenni.

- Infatti si vede che cosa hanno combinato: due ruderi e tre sassi, altro che città ...

- Invece noi abbiamo fatto di meglio, eh? Chissà com'è ridotta la Terra? E abbiamo un bel vantarci delle nostre metropoli; prendi Nuova Taskent, neanche quarantamila persone in un luogo che ne dovrebbe contenere sei volte tanti! E sono pronto a scommettere che la Taskent sulla Terra non è certo più grande dei villaggi, come li chiami tu, Marziani.

- Non sarebbe andata così se sulla Terra non avessero fatto la stupidata che hanno fatto, non è colpa nostra. In ogni caso, se avessero avuto qualcosa da insegnarci sarebbero stati loro a venire sulla Terra, e invece è stato proprio il contrario.

Forse noi due abbiamo un modo diverso di vedere le cose, la civiltà non si misura in … come la vedi tu. Quella è tecnologia, non civiltà ... e non è detto che saper vivere su un mondo di sabbia sia più facile che viaggiare tra pianeti.

- Va be', va be'. Sarà come dici. Sono stanco, vado a letto …


- Questa volta mi sono scocciato veramente. Per dieci giorni non hai fatto che decantarmi l'eccezionalità di quei posti e poi scopro che mi tocca fare una valanga di chilometri a piedi, con un tempaccio infame, per andare a vedere quattro piante di numero, solo che si chiamano Abetulina Reale.

- Beh non ci saranno mica tanti boschi come questo dalle nostre parti? Lo so anch'io che sull'altro continente ve ne sono di più grandi, ma non di Abetule, e poi non venirmi a dire che Frolmi come quello laggiù ne hai visti tanti, perché non ci credo.

- Ma cosa vuoi che me ne freghi di guardare degli alberi? Saranno anche belli, non dico di no, ma farmi fare tanta strada apposta mi sembra da deficienti. Sono cose da Ivan, queste, non da Boris. E oltre tutto mi sono pure fatto male. Al minimo, per la sfacchinata che m'hai obbligato a fare, dovevi mostrarmi un albero dalle foglie d'oro.

- Siamo stati anche sul Monte Giardino.

- E i fiori non c'erano! Abbiamo visto un bel piazzale di sasso, non che a me interessi molto ma almeno si godeva una bella vista. Ma, porca boia!, allungare la strada per venire fin qua questo almeno potevamo evitarcelo. Adesso va a finire che ci tocca pure dormir fuori, in tenda …

- Credevo che tu volessi fermarti alle rovine, c'è ancora abbastanza luce ... seguire un po' il ritmo di Marte.

- Dai, torniamocene a casa, forse c'è ancora abbastanza luce da essere di ritorno prima che sia notte fonda.


- Saluta Piotr!

- E tu vienimi a trovare in città ... perché prima che io torni qui ne passa di tempo. Io torno alla vita! Grazie di tutto lo stesso, non è colpa tua se non sono un buon solitario ... ciao!

- Ciao, Boris ... a presto. Mi dispiace che non ti sia divertito.

Ecco che la camionetta curva sul prato, l'erba è già cresciuta e c'è bisogno di rasarla: Boris se ne va, non eravamo proprio fatti l'uno per l'altro. Siamo cambiati troppo da quando eravamo ragazzi. Meglio così.

Questi scalini hanno bisogno di essere messi a posto, prima di sera dovrei farcela. Finalmente sono di nuovo solo con la mia casa.


… Ora ho capito. C'è stata molta confusione e incomprensione, perché la casa di Ivan è uno di quegli strumenti che sono difficili da maneggiare, e a doppio taglio.

La sua influenza è come un mantello: ricopre il suolo marziano di una marzianità-aliena che ti avvicina alla verità nascosta, ma attraverso un binario tangente.

Due linee che si toccano per un attimo per poi sfuggirsi, ed è illusione pensare che siano un medesimo binario: corrono fianco a fianco riconoscendo la personalità delle cose che le circondano, dando nomi dai suoni diversi ... e di diverso significato.

Non sono trascorse più di due ore da quando mi sono infilato la Maschera per la seconda volta, e già conosco un'ottica diversa … come fantasmi evanescenti migliaia di Canterini Rossi sono affiorati nelle sabbie, dal loro mimetismo perfetto, quello che non permette all'uomo di scorgerli neppure se gli frusciano accanto. Li credevamo pochi, invece riuscivamo a vederli solo quando lasciano il deserto rosso per il Frolmo o la piazza.

Le ombre fra l'erba sono agili figure di quello stesso mondo celato e fugace; qui attenderò che il mio Cane mi raggiunga.

L'ho intravisto lontano, verso orizzonte, mentre scendeva attraverso la gola che s'infiltra tra i due Corni ... Ivan li battezzò in quel modo per il Kolka, il Grande e il Piccolo, ma io so come li chiamavano i Marziani: so il loro vero nome.

Uno di pinnacolo e l'altro di fattucchiera: la torre di "Segui il volo di Barsoom" e l'antica strega "Mitiga il cielo".

Fra tutti i nomi che Ivan ha imposto nella sua ricerca della realtà marziana solo uno si è avvicinato alla verità, tangendola ...

Il monte a fianco del Corno Grande, di "Segui il volo di Barsoom", è il monte della leggenda del Fiore: il Monte Giardino, come lo chiamò Ivan ... "Il giardino del principe di Barsoom", come era detto dagli antichi Marziani.

Guardare nella Maschera vuol dire sollevare la tela che ricopre tutto questo, e la casa è a doppio taglio perché è l'unico modo per raggiungere il luogo ove marziano e alieno si sono incontrati.

Ma non si deve avanzare oltre lungo la strada di Ivan.

Cane arriverà qui a notte. Io attendo.


Ormai dovrebbe essere qui. La Maschera è nelle mie mani, ne sento i contorni grinzosi, le rughe profonde e dense, le labbra socchiuse che prima non v'erano ... sono sbocciate di nuovo, improvvisamente, nella notte.

Ecco, aderisce come fosse d'argilla e riposo gli occhi negli incavi dorati che preludono alla vista marziana. Ecco che sgorgano, erano lì di fronte eppure non li vedevo, sgorgano come generati dalla terra arida gli Esseri di Marte. Stridenti crepitano i Canterini avvicinandosi, cantano alle mie orecchie auree melodie dalle note espressive come parole ... e parole mi pare di sentire.

Sì! Trilli e fischi sembrano modularsi attorno a una frase dai suoni semplici, primitivi ma comprensibili; solo una, mescolata a tutte, mi è chiara. Cristallina. Allora mi insinuo, vincendo ogni timore, nella foresta delle grida e delle voci: inseguirla fra corpi e ali cremisi, gozzi gonfi scarlatti, creste granata ... piumose ruote di rubino ... becchi amaranto nello forzo del cantare, non è facile.

Ma è chiara, scintillante, talmente chiara da non poter sfuggire in questa corona di rossi … ed è per l'orecchio guida sicura verso il cuore scuro del gruppo. Lo stormo è un coro, vi sarà almeno un uccello bianco fra loro?

Perché ora ricordo, che solo del Canterino Albino saprò riconoscere la voce fra lo stridio dei suoi simili, e comprenderla come si addice al secondo compagno della Maschera.

Il secondo compagno! Il secondo compagno per Cane ... la missione si sta esaurendo nello spazio di pochi minuti: completando ...

Fra le ombre color terra, una macchia di non più di sette-otto paia d'ali, i miei occhi bruniti indagano precisi mentre il canto offusca e prevarica ogni altro senso. Anche questa fatica è al termine, saprò mantenere la promessa che ho fatto.

Il canto ondeggia fra un dirompente inno alla Natura e un delicato minuetto, un susseguirsi di esili schemi va contrappuntandosi lasciando che una movenza incontrollabile prenda a danzare sulla mia bocca. Sento le labbra gonfiarsi, palpitare nel tentativo della schiusa, tendersi come le membra di un musicante addormentato che, nel sogno, fa scivolare di membrana in membrana un suono smarrito: il SEMPRECONOSCIUTO nome di Shrtv, per poi richiudersi, fondersi entrambe in un solo gesto ... e contrarsi, contrarsi, contrarsi, quasi scomparendo. Contrarsi.


Shrtv si alza, due battute d'ali e non di più occorrono perché l'Albino trovi la spalla del suo atteso compagno. Il canto dei rossi fratelli sale intensamente in uno stridere acuto: il patto viene suggellato e la Falchimera Selvaggia nulla potrà contro il vincolo dei nuovi congiunti. Perché la Falchimera Selvaggia non esiste, il suo rostro spezzato è solo un'immagine della nostra debolezza sconfitta, dell'esaurimento di desiderio vitale che fa dei Marziani esistenze senza futuro, ma che non schiaccia ciò che hanno saputo creare.

Terra risplendente nel cielo. Verde! Il suo nome è Verde, pensa Tommaso, e nessuna Falchimera dalla testa mozza o uomo malvagio può distruggere il Popolo dei Due Mondi. Perché noi siamo i RIMASTI, non esili fantasmi ma Uomini, da oggi veri Marziani.

Siamo noi i Marziani, e chi ci ha preceduto sono solo i nostri Lari.

Notte. È già notte piena, fonda, scura più di un pozzo: il tempo è scivolato via nell'atmosfera rosa del sogno.

Ritto verso l'ovale contorto di Barsoom la mia ombra slanciata prorompe dal corpo denso di una nuova saldezza. Con la coda dell'occhio d'oro vedo le logiche coerenze che Shrtv va bisbigliando nell'orecchio bruno e sottile alla mia destra; con la mano scendo ad accarezzare il collo possente di Cane, compagno odorante d'acuto sudore felino asperso in corsa.

Triade, Trimurti, Trinità ... sono le uniche parole terrane in grado di esprimere la nostra unità-separazione. Ma il vocabolo giusto, l'unico, è Shavroohd: Oltre-il-Sogno-dell'Estasi.


Seduto a terra, colla sabbia trascinata dal vento che mi batte la schiena, la ruvida lingua di Cane a ripulirmi il torso affaticato, medito ispirato dalle sicure unghie di Shrtv conficcate nella spalla giusta.

Apprendo che il ricongiungimento della Maschera, del Guardiano, del Canterino era solo il mezzo e non il fine. La missione-fatica-punizione un pretesto (espediente chissà quante volte ripetuto-riuscito-fallito) per spingermi sulla strada, fino alla completa conquista della Maschera imposta, e che ora mi si adatta più del mio vecchio volto. Che mi tolgo soltanto per rimanere a contemplarla e cercare in lei ciò che sono ora, e a cui non credo ancora.


Siamo qui tutti e tre come sempre: io, Cane e Shrtv ... quest'isola fra le terre, che Ivan chiamò Itaca, si distende davanti a noi digradando sabbiosa verso il mare. Tre Frolmi secolari vi affondano le radici.

Ce ne siamo accorti due giorni fa … era solo un punto all'Orizzonte quando Cane l'ha avvistata e Shrtv le è volato incontro. Era un punto visibile a loro soltanto, che io non riuscivo a scorgere; solo poche ore fa, quando la Nave delle Sabbie esitava già sulla soglia del normale campo visivo, ho riaccostato la Maschera al volto: l'ho sentita calda, assai più del solito, ed elastica.

L'ho percepita come una fusione in atto, una pelle definitiva ... e le labbra chiuse e contratte dalla notte della riunione sono tornate a sbocciare, ma non come escrescenza estranea, bensì legate alla mia bocca terrestre, continue.

Ho sentito la Maschera e i muscoli del viso compenetrarsi, unirsi, con una profondità che neppure il volto del vecchio avrebbe potuto raggiungere, e la Nave è entrata nei miei occhi d'oro.

Capivo che la Maschera non si sarebbe mai più potuta togliere, neanche per cercare fra le sue pieghe più antiche fattezze ...

Vedevo solo un legno, veleggiare su onde interminabili, sicura delle correnti dell'aria e della sabbia, puntare diritta su di noi per raccoglierci e salpare assieme da quell'isola.

I numerosi Marziani che la conducevano, con guance scintillanti di rubino o di smeraldo erano coloro che, giunti dalla Terra, avevano sconfitto la Falchimera Selvaggia, e non deboli fantasmi incatenati ad un relitto.


Siamo qui tutti e tre: Shrtv, Cane ed io. Itaca sta per essere abbandonata: la vedo già evadere dai sensi alle nostre spalle. La casa di Ivan ritorna deserta come una volta ... ma non per molto, si spera. Dopo Tommaso altri verranno che questa Nave di legno saprà raccogliere in una baia nascosta. E salperemo assieme, per altre case di Ivan disperse fra le terre.


Perché questo è un luogo per nascere Marziani: ogni marinaio l'ha vissuto al tempo giusto, in lenta evoluzione da uomini.

Molti verranno inviati dai fantasmi della Cattedrale, quelli che sapranno salvare dalle fauci dei Testatonda o dalla solerzia dei Felini. Non abbiamo ancora sufficiente esperienza per sostituirci in questo compito ai nostri Lari; su Marte occorre pazienza, una pazienza infinita. La fabbricazione delle Maschere ha un ritmo immodificabile, e al lume di questo ritmo noi indaghiamo ogni cosa. Issiamo le vele, alziamo le ancore, prendiamo il mare, se la luce della Terra ci è favorevole.


da "The Time Machine" n. 3/‘83






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