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Il meccanismo centrale (parte seconda)

Inserito Giovedì 20 maggio 2004

Narrativa un racconto di Jim Cowan

Mercoledì scorso, meno di una settimana fa, è entrato da Trino e s'è seduto al tavolo, "Funziona!" Quello che voleva dire era che era riuscito a formulare la Coscienza Quantistica in forma matematica e dalla matematica poteva derivare le equazioni di Meccanica Quantistica e della Relatività Generale. "Se i calcoli reggono allo scrutinio allora siamo al meccanismo centrale sfolgorante di Wheeler, e aveva ragione: non è un macchinario, è magia. Soffia la vita nell'universo, è il fuoco nascosto nelle equazioni, è lo spirito che si muove sull'acqua."
Mi disse che per strada aveva dovuto inventare quella che chiamava 'una matematica nuova'. Poi iniziò a parlare di come l'universo si evolva. "Con ogni particella che freme con la sua piccola carica di coscienza, destinata a svolgere un ruolo nell'evoluzione dell'universo, senza importanza per ciò che faremo, senza importanza per quanto malvagi saremo, alla fine non potremo opporci alla forza instancabile e universale che trasforma la semplice materia in pensiero. Sicuro, abbiamo libero arbitrio e possiamo scegliere di lavorare con l'universo o contro di esso, e le azioni malvage rallenteranno la trasformazione della materia in pensiero, ma non potremo arrestare il processo né potremo prevenire il risultato finale. Alla fine, quando l'universo sarà completo, comprenderà perfettamente se stesso."
"Mmm," dissi, lottando contro idee come comprensione perfetta e Dio, o un'eresia che avevo udito in cui Dio stesso si evolve insieme alla sua comprensione della creazione. Questo se credi in Dio, cosa che non è nel mio caso. Ma Tom continuava ad agitarsi.
"Ora c'è la cosa affascinante che è venuta fuori dalla matematica. La velocità del tempo è inversamente proporzionale alla coscienza totale nell'universo. E' per questo che il Big Bang è stato un big bang: non c'era materia e per questo non c'era coscienza all'inizio. Nell'istante della creazione, il tempo scorreva infinitamente veloce. Appena l'energia e la materia e i quanti di conoscienza associati ad esse sono apparsi, il tempo ha iniziato a rallentare ma correva ancora velocemente ed è per questo che l'universo si è espaso in modo rimarchevole nei primissimi millisecondi, secondi, minuti e anni della sua esistenza. Ora le cose sono molto più stabili, come se la coscienza fosse una forza stabilizzatrice, aggiungendo un'inerzia al dispiegarsi dell'universo. Se la mia matematica è giusta, questa inerzia temporale creata dalla coscienza indica che l'universo non finirà mai, ma che arriverà sempre più vicino ad uno stato in cui ogni particella quantistica nell'universo sarà collegata in un numero essenzialmente infinito di modi quantistici coscienti con ogni altra particella. Più l'universo si avvicina a questo stato e più piano scorrerà il tempo, in modo che non arriveremo mai là."
"Come la velocità della luce," dissi. "Non puoi raggiungerla perchè più ti avvicini e più cresce la tua massa."
"Proprio così, ma non soprendentemente perchè se puoi derivare la relatività dalla coscienza quantistica così non può sorprendere il fatto che la relatività contenga elementi della coscienza quantistica. Mi piace tutto ciò, ma quello che è importante è che ora ho una teoria che fa delle previsioni che possono essere testate. Per esempio, la costante di Hubble, che è una misura del grado di espansione dell'universo, può essere derivata dalla TCQ. Non da me, la mia astrofisica è tutt'altro che suffciente a far ciò, ma qualcuno dovrebbe riuscirci. La cosa importante è che questa teoria può essere testata contro le osservazioni."
"Diversamente dal creazionismo," dissi.
"Certamente. Il massimo poi è che posso derivare il valore di alcune costanti fisiche di base, come la velocità della luce e la carica di un elettrone, dal primo principio. Non è mai stato fatto. E' una specie di Santo Gral dei fisici."
Perfino io sapevo che qualsiasi successo su questa linea voleva dire di certo il Premio Nobel.
"C'è qualcos'altro che viene fuori dai calcoli," disse. "C'è una quantità che rappresenta la relazione tra la coscienza totale di un sistema e lo stato materiale del sistema stesso. Questa quantità corrisponde alla verità, o bellezza, o forse ad altri concetti a cui ancora non abbiamo pensato."
Ora questo è quello che ogni persona ragionevole sa per istinto. Bellezza e verità sono due lati di una stessa cosa ed entrambe parlano della relazione tra il mondo delle idee e il mondo della materia. Il suo lavoro iniziava ad esporre il funzionamento di quella relazione. In uno strano modo, la teoria faceva riferimento a se stessa; più erano belle le sue equazioni più era possibile che fossero vere.
Ora tutto ciò non significa che sia più facile scrivere una commedia di Shakespeare partendo dai calcoli della coscienza quantistica di quanto non lo sia predire una Finale Mondiale partendo dalle leggi del moto di Newton. In teoria è possibile, ma fare i calcoli ci porterebbe alla fine del tempo così è molto più semplice giocare e vedere chi vince. Il modo più facile per scrivere una commedia di Shakespeare è lasciarlo fare a Shakespeare.
Naturalmente lui desiderava altro che prove matematiche e stava schizzando i principi di quello che chiamava un trasduttore. "Nel Medio Evo si poteva sperare di riuscire a fare miracoli soltanto possedento una scheggia della Vera Croce," disse. "Se avessi detto al contadino medio di quel tempo che riuscivi a fare miracoli col chip d'un computer, che è un pezzo di silicio delle dimensioni di un'unghia, qualcosa che viene dalla sabbia, saresti stato bruciato alla stessa mercè di una strega. Così il trasduttore, che un congegno che trasforma gli effetti della coscienza quantistica nelle forze fisiche fondamentali, rende gli effetti della CQ misurabili in laboratorio. Sarebbe per noi sorprendente e, sulle prime, altrettanto incomprensibile quanto l'idea di filare sabbia in cose magnifiche sarebbe per un servo della gleba."
Io non riuscivo a farmi neppure un'idea di come potesse funzionare questo sorprendente trasduttore perchè lui era troppo eccitato e tirava avanti dicendo, "Comunque, la parte scritta è terminata. I calcoli sono corretti. E' pubblicabile secondo qualsiasi standard. Lo avrei portato ad Allan oggi stesso, ma non è al campus, si trova a qualche riunione religiosa fuori di città, torna al lavoro lunedì. Posso aspettare. Non c'è modo in cui possa fermarmi ormai. I calcoli sono consistenti. Una volta che gli sperimentalisti ci mettono mano ci sarà una verifica nel giro di pochi giorni, anche poche ore, dopo l'invio delle bozze. Ma voglio che lui dica no e sia conosciuto per sempre come l'uomo che ha cercato di bloccare la pubblicazione del testo scientifico più importante che sia mai stato scritto, o vederlo dire di sì, sapendo che sta dicendo di sì alla fine del suo mondo."
Quella fu l'ultima volta che vidi Tom, ma non fu l'ultima volta che parlai con lui. Partì per Atlanta quella notte. Andava a parlare ad una convention nazionale di insegnanti di fisica delle superiori, qualcosa sull'insegnamento della fisica rendendola interessante. Mi chiamò la sera dopo da Atlanta, molto eccitato.
"Indovina chi ho incontrato, qua," chiese.
"Chi?"
"Allan. L'ho visto al Backstreet."
Ora, il Backstreet, all'angolo tra Peachtree e Juniper, è il più vecchio e il più famoso bar gay di Atlanta, tre piani, piscina, bar tutto intorno al tetto-ponte, e le luci e la musica migliori nella più grande pista da ballo in tutto il mondo gay. Tengono un White Party annuale che attrae tutto il circuito degli omosessuali a sud della Linea Mason-Dixon. Mi aveva fatto arrabbiare il fatto che Tom ci fosse andato senza di me, ma la notizia che ci aveva visto Allan sommergeva la mia rabbia.
"Ero a un tavolo vicino alle scale, stavo da solo, amico mio." Il fatto dell'amico era per massaggiare il mio ego ed è stato carino da parte sua. "Sorseggiavo la birra, alzo gli occhi dal bicchiere, guardo su e c'è Allan che si pavoneggia lungo le scale dal cabaret Triplo X Charlie Brown e quello che è peggio tiene la mano di un ragazzo straordinariamente bello. Certo che m'ha visto, ma ha fatto finta di non vedermi, e poi se ne è andato, sembrava molto scosso."
"Perbacco! Allora le voci erano vere."
"Yuhu. Non devo dire proprio niente. Sa che lo so e questo basta. Con questo e la relazione lo tengo per le palle."
Incominciai a recuperare il mio sangue freddo. "In un certo senso," dissi, "sono sorpreso che fosse al Backstreet. Lo vedo più per il Model T." Il Model T sta alla vecchia fabbrica Ford a Ponce DeLeon. C'eravano stati assieme una volta, ma l'unica cosa che sia più incasinata di un pugno di finocchi è un pugno di vecchi finocchi.
Ma poi la sorpresa scemò e io mi misi a pensare con più attenzione. "Supponi che lo affrontiamo. Forse dichiarerebbe che stava facendo delle ricerche per i Southern Baptist. Non si preoccupano minimamente della guerra, degli asssassinii, stupri o abuso di minori, ma sono proprio preoccupati per i diritti dei gay."
"I Southern Baptist non portano la camicia slacciata fino all'ombellico. Quel pagliaccio portava anche una grossa catena d'oro. Ma che importanza ha?"
Così Allan si era unito ai ranghi degli ziloti decaduti.
Tom aveva ragione, non aveva importanza. Avevamo già deciso che Tom avrebbe inviato un'altra stesura provvisoria senza contare cosa avrebbe detto il Comitato, ma la possibilità di forzare Allan ad approvare il lavoro di Tom o di affrontare la minaccia dell'espulsione rendeva il trionfo, be', in qualche modo completo.
Tom Tornò da Atlanta venerdì notte molto tardi e lo trovarono sabato mattina nel suo equipaggiamento da corsa su una strada di campagna a cinque chilometri da casa sua. Una frattura alla testa, tensione pneumotoracica, lesione al fegato e alla milza. Un trauma netto, un colpo e via, diceva il rapporto della polizia.
Coincidenza? Potete anche pensarlo e farvene una ragione, ma è per questo che ho distrutto quei coni spartitraffico fondamentalisti. Come avrebbe detto Tom, c'è una certa simmetria nell'universo e spunta fuori in posti sorprendenti.
Mi sento soffocare e devo uscire un attimo.



OK.
E arriviamo al punto di tutto quanto. Avevo l'anima del computer di Tom sul mio hard disk e là, nella cartella CQ, c'era il testo della formulazione completa della Teoria della Coscienza Quantistica. Il problema era che il documento appariva così:

----BEGIN PGP MESSAGE----
Version: PGP for Personal Privacy 5.0
Message ID: HDo81gYFvv9gn1Uj+TWmMUZW/iXSvb3yK
qANQR1DBwE4D48jp4wOYMGQQBADrKk9rMEA/t/Xu7fX
kJ9zhdOjL26Nq75LrBq+oo/Z6YGFvVyj86bTei5DhiTm+nY
LPcPDsX46G7TfEKIQO+eTjm6

... e così via. E' facile afferrare il quadro.
Ora, la chiave pubblica di Tom era nella Rete, e io avevo già quella chiave nel mio computer, la usavo per criptare le e-mail che gli mandavo. Ma la sua chiave privata... be', ricordate che mi aveva detto di averla tolta dalla sua macchina in caso ci fosse stata qualche altra irruzione in modo che non potessero leggere la sua roba una volta entrati nel computer. Ma dov'era la chiave privata? Esaminando la sua chiave pubblica sul keyserver del MIT posso dire che la sua chiave privata era di 4096 bit e questo la rende così lunga da non poter essere ricordata a mente o battuta a mano. Così la chiave doveva essere nel dischetto che ogni notte si riportava a casa dal lavoro. Non c'era altro modo di maneggiare una chiave tanto grossa.
Avevo una chiave del suo appartamento e ci andai ma non c'era niente. Almeno nessun floppy. Avevo passato moltissimo tempo nel suo appartamento così sapevo dove teneva le cose nella sua scrivania e così via, sapevo anche dove teneva il disco che si portava dal lavoro. Ma là non c'era. E sapevo perchè. Una volta che i calcoli erano terminati, non c'era più motivo di tenerla nascosta al Decano. Anche se Tom fosse stato licenziato, avrebbe potuto comunque pubblicare e allora il mondo avrebbia trovato la strada per la sua porta. Così aveva lasciato il floppy al lavoro.
Il lunedì andai al Dipartimento di Fisica e dissi alla segretaria che ero un amico di Tom e chiesi se c'era qualcosa che potevo fare per aiutarli a ripulire il suo ufficio. "E' già stato fatto," disse la segretaria. "Il Decano ha spedito alla sua famiglia gli oggetti personali del Dr. Thomas... un paio di fotografie e una giacchetta di pelle che stava appesa nell'attaccapanni della porta, non c'era altro." Andai giù nell'ingresso e aveva ragione. Non c'era niente, oltre alla scrivania e una sedia. I cassetti della scrivania erano vuoti tranne che per quei ciuffi di laniccia grigia che trovi sempre in fondo ai cassetti.
Tornai dalla segretaria e chiesi, "Dov'è tutto il mateirale, carte, floppy disk, quel genere di cose?"
"Se non era personale apparteneva allo stato, e il Decano ha detto che spedissimo ogni cosa alla discarica. Tutto. Il decano lo ha fatto capire chiaramente." I buoni posti con lo stato sono difficili da ottenere, il suo atteggiamento metteva in chiaro che non voleva proprio perdere il proprio.
Più tardi seppi che Thad, scioccato dallo spreco di un Pentium, aveva deviato silenziosamente (sì, era quella la parola che aveva usato, deviato) il computer verso il centro di riciclaggio. Ma di fronte alla segretaria rimasi focalizzato sulla chiave privata di Tom.
"Anche i floppy," chiesi.
Mi guardò in modo strano, come se stessi tentando di rubare qualcosa. "Il Decano ha detto che dovevamo mandare ogni cosa alla discarica." E questa era la fine, ero solo uno studente e lei lo sapeva, così me ne andai.
La famiglia di Tom non gli parlava da anni, da quando avevano scoperto che era gay. Chiamai e venne il padre al telefono. Stava già piangendo. Suppongo che avesse realizzato di aver perso qualche cosa per sempre. Mi disse che non c'era nessun floppy disc inviato dalla scuola, solo la giacca e le foto.
"Nelle tasche non c'era niente?" Chiesi. Non c'era.
Pioveva quando arrivai alla discarica, che è qualche acro di mondezza alla fine di Reservoir road, dopo il canile. I gabbiani volavano nel cielo dietro a un buldozer che stava livellando con lentezza pile di mondezza, carta, vecchi materassi, scatole di cartone, bottiglie di plastica, tutta la robbacca da buttare della civiltà. C'era anche un odore, putrido.
Chiesi al tizio al cancello se la STSU aveva portato qualcosa alla discarica dal sabato e dove poteva trovarsi. "Non so. Non è una sartoria, non diamo i numeri," rispose.
"Grazie, penso che darò un'occhiata."
Due poliziotti stavano dentro ad un pickup. Avevano tirato fuori le pistole. Andai da loro e feci con noncuranza, "Che succede? Qualcuno si ruba qualcosa?"
"Tiro al bersaglio, intelligentone. La prossima settimana rifacciamo la licenza."
"E a che tirate?"
"Soprattutto topi, ma poi a tutto quello che si muove."
Il loro atteggiamento non mi piaceva, non che la cosa avesse importanza. Potevo vedere benissimo che trovare un floppy in questa montagna di carta e plastica, grasso, olio e cibo avariato era impossibile e, comunque, il floppy probabilmente era inutilizzabile per via della pioggia e dello sporco e di tutto il grasso, se poi il buldozer non lo aveva schiacciato. Così rimasi là impalato a guardare i gabbiani che frignavano, a fissare dove era stato buttato il segreto dell'universo. Ma, naturalmente, come avrebbe detto Rose e Thad e il Sierra Club, c'è sempre speranza.
Di ritorno dalla discarica mi fermai al canile. Mamma era là che stava pulendo la gabbia dei gatti. Sul muro c'erano delle targhe di donatori in memoria dei loro animali. Ce n'era una che ogni volta mi commuoveva. "I memoria di quelli per cui non è mai venuto nessuno." Era per quelli che non riuscivano ad ottenere una adozione, che passavano i cinque giorni regolamentari al canile e poi andavano incontro alla morte blu. La mamma quando finì mi trovò che la stavo guardando.
"Smettila coi sentimentalismi," mi disse.
Ora starete pensando che Tom aveva nascosto un'altra copia della chiave personale nel suo hard disk, camuffata in modo che apparisse come un file di Word o come qualcosa del suo programma di controllo. Be', credetemi, ho guardato e là non c'è proprio niente.
Insomma, che mi rimaneva da fare? Avevo il testo dell'articolo ma era criptato. OK, sapevo che codice usare, ma era una chiave di 4096 bit. Prima che il progetto SETI arrivasse su Internet, molte centinaia di persone avevano lavorato assieme nello stesso modo, cercando di vincere una scommessa trovando una chiave di 40 bit con del software per decodificazioni su macchine sparse per tutto il mondo. Gli ci vollero circa nove mesi, diciamo un anno per semplificare la cosa. Ora, ogni bit che aggiungi ad una chiave significa che ci vuole il doppio per decodificarla. Così, andando da 40 a 4096 bit significa che posso provare a scoprire la chiave privata di Tom con la mia macchina, ma mi ci vorrebbero 2(4096-40) anni e, be', non è che mi sono messo a fare i calcoli precisi di ciò che significhi, ma se dovessi scrivere il numero di certo sarebbe più lungo di tutta questa cosa qui che ho scritto. E soprattutto, con il fenomeno del ritardo temporale della coscienza quantistica e col tempo che rallenta con l'universo che diventa più complesso, il codice non si decodificherebbe mai.
Avevo pensato di impostare il problema su Internet, un progetto da far girare sui computer come il progetto SETI o il tentativo di decodifica originale, ma chiunque sarebbe interessato alla cosa quel tanto da spingerlo a parteciparvi avrebbe saputo benissimo che non c'è assolutamente nessuna possibilità di diecodificare il codice. Mai. Così non ho neppure provato. E l'idea di rifare i calcoli io stesso è fuori di questione perchè quei calcoli erano un'invenzione di Tom e io non sono capace quanto lui. "La maggior parte della fisica può essere descritta con equazioni differenziali parziali," aveva detto, "ma io avevo bisogno di qualcosa abbastanza differente." Io non gli avevo chiesto cosa fosse questo qualcosa, e ora è troppo tardi.
A proposito, ora che sai che i quattro principi della Coscienza Quantistica mostrano che l'universo si sta evolvendo senza soste, dispiegandosi in livelli di complessità e di coscienza sempre maggiori capisci perchè sia così sicuro che il SETI andrà a buon fine. E tutta questione di tempo. Così, nonostante tutto quello che è successo, sto facendo girare ancora il software del SETI. E' una convalida che Tom aveva ragione.
Ieri, quando mamma è tornata dal lavoro, mi ha detto che Stott è andato a cambiare la sua macchina per una quattro per quattro. Non aveva ottenuta un gran che dalla vecchia macchina perchè aveva bisogno di qualche intervento. Mi disse che c'era un'ammaccatura sul parafango dalla parte del viaggiatore.
Significa forse qualcosa? Non lo so, ma come ho detto, sono sempre alla ricerca di coincidenze.
Andrò alla polizia? Forse, ma alla lunga c'è una strada migliore. Anche se il segreto dell'universo è perso in una discarica, mescolato ai rifiuti, e allo stesso tempo è tutto scompaginato nel mio hard disk, c'è un'atra strada per ritrovarlo.
Le idee hanno una vita propria. Qualcuno le ha chiamati memi, una specie di geni, ma mentali e non creati dal DNA. Sono là, che si replicano nelle teste della gente ed è impossibile eliminarli. I veri memi sono indistruttibili, sono le cose più durevoli dell'universo perchè saranno riscoperti e riscoperti.
E' per questo che ho scritto questo reseconto delle idee di Tom. Ricordate, è un resoconto, non una storia inventata, ma non mi importa che crediate che sia vera o no. Se sei arrivato fino a qui ho ottenuto quello che volevo. Ho piantato il meme della Coscienza Quantistica nella tua testa.
Pensaci. E' là e non puoi disfartene.
Qualcuno leggerà tutto questo e si chiederà se forse la Coscienza Quantistica non possa essere la via d'uscita del labirinto intillettuale che ci siamo costruiti. Forse questo qualcuno potrebbe essere un ragazzetto delle superiori o una matricola universitaria, qualcuno che è bravo in matematica e, comunque, abbastanza giovane da pensare a cose impossibili.
Forse quel lettore sei tu.
O forse non sei tu, e forse ti scorderai di questa storia e fra molti anni, quando la tua nipotina di quattro anni ti chiederà, "Perchè la Nonna doveva morire?" le risponderai col tuo dolore che tutto è vivo e nulla muore realmente, che l'universo è buono e che la materia di cui è fatto si combina e si ricombina senza fine mentre tende alla perfezione. La bambina non capirà ciò che dici ma proverà quello che provi e il meme salterà dalla tua mente alla sua e quando sarà adulta e diplomata in matematica, si siederà in un pomeriggio piovoso con una matita e qualche foglio di carta e lavorerà fino a notte per riscoprire la Coscienza Quantistica.
Come succederà non ha importanza.
Tom è morto, ma ora non sono più arrabbiato di quanto non lo fossi domenica mattina. Ha svolto il suo ruolo, ha fatto la sua parte per spostare l'universo nella direzione in cui deve andare, e la sua parte è stata molto più grande di quella che la maggior parte di noi può sperare di fare. Non sarà più qui, non potrò gioire della sua compagnia, ma le cose vanno così ed io continuerò a vivere cercando di fare la mia parte: ho scritto ciò che è successo e mi sono assicurato che venisse letto da gente ragionevole come te.
Così ora sai che la realtà è buona, che è cosciente. Naturalmente non posso provartelo ma lo so, lo so per certo, che prima o poi, da qualche parte, qualcuno riscoprirà la Teoria della Coscienza Quantistica di Tom.
So che succederà perchè se pensi con attenzione a quello che ti ho detto ti renderai conto che la Teoria della Coscienza Quantistica è l'unica teoria scientifica che predice la propria scoperta.
Ora ricorda che il test per ogni teoria scientifica è che faccia predizioni accurate. Giusto?
La Coscienza Quantistica predice la propria scoperta ed è stata scoperta. Certo, è stata scoperta. E' nella tua testa, proprio adesso, non è vero?
OK. Basta coi miei argomenti.
Ricordi che proprio all'inizio ho detto che questa non è una storia, che era più una prova. Per questo finirò con la frase latina Quod erat demonstrandum. I matematici la mettono alla fine delle loro prove quando hanno dimostrato quello che si doveva dimostrare, tranne che di solito usano le iniziali.
Ma l'ultima riga di un racconto è molto importante e nessuno scrittore di racconti finirebbe mai con qualcosa di tanto floscio come le iniziali di un'oscura frase in latino.

Q.E.D.

tit. orig The Central Mechanism, apparso in Intertext, vol.8, n°3
tr. it . Danilo Santoni
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