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Watson, Ian, I figli del caos

(Warhammer 40,000: Chaos Child, ’95); "Future world" n. 19, ed. Hobby & work, 2005; edizione originale: (Boxtree, 2 edizioni, una lusso, giugno, 15,99 $, l’altra economica, dicembre, 4,99 $, tutte 259 pagg.); traduzione di Giampiero Roversi; 320 (309) pagg ., 12,50 €

Terzo e conclusivo romanzo di questa serie, derivante da un gioco di ruolo, è, come gli altri, stracolmo di azione, avventure, combattimenti e catastrofi planetarie.
Qui la compagnia dei protagonisti, senza più due dei suoi componenti originari, persi nel secondo romanzo, "Harlequin", vagano per il cosmo, ma non con una tradizionale astronave, ma seguendo una Via, dalle connotazioni quasi mistiche, creata, o utilizzata, da degli alieni, che collega tramite portali Mondi anche lontanissimi fra loro… in pochi passi.
Un’ambientazione del genere è evidente che crea le premesse per avventure a non finire, come ho appunto detto.
Ora, l’Inquisitore che ne è a capo ha come scopo quello di raggiungere un punto particolarmente magico della Via, nel quale, pare, il tempo scorra all’indietro, per poter riportare alla vita la sua Assassina, di cui, nel frattempo, si era perdutamente innamorato.
Davvero intrigante, mi è parso decisamente migliore dei precedenti, così come "Harlequin" migliore di "Draco", quasi che Waston avesse "preso la mano", a queste avventure.
E, anche, qui, si senta maggiormente il suo essere "d’autore", con la poetica di Watson che, anche se mascherata dietro a queste opere decisamente commerciali, fa capolino.
Ho detto, parlando di "Draco", che l’Imperatore, quel suo essere un faro reale di energie che dilaga nell’universo, mi aveva ricordato la sua idea del Mondo come di un’unica forza vitale essente, e, qui, questa Via, la ricorda ancor di più.
E poi il Tempo; quel suo annullarsi, nella Via, che ha infinite svolte, apparentemente senza indicazione; nel mio saggio citavo, commentandolo, un passo di "Il libro delle creature": "Interi eserciti di fantasmi si dipartono da questo momento, all’infinito."; gli infiniti sentieri fra i quali l’essere può scegliere, dal Presente.".
Esso ha un’importanza rilevante, nella sua poetica, che, anche qui, sembra riapparire.
L’accesso alla Via che salverà i nostri da un disastro planetario, è segnalata da funghi giganti, per quanto pietrificati. Il fungo, quello allucinogeno, è stato il mezzo che Watson ha usato per sperimentare stati di coscienza alterati.
Per concludere; nel parlare di "Harlequin" ho detto della difficoltà di distinguere i Buoni dai Cattivi. Ripensandoci, ho capito che la questione è un po’ più complessa; in effetti, i Cattivi, qui, sono molto fortemente connotati, come tali, ma è che vi si riflette la sostanziale incertezza di oggi, il nostro non essere più molto sicuri di nulla, percui anche nei Buoni-Buoni permane il dubbio… di esserlo. E l’incertezza su quale possa essere la parte giusta con la quale stare.

Do i dati completi di quell’altro romanzo di Watson di questa serie, ma non di questo ciclo, che ho detto, e di due suoi racconti che si svolgono in questo stesso scenario, tutti non ancora tradotti.
"Warhammer 40,000: Space Marine" (Boxtree, ’93: 3.99 £, 264 pagg.)
"Warped Stars" e "The Alien Beast Within", in "Warhammer: Deathwing", a cura di Neil Jones e David Pringle (GW Books, ’90: 8.99 $, 257 pagg.), poi (Boxtree, ‘93)

Aggiunto: September 10th 2006
Recensore: Marcello Bonati
Voto:
Link correlati: Ian Watson, riprendersi la realtà
Hits: 705
Lingua: italian

  

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