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Vonnegut Kurt, Ricordando l''apocalisse

(Armageddon in Retrospect, 2008), "I narratori", ed. Feltrinelli, 2008, traduzione di Vincenzo Mantovani, 16,00 €, 192 pagg.; ed. or.: (Putnam, aprile: 24.95 $, 234 pagg.)

Un’antologia postuma, curata dal figlio Mark ("Introduzione", pagg. 7-14), del grande Vonnegut: "…per la maggior parte non datati e tutti inediti…" (pag. 14).
Si inizia con tre saggi; una lettera ai genitori, da un campo della Croce Rossa di Le Havre, nella quale descrive, molto rapidamente, quanto gli è accaduto: "Da: soldato scelto K. Vonnegut jr., 12102964, esercito degli Stati Uniti" (Pfc. K. Vonnegut, jr. 12102964 U.S. Army; pagg. 15-18); un discorso che aveva scritto poco prima di morire, e letto dal figlio: "Kurt Vonnegut a Clowes Hall, Indianapolis, 27 aprile 2007" (Vonnegut's Speech at Clowes Hall, Indianapolis, April 2007; pagg. 19-32), in cui, come al solito, spazia un po’ su tutto: "Tra battute e freddure, nella tradizione dei grandi umoristi americani alla Mark Twain, vengono sfiorati molti argomenti: religione, scienza, selezione naturale, tortura, pena di morte, cambiamento climatico, Marx, comunismo, capitalismo, Cina e Usa e razzismo…" (terza di copertina); e "Da tutte le strade si innalzeranno i lamenti" (Wailing Shall Be in All Streets; pagg. 33-42); un racconto particolareggiato della sua drammatica esperienza a Dresda, un po’ come nel decimo capitolo di "Destini peggiori della morte".
Poi vengoni i racconti. Di cui solamente il primo e l’ultimo fantastici.
Uniti comunque da un filo conduttore che è poi ciò che caratterizza maggiormente l’intera sua opera: l’antimilitarismo. 

-"Gran giorno" (Great Day, pagg. 44-60)-in un 2037 con la Terra ormai unificata in un’unica nazione, non ci sono più guerre.
Ma i generali pazzi si. E, quindi, si va nel 1918, a confondere le idee ai tedeschi, che, vedendo i fantasmi venuti dal futuro, a cui non possono fare nulla, e viceversa…
Ancora un racconto fortemente antimilitarista, dunque, nel quale si dice sia la follia della guerra che l’utopia di un mondo nel quale non ci sia più "…tutti come fratelli dappertutto, pace perenne, nessuno che ha fame, nessuno che ha paura." (pag. 60).

-"Cannoni prima del burro" (Guns Before Butter; pagg. 62-75)-racconta di tre prigionieri americani nella Dresda distrutta dal bombardamento, e di una guardia tedesca. Esperienza che, come ben sappiamo, l’autore ha realmente vissuto.
Ma che non si sofferma su tutte quelle morti, quel disastro, che rimane quasi in sottofondo, mentre, ciò che vi si racconta, è la fame dei protagonisti. Che si esplica in un continuo raccontarsi ricette di piatti succulenti, o, comunque, di ciò che si vorrebbe mangiare.
E dell’amicizia che sorge con la guardia tedesca, che va al di là dell’essere di eserciti in guerra fra di loro.

-"Buon compleanno, 1951" (Happy Birthday, 1951; pagg. 77-83)-un vecchio e un ragazzo riescono a stare fuori da una guerra, nascondendosi.
E il vecchio vuole far capire quanto sia importante la pace, al ragazzo. E lo porta in un luogo tranquillo, isolato, lungo un fiume.
Ma il ragazzo ha visto un carro armato in rovina, e, mentre il vecchio dorme, vi entra, e gioca alla guerra.
È ancora troppo giovane, e non capisce: "Sei troppo piccolo, troppo piccolo per capire cos’è questo che stò cercando di darti. Ma quando sarai più grande ti ricorderai, e vorrai tornare qui…" (pag. 82).

-"Su con la vita" (Brighten Up; pagg. 85-92)-ambientato, anche questo, in un campo di prigionieri di guerra di Dresda, è incentrato sulle possibilità di cavarsela in situazioni estreme che il fregarsene delle norme etico-morali può dare.
Un compagno di sventura, infatti, non esita a proclamarsi antisemita, pur di avere dei previlegi.

-"La trappola dell'unicorno" (The Unicorn Trip; pagg. 94-108)-assolutamente non fantastico, anche se il titolo lo potrebbe far pensare, racconta invece di come Roberto l’Orribile, normanno di Guglielmo il Conquistatore, finisca miseramente nella trappola di una famiglia di servi della gleba.
Cho, così, scamperanno dall’impiccagione, e avranno da mangiare e vestirsi.
La trappola è dell’unicorno in seguito ad una sorta di tacito accordo nel ritenere possibile che vi si potesse catturare un simile mitico animale: "Sapevano bene… che non c’erano unicorni in Inghilterra. Ma avevano deciso di fingere di credere a questa favola: di vivere come se gli unicorni esistessero; come se un giorno o l’altro… potesse catturarne uno; come se la loro misera famiglia presto avrebbe potuto rimpinzarsi della carne di quell’animale, vendere il prezioso corno per una fortuna, e da allora vivere felice e contenta." (pag. 96).
L’unicorno è simbolo di purezza: il padre di quella famiglia avrebbe dovuto essere impiccato, avendo deciso di restare fermo nei propri principi, piuttosto che vendersi all’invasore.
Un po’ il contrario che nel racconto precedente.

-"Milite ignoto" (Unknown Soldier; pagg. 110-112)-un padre racconta di come sua figlia sia stata premiata come prima nata nel nuovo millennio a New York. E di come sia poi morta a sei settimane.
Del fatto di tutto il clamore attorno a lei alla nascita, e l’assoluta indifferenza alla sua morte: "Chi ha voglia di assistere al funerale dei prossimi mille anni?" (pag. 112).
Una sferzata alla mania americana per lo show business.

-"Spoglie" (Spoils; pagg. 114-119)-anche questo prende spunto dall’esperienza dell’autore a Dresda; racconta, infatti, di un gruppo di prigionieri americani in germania, all’arrivo dei russi.
Delle razzie dei vincitori, che se ne sentivano giustificati: "Siete i vincitori, è evidente, e avete diritto a tutto quello che volete." (pag. 117).
Ma il protogonista uccide e squoia un coniglio che poi capisce essere l’amico di un bambino tedesco invalido. E si porterà a casa soltanto "…una sciabola della Luftwaffe arrugginita e tutta storta." (pag. 115).

-"Solo tu e io, Sammy" (Just You and Me, Sammy; pagg. 121-140)-una sorta di mix fra "Su con la vita" e il precedente, vede, ancora, i prigionieri americani in Germania all’arrivo dei russi.
Uno che aveva fatto il collaborazionista, spaventato non si capisce per cosa, chiede ad un compagno, anch’egli rosso di capelli, di andare con lui a cercare sigarette e cibo, aspettando chi arrivino i russi.
È perché, dice, vuole cambiare identità, per non essere processato. Ma, si scoprirà alla fine, perché non era un soldato americano. Era un americano di origini tedesche che, all’inizio delle imprese di Hitler era tornato in patria.

-"La scrivania del comandante" (The Commandant's Desk; pagg. 142-160)-in una cittadina della Cecoslovacchia liberata dall’occupazione nazista arrivano gli americani.
E un vecchio li attende con un’aspettativa decisamente sproporzionata: non saranno quello che si aspettava, ma pieni di livore per tutto quello che avevano passato.
E "La durezza degli americani, la loro insensibilità, era molto superficiale, e sotto c’era una forte apprensione." (pagg. 150-1); il complesso d’inferiorità americano per la loro mancanza di retroterra culturale rispetto agli europei: "…potevano essere messi facimente in imbarazzo dalle donne o dagli uomini anziani che gli tenevano testa come un papà o una mamma e li sgridavano per quello che facevano." (pag. 151).
Ma poi il comandante livoroso se ne va, e ne rimane uno appena arrivato (dallo stesso cognome di uno dei prigionieri di "Cannoni prima del burro"), senza il peso della guerra sulle spalle: "Io non ne ho viste abbastanza per odiare." (pag. 159).

-"Ricordando l'apocalisse" (Armageddon in Retrospect; pagg. 162-181)-l’altro racconto fantastico, dice di come l’umanità possa farsi prendere da impazzimenti collettivi con una facilità sconcertante.
Un miliardario americano si fissa con l’idea di seguire la teoria di uno psicologo squinternato: "…credeva che i malati di mente fossero posseduti dal demonio." (pag. 163).
Buttando tutti quandi i suoi soldi, si mette alla ricerca di un modo per catturare il demonio. Sfortunatamente un esperimento sembra dare dei risultati: i vari metodi di cura dei pazzi sembrano tenerlo lontano.
E il mondo impazzisce: "Il problema non erano i russi o gli americani o i cinesi o gli inglesi o gli scienziati o i generali o i finanzieri o gli uomini politici o, sia lodato Iddio, gli esseri umani di ogni parte del globo, poverini. La gente era a posto, sveglia, dignitosa e innocente, ed era il diavolo che faceva inacidire le loro generose iniziative." (pag. 170).
Ma la buriana non può che passare rapidamente.
L’unico dei ricercatori che credesse veramente a quanto faceva, però, ha un’altra idea. E catturerà davvero, con una messa nera, il demonio, dentro di se.

A dire il vero, non è che la qualità dei racconti sia altissima. Viene un po’ il sospetto che siano rimasti inediti in quanto non ritenuti adatti alla pubblicazione dallo stesso autore.
Rimangono comunque dei Vonnegut, e in quanto tali, decisamente degustabili.
L’introduzione del figlio Mark è piena di anedotti divertenti, e non solo. Certo sarebbe stato meglio se fosse stato possibile sapere in che anni siano stati scritti.
Di Vonnegut è stato tradotto recentemente anche un altro racconto, "Der arme dolmetscher" (idem, ’55), da "Bagombo Snuff Box", ’99, in "Nova sf*" n. 78, ed. Elara.

Aggiunto: November 20th 2008
Recensore: Marcello Bonati
Voto:
Link correlati: La satira al vetriolo di Kurt Vonnegut
Hits: 1376
Lingua: italian

  

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