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Una rosa per la vita


ed. Black Out, ’81, 150 £, 216 + viii pagg.


Prima antologia di racconti fantastici italiani, fu approntata per l’Italcon dell’’81, ed è un prodotto del fandom, stampato appunto amatorialmente: "La veste tipografica non è certo delle migliori…" (Giovanni Maselli, "Prefazione", pag. v).

Innumerevoli gli errori di composizione, e, nel racconto della Piegai, manca chiaramente un’intera parte di un paragrafo.

Comunque.

A parte alcune cosucce veramente puerili, e la presenza di un saggio sull’induismo che non centra veramente nulla, la qualità è piuttosto buona.

Vi è anche un racconto francese, di cui non si dice il traduttore, e altri due saggi.


-"Black out", di Magma, pseudonimo di sconosciuto (pagg. VII-VIII)-un’astronave parla ad un vecchio astronauta di come fosse stata bella la Terra prima che lui… schiaccasse il bottone della distruzione totale.


-"Babele", di Lino Aldani (poi antologizzato anche in "Eclissi 2000", "Presenze del futuro" n. 2, ed. De Vecchi, '79 e "Ontalgie", "Biblioteca di Nova Sf*" n. 16, ed. Perseo libri, 2002, tradotto in francese, da Jacques Barbéri, come "Seconde naissance" in "La maison femelle", '89; pagg. 1-5)-surreale, vede un uomo che pensa di aver perso la memoria aggirarsi per una città che non riesce a capire quale sia. E deserta.

Poi scorge un uomo entrare in una porta, e lo segue. Sarà una galleria d’arte nella quale i molti visitatori parleranno molte lingue.

Trovato il coraggio di chiedere proprio all’uomo che aveva visto entrare, si sentirà rispondere che, quella città, è Babele: "Tutto il mondo è Babele" (pag. 3).

L’uomo si rivelerà poi essere niente di meno che "Il Padre Eterno" (pag. 5), e se ne andrà in modo decisamente originale.

L’uomo avrà ritrovato la sua tranquillità, perché se "... dove le domande non hanno risposta…" (idem) è inutile angustiarsi a farsene.


-"L'interrogatorio", di Michele Martino (pagg. 5-9)-anche questo surreale, vede un uomo prigioniero in una stanza deserta e spoglia. Che attende di essere interrogato.

Entrerà, come ogni giorno, un carceriere, al quale porrà le solite domande che gli pone tutti i giorni, senza ottenere, ancora una volta, alcuna risposta.

Quando sopraggiungerà la sera riuscirà finalmente a porre termine al suo tormento interiore, di non sapere se, e quando, verrà interrogaro dalla Voce, nel sonno.


-"Il costruttore", di Miriam Poloniato (poi antologizzato anche in "Le verdi colline della Terra", "Minas Tirith" n. 8, ed. Solfanelli, '89; pagg. 9-18)-un alieno viene mandato per punizione sul nostro pianeta a trascorrere sessant’anni. Era stato, in un mondo nel quale la creatività e l’inventiva erano bandite, appunto creativo ed innovatore.

Al ritorno sarebbe rientrato nel suo corpo come se non fosse passato neppure un istante, ma con l’esperienza, pensavano i punitori, di quel mondo arretrato e rozzo, che gli avrebbe insegnato l’umiltà.

Ma l’alieno presto imparerà ad amare, la Terra, e deciderà di lasciarci un dono, le cattedrali gotiche, in quelle da lui costruite celate delle Porte che potranno condurre ad altri mondi, e ad altre dimensioni.


-"Il dragone marziano", di Daniele Dondi (pagg. 18-47)-giallo fantascientifico ambientato quasi per intero su Marte, molto intricato, ed infarcito di scazzottate, sparatorie, informatori doppiogiochisti, e colpi di scena continui. E molti altri cliscè del genere. Abbastanza divertente, ma forse troppo complicato, ad un certo punto si rischia di perdere il filo di chi sia… il colpevole.


-"Una fantavicenda vissuta", di Luciano Gianfraceschi (pagg. 47-48)-il tipico raccontino scritto da un appena adolescente, con una battaglia fra il protagonista e gli… Ufo, e una storia d’amore con happy end a sorpresa.


-"Tutto l'amore del mondo", di Gianni Montanari (pagg. 49-55)-sf dell’inner space, nel quale il protagonista, legato, e sorvegliato da un prete, ricorda come vi sia arrivato. Di come, ad un certo punto, cominciò a sbucare da sotto terra una sostanza gelatinosa bianca, che lui chiama appunto il Bianco, e di come ciò cambiò la sua ed altrui vita. Un cambiamento senza alcun motivo apparente, solamente uno strisciante diventare apatici, quasi si presentisse che la Fine era ormai prossima.

Alla fine il prete morirà in preda ad un’illuminazione mistica, e lui aspetterà che il Bianco arrivi fino a lui, a sommergerlo.


-"Pianeta stupefacente" (La planète enchantée, ’73), di Pierre Barbet (pagg. 55-64)-francese, non lo commentiamo.


-"Amore commestibile", di Tullio Bologna (pagg. 64-73)-horror erotico nel quale il protagonista, un giovane che, invece di studiare per l’università come dovrebbe, passa il proprio tempo ad inseguire il Bello nell’arte, trova per la prima volta una ragazza che riesce ad attizzare la sua voglia, e "Provò… la piena gioia fisica dell’Amore, della solarità e della concretezza ed ebbe orrore delle decadenti morbosità con le quali per anni si era baloccato in uno stato di salute mentale prossimo alla paranoia." (pag. 73). Ma poi verrà divorato dal padre, di quella ragazza, che si intuisce essere un qualche mostro terrificante: "Ti ho portato da mangiare, papà" (idem).


-"Una gita a Capri", di Pietro Caracciolo (pagg. 74-94)-sf classica, con un gruppo di turisti alieni in visita al nostro pianeta. In incognito.

Provenienti da varie pianeti, indossano infatti tutti una maschera gommosa per camuffare il proprio aspetto in uno terrestre.

Uno, però, fugge.

Il protagonista/narratore, una delle due guide, ed il suo collega tenteranno di trovarlo, ma ne ritroveranno solamente la maschera nella grotta Azzurra (si svolge, ovviamente, a Capri). Dall’aspetto naturale molto simile a quello di un cane, verrà alla fine ritrovato.

Il tutto è ovviamente tenuto su di un tono umoristico.


-"Incontri nel fiore dello spazio", di Luca Baumer (pagg. 94-102)-il cui protagonista/narratore è… un fotone. Una particella di luce. Che, partito da una stella di un’altra galassia, arriva al nostro pianeta. Raccontando dei suoi incontri, delle sue sensazioni, delle sue meditazioni filosofiche. Per andarsi ad infrangere in un bicchiere di champagne.


-"Noterelle su un framento di Leonardo da Vinci", di Giuseppe Caimmi (pagg. 103-105)-saggio nel quale si analizza linguisticalmente un brano di Leonardo da Vinci ad epigramma del suo "Codice sul volo degli uccelli". Che esalta la volontà dell’autore di riuscire a far volare una delle sue macchine, ad imitazione degli uccelli. E che finisce col dire come, in esso, vi sia una sintesi poetica di quanto i cultori della fantascienza cercano da sempre: "… in esso moltissimi scrittori e appassionati troverebbero la risposta ai quisiti sulla natura della fantascienza." (pag. 105).


-"Samkaracarya", di Michele Martino e Daniele Bonelli, con lo pseudonimo di Valerio Donati (pagg. 105-123)-saggio nel quale si racconta la storia di Samkara, un indù che riportò all’unità le varie sette che si erano create, e che erano in contrasto, in India.

E non si capisce che cosa ci faccia, in un’antologia di fantascienza.


-"Il guardiano della soglia", di Gustavo Gasparini (pagg. 124-135)-ne abbiamo parlato commentando "Le ali della fantasia".


-"La gatta", di Rolando Mora (pagg. 136-138)-un uomo racconta la propria incredibile storia, di come sia stato accecato da quella che credeva una donna, una donna dagli appetiti sessuali inesauribili e sofisticati, ma che poi aveva scoperto essere una donna/gatto che veniva "… da quei luoghi oscuri, da quelle nere paludi dove mai non brilla il sole né si riflette il fioco barlume di stanca luna, dove le entità malefiche, i mostri maligni che dal sogno sfumano nella realtà e viceversa, stanno in agguato, pronti ad insidiare chi si espone." (pag. 138).


-"Nebbia-Condizione: presente", di Felice Laudadio (pagg. 138-163)-cupissimo, nel quale il protagonista/narratore è una sorta di androide che difende una fortezza in un una Terra futura distrutta da una guerra atomica. Che acquista una minima consapevolezza di sé per un lieve guasto ai meccanismi che regolamentano la sua vita. Tutta fatta di gesti automatici reiterati in continuazione.

"… con quel poco di raziocinio che ho provo a comporre e scomporre quei miseri elementi di valutazione che credo di riuscire a dedurre…" (pag. 162); ma non riuscendo a venire a capo di nulla.

Quasi, insomma, una metafora della condizione umana, e dell’alienazione della normalità della vita quotidiana.


-"Il respiro del cosmo", di Virginio Marafante (pag. 164)-la fine dell’Universo, la fine del suo ricontrarsi, per tornare al Nulla che c’era prima del big bang.


-"Gioielli", di Virginio Marafante (pag. 165)-un disperato mette una bomba in un’astronave, perché esse sono come i gioielli, "… solo pochi possono acquistarli…". E sulla Terra c’è troppa miseria per sprecare tutti quei soldi.


-"La barriera", di Virginio Marafante (pagg. 165-166)-il primo tentativo di superare la velocità della luce finisce in disastro.


-"Ubiquità", di Virginio Marafante (pagg. 166-167)-una sorta di variazione del precedente, nel quale l’astronave, e gli astronuti, facendo ancora quel tentativo, finiscono in un loop spazio-temporale dal quale, probabilmente, non usciranno mai.


-"Il disperso di Oberon", di Ugo Malaguti (originariamente in "Oltre il Cielo" n. 87, ed. Esse, '61; pagg. 167-173)-space opera classica, nel quale il tipiccissimo esploratore si ritrova su Oberon, una luna di Urano, alla ricerca di un forse mitico nuovo minerale. E si perde in un labirinto sotterraneo. Verrà salvato da una razza aliena, che, però, forse non lo è, essendo quegli "… uomini-uccello… dell’isola di Pasqua… originari della Terra… la più antica razza terrestre…" (pagg. 171-172).

Ma stanno per estinguersi, e gli cancelleranno la memoria, per poterlo fare in pace.


-"Le allegre comari della foresta", di Daniela Piegai (pagg. 173-184)-una sorta di fiaba, con un paese abitato unicamente da persone in grado di fare magie nel quale arriva un uomo dall’Esterno. Uno che non le sa fare, le magie.

Ad accoglierlo ci sarà una streghina dai poteri debolissimi, che, perciò, viene derisa da tutti.

Il tutto nella bella prosa poetica dell’autrice.


-"Era un angelo o un diavolo?", di Mariangela Sala (pagg. 184-187)-sotto forma di documento storico studiato, una lettera di un viaggiatore spaziale nella quale dice di aver finalmente trovato un buco nero nel quale vivere, con una forma di vita locale che glielo consente. Con commenti a margine, e una nota finale nella quale si dice di costui, che, nella sua lunga vita aveva avuto molte mogli ma tutte molto particolari.


-"L’araba fenice", di Sergio Giuffrida (pagg. 187-195)-"Breve storia del cinema fantastico e fantascientifico dalla nascita ai giorni nostri", ne è il sottotitolo, e, anche se davvero breve, risulta soddisfacente e completa. Ovviamente i "giorni nostri"…


-"Ragnarokkr", di Adolfo Morganti (pagg. 195-213)-ne abbiamo parlato commentando "Le ali della fantasia".






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