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Le ali della fantasia


"Thule" n. 1, ed. Solfanelli, '81, 260 pagg., 6.000 £; prezzo remainders: 20,33 €; © by Marino Solfanelli Editore

FANTASY


Altri contributi critici: recensione di Adalberto Cersosimo, "Sf...ere" n. 21, '82


Saggi generici sul "Premio Tolkien":

"Premio Tolkien e dintorni", di Giancarlo Pellegrin, "Dimensione cosmica" n. 5, ed. Solfanelli, '85, pag. 32, da "Il mercatino", Trieste, 29/6-12/7/'85

"I ragazzi di fine secolo scrivono fantastico", di Oreste Del Buono, "Corriere della sera" del 4/6/'86



Volume, introdotto da Gianfranco de Turris, contiene i racconti vincitori, e piazzati, dell'edizione dell''80 del Premio Tolkien, la prima, premio riservato a racconti di fantasy: sessantadue partecipanti con settantadue opere. La giuria, composta da Gianfranco de Turris, Giuseppe Lippi, e Alex Voglino, coadiuvata da Michele Martino e Carlo Pagetti, riunitasi il 5 gennaio '80, ha giudicato che il migliore fosse "Per cercare Aurade", di Gianluigi Zuddas (tradotto in inglese come "In Search of Aurade", "Terra Sf II: The Year's Best European Sf", a cura di Richard D. Nolane (Daw, '83), tr. Joe F. Randolph; pagg. 17-48), con la seguente motivazione: "Per l'originalità delle idee, la vena umoristica e la vivacità di stile che lo ricollega con coerenza a tutta la produzione fantastica del suo autore." De Turris ne parla così: "Zuddas offre un esempio di fantasia eroica originale, brillante, ricca d'invenzione". Ma fantasy tout court a me non sembra proprio, privo com'è di duelli cappa e spada; oltretutto il protagonista, l'incantatore Berzelius, non è un eroe dei soliti; il racconto, scritto in una prosa accattivante, si divide in due parti ben distinte; nella prima si viene introdotti al mondo immaginario nel quale si svolgeranno gli avvenimenti della seconda parte, in cui una terra di un futuro molto lontano ci richiama alla mente "Il viaggio di Hiero" di Lanier, od il bellissimo "Quintet" di Robert Altman. Accanto all'incantatore va ricordato il personaggio di Cerise, la sua allieva e compagna di viaggio; il cui ruolo di apprendista è evidenziato dal fatto che Berzelius nella quasi totalità delle conversazioni descritte non fa altro che prodigarle insegnamenti, consigli. Durante la cerca, nata: "...rovistando in manoscritti polverosi, dimenticati da secoli...", si respira una particolare atmosfera, resa molto bene nella storia che figurasi tratta da un racconto riportato al protagonista da un contadino. La storia in questione si riferisce alle "Montagne della Disperazione", dove si pensa si trovi Aurade (che è una "lamia", ovvero una strega). "Chi si addentrava fra quelle montagne veniva colto in breve da sensazioni di tristezza e di scoramento invincibili, oppresso dalla desolazione che permeava il luogo, ed invariabilmente soccombeva all'impulso di tornare indietro in gran fretta". Si può anche sorridere quando l'allieva di Berzelius, candidamente, dice: "Io credevo che le lamie fossero personaggi leggendari, Mastro Berzelius. Fiabeschi come gli gnomi e le streghe.". Ma poi si è ripresi dal tessuto fiabesco della storia, nella quale le Lamie esistono davvero. Ma la ciliegina sulla torta è il finale, difficilmente prevedibile durante le lettura. Di Zuddas che dire? In questi anni ha avuto modo di emergere come uno dei migliori autori fantastici italiani con la sua arguta narrativa.

Il secondo fu Luigi De Pascalis, con "Il parroco di Llerena" (pagg. 49-71). La motivazione della giuria fu la seguente: "Per essere riuscito a trasfigurare un fatto veramente accaduto in una storia dell'orrore, vicino alla migliore tradizione lovecraftiana, attraverso la creazione di un abile meccanismo narrativo ed una crescente suspance.". Le tre parti della narrazione prendono le mosse da Llerena, un paesino della Castiglia. "Una manciata di case bianche e miserabili al centro di questa sorta di deserto". Due studenti, l'io narrante e l'amico Mathias vi giungono e prendono alloggio in una squallida locanda. L'incontro che qui fanno con l'ubriacone Copri Gutierrez, sarà determinante; l'oste dice, di costui: "...Lascio alla vostra saggezza... il crederci o meno.". Ed, in queste parole, si intuisce vagamente una specie di sfida dallo scrittore al lettore. Si viene così a creare una prospettiva strutturale, una delle più classiche, ma non di meno sempre accattivante perchè fa presa sulla nostra attenzione, catapultandoci nella storia; facendoci identificare, ad un qualche livello, col personaggio a cui viene narrato il fatto. Nella terza fase gli studenti cercheranno di verificarne il grado di veridicità, trovandosi invischiati in oscure vicende, culminanti nel ritrovamento del libro rivelatore nella biblioteca della chiesa. Un finale che ricorda un poco "Il nome della rosa" di Eco.

E noi intanto approdiamo al terzo classificato; si tratta de "Il giardino d'inverno", di Franco Cardini (pagg. 73-101), con la seguente motivazione: "Per aver saputo dar vita ad un mondo mitico tra l'heroic fantasy e l'horror, in cui le conoscenze dell'autore nell'ambito della medievalistica trovano compiuta e piacevole espressione narrativa.". Certamente quelle conoscenze sul medioevo di cui si parla sopra sono state preziose al Cardini; il tema è quello del viaggio mitico per la salvezza del regno, e la struttura circolare, con la fine allo stesso punto della partenza. Il nostro eroe giunge da un piano di realtà diverso e si trova come protagonista, predestinato da un'antica leggenda, di una quest intrisa di simbolismi, di cui uno dei più significativi è questo: "...Eric avvertiva in sè due sentimenti opposti rispetto a quel pauroso dedalo sotterraneo: da un lato un indicibile orrore, quasi un senso di ribrezzo: dall'altro una sorta di filiale tenerezza, d'istintivo desiderio di nascondersi per sempre in quell'alveo accogliente e nonostante tutto protettore.". Troviamo, in questo passo, evidenti riferimenti freudiani; vedasi quel "filiali". Il nostro eroe deve affrontare innumerevoli prove ed il prezzo per il loro superamento è un invecchiamento rapidissimo. Ecco come si chiude il cerchio: "Un nuovo grido di stupore, più alto di quello di pochi istanti prima, lacerò l'aria meridiana. Al centro, nel punto stesso dal quale il bel cavaliere novello era appena scomparso, ecco ora apparire un vecchio dalle spalle curve e dal volto rugoso, ma con la stessa luce gentile negli occhi... Al posto lasciato vuoto da Eric, il sorbetto viola e cannella stava continuando a squagliarsi.". Quell'"appena" è di una significanza massima, così, come lo sciogliersi del sorbetto; i mille pericoli affrontati, le sue stesse vicende umane, si sono svolte in un tempo che, per i suoi amici e parenti, non è esistito, benchè egli sia il salvatore per un intero mondo, colui che ha fatto tornare "la Primavera nel Giardino della Vita". Per concludere, c'è da dire che è molto ben congegnato e tutto tenuto su di un tono estremamente aulico. Dopo il trio dei primi, ci occupiamo degli altri finalisti segnalati dalla giuria.

Cominciamo da Tullio Bologna, con "Il mercenario" (pagg. 103-36). Si tratta di un racconto che, basandosi sul "genere" del "Secondary World" alla Tolkien, ci farà diventare, assieme al protagonista Luca, mercenari del popolo dei nani. La storia è semplice: un disoccupato del nostro mondo firma un contratto di... lavoro e si trova improvvisamente, con un repentino slittamento della narrazione nel "Secondary World". Uno degli elementi portanti della vicenda è l'amicizia di Luca con Marco, uno degli altri mercenari assoldati dai nani; amicizia che finirà poi, a causa dell'avidità di quell'ultimo in un finale che sovverte repentinamente la linearità della narrazione, che a me sembra una scappatoia cercata dall'autore per risolvere la situazione narrativa; il racconto è il più lungo dell'intera antologia e l'autore doveva restare nei limiti imposti dal bando di concorso.

In "Oggi arriva Nanatte", di Giovanni Crimini (pagg. 137-58), ci viene proposta "...una sensazione di attesa "alla Buzzati", ma con una verve umoristica personalissina." Così lo descrive De Turris. È la storia dell'attesa di Nanette; una persona, un ente metafisico? Non si sa, e non lo saprà nemmeno Ettore Benioni, l'impiegato protagonista del racconto. Un ufficio, una intera città (il mondo?), attende Nanette. Ma forse il nome chiave è Ada, non Nanette, Ada, la quindicenne ragazzetta del bar in cui Ettore si rifugia, Ada che susciterà in Ettore emozioni inusitate: "Quella ragazza! Quegli occhi che pare sappiano tutto!". E ancora: "...nei suoi dolci occhi nocciola non c'è riprovazione, ma piuttosto il rimprovero benevolo che si usa per un bambino che innocentemente violi un segreto troppo grande per lui.". Vedremo che l'enigma non ha soluzione, non può averne, tranne che Ada è anche il nome della figlia di Ettore e non vi sarà nessun evento straordinario, nessuna catarsi della tensione sapientemente creata. Finisce tutto con l'impressione che sia successo qualcosa, qualcosa che però scompare in una risata, ma che permane nell'aria. L'opera è una simbolizzazione, piuttosto ben riuscita, del vissuto quotidiano, dell'attesa di un "qualcosa" di straordinario che dovrebbe, si spera, accadere e che non accade mai, per finire col ricadere nella piattezza. Molti i richiami a Buzzati; la ragazzetta del bar ricorda la Laide de "Un amore", ed il clima di attesa, ovviamente, "Il deserto dei tartari", forse la più genuina opera di narrativa fantastica che la letteratura del nostro paese abbia mai prodotto.

Una struttura iniziatica complessa ed i passaggi dalla realtà superficiale al grande segreto sono gli ingredianti de "Il guardiano della soglia", di Gustavo Gasparini (pagg. 159-76). Racconto che sa un pò di lovecraftiane riminiscenze, è decisamente divertente. Mario Salvi, assunto come impiegato in un ministero inesistente, scopre di avere un capo solito a scomparire nel nulla: "È uno dei suoi soliti giochetti..."; "...per me si tratta di puro e semplice ipnotismo.", dice Doni, collega del nostro. Ma non basta, ecco i passi che lo portano a conoscenza della struttura in cui lui, il capo e tutti gli altri sembrano muoversi: "...fa parte del cerchio intermedio"; "...noi tre apparteniamo al cerchio esterno della Bussula, come la stragrande maggioranza degli impiegati e dei funzionari..."; "...Ma esiste anche il cosidetto cerchio intermedio, di cui solo pochissimi fanno parte, e sembra che il cavalier Artefio (il capo) sia uno di questi.". E la Malli, altra impiegata, completa il tutto con queste parole: "E poi c'e il misteriosissimo cerchio interno, del quale non sa niente nessuno.". La Malli sarà poi l'amante di Mario e lo condurrà verso la fine del viaggio iniziatico, e, quando la Malli stessa scomparirà, il nostro, alla sua ricerca, varcherà la soglia ed entrerà a contatto del mistero. La soglia da cui il titolo è quella oltre la quale ci può essere o l'ufficio del "capo" o il mondo fantastico prospettatogli. Oltre la soglia dapprima deve affrontare se stesso, il suo doppio, in magnifiche vesti regali, poi una ragazzina sensuale che lo alletterà con promesse di ricchezze favolose, lo inciterà all'assassinio del capo, e, infine, lo benificia delle grazie del suo giovane corpo. "Sesso, oro, violenza: questi ancestrali elementi propulsori dell'azione umana egli li avvertiva fondersi ed amalgamarsi dentro di lui e forgiare una forza irresistibile e tremenda che, lo sentiva intimamente, senz'ombra di dubbio, gli avrebbe assicurato il dominio della terra.". Il finale è doppio; uno a sorpresa ed orrorifico, l'altro cronacistico, tendente a dare una soluzione razionale, ossia che Mario si sia sognato tutto, e sia, conseguentemente morto d'infarto. Narrato con piglio sicuro, scattante, è di non difficile digeribilità; divertendo e, credo, divertendosi, Gasparini mette in ballo questioni non irrilevanti, principalmente quella della tensione psicologica che a volte si crea fra subalterni e capi, quell'alone quasi misterico che l'ignoranza dei primi e la volontà dei secondi troppo spesso crea.

Giuseppe Maxia, con "La pipa migliore" (pagg. 177-93), "...ha ideato un intreccio fantastico "alla M.R. James" estremamente nuovo e godibile." (De Turris). Prendendo le mosse da una situazione fra le più comuni, ovvero, la spartizione di un'eredità, arriva gradualmente ad una in cui il fantastico, il mistero, hanno pieno campo. Fra gli oggetti ereditati si svolge, praticamente, l'intera storia; da un'iscrizione contenuta nel codice "Liber Tabagicus" e da rapide indagini si arriva all'oggetto del titolo; una pipa, trovata, tipicamente, dietro un pannello segreto e contenuta in un elegante cofanetto, è stata: "...fumata solo dieci volte dal 1932 come fosse quasi... un rito magico...". Ad ogni fumata corrisponde una morte, la prime moglie inizia la sfilata e lui stesso la conclude. E come finisce questa vicenda ultraterrena? Il protagonista, alla fine, in mezzo ma tante pipe funeste si accenderà: "...un grosso sigaro cubano"! Questo racconto viene definito: "...in bilico fra una vicenda "alla Buzzati..." e uno stile alla James"; se non oso pronunciarmi su James (di cui ho letto pochissimo), per quanto riguarda Buzzati l'unico aggancio è con il volume da lui scritto ed illustrato "Il libro delle pipe".

Il prossimo racconto di cui ci occuperemo è "Ragnarokkr", di Adolfo Morganti (pagg.195-222). Diverse vicende personali legate a morti per lo più gloriose in diversi tempi, convergono in una storia sola di grandiosità non comune. I personaggi, che sono molti, vanno dal barone Kartfried Von Ungern-Stemberg, comandante di uno divisione di cavalleria asiatica zarista durante la rivoluzione, a Costantino XI Paleologo, ultimo imperatore del Sacro Romano Impero, ucciso nel saccheggio di Costantinopoli abbattuta dai turchi. Morganti narra questi destini in una prosa a volte eccessivamente altisonante, raggiungendo però momenti di equilibrio lirico apprezzabili. Tutti questi personaggi di cui sopra si riuniscono in un ultramondo immaginifico, in cui non si sprecano immagini che, nella loro pretesa di grandiosità, di alta significanza simbolica, finiscono per risultare alquanto dissonanti. Evidente il riferimento al Ragnarok, la battaglia finale tra gli dei, che, secondo l'antica mitologia germanica, avverrà alla fine dei tempi (vedasi a proposito, l'interessante saggio di Jan De Vries "La religione dei germani", in "Slavi, Baltici, Germani e Celti", "Storia delle religioni", a cura di Henry-Charles Puech, "Universale" n. 372, ed. Laterza, '77, e, più vicina noi, al ciclo del fiume di Farmer).

Penultimo troviamo: "Zoologia parallela", un racconto di Massimo Pandolfi (pagg. 223-37). Leggiamo insieme il commento di De Turris: "Pandolfi traccia ancora una volta i confini della sua "zoologia parallela" descrivendo esseri immaginari". In effetti risulta essere estremamente originale in quanto non è un vero e proprio racconto, ma un artefatto che riproduce un vero e proprio bestiario che figura essere un estratto da un'enciclopedia di biologia redatta in un "secondary world". Vogliamo riportare, come esempio, parte del testo riguardante i Feanor o Lapicrisio: "...più d'uno si azzarda affermare che le pietre che infestano il mondo sarebbero tutte monotonamente uguali se stuoli di Lapicrisio non le abitassero ed attraverso la loro presenza e le loro azioni non donassero alla pietra la diversità del tipo, la durezza ed il colore."; "...Il Viandante egualmente li ama... Di notte infatti, nel silenzio cupo e spesso opprimente delle terre straniere, se ti sei disteso a fianco della pietra che ospita i Lapicrisio... Essi sono un notturno compagno fedele e riempiono la solitudine di narrazioni eterogenee.". Le cratere sunnominate sarebbero dei minuscoli vegetali di cui Pandolfi descrive la nascita con notevole delicatezza. Diremmo un'opera complessivamente divertente, svolta sul filo di un tono delicato, infarcito di intriganti richiami a polverosi testi e serissimi tomi scientifici.

In ultimo eccoci a "Elfi", di Gian Pietro Rezoagli (pagg. 239-53), che su un tema liso imbastisce una storia frizzante, spumeggiante e divertente. Vi si narra dell'incontro fra un uomo dei giorni nostri-un neolaureato che acquista una villa e si trova come vicini proprio i succitati esserini-con la realtà elfica. Notevole è l'approfondimento psicologico del protagonista che risulta una figura a tutto tondo, molto ben tratteggiata. La scelta che questo personaggio deve fare è fra il mondo del reale e la condizione elfica, uno stato dell'essere: "...dove la tirannia delle forme che domina il vostro pidocchioso e miserabile mondo nulla può per impedirci il libero, oh si, libero e stupefacente esercizio e sviluppo di tutte le possibilità dell'essere...". La qual cosa risulta però essere un inganno terribile, in quanto, per nulla interessati del benessere interiore del malcapitato, gli elfi vogliono unicamente realizzare un loro antico sogno: "...convincere un cristiano a farsi loro simile..." come ammonisce un vecchio eremita. Narrato in prima persona, con la tecnica del: "è già tutto accaduto, queste sono le conseguenze, e ora vi spiego il perchè"; ci parla del come e del perchè il protagonista non voglia più sentir parlare di elfi et similia. Il fatto che, poi, il nostro eroe fumasse hascich con gli amici, può anche far pensare che in effetti, l'autore si riferisca agli effetti di un brutto viaggio in ben altra "terra di mezzo"; quindi lasciando aperto il solito interrogativo del: "ma sarà poi stato vero che...".


E con questo abbiamo finito e possiamo ben dire che, già da questo primo volume, il "Premio Tolkien" arricchisca di molto il sempre più valido panorama della letteratura fantastica del nostro paese.


Originariamente in "The Dark Side" n. 1, aprile '87


Gli altri volumi del Premio "Tolkien", in ordine cronologico:


questo

"Le ali della fantasia/2"

"Le ali della fantasia/3"

"Le armi e gli amori"

"Le ali della fantasia/4"

"Le ali della fantasia/5"

"Il nido di là dell'ombra"

"Le ali della fantasia/6"

"Immaginaria/1"

"Le ali della fantasia/7"

"Immaginaria/2"

"L'altro volto della luna"






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