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Il funzionario e altri racconti


"RiLL-mondi incantati", a cura di Edoardo Cicchinelli, Alberto Panicucci e Francesco Ruffino, ed. Wild boar, 2011, 9,50 €, 192 pagg.


Ecco dunque l’ennesima antologia del Premio Rill. Come abbiamo imparato a sapere, contiene, oltre ai racconti finalisti, anche alcuni dei giurati, e i selezionati del concorso parallelo "Sfida", a cui possono partecipare solamente i finalisti delle passate edizioni.

Anche quest’anno, come vedremo, la qualità è abbastanza buona.   


I racconti finalisti:

-"Il funzionario", di Massimiliano Malerba (pagg. 11-20)-vincitore, dall’idea decisamente originale, racconta di una dominazione del nostro pianeta da parte di una razza aliena, e, fin qui, certo nulla di nuovo, ma una razza aliena che… ci mangia, letteralmente. Ma non semplicemente come cibo: "Lei è prima di tutto cibo per la mia mente, per il mio spirito." (pag. 17), nel colloquio del funzionario col suo futuro… cibo che lo compone quasi interamente.

Vi si parla, dunque, di Giustizia, di una giustizia che noi vediamo come qualcosa che abbia dei suoi parametri ben definiti, universali, che, invece, non ha, che, in natura, non esistono. In natura vi è solamente la legge del più forte, del più intelligente, che domina, e mangia, il più debole.

Il tutto è scritto in una prosa abbastanza buona, che, nel finale, dice di come la prospettiva di essere mangiato, abbia smesso di spaventare, il protagonista, fino, addirittura, ad averlo aperto ad una nuova prospettiva: "Sento, piuttosto, che tutti i tasselli cognitivi acquisiscono la loro posizione naturale dentro il grande mosaico della mia coscienza." (pag. 20; la sottolineatura è mia).


-"La scintilla della vita", di Matteo Doglio (pagg. 21-30)-2° classificato, in un certo senso un giallo fantascientifico, anche senza averne la struttura. Tutta la scena è l’interrogatorio ad un robot che ha ucciso molte persone.

Che racconta di come, spento da un black out, alla riattivazione avesse come ricevuto un dono, la scintilla della vita, appunto. Di come si fosse sentito umano.

Solo, nel supermercato dove lavorava, il padrone morto, uccide per sopravvivere. Per poter pagare la bolletta della luce che, altrimenti, lo ucciderebbe.

Alla fine, ovviamente, gli verrà detto che lo disattiveranno, e, lui, chiederà di poterlo vivere, quel momento. "Era… troppo umana, quella richiesta, per poterla ignorare." (pag. 30).

L’idea di un robot che, per un motivo o quell’altro, ad un certo punto comincia a sentirsi umano non è certo nuova, ma è qui condotta in modo abbastanza originale, e in buon stile.


-"La locanda dell'ippogrifo", di Antonella Mecenero (pagg. 31-38)-3° classificato, fantasy tutto tenuto su di un tono umoristico, quasi irridente i topoi classici del genere. Un locandiere che, ci viene fatto capire insistentemente, ma senza mai dirlo, è in realtà un… drago, accoglie gli ennesimi avventurieri venuti proprio a caccia di quello.

E, fra gli ospiti, anche una… licantropessa, amareggiata per il fallimento del suo fidanzamento, a causa delle sue abitudini poco confacenti con una vita normale. Che si porterà via uno di quelli, inducendo anche gli altri a desistere.

Il camuffamento della tana del drago avrà, quindi, resistito ancora una volta.

Lo stile è buono, ed apprezzabile soprattutto nell’abilità di saper divertire nel dire, e non dire, che il locandiere è il drago.


-"L'uomo con la ghironda", di Andrea Galla (pagg. 39-49)-4° classificato, bel fantastico/orrorifico nel quale dei ragazzini vengono attirati, da un vecchio suonatore dello strumento del titolo, in un mondo fantastico nel quale ogni loro desiderio può concretizzarsi.

Nel quale, però: "I nostri sogni, le nostre speranze… a poco a poco ti prosciuga, fino a trasformarti in un guscio vuoto, fino alla fine." (pag. 47).

Il racconto è la narrazione di ciò da parte di uno di questi ad un suo amico di allora, l’unico a non esservi finito. Che, però, alla fine si rivelerà essere diventato, addirittura, uno dei depositari del segreto di quel suonatore di… piffero, magico.

Molto ben scritto, riesce a creare una forte atmosfera, soprattutto nella parte nella quale si descrive il dissolversi dei sogni concretizzati, ed il ritrovarsi in un deserto arido di nulla.

Vi si dice, quindi, in un certo senso, del dissolversi delle illusioni dell’infanzia, e della possibilità di ritrovarsi in un mondo immaginativamente arido. Ma in un modo artisticamente non concluso, che lascia solamente intuire, ciò, senza dare riscontri.

"… quelli più intelligenti, o forse solo i più fortunati, li prendeva con sé, e insegnava loro a suonare." (pag. 49). Forse, la possibilità di poter imparare ad…, illudere gli altri, dopo essere stato illuso. Di raccontare favole, dopo che ci siano state raccontate.


I racconti dei giurati:

-"Nihil boni ex Africa", di Giulio Leoni (pagg. 50-63)-racconto del tipo che parte dalla realtà per poi sfociare nel fantastico, ha a protagonista quello che sembrerebbe… l’autore stesso (scrittore, in contatto con de Turris). Ciò che vi succede è che riceve una Email dall’Irak, da un colonnello del deposto despota Hussein, nella quale gli chiede di aiutarlo, in cambio di una notevole somma di denaro, a raggiungere l’occidente.

Offerta che poi si tramuterà nello scambio di un misterioso tesoro trafugato coi soldi che gli servono.

E, quando un primo plico arriverà, dall’Irak, conterrà una pergamena di pelle umana, con quello che sembrerebbe un pezzo del… Necronomicon !!

È a questo punto che il Nostro si mette in contatto con de Turris, che lo schernirà dicendo ciò che sanno tutti, che il Necronomicon è solamente un’invenzione.

Il protagonista riceverà poi una visita di agenti alla X-Files, che gli raccontano che, quel colonnello, era lo stregone, di Hussein, e che avrebbe scagliato una sorta di maleficio sulle truppe invasori. E si deciderà ad inviare il denaro, per vedere cosa, gli arriverà.

E così finisce, lasciando nell’incertezza. Tanto realismo, e troppo poco fantastico, tutto lasciato nel vago.


-"Cuore di drago", di Andrea Angiolino (pagg. 64-68)-fantasy anche questo abbastanza umoristico, anche questo irridentene i topoi. Un vecchio che lascerà in eredità al figlio il proprio feudo gli racconta come ha fatto a conquistarsi tutti i suoi averi.

Portando alla corte di un re che aveva promesso appunto un feudo a che gli avesse portato la carcassa ancora calda di un drago, appunto, un drago. Anche se era una vipera trasformata, da un incantesimo, dopo uccisa, appunto in drago.

"Impara come si sta al mondo per meritare fama, onore e un po’ di agiatezza." (pag. 68); come dire che solamente con l’inganno si può passare dalla miseria alla ricchezza.


-"A cena con un polimorfo di nome Ada", di Massimo Mongai (pagg. 69-77)-della serie di racconti sui cuochi spaziali, narra dell’arrivo, sull’astronave del protagonista, uno chef giovincello, di, appunto, una polimorfa. Una razza che sa cambiare il proprio aspetto esteriore a seconda di chi ha attorno, imitandolo, imitandone la razza.

Curioso come pochi, le starà attorno chiedendole dei suoi pasti (sono onnivori nel senso più lato della parola), e ci finirà a letto. Ma avendone, anche, una sorpresa.

Oltre a cambiare aspetto, la polimorfa, sa cambiare anche… sesso, appunto. E tenterà di avere anche un rapporto omo.


-"Nuova lettura politica del paracarrismo proposta dallo studioso di Berna Otto Kleiderdumm", di Sergio Valzania (pagg. 78-83)-nel quale si riprende quanto detto nei precedenti racconti dell’autore nelle antologie di questa serie, che sono proprio citati con titoli per esteso ed esatta edizione. Se vi ricordate sono delle divertenti tirate pseudoculturali infarcite finito all’inverosimile di paroloni che, alla fin fine risultano una presa in giro degli pseudo intellettuali che girano attorno al nulla dicendo nulla. Idem, quindi, anche per questo.


-"L'uomo che perse il filo", di Massimo Pietroselli (pagg. 84-91)-bel racconto fantastico nel quale un uomo, il protagonista-narratore, rivive la stessa scena per tre volte. Accorgendosi, poi, che era solamente un sogno.

Alla fine, però, sembrerà, almeno, essersi svegliato davvero, e sarà un incubo, più che un sogno.

Davvero molto bel scritto, riesce a creare un’ottima atmosfera di suspance che, via via, si colora, appunto, di orrore.


-"Un terribile rimpianto", di Gordiano Lupi (pagg. 92-97)-horror politico, nel quale due derelitti di Haiti, per tentare di fuggire dalla miseria, decidono (decide, in verità, il marito, la moglie-narratrice ubbidisce perché è abituata così) di svegliare dei morti, di avere degli zombi-forza lavoro.

Ma lei si intenerirà, di quegli sguardi nei quali le sembra di intravedere una supplica ad essere lasciati a riposare, e gli farà, senza saperlo, mangiare del sale, che gli farà tornare la consapevolezza di ciò che sono.

Ben scritto, risulta di una buona poeticità.


-"In un mondo perfettamente felice", di Donato Altomare (anche in questo sito, 2005; pagg. 98-105)-utopico, o antiutopico, è ambientato in un mondo, appunto, perfettamente felice. Nel quale il Presidente del Continente Europeo in persona si occupa di una grave anomalia che si è verificata: un uomo, a Barletta (l’autore è pugliese), ha pianto.

Si scoprirà poi che non era vero, che era un virus che lo aveva colpito, il Presidente, e gli aveva fatto vedere ciò che non era.

Ma, mentre si tenta di capire il motivo di quell’anomalia, si dice, fra l’altro: "Abbiamo… prospettato al suo ego inconscio la possibilità di cambiare lavoro." (pag. 100). Un’ingerenza del privato che mi è sembrata… antiutopica.

E, di più, nel finale, si dice di una setta di terroristi secondo la quale "… la felicità è… il peggiore dei mali che abbia mai colpito il genere umano… che la felicità sia stasi intellettuale, che annulli il progresso, che soffochi le idee e che droghi la mente umana." (pag. 105). E, per giustificare il non voler venire a patti con loro, l’aprirsi ad un dialogo, con loro: "Metta che… che abbiano ragione." (idem).


I racconti di "Sfida-il concorso parallelo al trofeo RiLL", che hanno una loro premessa (pagg. 106-107), nella quale, come al solito, si dicono quali che sono: "… gli elementi narrativi (un personaggio, un luogo, un oggetto, una frase e una parola)…" che sono dati per traccia, e di cui almeno tre devono apparire nei testi. Giovanni Segantini, La casa delle bambole, Una capsula, "Ci sono molti insegnanti ma pochi maestri", Patriarca.

"… è un concorso che simula, in forma semplice e giocosa, una realtà che gli scrittori professionisti conoscono bene. Il lavoro su commissione, con vincoli e limitazioni tematiche."


-"Bella senz'anima", di Alberto Tarroni (pagg. 108-118)-fantastico, racconta di una ragazza vittima di un misterioso esperimento il cui corpo vive per anni in un bordello, vendendo felicità, mentre la sua anima se ne stà rinchiusa nel cilindro che porta sempre con sé.

Il racconto narra di come, per via di una sparatoria per un delinquente ospite di quel bordello, quel cilindro si rompa, e l’anima ed il corpo si ricongiungano.


-"Richiesta di trasferimento", di Antonio Milanese (pagg. 119-128)-un uomo a cui è morta la moglie e che ha una figlia sordomuta, vede accettata la sua richiesta di essere trasferito… in un universo parallelo. Dove sua moglie è ancora viva e sua figlia è in salute.

Ma dovrebbe lasciare la figlia menomata.

Così decide, prima, di fare tutto il possibile per renderle la vita il più sopportabile possibile, e, quando lo diviene al punto da avere un marito e una figlia in grembo, va da quell’altra moglie, con la quale, ormai, potranno solamente "… appoggiare la testa l’uno sulla spalla dell’altro per ricordarci quanto ci vogliamo bene." (pag. 128).


-"Le cose che perdemmo nel fuoco", di Emiliano Angelini (pagg. 129-139)-fantastico, vede un uomo chiamato in una misteriosa magione isolata, sui monti, per… leggere poesie a delle fanciulle. Per molti soldi.

Ma, quando questi vede ogni suo sforzo di far balenare un qualche bagliore di poesia, in loro, dapprima si deprime, poi chiede. E ciò che gli si risponde lo lascia costernato.

Non sono fanciulle, sono bambole. Bambole volute dal progetto folle del Patriarca, che aveva convocato lui ed il Segantini, per tentare di "… renderle coscienti, di sviluppare in loro dei sentimenti grazie alle Arti." (pag. 137).

Quella di cui si era invaghito, per quel poco di anima che sembra essersi infusa in lei, lo implora di liberarla. Ha capito, sembra, ciò che è, e non riesce ad accettarlo.

Lui, allora, brucia tutto, tutta quella casa delle bambole, coi suoi orrori e, forse, le sue meraviglie.

Scritto davvero molto bene, sa creare un’atmosfera davvero buona di ambiguo mistero.


-"Il giorno che gli Amish presero il fucile", di Enrico Di Addario (pagg. 140-150)-horror nel quale, appunto, una comunità Amish impugna le armi contro… il Nemico. In carne e ossa.

Dapprima sono dei mostri alati, ad aggredirne il villaggio, seminando morte. Poi il demonio stesso, in sembianze umane.

Col quale, disgraziatamente, faranno un patto: "Non vi ha insegnato che non si fanno patti col Diavolo?" (pag. 150). Il patto era quattordici anime in cambio di una; solamente, inteso al contrario.


-"Castelli di carte", di Matteo Carriero (pagg. 151-162)-in un futuro c’è una ditta che si occupa di… migliorare la vita a persone in difficoltà.

Il racconto vede due di questa ditta che seguono la vita di un uomo di mezz’età che proprio non và. Sembra che non ci sia modo, di migliorarla, ma alla fine vi riusciranno.

Soffriva di una sorta di sindrome di Peter Pan, per la quale era tutto proteso verso il passato, e si rifiutava, in sintesi, di crescere.

Abbastanza ben scritto, ma non è spiegato per nulla, e penso sarebbe stato meglio se lo fosse stato, che tipo di rapporto ci sia fra, per così dire, cliente e ditta.

Perché seguono la sua vita? Glielo ha chiesto lui? O c’è una sorta di osservatorio per "casi disperati"?


-"Il segreto", di Luigina Sgarro (pagg. 163-170)-la figlia di un padre scomparso da tempo, alla morte della madre scopre, ma ci era già arrivata da sé, che la scomparsa del padre è decisamente anomala.

Pittore e fisico, aveva unito le sue passioni trovando: "… un modo per viaggiare nello spazio-tempo…" (pag. 166); era sparito… in uno dei suoi quadri!!

E lei, forse, lo seguirà, o semplicemente andrà anche lei in uno di quei mondi.

Il racconto vede questa ragazza raccontare ciò ad un suo cugino, che la penserà impazzita, fino a quando avrà la prova tangibile della veridicità, del suo racconto.


-"Nella notte assetata", di Massimiliano Malerba (pagg. 171-178)-un vecchio non riesce ad addormentarsi, e va a prendere un po’ di aria.

E, da una finestra illuminata del palazzo di fronte, assiste ad un omicidio. Ma non ad un omicidio qualunque; la vittima la riconosce subito, per quanto impossibile.

È la donna che ha amato. Ma, poi, riconosce anche l’omicida; è lui stesso!!

"… ci sono purtroppo occasioni… in cui il tempo, piuttosto che formare una linea diritta, è forse più simile a un tappeto sporco, pieno di creste e avvallamenti oscuri; che può rivoltarsi su se stesso, se qualcuno gli dà un calcio, inavvertitamente…" (pag. 178). E così, ora, verrà ucciso da se stesso, come ricorda di aver fatto, un’infinità di anni addietro.



Abbiamo dunque visto che, come avevo anticipato, la qualità dei racconti è piuttosto buona.

Solamente il racconto del Leoni mi ha lasciato un po’ scontento, troppo poco fantastico, e il gioco del Valzania, alla prima volta divertente, poi diventa troppo risaputo. Mentre quello del Carriero, come abbiamo detto, ha un’impianto narrativo che lascia un po’ a desiderare.

Per il resto davvero dei buoni testi, fra cui spiccano, mi sembra, quelli del Galla, che, personalmente, avrei fatto vincere, del Pietroselli, del Lupi, del Milanese, dell’Angelini e della Sgarro, in quanto a qualità squisitamente letteraria.

Per le idee, elemento basilare, in un racconto Sf, abbiamo detto.

Speriamo, dunque, che questa bella realtà del panorama fantascientifico italiano abbia lo possibilità di proseguire la sua attività ancora per molti anni.

Il volume è completato da "Mondi incantati forever", premessa del comitato promotore del trofeo RiLL (pagg. 7-8) ,"Col senno di poi", introduzione narrata di Renato Genovese (pagg. 9-10) e da "XVII trofeo RiLL-comitato di lettura e giuria nazionale" (pagg. 179-185), con le bio-bibliografie dei giurati, esclusi quelli di cui si sono letti i racconti, per i quali, come per ogni altro, segue il racconto.






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