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Lem Stanislaw, Il castello alto

(Wysoki zamek, ’66), "Varianti", ed. Bollati Boringhieri, 2008, traduzione di Laura Rescio, 15,00 €, 144 pagg.; ed. or.: (Varsavia, Mon, ’66)

Autobiografia dell’autore da bambino, è un bellissimo, intenso libro, pieno di saggezza.
L’unica limitazione che si è posto, ci dice Lem, è stata quella del ricordo; ci racconta, dunque, tutto quello che si ricorda, di lui bambino.
Ed è davvero incredibile come sia affilata la consapevolezza con la quale si riesce a capire. Come riesca a cogliere dove la sua coscienza di adulto stia aggiungendo cose che non avrebbero potuto essere del bambino che è stato.
Fra le moltissime cose che ci racconta, due sono sviluppate molto di più delle altre: la sua mania di coniare tessere, e la sua passione per le invenzioni.
Le tessere erano lasciapassare, certificati di donazioni, di un mondo immaginario al cui centro stava "…un segreto mai nominato…" (pag. 104), per accedere al quale bisognava esibire il timbro principale, un "…Segno in Sé Segreto, cioè una Cifra Senza Chiave…" (pag. 106).
Tutto il libro è pervaso dal travaglio dell’autore, che si riverbera anche nelle sue opere di narrativa, fra la fede e il nichilismo.
La memoria, poi, che in un certo senso, quindi, ne è al centro, viene detta molto bene, molto poeticamente, nel capitoletto conclusivo: "…riluttante, svela interamente i suoi tesori soltanto di notte, nella cieca incoscienza del sonno, mentra da sveglia è altera e avara, dà risposte a brandelli degne della Pizia, che bisogna decifrare con fatica, riempiendo di congetture i vuoti spalancati, andando contro al suo cocciuto silenzio e rinunciando a spiegare, quando è impossibile…" (pag. 138).
Dunque, anche se certo di meno facile lettura della sua narrativa, risulta una lettura davvero piacevole, piena di spunti di riflessione.

Aggiunto: November 15th 2008
Recensore: Marcello Bonati
Voto:
Link correlati: Stanislaw Lem - un superamento del nichilismo
Hits: 483
Lingua: italian

  

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