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L'ostinato silenzio delle stelle


L'ostinato silenzio delle stelle, di Massimiliano Malerba, "Memorie dal futuro" n. 3, ed. Wildboar, 2013, 126 pagg. 9,00 €


Ecco dunque che, dopo "Domani forse mai", di Francesco Troccoli, dell’anno scorso, torna questa collana dedicata ad autori che si siano particolarmente distinti, con le loro partecipazioni ai premi RiLL.

Vi ritroviamo, quindi, i tre già precedentemente editi nelle antologia di quel premio, e sei inediti.

Premettiamo che la qualità è decisamente buona.


-"All'alba" (pagg. 9-18)-in un Giappone non precisamente collocato temporalmente, il giovane rampollo di una casata stà per affrontare in un duello rituale il suo pari di un’altra, casata.

In qualche modo, è "… il Vero e il Giusto…", mentre l’avversario "… l’oscurità dell’abietta immoralità".

Ma c’è ben altro, nell’aria: immensi eserciti si stanno ammassando al confine, eserciti di quell’altra casata; dai quali è stato catturato un Kagebushi, un guerriero-ombra: "I suoi attendenti non avevano trovato la minima traccia di vita dentro il Kagebushi: solo una complicata trama di ingranaggi d’acciaio temprato…" (pag. 17).

La battaglia ha inizio, e, come si era detto il figlio ucciso, in quel duello, non dall’avversario che avrebbe dovuto essere, ma da uno di quei demoni, anche il padre si dice: "l’uomo Giusto non può morire." (pag. 18).

Molto belle le descrizioni degli allenamenti e, poi, del duello, con tutto il senso del sacro legato all’azione tipico della religione/filosofia giapponese, così come anche di tutta la vicenda.

Non si capisce però bene cosa si voglia dire; sembrerebbe, quasi, che il Bene, pur se tale, è possibilmente sconfiggibile, dal Male, per quanto, anch’esso, sia tale.

Anche se lo fa in maniera disonorevole, anche se il Bene si difende, invece, onorevolmente.


-"Il funzionario" (pagg. 19-28)-vedi il mio commento a "Il funzionario e altri racconti".


-"L'ombra" (pagg. 29-37)-horror/fantastico nel quale un uomo, solo in casa, segue… la sua stessa ombra. L’ombra di sé stesso "Un minuto nel futuro" (pag. 36).

Solo che non lo sa, che lo capisce all’ultimo, quando ormai è troppo tardi, ed il terribile destino che ha appena visto accadergli… gli accade.

Molto buona la suspance che vi si riesce a creare, e l’idea che lo sorregge è piuttosto innovativa, o, perlomeno, lo è nel contesto orririfico nel quale è posto.


-"Le stelle d'inverno" (pagg. 38-43)-vedi il mio commento a "Cronache da Mondi incantati"


-"L'ostinato silenzio delle stelle" (pagg. 44-65)-prettamente fantascientifico, vede un uomo che viene risvegliato da un lungo sonno criogenico nel quale ha fantasticato di essere… un altro, uomo.

E riprendere lentamente coscienza di sé, di dove è; e di con chi, è. Ma gli tornano solamente i ricordi, di sua moglie, non l’affetto; troppo poco tempo, ce ne vorrebbe di più.

E devono riaddormentarsi, seguitare a vivere una vita indotta, che non li faccia impazzire, diretti, per un tempo infinito, verso una civiltà aliena che si è fatta sentire, che ha chiamato a sé.

Si riaddormenterà, e diventerà… un altro.

"E chi mi dice che non sia un sogno tu, Kiriko? Come fai a sapere di essere sveglia, di essere insieme a me su una nave immersa nel vuoto interstellare… Come fai a saperlo? L’hai detto tu, Kiriko: quando dormi, giureresti che quello che stai sognando è la realtà." (pagg. 57-58).

Il sognatore che sogna di sognare. Ancora un tributo alla religione/filosofia giapponese.

Molto buono, molto dickiano, con l’incertezza sulla realtà ontologica a fondo di tutto.


-"L'uomo lunare" (pagg. 66-74)-un giornalista di un giornale scandalistico ha notizia di un romano che sostiene di essere stato il primo uomo a mettere piede sulla Luna. E va per intervistarlo.

Il racconto è tutto qui, con l’atmosfera, vivida, di quartiere.

L’uomo racconta che c’era lui, con altri due romani, sull’Apollo che sbarcò il primo uomo sulla Luna, ma senza spiegane nulla a riguardo del perché… tutti pensano che ci siano stati degli americani!!

Il giornalista scriverà il suo pezzo, e concluderà: "... era proprio vero: che i sogni sono un idrocarburo vitale, la linfa oleosa dei muscoli che ci sostengono in piedi e ci fanno sguainare il cuore: il liquido motore dell’umanità. E che senza i sogni rabbiosi, vivi, di uomini come quello, nessuno, né oggi né mai, avrebbe lasciato la triste voliera che ci avvolge dalla nascita, per librarsi verso uno spazio più grande." (pag. 73).


-"Il colloquio di lavoro" (pagg. 75-82)-fantastico in senso lato, vede solamente, appunto, un colloquio di lavoro.

Solamente che, questo, si svolge seguendo, come si trattasse di un incontro di scherma, colpi di attacco e di difesa che vengono, di volta in volta, detti: "Quali sono le possibilità di crescita professionale?". Stoccata riversa, sulla zona percettiva Piaget." (pag. 79).

A dire il vero non vi si ottiene un gran risultato, troppo involuto, e di difficile, appesantita lettura.


-"Nella notte assetata" (pagg. 83-90)-vedi il mio commento a "Il funzionario e altri racconti".


-"Corrispondenze" (pagg. 91-113)-due ragazzini, amici per la pelle, pensano di poter verificare se l’idea di uno di loro di inventare, da grande, una macchina del tempo, si verificherà.

Sotterrano una lettera, in una cassetta sigillata, nella quale dicono a sé stessi nel futuro, e ai loro collaboratori… di mandargli una conferma.

E, incredibilmente, ne ricevono risposta.

Quella che sarà la moglie dell’inventore gli dice che inventerà si, la macchina del tempo, ma che morirà di cancro al colon.

Entrambi pensano che sia uno scherzo dell’altro, ma il futuro inventore decide di mandarsi un’altra lettera, nella quale dice di voler seguire le indicazioni che la sua futura moglie gli ha dato per evitare di morire in quel modo.

E anche a questa, vi è risposta.

Leggono che, scampata la morte, diventerà intrattabile, e che lei, e quell’amico che sarà rimasto tale, decideranno di ucciderlo.

Ma sono entrambi troppo giovani per prendere troppo sul serio tutto ciò; comunque, quell’incredibile esperienza gli avrà portato qualcosa, e non dappoco: "… di una cosa era certo: non è detto che il futuro sia già scritto. (…) No, non è affatto detto. Di questo Alberto era sicuro: nulla, in realtà, è scritto davvero. Tutto, al contrario, è suscettibile di cambiamento. (…) A pensarci, davvero non gli importava poi molto. In quell’istante, l’unica cosa che gli interessava era il suo amico…. La sua falsamente ostentata sicurezza di tredicenne." (pagg. 111-112).


Visti i racconti possiamo quindi dire che la qualità della scrittura del Malerba, come avevamo premesso, è buona, e che lo è sia stilisticamente che, cosa importante, trattandosi di fantascienza, per innovatività delle idee.

Il viaggio nel Tempo è predominante (se andate a vedere, è anche in "Nella notte assetata"), sempre trattato in modi piuttosto originali.

Come temi umani, non c’è un vero e proprio tema base, che si ritrovi in più opere; il Bene possibilmente sconfiggibile dal Male, l’incertezza su cosa sia il Reale, o, quantomeno, su quale valenza possa avere il Sogno, nei confronti col Reale, l’umanità della passione come propellente per i sogni che poi possono tramutarsi in realtà, e l’amicizia come qualcosa di talmente importante da far passare in secondo piano problemi ben più gravi.

Ma, forse, un pensiero sul libero arbitrio vi è più sviluppato: se in "L’ombra" il destino sembra ineluttabile, da potersi solamente accettare per quello che è, in "Corrispondenze", invece, si dice che nulla è già scritto, che possiamo cambiare, il nostro destino.

Sembra essere un pensiero che, per l’Autore, abbia una certa rilevanza.

Rimane, comunque, un esordio più che promettente.

Il volume è completato da una premessa di Alberto Panicucci, "Le stelle ci guardano" (pagg. 7-8), da un’intervista all’Autore, raccolta ancora dal Panicucci, "Il mio nome è Massimiliano Malerba e queste sono le mie storie" (pagg. 114-118) e da "XX Trofeo RiLL", sul prossimo premio dell’associazione (pagg. 119-121).






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