Brian Aldiss, un gentleman al meeting di Rimini
di Enrico Leonardi
Ci ha lasciati il "grande vecchio" della fantascienza mondiale. È morto a 92 anni il 19 agosto 2017, a Oxford, Brian Aldiss, uno dei più importanti scrittori inglesi di science fiction (sf), noto al grande pubblico soprattutto perché dal suo racconto breve, Supertoys che durano tutta l'estate, nel 2001 venne tratto da Steven Spielberg il film A.I. Intelligenza artificiale. Dare conto della personalità e della immensa produzione letteraria di Aldiss (che comprende centinaia di romanzi, racconti, poesie ed articoli) è un compito che esula dalle finalità del presente studio, che intende invece rendere omaggio ad un episodio forse poco conosciuto della avventura umana dello scrittore, ossia la sua partecipazione al Meeting di Rimini del 1983, in qualità di relatore e di esperto di sf.
Uomini scimmie robot
Mettendo a tema l'origine e il destino dell'uomo, era inevitabile che il Meeting di Rimini del 1983 (dal titolo Uomini scimmie robot) incontrasse la fantascienza. La Tavola rotonda del 25 agosto, dal titolo: Uomini malgrado tutto: il futuro cosa salverà dell'uomo?, con la partecipazione di Alex Voglino, Ion Hobana, Brian Aldiss e Sergio Giuffrida, è stato sicuramente l'incontro di massa più vasto di tutti i tempi in Italia sul tema della Fantascienza. Così ne parlava Sergio Giuffrida sul "Cosmoinformatore" n. 4/83: «Un altro momento particolarmente interessante di quest' estate fantastica è stato l'incontro con la fantascienza svoltosi giovedì 25 agosto nell'ambito dell'annuale Meeting dell'amicizia di Rimini. Organizzato a cura della W.S.F. (l'Associazione Mondiale dei Professionisti della Fantascienza), l'incontro, pur nell'esiguità del tempo concesso per la sua realizzazione, ha visto la prestigiosa partecipazione degli scrittori Brian Aldiss (peraltro attuale presidente in carica della W.S.F.) e Ion Hobana (segretario nazionale degli scrittori rumeni) mentre in rappresentanza italiana hanno parlato i critici e art director Alex Voglino e Sergio Giuffrida, insieme al filosofo Rocco Buttiglione che aveva funzione di moderatore.
Particolarmente sentito l'intervento di Voglino sui molteplici rapporti tra mito, letteratura simbolica e letteratura fantastica, a cui i quasi diecimila presenti hanno tributato una lunga ovazione. Nonostante alcune perplessità, l'interesse verso il mondo del fantastico non è quindi mancato, come hanno dimostrato i vari "Per continuare un incontro" seguiti nell'ambito del Meeting alla conferenza del 25 agosto».
Nel Catalogo generale del Meeting '83, così era stato presentato Brian Aldiss: «Tra gli autori europei di letteratura fantastica e fantascientifica, Brian Aldiss, nato in Inghilterra nel 1925, è senz'altro il più significativo per l'impegno morale e civile con cui costruisce le sue opere. Vincitore di numerosissimi premi a livello mondiale, tra cui i prestigiosi Premio Hugo e Premio Nebula, che sono l'equivalente dei Premi Oscar cinematografici, Aldiss ha pubblicato una nutritissima serie di libri; in Italia sono uscite circa novanta sue opere presso editori come Mondadori, Longanesi, Editrice Nord, Fanucci, La Tribuna, Sugarco.
Ma Aldiss, oltre ad autore, è noto a livello mondiale come critico e illuminato antologista; il suo impegno sociale, la sua continua attenzione per la condizione umana, lo hanno fatto classificare tra gli autori della "new wave", un particolare filone della fantascienza che vuole esplorare l'uomo partendo dal suo interno e quindi mettendo a fuoco tutte le problematiche della condizione umana.
Aldiss è l'attuale Presidente della World SF, l'associazione mondiale che riunisce i professionisti della fantascienza e fantastico».
Il grande interesse per la SF nei primi anni Ottanta
Sfogliando gli Atti del Meeting del 1983, è possibile notare l'ampio respiro culturale che lo contraddistingue. Il Meeting, promosso allora dal Centro Culturale Il portico del vasaio di Rimini, dal Movimento Popolare, dal settimanale Il Sabato e dalla Casa editrice Jaca Book, era solo alla sua quarta edizione, ma non nascondeva la propria ambizione di costituire un evento, spazio di incontro e di dialogo, e pietra miliare con cui confrontarsi. Protagonisti del calibro di Olivier Clément, André Frossard, don Luigi Giussani, Andrej Tarkovskij, Ives Coppens, Giovanni Testori, Giacomo Contri, Al Young, Christopher Derrick, solo per nominarne alcuni, costituivano una sorta di Pantheon di maestri, da ascoltare con venerazione e dai quali imparare.
In questo contesto anche la science fiction aveva il suo spazio, con un Cineforum di 22 film, dai più popolari ai più raffinati, e con la Tavola rotonda succitata. Ma essa non era un'ospite strana piovuta dal cielo, bensì una presenza mirata e preparata da un'attenzione a lungo alimentata, anche tra i cattolici.
Nel 1977 la Casa editrice Città armoniosa di Reggio Emilia aveva ripubblicato il romanzo futuristico di Robert H. Benson Il padrone del mondo (la cui immagine di copertina troneggiava tra l'altro nell'immenso salone di Rimini); il primo numero del settimanale Il Sabato (27/05/1978) testata tra i promotori del Meeting, inaugurava la pagina culturale con un articolo di Angela Faccioli dal titolo Bip-bip: torna la fantascienza.
Nell'articolo - integrato da altri due contributi sulla storia della sf e su Il Signore degli anelli di Tolkien - la giornalista valorizzava l'apporto umanistico della fantascienza: « ... queste fantasie hanno già una loro radice possibile nel presente ... Corriamo un serio rischio che il futuro sia stato bene o male ipotizzato. A meno che, ancora una volta un dato imprevisto non intervenga facendo saltare gli schemi. E se la macchina fu questo dato all'inizio del secolo, l'uomo che abbia riflettuto su sé stesso e sulla macchina, potrà esserlo per il secolo venturo.» (1)
Nel 1978 anche l'editrice Jaca Book con il suo direttore Sante Bagnoli (autore peraltro del titolo Uomini scimmie robot) cominciava a manifestare un interesse editoriale per la sf. Nel numero 2 di luglio de "L'umana avventura", neonato periodico bimestrale di Jaca Book, Gigi Colombo e Pietro Ortelli realizzavano una straordinaria intervista a Pierre Versins, ideatore della Maison d'ailleurs (Casa dell'altrove: il più importante Museo mondiale della Fantascienza, a Yverdon in Svizzera). Tale intervista, che spaziava ampiamente sulle tematiche più vaste legate alla sf, doveva costituire il prodromo alla pubblicazione dell'edizione italiana della Encyclopedie de l'Utopie, des Voyages Extraordinaires et de la Science Fiction, iniziativa che purtroppo non andò a buon fine.
Nel 1977 Jaca Book aveva anche ristampato Il senso religioso di don Luigi Giussani, già diffuso nella sua prima versione in decine di migliaia di copie: importante per capire il tema delle "grandi domande" dell'uomo, fil rouge delle tematiche-culturali alla base dei Meeting di Rimini. È qui infatti che approda l'interesse per la fantascienza, intesa come campo privilegiato di interrogativi radicali sull'uomo e sul suo destino. Al Meeting del 1983 la rivista mensile di CL dedicava la copertina del suo numero di luglio/agosto, utilizzando una illustrazione tratta dalla Enciclopedia della Fantascienza; all'interno un articolo di chi scrive, dal titolo AI di là dell'immaginabile" (2).
L'intervento di Brian Aldiss al Meeting 1983
Nel cuore del Meeting 1983, la tavola rotonda sulla Fantascienza "Uomini malgrado tutto: il futuro cosa salverà dell'uomo?", occupa un posto privilegiato: alle ore 17 di Giovedì 25 agosto, nel Salone principale. Nell'introduzione il prof. Rocco Buttiglione parla di stelle e di Infinito, di tensione all'Oltre e di domande radicali. Presentando i relatori, sostiene: «Essi ci parleranno di questa speranza dell'uomo, ci parleranno del timore dell'uomo che nelle opere di fantascienza trova egualmente espressione, ci parleranno di ciò che il mondo può diventare, ci parleranno di come l'uomo può cambiare, perché la fantascienza, in realtà, tratta meno delle macchine e più dell'uomo, di cosa è veramente l'uomo, dello spessore antropologico di cui l'uomo è costituito». Ad Alex Voglino il compito di situare con coordinate temporali la letteratura fantastica e fantascientifica; mentre Ion Hobana con ricchezza di citazioni tratteggia gli uomini e i problemi del futuro secondo romanzi e racconti di SF. Tocca quindi a Brian Aldiss. Il suo intervento è spiazzante e sconcertante, e attinge più a categorie filosofiche e religiose, alla propria visione del mondo, che a citazioni letterarie:
«Cosa diventerà il genere umano? Il problema riguarda l'evoluzione e nello stesso tempo è religioso. In primo luogo desidero guardare al passato, e poi al futuro ... La fattoria, in cui stavo con la mia famiglia, è dominata dalla chiesa vicina. La chiesa di Hickling ... si trova lì da sette secoli, vi si tengono tuttora le funzioni religiose e all'interno vi è una lista dei parroci, che risale nel tempo fino al XIII sec. La chiesa di Hickling è un segno della fede inestinguibile dell'uomo in una vita più grande, se non su questo pianeta, altrove. Lungo uno dei muri interni della chiesa, sono poste due lapidi in memoria di quegli uomini che morirono per il loro paese nelle due guerre mondiali...»
Aldiss, che partecipò giovanissimo alla Seconda Guerra Mondiale in Estremo Oriente, tratteggia in modo amaramente realistico la situazione mondiale, descrivendo il patriottismo e la pietà (fedi, ideologie) come inevitabili ma negativi elementi divisivi: fonti di conflitti. L'uditorio è sconcertato, le domande si moltiplicano. Ma qui Aldiss introduce una parola-chiave: «Una differenza sostanziale separa l'uomo da ogni altra forma vivente del nostro pianeta, e cioè la sua capacità di essere cosciente di sé stesso come entità, e di guardare oltre sé stesso per valutare l'universo in cui si trova ... Potrebbe essere quell'istintivo desiderio di valutare l'universo, che ci ha indotti a inventare Dio; una figura che sta al di sopra dell'uomo, che tutto vede e comprende. Se è così, allora Dio è la più grande creazione dell'uomo. Se è così Lui, è un segno sicuro che lo seguiremo fino al cielo. Siamo autorizzati a definire il nostro particolare spirito inquisitore "divina curiosità»,
L'oscurità oltre la vita
«Certamente ne scimmie ne robot possiedono la divina curiosità; nessun computer può aspirate a ciò. Lo spirito della divina curiosità, creò la chiesa di Hickling, dove i vasetti di marmellata pieni di fiori, stanno sotto i nomi dei morti. Noi siamo profondamente interessati a quell’oscurità oltre la vita. È la pietra di paragone della nostra coscienza. Forma e soggetto di molti dei nostri capolavori maggiori di arte, musica, in pittura, in letteratura. Naturalmente è strettamente legata ai cicli e alle stagioni del nostro pianeta sul quale la vita ha nella morte, una delle sue condizioni. Questa preoccupazione umana, questa curiosità che si esplicita attraverso la scienza, ci consente adesso di vedere e di essere ragionevolmente sicuri che vediamo correttamente – come è stato inizialmente squarciata l'oscurità iniziale.
Noi abbiamo lavorato - con "noi" intendo gli eredi di quella scintilla di ricerca scientifica, che per la prima volta è scaccata nell'antica Atene - per giungere alla comprensione di come particelle fondamentali, abbiano prodotto gli elementi chimici che conosciamo, e di come l’universo è cominciato con il Big Bang, circa 20 miliardi di anni fa ... Cosa c'era fuori prima che avvenisse il Big Bang? Possiamo solo dire che c'era il vuoto, sconosciuto in natura. Lì la scienza basata sulle leggi di questo universo non può offrirci risposte, e lì entra la religione».
A questo punto Aldiss, passando a motivare il proprio lavoro di scrittore di sf, introduce «una visione un po' rivoluzionaria della terra e della sua biosfera, viste come un organismo autoregolantesi. Nella fantascienza, è un dovere prospettare al lettore il maggior numero di possibilità e di infilarci qualche impossibilità. Noi speriamo, perciò, di arricchire la vita del lettore e, forse, di renderlo più conscio delle proprie possibilità ... Le società muteranno profondamente, e noi speriamo che la loro organizzazione migliorerà ... ». Il relatore si interroga quindi sulla natura dell'uomo, scoprendo che molte istanze restano immutabili, ma immaginando poi che in futuro l'uomo possa cambiare: «Supponendo - ecco di nuovo la tipica parola dell'homo sapiens - supponendo che una nuova glaciazione minacciasse di cominciare nel prossimo futuro, come alcuni scienziati hanno suggerito, questa crisi condurrebbe ad uno sviluppo accelerato di nuove società e nuove organizzazioni ... Generazioni crescono senza conoscere la libertà o la verità. Eppure l'amore per la libertà e la verità non è ancora vinto. La cosa miracolosa è che un individuo, pur non avendo mai conosciuto né la libertà né la verità, aneli a sperimentare il significato che sta dietro queste parole. Così la natura umana fortunatamente, non si rivela particolarmente plastica per ciò che riguarda le pressioni umane su di essa. Ma non c'è ragione di immaginare che la natura umana rimanga sempre la stessa, sebbene io ritenga che gli imperativi dell'ambiente, la forzino a continuare con una certa costanza. E allora che cosa la mantiene relativamente stabile?
( ...) La natura umana non può essere immutabile in un universo che di per sé è in continuo movimento. È la terra stessa a mantenere stabile la natura umana generazione dopo generazione, proprio come Gea, lo spirito della terra, regola i propri climi e assicura la continuità per molti milioni di anni.
Mi sto riferendo alla teoria - per me molto commovente - secondo la quale la stessa biosfera della terra, ha qualcosa che potremmo quasi eguagliare a un subconscio, alla serie di equilibri nei quali, i generi viventi hanno il loro ruolo; la totalità della biosfera include una sorta di meccanismo omeostatico, all'interno del quale, la vita stessa crea delle condizioni congeniali alla sua presenza. Apparteniamo alla terra in un senso più profondo di quanto non ci rendiamo conto: siamo una delle sue funzioni. L'umanità non rimarrà sempre su questo pianeta, viaggeremo nella galassia. Si può pensare che dicendo questo io stia indulgendo alla mia immaginazione di scrittore di fantascienza. Non è così, la verità è proprio il contrario. Divenni uno scrittore di fantascienza perché anche da ragazzo avevo la convinzione che, per quanto ci riguarda, l'universo fosse infinito e che noi fossimo parte di quell'infinito - le uniche creature, di certo, capaci di esprimere quella vastità».
Gea, meraviglioso organismo omeostatico
Credevo allora, come tuttora, che avremmo attraversato le grandi distanze dello spazio in navicelle, proprio come le generazioni precedenti avevano attraversato gli oceani, con barche che ora noi consideriamo poco più che conchiglie. Perché andremo fra pericoli sconosciuti? Forse perché siamo esseri umani? Potremmo essere spinti verso altre stelle dalla pura necessità economica. O per sfuggire a una guerra devastante. (... ) Qualunque sia la ragione, ci andremo, così come un tempo lasciammo le cime degli alberi, e allora, la natura umana cambierà. Liberati - esiliati, se vi piace - da questo meraviglioso organismo omeostatico, da Gea, da questo mondo brulicante di vita, ci accorgeremo che la nostra natura non è più regolata. Saremo agenti irresponsabilmente liberi.
Non ho modo di dirvi cosa accadrà allora. È una caratteristica dell'immaginabile, il fatto di non poter essere immaginato. Eppure io mi proverò a fare un'ipotesi. Separati infine dalla Terra, gli esseri umani della spedizione, arrivando in un mondo completamente differente, potrebbero rispondere in uno di questi due modi. Potrebbero essere traumatizzati dall'esperienza ed appassire spiritualmente. Questo mi sembra improbabile. Noi siamo delle creature forti, e la galassia, per quanto ne sappiamo, è, fino a prova contraria, nostra. E.T. è soltanto un prodotto dell'immaginazione. È più probabile che cresceranno spiritualmente, lontani dalle restrittive limitazioni del nostro ambiente natale; penso che la scienza ci porterà al di là della scienza, magari diventeremo molto caratterizzati individualmente, ciascuno di noi diventerà una repubblica ... Saremo allora liberi di diventare esseri interplanetari anziché planetari, armati di nuove libertà ... Comunque cambierà profondamente la natura dell'uomo. Possono esserci fiori sotto le epigrafi per noi anche nei nuovi mondi, forse persino sotto forme diverse. Ma notate che le scimmie e i robot non possono avere simili visioni. Potremmo anche portarli con noi in questi viaggi nel futuro diverso. Ma loro non possono andarci di loro iniziativa, come l'uomo. Né possono sapere che persino ora, ci stiamo preparando per le nostre nuove esistenze».
L'uditorio è disorientato, le categorie culturali utilizzate lo trovano impreparato e anche poco sintonizzato. Il giornalista Emiliano Ronzoni scriverà poi su "Il Sabato" che il feeling tra Meeting e sf non è scattato. Il conduttore prof. Rocco Buttiglione così conclude: «Ringraziamo mister Aldiss, per l'apertura di questo orizzonte che ha davvero qualche cosa che ci porta verso l'infinito, e che testimonia come la nostalgia di un altro mondo è radicata profondamente nel cuore di ogni uomo" (3).
Una serata di domande a Brian Aldiss
In serata è prevista una ripresa del dialogo, nello spazio chiamato "Per continuare un incontro". La vastissima platea del pomeriggio si è molto assottigliata, ci saranno forse un centinaio di persone, provocate e motivate, a porre domande a Brian Aldiss. Ecco una sintesi delle sue risposte:
«Purtroppo oggi nella Tavola Rotonda ho dovuto ridurre il mio intervento a meno della metà, così le argomentazioni non sono state chiare come avrei sperato. Nel mio discorso non ho inteso parlare della sf in sé, ma dare un esempio di come uno scrittore di FS può usare idee scientifiche per creare un discorso di fantasia. Nel prologo del discorso ho voluto dimostrare come noi siamo parte della Madre Terra, della complicatissima biosfera. Le recenti scoperte sull'origine dell'Universo, sul Big Bang ci dicono che questo Universo sta tuttora esplodendo, questa è la continuazione della Creazione. E noi tutti siamo costituiti dagli elementi originariamente compresi in stelle morte da gran tempo. Vi è un'Unità tra noi e l'Universo, sconosciuta solo dieci anni fa.
Le teorie su Gaia, sulla Madre Terra come organismo che crea e mantiene le condizioni necessarie per la vita ci dicono che siamo "una singola entità vivente". È una comprensione totalmente nuova delle cose; se Gaia è vera, noi tutti siamo UNO. La questione più importante è questa: Gaia ha un piano per gli uomini?
Se è il legame con la Terra che crea il nostro male e il nostro peccato, come possiamo trascendere questo? Non posso immaginare che l'uomo possa cambiare sulla Terra, perché qui è sottoposto a Gaia, ma nelle Galassie l'uomo è libero da queste influenze. Io ho provato ad immaginare che l'uomo, in un ambiente diverso diventerebbe migliore: perché migliore e non peggiore? Perché questa è la speranza dell'uomo: lasciarsi alle spalle il proprio male. Anche gli Europei quando si misero in viaggio per il Nuovo Mondo speravano questo, ma poi crearono altro male. Ma la specie umana può imparare, e se l'uomo andrà nello spazio sono convinto che potrà migliorare un po'. Ci sono vari tipi di storie di FS: sono molto più variate di quanto pensino i non-lettori. Ci sono come due filoni-base che si intrecciano: l'avventura e la speculazione intellettuale. Io dopo l'esperienza della guerra in Estremo Oriente scrivo storie di persone o gruppi che cercano il loro posto nel mondo, anche in un altro mondo: perché questa è stata la mia esperienza di vita. Ci sono però altri scrittori, che scrivono per pagare l'affitto o per avere la birra nel frigo.
La generazione di scrittori di sf che mi ha preceduto si dichiarava agnostica o atea: cercava la salvezza nella scienza o nella tecnologia. Ma oggi, dopo Hiroshima, è una credenza facile o facilona che pochi sarebbero disposti a sottoscrivere. La cosa interessante è che la religione non può mai essere tenuta fuori dalla FS: il futuro, la vita su altri pianeti coinvolgono questioni morali e teologiche non eludibili. Cito per tutti J. Blish: Guerra al grande Nulla. Dopo la discesa sulla Luna, è diventato difficile stupire il grande pubblico. Si diceva: "Andremo anche su Marte!". E la gente rispondeva: "Perché no? Ci andremo!". Negli ultimi anni, ha avuto grande spazio il fantasy (con draghi ecc.), dove stupire è più facile. La fantascienza è più metaforica rispetto ad altri tipi di letteratura (in generale l'arte è metafora della vita). L'Infinito dello spazio e del tempo è metafora della vita» (dagli appunti della serata, non rivisti dall'Autore).
Intervista con Brian Aldiss
In quella stessa giornata, alle 12 in punto, il nostro scrittore si era sottoposto pazientemente, da vero gentleman, ad una intervista, a cura di chi scrive, su vari temi fantascientifici. L'intervista è inedita e non è stata rivista da Aldiss.
D. Mi rivolgo a lei soprattutto come al critico di sf. Lo scrittore Theodore Sturgeon ha detto che il 90% della produzione di FS è spazzatura. Se lei dovesse salvare da una catastrofe 10 libri di FS, per valore letterario e contenuti, quali sceglierebbe?
R. Preciso che Sturgeon ha detto che il 90% di tutto è spazzatura. Ad ogni modo, sceglierei: 1) M Shelley, Frankenstein; 2) H. G. Wells, The Time Machine (La macchina del tempo); 3) E. Zamjatin, Noi (un bell'esempio di antiutopia), 4) 0. Stapledon, The Star Maker (Il Costruttore di stelle: forse l'opera più grande di tutta la fantascienza); 5) R. Sheckley, Un'antologia dei racconti; 6) S. Lem, Solaris; 7) H. Clement, Mission Of Gravity (Stella Doppia 61 Cygni), 8) G. Orwell, 1984; 9) P. K. Dick, A Scanner Darkly (Scrutare nel buio; violento attacco all'uso delle droghe); 10) P. K. Dick, Martian Time-Slip (Noi Marziani). Come vede, non ho messo in quest'elenco nessuna delle mie opere.
D. In una conversazione che lei e K. Amis avete tenuto nel 1962 con C. S. Lewis, vi lamentavate dell'incomprensione dei critici verso la sf. Come è cambiata la situazione oggi, nei critici e negli scrittori?
R. La comprensione della sf si è evoluta dopo la discesa del primo uomo sulla Luna; gli scopi della sf sono diventati più chiari e comprensibili. Il genere non viene più considerato una fantasia inutile: anche la gente comune può capire il contributo che la sf può dare alla scienza stessa. Anche nel titolo del vostro Meeting vi è la parola "robot": oggi tutti comprendono il significato di questa parola, ma una volta i robot non esistevano, e sono stati inventati proprio da uno scrittore di sf: Karel Capek.
D. Spesso la sf ha una specie di complesso d'inferiorità nei riguardi della "letteratura realistica", del cosiddetto mainstream (filone principale). È giustificato questo complesso?
R. La sf è un movimento di tipo popolare, che nasce dal popolo, come il jazz, e non è facilmente accettata dall'establishment, dalla cultura ufficiale. Del resto, anche Charlie Chaplin cinquant'anni fa veniva considerato solo un attore divertente, mentre oggi si parla di lui come di un grande artista. Personalmente ho speso venticinque anni della mia vita divertendomi a combattere questa battaglia: far accettare la sf.
D. Il genere fantascientifico si può considerare puramente evasivo, disimpegnato, oppure può suscitare spunti di riflessione vera sull'uomo?
R. È impossibile rispondere a questa domanda in senso univoco, perché contiene una generalizzazione indebita: ci sono alcuni scrittori che considerano la sf un divertimento di bassa lega, altri un mezzo privilegiato per trasmettere al lettore dei contenuti, per farlo riflettere su temi importanti. Si potrebbe dire così: per alcuni la sf è un mezzo per far soldi, per altri è la vita.
D. Ci parli della sua esperienza di scrittore, dell'influsso che grandi maestri, ad es. C. S. Lewis, hanno avuto su di lei.
R. Quasi nessun altro ha scritto così bene come Lewis in Lontano dal pianeta silenzioso. Tutti gli scrittori di sf scrivono all'ombra di H.G. Wells, così come tutti i drammaturghi non possono non tener conto di W Shakespeare. Tuttavia l'influenza più grande sul mio modo di scrivere l'ha esercitata Thomas Hardy, con il suo amore per l'umanità e la sua visione oscura, buia.
Aldiss e la penna dell'altro mondo: un'altra Intervista
Il debito di riconoscenza verso lo scrittore inglese per la sua partecipazione al Meeting fu in parte colmato dal settimanale Il Sabato nel numero 5-11 Novembre 1983, con una intervista all'interno di un dossier "L 'uomo a spasso nell'ignoto. I segreti della fantascienza", a cura di Emiliano Ronzoni, di Enrico Leonardi e di Giuseppe Caimmi. Di tale intervista, curata da Ronzoni, riportiamo ampi stralci.
"Se potessi rivolgere una domanda a Brian Aldiss, scrittore di fantascienza, cosa ti piacerebbe chiedergli?" Il questionario fatto girare in alcune scuole superiori milanesi, preferibilmente nelle classi prime e seconde, è stato compilato da oltre 600 ragazzi. Abbiamo riunito le domande in gruppi omogenei e le abbiamo inoltrate a Brian Aldiss, inglese, presidente della World Sf, l'unione mondiale degli scrittori di fantascienza. Ecco, di seguito le curiosità degli studenti (con relativa percentuale calcolata rispetto alla totalità delle domande) e le risposte di Aldiss.
I. Perché scrive di fantascienza? Da dove trae le idee che poi sviluppa, come si fa ad averne un così gran numero? È accaduto nella sua vita qualche fatto particolare che l'ha spinto a scrivere di fantascienza? (39%):
«Se chiedete perché qualcuno legge, le risposte possono essere molteplici; per gustare un buon racconto, per imparare qualcosa del mondo, per imparare qualcosa su sé stessi, per sfuggire alle frustrazioni della vita di tutti i giorni. Uno scrittore può dare anch'egli tutte queste risposte. Lo stesso vale per uno scrittore di fantascienza, a parte il fatto che egli può aggiungere che la sua curiosità riguardo a questo mondo, a come si è sviluppato e a come si svilupperà, può spingerlo ad inventare altri mondi totalmente suoi.
Le idee sembrano molto scarse quando qualcuno inizia a scrivere. Più si scrive, più si sviluppa la parte creativa della propria natura, più scorrevole è il flusso delle idee, dell'invenzione, dei personaggi, del dialogo. Così le idee, per la maggior parte, sembrano crescere e svilupparsi da un terreno coltivato - proprio come gli ortaggi.
Più il terreno è coltivato più ortaggi si ottengono.
La mia vita è stata cambiata dall'essermi trovato coinvolto, da bambino, in una guerra mondiale, e in seguito dall'essere stato inviato per alcuni anni in Estremo Oriente. Là, ho conosciuto un aspetto completamente differente del nostro pianeta, che mi ha affascinato ed eccitato. Molti dei pianeti che descrivo sono ricostruzioni di quel che ho vissuto in Oriente. Per esempio, il mio romanzo Hothouse (in italiano Lebbra infernale) è ricavato dalle mie avventure nelle foreste nelle quali mi sono avventurato nel Sud-Est asiatico».
2. Ci sono altre forme di vita su altri mondi? (15%):
«Non abbiamo prove che ci sia vita in alcun luogo oltre che sulla Terra. Nel passato, gli uomini hanno immaginato la vita ovunque - sul Sole, sulla Luna, su Marte e così via. Col progredire delle nostre conoscenze scientifiche, queste speranze e queste immagini si sono dimostrate false.
C'è una probabilità statistica che la vita abbondi un po' ovunque nella galassia, ma non ne abbiamo alcuna prova. Se l'umanità è davvero sola nell'universo, allora dobbiamo essere stati segnati da un destino veramente speciale».
3. Crede in quello che scrive o lo fa solo per denaro? (10%):
«Non scrivo per denaro, anche se il denaro mi occorre per mia moglie e la mia famiglia. Scrivo per piacere, o, per meglio dire, scrivo perché sono uno scrittore felice, e il desiderio di esprimere me stesso non muore mai. È un piacere comunicare con la gente, e il pubblico della fantascienza è generalmente molto recettivo. Io credo nel potere dello scrivere. Naturalmente non posso sempre credere negli strani mondi che invento - talvolta sono ideati semplicemente per sfidare l'immaginazione del lettore, e la mia»,
4. Qual è il suo ideale di società fantastica? Le piacerebbe viverci o la descrive unicamente per criticare la vita nell'oggi? (6%):
«Quando uno scrittore inventa una società fantastica, credo che una parte di lui desideri viverci, magari solo per curiosità, anche se tale società fosse spaventosa. Molte società immaginarie vengono inventate con intenti satirici, al fine di mettere in evidenza i difetti delle nostre società umane».
5. Lei inventa i suoi mondi fantastici per esprimere il bisogno di trovare una risposta al problema della sua vita? (6%):
«La trovo una domanda molto personale. Confesso di non trovare molti significati nella vita, al di là di quelli ovviamente biologici, oltre ai modelli estetici e morali. Da bambino, era molto religioso, ma ho perduto questo sentimento più tardi. Lo scrivere è in parte un sostituto di questa perdita. Molti dei miei romanzi hanno in sé una forte religiosità, come la serie Helliconia attualmente in corso»,
6. Pensa che quello che lei descrive potrà accadere in futuro? (4%):
«A uno scrittore in genere non importa se ciò di cui scrive accadrà o meno. Non è affatto questo ciò che lo impegna quando scrive. A noi non interessa sapere se una bella storia sia realmente accaduta: quello che ci affascina è la storia stessa, e il suo accento di verità. Lo stesso vale per la fantascienza. Naturalmente una volta tanto, descrivi qualcosa che accade realmente; allora tutti pensano che sei meraviglioso (anche se è stata solo fortuna!)».
NOTE
1 ANGELA FACCIOLI, Bip-bip torna la fantascienza ne Il Sabato n. 1, 27/05/1978.
2 ENRICO LEONARDI, Al di là dell'immaginabile, in CL - Litterae Communionis n. 7/8, luglio-agosto 1983. L'articolo è reperibile anche sul n. 40 di Future Shock cartaceo, e online al seguente link: http://www.futureshock-online.info/pubblicati/fsk40lhtml/body_leonardi.htm (ora non più attivo)
3 Uomini malgrado tutto: il futuro cosa salverà dell'uomo?, in "Atti del Meeting '83", pp. 269-287, Maggioli editore, 1983. Le sottolineature sono a cura del redattore.
da "Future shock" n. 76, ottobre 2017
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