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Inserito Sabato 06 marzo 2010

Narrativa Un racconto di Jeff Carlson

Mi dissero che non avrei provato alcunché, ma i miei sogni erano terrificanti – dolore, tensione, e un peso soffocante... niente di tutto ciò poté comunque annichilire il mio entusiasmo. Sognai di volare. Sognai di tuffarmi attraverso il terreno e di schiantarmi contro un nuovo, spettacolare universo. Eppure colsi solo brevi tratti luminosi prima che i miei occhi si frantumassero e che rocce abrasive riempissero la mia bocca e le mie cavità nasali.

La mente cerca sempre di dare un senso alle cose, persino quando viene drogata, abbandonando i sensi. Semplicemente ricorda.

L'incubo vero e proprio fu il risveglio. Non avevo più un volto, pesavo assolutamente poco, anzi un nonnulla, e un'infiammazione mi aveva gonfiato la gola, trasformando la mia voce in un rantolo.

Il morso di un ago su una delle gambe mi aiutò a ritrovare l'equilibrio mentale ancor prima che il tranquillante s'impossessasse dei miei sensi. Per un istante smisi di divincolarmi e capii di essere immerso in una vasca non molto più grande del mio corpo. Sapevo che si trattava di un rettangolo orizzontale e che mi trovavo nel suo mezzo -- eppure non avevo occhi. Era forse possibile che il mio udito fosse divenuto così acuto da rendermi in grado di misurare le distanze? I sensi non mi davano il tempo per comprendere. La dose massiccia di tranquillante non riuscì a sopprimere il riflesso automatico della respirazione, così mi divincolai ancora nell'acqua con tutte le mie forze, muovendomi su, sempre più verso l'alto.

Le lisce gibbosità metalliche della mia faccia cozzarono contro la solidità del soffitto ancor prima di giungere in superficie. Mancava l'aria. Eppure non potevo affogare. Aspiravo acqua attraverso generose placche filtranti che avevano sostituito il naso. Poi espellevo un'enorme sacca di liquidi dalle branchie poste in basso alle ascelle. Per un istante non feci altro che respirare, sentendo ogni esalazione farsi strada fino ai gomiti. Esitante, finii quasi col toccarmi il volto. In seguito focalizzai il mio interesse sulle mani, cercando di congiungerle. Il dito medio ed il pollice sembravano essere rimasti gli stessi, mentre le altre dita sembravano più larghe, più lunghe e palmate.

"Garcia?" La voce di Stenstrom, attraverso la ricetrasmittente a bassa frequenza nello zigomo, era troppo forte ed era distorta dal borbottio delle persone che lo circondavano. "Come ti senti?"

Pensai persino di poter udire l'entusiasmo nel suo tono attraverso vibrazioni attenuate solo dall'acqua e dalle pareti del contenitore. Mi dissero che la vasca di recupero era di vetro. Immaginai dunque l’intero team di ricerca fare capannello attorno al mio corpo nudo, tutti con facce indaffarate a fissare registratori e palmtop.

****

 

All'inizio, prima che lei rimanesse incinta, quando ancora vivevamo nella casa dei suoi a San Diego, Andrea era solita sghignazzare ogni volta che ci spogliavamo insieme per tuffarci in acqua. Dovevamo fare attenzione a non essere beccati dai vicini, ma ci eccitava la reciproca audacia. "Lo squalo!" sussurrava, aggrappandosi a me. Posso diventare fottutamente pensieroso, ma i suoi sbeffeggi e i suoi sorrisi riescono sempre a darmi tutto quello di cui ho bisogno.

Il pensiero di lei, in quel momento, mi aiutò ad ignorare l’imbarazzo.

Il mio scroto era stato assicurato all’interno, il mio pene accorciato -- tutte misure protettive che i collaboratori di Stenstrom mi giurarono sarebbero state reversibili, così come reversibili sarebbero stati tutti gli impianti e gli interventi chirurgici. Mi feci mettere tutto nero su bianco e, a garanzia delle parole, ottenni una polizza assicurativa con otto zeri. Non c'è comunque uomo sulla faccia della terra che si farebbe tagliare lì sotto, qualsiasi possa essere il potenziale indennizzo.

"Garcia?" Stenstrom alzò dolorosamente il volume.

Per rispondergli inghiottii quasi una boccata d'acqua. Nonostante il lungo allenamento, parlare attraverso il microfono posto in gola risultò molto più complesso dopo che mi furono rinforzati il collo e la bocca. Mangiare sarebbe stata una vera e propria impresa.

Gracchiai, "Abbassa il volume!"

Stenstrom si scusò.  "Va meglio così?"

"Abbassalo, abbassalo ancora di più!"

"A quanto pare sei molto più sensibile di quello che ci aspettavamo. C'è qualche altro problema?

Feci una piccola capriola e aggiunsi: "No, mi sento benissimo!"

 

****

 

Il mio orgoglio fu la mia salvezza e la sorgente della mia coriacità.

In quella vasca e in una ancora più profonda trascorsi cinque settimane, le più lunghe della mia vita, a rimarginare le ferite e a far pratica. Piedi e relative dita mi furono allargate e così pure le mani. Le cosce mi furono accorciate, così da rendere massimo l’utilizzo della muscolatura. Mi ripresi in un battibaleno. Riacquisire le tecniche di manipolazione con le nuove dita fu qualcosa di frustrante, eppure il miglioramento era tangibile e quei periodi di lavoro in solitudine divennero per me molto importanti.

In superficie, nell’acqua bassa, i dottori mi punzecchiarano e in qualche modo mi inflissero inutili torture. Mi fu detto che lo studio del nuovo corpo sarebbe stato intensivo, così feci del mio meglio per scacciare la paura e per non odiarli, ma non avrei mai immaginato degli esami tanto accaniti e minuziosi. Durante i miei anni come SEAL1 fui trattato come un batterio al microscopio, costantemente esaminato e valutato.

Qui ero io il microscopio, mentre il mio corpo fungeva da unica lente d'ingrandimento attraverso la quale potevano misurare la qualità del loro lavoro.
Stenstrom tentò la via dell’amicizia, così come aveva sempre fatto, scherzando e chiedendomi cosa avrei fatto con tutti quei soldi. Eppure la sua sete di potere era evidente. "Diventeremo famosi," diceva "cambieremo il mondo."

Non ero certo uno schiavo né tantomeno un animale domestico e non vedevo l'ora di iniziare il lavoro e fuggirmene lontano da loro.

Il progetto finì quasi per selezionare qualcun'altro al posto mio, un pallone gonfiato e abile politicante, ma il tipo di lavoro sarebbe stato condotto in solitudine e così devono aver pensato che un individuo del genere sarebbe collassato in mancanza di un pubblico. Sono certo che su di me gli archivi della marina militare non indicarono alcun problema di quella natura. Sono un tipo introverso, contento di fare immersioni o di cavalcare una tavoletta da surf in compagnia della mia sorridente Andrea, oppure di insegnare ai nostri ragazzi a nuotare e, ascoltando i battiti del mio cuore a trovare l'onda perfetta, il momento giusto, distante dal resto della gente e dalle loro sterili polemiche e dalle loro inutili marce di protesta.

Non ho mai compreso quel bisogno di fondersi nelle masse, non ho mai voluto aggiungere le mie opinioni a quel calderone ribollente di E-media o di comperare cinque minuti da celebrità su iBio. Per me quella gentaglia non ha alcun potere ed è senza obiettivi. Girare in tondo non migliorerà di certo la situazione economica, né tanto meno renderà il pianeta più pulito o non influenzerà in alcun modo gli esiti della guerriglia nell'Asia orientale. Il sudore della fronte è l'unica risposta possibile. L'onore. La tenacia e la disponibilità ad assumersi dei rischi.

Il progetto offriva tutto questo e molto di più.

Dovetti imparare di nuovo a masticare e ad ingurgitare. Fu un processo lento ma, strano a dirsi, più piacevole. Stenstrom mi disse che la sola ragione per cui mi fu apportata quella modifica fu quella di avermi garantito alimenti di prima qualità, come se in passato non avesi avuto l’occasione di assaggiare alcuna prelibatezza. Desici pertanto che la ricettività del mio palato doveva per forza essere l’effetto secondario della chirurgia con la quale avevano rafforzato le mie mandibole e le mie labbra. Poteva forse essere una sensibilizzazione delle papille gustative?

Anche acquisire di nuovo la vista fu una vera e propria sfida. Grazie ad alcune ricerche svolte in passato sulle orche e sui delfini, Stenstrom sapeva bene che non doveva circondarmi di muri lisci, in quanto infatti quelle cavie impazzirono nel corso del tempo. Quello non mi avrebbe comunque causato un problema, ma vollero essere sicuri che il mio cervello non assumesse uno struttura neurale confusa o sbagliata. Prima di attivare i miei recettori sonar, che utilizzavano frequenze molto basse e ben al di sotto della portata del mio nuovo udito, mi misero dentro una vasca profonda e di forma irregolare.

Era stupendo. Persi la capacità di riconoscere certi colori, ma la consistenza degli oggetti era vivida, semplice ed ogni forma ben distinta. I miei recettori potevano vedere anche in modo normale, ma non meglio di una visione con qualità 20/600 in quella modalità, che avrei utilizzato solo per i primi piani e per la lettura degli strumenti.

Quando chiamavo la mia famiglia sceglievo la cecità completa . Piuttosto che parlare al videotelefono lasciavo che il computer leggesse e scrivesse per me, col microfono della mia gola collegato ad un vocoder. I dirigenti mi avevano incoraggiato a limitare lo scambio a semplici SMS, che erano facili da criptare, -- e chi sa che cosa avrebbero pensato dei ragazzini di sette e quattro anni di un mostro che si dicesse di essere il loro papà? Brent aveva smesso da poco tempo di chiamarmi l'uomo della mamma, e Roberto era ancora abbastanza piccolo da dimenticarsi della mia esistenza. Il ritratto che avevo lasciato loro era un'immagine che non volevo brutalizzata, nonostante apparissi con gli occhi mezzi chiusi e Andrea avesse stampato in faccia un sorriso troppo largo e innaturale.

"Sto benissimo, tesoro, e come stanno i ragazzi?" Le chiesi.
La sua risposta arrivò a tratti balbuziente, l'emotività ben celata dal marchingegno: "Ho utilizzato parte dell'anticipo per acquistare un D-fender per il nostro appartamento."

Sembrava quasi stesse conferendo con qualcun altro. "Perché preoccuparsi?" le chiesi. "La casa sarà pronta molto presto." Allarmi intelligenti costano migliaia di dollari -- minuzie rispetto a quello che avrei guadagnato, ma quei soldi avrebbero dovuto bastare per il resto della nostra vita.

"Per il momento siamo ancora qui" mi disse.
I ragazzi non mi diedero alcuna occasione per rimuginare sul risentimento chiaramente percettibile dalle sue parole. O forse semplicemente lo immaginai. "Sei già nell'oceano e quanto sotto puoi andare?" farfugliò uno di loro, senza dire chi fosse, e l'altro disse "Nella classifica trasmessa ieri da Greenpeace compari tra i primi dieci!"
Sia Brent sia Roberto assomigliavano a sua madre, piccole scimmiette irrequiete e mi rendevano orgoglioso, oltre che a darmi l'entusiasmo che mi aspettavo. Non mi ero reso conto che Brent potesse scrivere tanto velocemente alla tastiera. Il vocoder riportava le domande di Andrea senza tentennamenti, come avrebbe invece fatto lei.

In qualche modo le bozze tecniche dei miei interventi chirurgici erano finite in rete. Finii persino col ritrovarmi alcuni fanclub dai nomi quali Cyborg.org e zMerman. I ragazzi dei funclub speravano in un'esclusiva, così decidetti di stare al gioco e di onorare la mia nuova forma di alieno. Promisi loro di ritornare con dei piccoli souvenir. E al tempo in cui li avrei rivisti i livelli di sicurezza si sarebbero abbassati al punto tale che avrei potuto sottrarre qualche pezzo di hardware piccolo a sufficienza da poter essere posto su di uno scaffale o persino da poter essere infilato in una tasca.

Quando Andrea ritornò in linea e cercò di incoraggiarmi anche se solo per poco. "Seicentoquattro prima della fine" il vocoder sussurrò da parte sua, ma non seppi che cosa risponderle. Sapendo quanto il tutto sarebbe durato, il calendario perse per me di significato fino alla scadenza del mio contratto.

"Ti amo," gracchiai, mentre il computer biascicava via le mie parole inopportune.

****

La mappatura dei fondali oceanici è sempre stata l'emozione più grande della mia vita. Per la maggior parte delle persone, strisciare nella quiete di un mondo monocromatico sarebbe considerato qualcosa di noioso mentre l'unico modo per catturare la loro attenzione sarebbe quello di bombardarli con un caleidoscopio di musica, tette e mezzibusti parlanti, oppure semplicemente accendendo la TV e collegandosi in Rete. I peggiori disordini si erano spesso scatenati durante improvvisi cali di tensione sulla rete elettrica.

Petrolio e carbone stavano rapidamente diventato vecchi ricordi e nonostante i tremendi passi fatti dalla ricerca sull'energia solare, a causa delle nubi derivanti dall'effetto serra e delle migliaia di tonnellate di polveri radioattive rilasciate durante la Guerra dei Nove Giorni, ogni sforzo fu vano. Con decine di migliaia di persone ancora ammalate a causa delle radiazioni nessun politico si sarebbe nemmeno sognato di accennare alla riapertura di nuovi impianti nucleari, mentre centrali idroelettriche, centrali a biomassa e generatori eolici non erano sufficienti per mantenere in funzione il mondo civile senza che di tanto in tanto qualche blackout accadesse.

La Aro Corporation aveva quello che serviva. Per diversi mesi la squadra aveva esplorato varie zone con galleggianti e veicoli operati a distanza. Il minuscolo isolotto giapponese di Miyake-jima, direttamente a sud della baia di Tokyo era ritenuto il posto ideale sia per ragioni politiche sia per ragioni economiche. Miyake-jima apparteneva alla dorsale oceanica che si estendeva dall'entroterra nipponico fino a raggiungere direttamente il Pacifico. La forte pendenza meridionale offriva una formidabile corrente ascensionale che si aggiungeva alla normale marea dell'oceano. La Aro Corporation aveva pianificato la costruzione di un campo di turbine che arrivano addirittura alla profondità di cinquecento piedi, utilizzando tecnologie all'avanguardia tra le quali il sottoscritto.

Un sommozzatore, in normali condizioni, può scendere fino ad una profondità di trecento piedi e comunque non riuscirebbe a rimanervi troppo a lungo. Gli interventi chirurgici avevano eliminato la necessità di portarmi appresso bombole d'ossigeno. E ancora più importante, una speciale soluzione in gel era stata iniettata nel mio sistema circolatorio e nei miei organi interni per prevenire gli effetti della della compressione.
Oltre ad eseguire l'ispezione finale direttamente in loco stavo anche conducendo dei test sul campo. Prima di creare nuovi "mods", Aro Coropration volle accertarsi che non si sarebbero presentati inaspettati problemi fisici, mentali o emotivi.

In questo frangente mi sentivo felice. Nei successivi tre mesi sarei divenuto un insegnante e un caporeparto subissato dalle mie responsabilità. Nel frattempo avrei potuto esplorare altari naturali di rocce e coralli, avrei allargato le braccia per farmi trascinare dalle correnti di ritorno e dare la caccia agli sfuggenti banchi di pesci. Una mattina presi un sugarello. Il suo sapore era melenso e si accompagnava bene all'acidità dell'alga kombu, cosicché iniziai a nutrirmi segretamente in questo modo anziché mangiare solo dai tubi collegati alla mia cintura di alimentazione. In questo modo mi integrai veramente con l'ambiente. Il lavoro di per sé era più che altro divertente: piazzare segnali e operare controlli casuali sulla nostra rete di comunicazione. L'acqua salata attenua notevolmente le onde radio, persino per il segnale a bassissima frequenza che la Aro Corporation aveva affittato dalla marina militare americana. Volevano essere certi di poter rimanere in contatto ovunque mi trovassi, ma c'erano delle aree irraggiungibili nella zona delle costruzioni. Nei primi venti giorni aggiungemmo altri cinque ricetrasmittenti rispetto a quelle previste dal budget iniziale, tre nel fondo marino e altre due collegate alla superficie delle boe, le cui ancore di attracco fungevano anche da antenne. La griglia fu collocata. Le piccole imbarcazioni che mi avevano inizialmente aiutato erano state rimpiazzate da una chiatta in grado di calare equipaggiamento ben più pesante e capiente. I primi ponteggi in acciaio per il montaggio delle turbine stavano per essere scesi. Per un paese che era stato per decadi alimentato da impianti ad energia nucleare, il Giappone aveva dei record di sicurezza da brivido, con una media di due incidenti e mezzo all'anno. Peggio, durante la guerra le perdite di contenimento in undici reattori fecero più danni dei missili lanciati dalla Corea del Nord. Cercavano dunque disperatamente una soluzione.

La Aro Corporation sperava di avviare al più presto una turbina quadrupla, non tanto per compensare i costi quanto piuttosto per dimostrare a critici e investitori irrequieti che l'idea era fondamentalmente buona. Il progetto completo prevedeva l'utilizzo di centinaia di turbine, canalizzatori, e trasformatori di terra e non sarebbe terminato prima di quattro anni e ovviamente la Aro Corporation sperava che le costruzioni potessero continuare per la maggior parte del secolo, fintantoché potessero essere sviluppare nel resto del globo.

Lavorai a turni di nove-dieci ore, qualche volta litigando con Stenstrom quando mi chiedeva di rientrare. Non sono un eroe. E mi aspettavo una ricompensa.

Il mio atteggiamento stacanovista era anche giustificato dal fatto che il mio campo-base, sito sulla parte protetta dal vento dell'isola di Myake, non era affatto un gran bel posto. Il riposo era sempre il benvenuto, ma qualsiasi messaggio da parte dei miei ragazzi tendeva a farmi sentire solo. Lì c'era poco o nulla da fare se non aspettare e riflettere, scrivendo lettere inarticolate ad Andrea, che finivano poi sempre cestinate.

Mi sentii stremato quando il robot rimorchiatore mi trascinò nelle acque profonde ad est dell'isola. Completammo le ispezioni all'ultimo sito con una settimana di anticipo, così tecnici si aspettarono qualche diversivo.

Appena mi lasciai alle spalle il rimorchiatore, un familiare brivido di piacere si fece strada attraverso la mia spossatezza. Dietro la piattaforma, il fondale marino sprofondava in lontananza per diverse miglia. Questo posto sembrava quasi un altro pianeta, un mondo nuovo e alieno, e io ero il primo a giungervi.

Il calamaro non esitò nemmeno un istante. I suoi predatori naturali erano ben più grossi e di forma ben diversa dalla mia. Mentre accorciavo le distanze, tenendo sulla mia faccia una mappa computerizzata, sentii il calamaro gigante avvinghiarsi al mio gomito e al mio bicipite sinistro con due tentacoli lunghi ed avidi. Qualche settimana prima mi sarei messo ad urlare. Ma in questo mondo non c'è nessuno che possa venire in tuo soccorso. Cercai di prenderlo a calci, ma niente da fare. Le otto braccia regolari si allargarono in un orribile ventaglio giallastro. Quando attivai la mia funzione sonar il calamaro sembrava essere divenuto persino più grande, circondato da una nube di melma crescente e irregolare.

Lasciai cadere il mio computer, che finì sbattendo contro uno dei suoi avvolgenti tentacoli. Esitò per un istante, impossessandosi del piccolo dispositivo, ma di riflesso i due tentacoli attorno al mio braccio si strinsero a morsa. La mia armatura si sfilacciò, e così fu anche per i mollicci muscoli sottostanti. Il sangue uscì a fiotti e fui fortunato ad evitare un infarto. Ero troppo delirante per rendermene conto in quell'istante.

"Ahhhhh--"

La fiocina era installata nel mio avambraccio sinistro, che si trovava ora sotto i tentacoli. Cercai di raggiungere il coltello allacciato alla mia gamba, ma un altro dei tentacoli del cefalopode sfregò dapprima il mio piede per poi afferrarlo con tenacia. Ritrassi appena in tempo la mia mano libera prima che anche questa venisse intrappolata nella morsa.

"Garcia! Garcia!" fece la voce di Stenstrom, che sembrava parte del flusso di adrenalina che mi martellava la testa.

Nonostante non fossi riuscito a sfuggire alla presa dal calamaro riuscii comunque ad affievolirne la presa. Approfittai così del momento di debolezza per voltarmi di lato. Il suo tentacolo strinse più forte. La mia faccia e il mio braccio sinistro si protrarrono verso le rigide strutture cornee del becco del mostro. Infine la mia mano raggiunse la pistola, dalla quale furono scaricate tre quarti delle munizioni, mentre il grilletto mi lacerò la pelle sotto all'indice.

Il calamaro fece quasi per esplodere. Il suo becco dilaniato sembrava ancora volersi aprire, vomitando chiazze di frattaglie lacerate. I tentacoli sconvolti si abbatterono sulle mie spalle lussandole e rimuovendo ulteriormente armatura e pelle, ma un altro lancio di munizioni mi liberò consentendomi così di sfuggirgli.

La corrente marina sparse tutt'intorno il sangue di entrambi, generando spettri inarrestabili.

Rimasi con un barlume di coscienza e continuai a nuotare all'idea che avrebbero potuto esserci degli squali nei dintorni.

****

Non ricordo alcunché della fuga o dei pesci-martello che mi inseguirono. Solo le grida giunte agli zigomi rimangono un vago ricordo. Il panico di Stenstrom fu interiorizzato a tal punto da risultare impossibile da dimenticare. Cercare di ricaricare la fiocina con l'unico braccio sano, mentre venivo trascinato dal rimorchiatore fu un'impresa titanica. Mi dissero che lo ricaricai due volte e forse per questo quel lavoro sembrò non terminare mai.

Il mare non è certo un posto per creature debilitate o ferite.

****

 

Andrea non avrebbe mai voluto che mi offrissi volontario, non tanto per i pericoli connessi o per quello che mi avrebbero fatto, quanto piuttosto per il lungo periodo che ci avrebbe separato. Così come qualsiasi altra coppia, in passato avevamo litigato su inezie quali su chi dovesse portare fuori la spazzatura. Dopo che rimase incinta però, le liti si fecero più accese.

A quel tempo avevo solo ventisette anni, dieci dei quali trascorsi nel mondo recluso e quasi esclusivamente maschile dei Reparti Speciali. Come nuovo membro della famiglia dimostrai poi dubbie qualità, visto che con Brent, figlio di Andrea, bisticciavamo spesso. Ma fino al momento in cui dovetti andarmene, avevamo sempre trovato un compromesso. Mi concesse di dare al nostro bimbo il nome del padre che non conobbi mai, cosicché finii per prometterle che sarei stato più comprensivo con Brent, concedendogli di scegliersi gli amici, la musica e i vestiti.

Non c'eravamo mai gridati contro prima di allora. E lei non aveva mai pianto prima di allora.

"Non abbiamo bisogno di tutto questo," imprecò. Alla fine però decidemmo di accettarlo. Volevamo dare a Roberto e a Brent un'istruzione adeguata, quella di cui avevano bisogno. Ci aspettavamo poi di vivere in un posto dove accoltellamenti e sirene non fossero all'ordine del giorno, e dunque un'occasione del genere sarebbe stata troppo ghiotta per farsela scivolare tra le mani.

I politici andavano dicendo che la recessione sarebbe finita entro il '17, ma questa fu per noi una novità. SCUBA, la società che avevo creato per lavorare come guida turistica dopo aver lasciato la Marina Militare fallì quasi subito. Avrei dovuto saperlo bene. Da anni il turismo non si era mai più ripreso e la mia concorrenza, già ben consolidata, divorava ogni fetta del già piccolo mercato rimasto. Non che fossimo indigenti. Andrea, quando poteva, spesso lavorava come supplente di matematica. Facevamo poi qualche oretta extra lavorando per il servizio parcheggio, e arrotondavo infine lo stipendio presso la darsena come meccanico e come saldatore. Mi mancavano però quelle vacanze in semplicità dei primi tempi, quelle in cui cavalcavamo le onde sul surf e facevamo gite in kayak. Ridursi ad un'esistenza di debiti, buoni sconto e campioncini gratuiti non poteva certo essere chiamata "vita".

Il vero orrore consisteva nell'idea del rimorso col quale avrei finito con l'osservare la mia famiglia e di quello di cui la stessa avrebbe avuto bisogno, ma che così non avrei potuto dare.

Nel giorno che la lasciai, Andrea sostenne che non davo sufficiente peso alla mia anima. "Due anni," continuava a dire. "Non lasciarci soli per due anni."

"Ci terremmo in contatto ogni settimana" le promisi

"Due anni, Carlos. I ragazzi non saranno nemmeno più in grado di riconoscerti."

****

Per la sua visita Stenstrom decise di mettere un costume da nuoto, che era tutto ciò che indossavo anch'io. Per procedere alle riparazioni e lasciarmi il tempo sufficiente alla guarigione, i dottori mi trasformarono di nuovo in una sorta di creatura terrestre. Racchiusero la mia testa in una grossa sfera di plastica nella quale veniva immessa acqua salata. Fui posto poi su di un tavolone provvisto di condotte per recuperare i liquidi di scarto. Ben più complicato risultò invece mantenere la mia pelle al giusto grado di umidità. Le condotte per l'umidificazione tendevano a riempire la stanza di nebbia, perciò i dottori dovevano indossare grembiuli, occhialini protettivi e lunghi guanti gialli.

Stenstrom aveva una conoscenza ben più profonda della psicologia rispetto a tutta ciò.

"Che cosa posso fare per te" chiese, senza badare a troppo alle formalità.

"Scusa, capo."

"L'errore è mio. Avremmo dovuto ordinarti di abbandonare tutto quel giorno. Non è che fossimo in ritardo." La sua risata somigliava a quella di un uccellaccio spennacchiato e poteva risuonare forzata la prima volta che qualcuno l'avesse sentita. In realtà il tizio appariva maldestro - con uno stomaco da colletto bianco, il volto pallido, e le dita sempre tra i capelli o infilate nel naso. “No, davvero,” disse. “Qualsiasi cosa."

"Qualcuno mi legga qualcosa. Qualcuna di carina."

"Anche lei può andare bene se vuoi."

Avrei pensato che si sarebbe sentito troppo imbarazzato. Fui sorpreso di ritrovare l'imbarazzo in me stesso. Forse avevo trascorso troppo tempo in solitudine in quel posto. Il pensiero che seguì riguardava il mio voto coniugale, mentre il senso di colpa mi avvolse solo in seguito. Ma la mia prima reazione fu quella più naturale. Fondamentalmente non ero altro che uno storpio in questa situazione e l'idea di venir manipolato non mi eccitava affatto. Avrei certamente preferito essere masturbato, accarezzato e gongolato dal mare, rimanendo con me stesso e con i ricordi di mia moglie.
"Qualcuno che legga per me," ripetei.

Stenstrom assentì, scuotendo la testa. "Quali sono le tue preferenze? Oceanografia e biologia, giusto?" Alzandosi diede un calcio al tavolo piuttosto che darlo a me "Ti mando presto qualcuno."

Anche se in modo maledettamente cinico, non potei evitare di pensare che che stesse migliorando nella ricerca di divenirmi amico.


****

 

Contattai dunque Andrea alcuni giorni in anticipo rispetto agli accordi, nonostante le avessi rassicurata che non l'avrei fatto troppo presto. Stenstrom aveva ragione. Avevo bisogno del supporto femminile, e non c'era certo la necessità di metterla al corrente del mio ferimento.

Nonostante fosse l'ora di cena però, non era a casa,. Rispose Brent, che mi disse che Andrea stava facendo delle supplenze al college. Questa cosa mi mandò su tutte le furie. Non riuscivo a capire per quale motivo perdesse il suo tempo con un lavoro così mal pagato, specialmente adesso che avrebbe invece dovuto essere molto impegnata a sistemare la nuova casa e ad aiutare i ragazzi con la nuova scuola. Ovviamente Andrea adorava insegnare, e forse poteva non sembrarle ancora vero il fatto che ora fossimo ricchi.

I ragazzi erano invece di opinione contraria. Durante tutto il tempo della mia guarigione mi bombardarono di messaggi pieni di abbreviazioni ed emoticon che sia io che il mio computer trovammo difficili da decrittare.
Era evidente che, rispetto a quando ero con loro, spendevano molto più tempo online e stavano imparando moderni neologismi e nuovi modi di pensare. Fui felice di constatare che erano ancora entusiasti dei miei risultati, nonostante Roberto spendesse molto tempo con un nuovo sistema interattivo che aveva recentemente scoperto, e Brent mi confessò -- o forse si vantava? di essersi interessato a due siti "stim". Ammonii entrambi dicendo loro che ogni giorno, prima di tutto, avrebbero dovuto terminare i loro compiti e avrebbero dovuto lasciare da parte le tastiere. Infine gli raccomandai di uscire a giocare all'aria aperta.

Ritornare dentro l'oceano, per qualche imprevedibile ragione, mi fece sentire di nuovo bene nonostante ogni giorno, mentre coordinavo il traffico in superficie, tutto sembrasse diventare più complesso. Enormi barconi sondavano la tranquilla oscurità con spesse e lunghe trivelle di forma fallica, che affondavano in antichi letti di sedimenti, inquinando l'acustica di vaste aree marine con i loro stridori mentre penetravano tra detriti e carbonati. Nuove voci fuoriuscivano dai miei zigomi, infestandomi il cranio, e quattro nuove modifiche che sarebbero divenute presto attive mi erano state apportate con interventi chirurgici.

Questo era dunque in fin dei conti il contratto che avevo firmato. Per ogni obiettivo raggiunto mi facevo una noticina, ma la gioia che questo mi dava era puramente cerebrale e così, piuttosto che fare degli straordinari, mi accertavo di coordinare la fine del mio turno con quello delle squadre di superficie.

I momenti che preferivo erano l'uscita da e il rientro al mio rifugio, in solitudine, lasciandomi trasportare lungo la via da correnti e turbolenze, scoprendo così ogni volta nuove bellezze e nuova pace.
Penso di sapere cosa stava succedendo a casa.

La maggior parte delle chiacchiere di Brent m'inondavano con la familiarità e la tranquillità della marea: "Il Club VR ha aperto un nuovo posto giù in centro e ho un Gladiatore virtuale e avrei anche potuto averne un altro se non fosse stato che Zio Mark è un parentesi-due-punti-uguale."
Il computer stava migliorando notevolmente la capacità di riconoscere le emoticon, ma Brent ne usava un'enormità. Questa voleva dire testapiatta, pensai, oppure collo-di-pollo o qualcosa del genere. La cosa che più mi preoccupava era il tono della voce. Anche in passato infatti Brent mi aveva dato delle stoccate di gelosia.

"Chi è questo Zio Mark?" gracchiai, con le lunga dite spremute a palla.
Schiacciai il pulsante di invio con un pugno.

****

"Che diavolo sta succedendo" gridai sei ore più tardi, quando Andrea fu finalmente in linea." Dopo tutto quello che ho fatto per voi... "
La sua risposta fu immediata: "L'hai fatto per te stesso."
Fissai la forma del computer, come fosse un altro calamaro gigante, i pensieri si accavallavano e si contraddicevano nella mia testa.

"Per la fama," continuò.  "L'avventura."

"Per i soldi, Andrea!  Lo sto facendo per i soldi!"

"Avresti lasciato che ti scorticassero se il risultato fosse stato quello di trasformarti in una scrivania, Carlos? Lo hai voluto solo per essere trasformato in un pesce."

****

 

Con la prua scossa dal vento e dai marosi, il barcone si accingeva ad abbassare due turbine legate a dei cavi, una per lato del natante. Solo per sollevare dal ponte i due larghi cilindri e metterli in acqua ci vollero due ore lunghe e impegnative. Per la loro immersione ne occorsero altre cinque. Tra un piccolo intoppo e una pausa di riposo, nonostante avessimo già eseguito i test strutturali, ispezionai le tarchiate torri su cui sarebbero state alloggiate le turbine, le quali avrebbero poi vorticato attorno all'asse angolato.

Nonostante questo non riuscivo a togliermi dalla testa quei pensieri.
E uscirne adesso -- mollare tutto ora -- sarebbe stata una follia. Chirurgia della reversibilità e riabilitazione avrebbero richiesto circa un quarto del periodo contrattuale restante e a tutto avrei rinunciato tranne che al cachet per il quale avevo firmato. Avremmo perso la casa, il nostro futuro e ci saremmo ritrovati di nuovo giù in città nell'assillante battaglia per un lavoro salariato... e non sarei mai più riuscito a rientrare in alcun modo nell'organico della Aro Corporation. Né tantomeno la concorrenza avrebbe avuto alcun motivo di fidarsi di me. Una realtà dura e pura che ogni volta mi riportava allo stesso pensiero: sarei mai più stato in grado di fidarmi di lei?

Le condizioni meteo erano state a nostro favore, nonostante ciò persino un grosso pezzo di metallo da diciannove tonnellate si poteva comportare come una barchetta quando venisse sospinto dalle correnti in profondità. Quando stava per scendere la sera ci rendemmo conto di avere fatto un errore nel calcolo. Avevamo preso in considerazione alcune oscillazioni – in fin dei conti era un salto di ben quattrocento piedi – ma anziché un assemblaggio quasi simultaneo finimmo con un doppio colpo a vuoto.

Ogni piattaforma di sollevamento aveva getti che potevano essere impiegati per le correzioni finali, ma non erano abbastanza potenti da poter raddrizzare le turbine di venti metri contro le correnti.

"Siamo a venti gradi a est" dissi. "Alziamole di dieci e riportiamole indietro."
La turbina più vicina era una scultura ben levigata, avvolta in una rete di cavi che salivano su fin dove il mio sonar poteva rilevare. Le ROV, i veicoli controllati a distanza, correvano attorno o si libravano pazientemente nella zona. Quando commutai la mia vista, sfocandola per qualche istante sulla breve distanza, mi resi conto che nel mare già affollato il viavai era in aumento e le luci dei ROV sfrecciavano tutt'intorno. Con sorpresa tutto quel traffico generava solo poco rumore: solo il ronzio delle eliche dei ROV e l'arpeggio generato dalle vibrazioni della corrente contro i cavi.

La prima esplosione risuonò come se il Creatore avesse tirato un ceffone sulla superficie del mare: un cupo rimbombo mi giunse un istante dopo che la rete in VLF fu invasa da diverse voci.

"Cos'è stato, il motore?"

"Fuoco! Fuoco"

"Tutti i cavi della seconda gru sono andati persi –"

Fui testimone oculare della notizia che stavano diffondendo, quando la turbina sprofondò avvolta nella sua rete. Se si fosse abbattuta contro il pilone della gru avrebbe rovinato settimane di duro lavoro.

Nuotai più vicino pensando di usare i getti della piattaforma per mantenerla a galla o perlomeno per farla adagiare dolcemente sul fondo, ma due ROV si misero in mezzo dopo che il loro operatore ne aveva perso il controllo. Guizzai verso sinistra. Un colpo si abbatté sulla mia spalla sfregiata, intontendomi il braccio.


Mi fu assegnata una frequenza di emergenza così da collegarmi direttamente con Stenstrom. L'avrei trovato? A vedere il modo con cui i ROV erano stati disattivati c'era da pensare che la sala controllo fosse stata distrutta. Dissi "Sono Garcia -"

La sua voce vicina al panico "Puoi stabilizzare la numero due?"

"Ci sono ora. Che sta succedendo?"

"Ci stanno attaccando. Motoscafi. Il gruppo Animal Earth sta trasmettendo una di quelle cazzate ambientaliste."


Tre piccoli cilindri furono lanciati nel raggio del mio sonar. Siluri intelligenti che si muovevano rapidi. Erano di una bellezza straordinaria, della stessa bellezza attribuibile agli un gruppo di squali, rilucenti e senza esitazioni, uno sciame di testate inseguite dalla loro stessa turbolenza. Non avrei comunque attratto la loro attenzione, visto che non ero né una fonte di energia né costituito di metallo -- perlomeno non molto metallo -- ma in quella zona, l'onda d'urto delle detonazioni mi avrebbe ucciso.

Mi spinsi in giù, inabissandomi sempre più in basso.

La rigidità del braccio ferito rendeva il mio sforzo sbilenco, e mi rallentava. Il ronzio dei siluri crebbe a dismisura.

Il crepaccio era piccolo rispetto alla valle a precipizio dove incontrai il calamaro, e il suo bordo era una protuberanza di carbonati. Mi immersi immediatamente in sua prossimità, graffiandomi il fianco.

La roccia mi salvò la pelle, assorbendo l'urto dell'esplosione, ma poi quasi mi uccise quando se ne staccò un pezzo. Ero intontito e lento nei movimenti.


Il gruppo Animal Earth. Le litanie e le contestazioni alle quali ci avevano sottoposto durante i nostri lavori avevano le loro radici sullo scetticismo degli obiettivi che avevamo dichiarato. Erano dei militanti ambientalisti. Avrebbero dovuto darci supporto, e invece sparavano idiozie come l'ovvia distruzione dell'habitat marino...


Rimasi nel crepaccio per due ore, osservando intorno, ascoltando, impaurito di trasmettere sui canali a me riservati nel caso cacciatori-assassini fossero ancora in attesa di acquisire dei bersagli. Gli attacchi cessarono dopo cinque minuti, ma le comunicazioni radio rimasero incoerenti. Stenstrom tentò più volte di rimettersi in contatto sul canale di emergenza.

Provò ancora, utilizzando le frequenze generali, persino condividendo pubblicamente la sua reazione all'attacco. Uno dei motoscafi era stato intercettato dall'aeronautica militare giapponese e i sospetti furono presi in custodia. Considerato l'armamento utilizzato e la coordinazione dell'attacco, Stenstrom suggerì che l'intera faccenda era una messa in scena orchestrata dalla concorrenza operante nel settore nucleare o petrolifero, e che già c'erano state delle smentite e alcune dichiarazioni di solidarietà da parte dei rappresentanti del gruppo Animal Earth.

Alla fine decisi di iniziare la mia ascesa, spinto dal martellare delle voci che giungevano ai miei zigomi. A cento piedi di distanza notai un uomo, un corpo straziato dalle violenze e sospinto in balia della corrente. Esitammo insieme in presenza della timida luce penetrante del sole.


Infine mi voltai, dandogli le spalle.


Andrea e i ragazzi avevano tutto quello di cui avevano bisogno, ed era evidente lei non aveva alcun desiderio di rivedermi. Brent non aveva mai avuto bisogno di me, mentre per quanto Roberto... Roberto era abbastanza giovane da scordarsi di me e di continuare la sua vita. Decisi così di lasciarli pensare che io fossi morto, trascinato via dalla marea. Il rimborso assicurativo avrebbe valso loro una fortuna.

Il raggio di ricezione del segnale radio si rivelò essere di quattro miglia.
Avanzai ancora nella stupenda oscurità senza mai più consentire ad alcun intruso di entrare nel mio mondo.

1 SEa, Air, Land (Membro delle forze armate speciali della marina militare statunitense)


Fine


titolo originale: Pressure
traduzione italiana: Massimo Giraldo


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