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"Enciclopedia della fantascienza" n. 16, ed. Fanucci, '86, 375 pagg., 30.000 £ (15,49 €); © by Fanucci Editore

HEROIC FANTASY



Ed eccoci a parlare anche di questa terza antologia di Heroic fantasy italiana curata da Gianni Pilo per la Fanucci.

A corredare criticamente il volume, oltre all'introduzione, "Fantasia eroica: ovviamente... italiana" (pagg. 7-10), alle consuete presentazioni ai singoli racconti e al breve discorso su Alessandro Bani, "Le illustrazioni" (pagg. 13-4), che illustra, stupendamente, anche questo volume, del buon Pilo, c'è il saggio di Domenico Cammarota "Ancora sulla fantasia eroica" (pagg. 359-375), una specie di continuazione, dice l'autore, ai due apparsi nel primo di questi volumi. Un pò troppo spezzatato, tratta di molti argomenti, come una critica alla critica di Sebastiano Fusco, nella fattispecie ai due articoli apparsi nei precedenti volumi, il ribadire il discorso sull'assurdità, inconsistenza e inqualificabilità della: "...pretesa di volersi impossessare per oscuri fini di temi e tematiche popolari come quelli del fantastico..." (pag. 365) da parte della destra, del concetto di Mito, della figura dell'eroe in Conan il barbaro e Eric di Melnibonè, di tre più o meno sconosciuti autori italiani di Fantasia Eroica, per concludere con un concetto abbastanza interessante: "Una delle frasi più citate e abusate di J.R.R. Tolkien, recitava che il concetto di evasione era da esaltarsi, non come la diserzione del limite delle proprie possibilità, ma come la sacrosanta fuga del prigioniero dalle prigioni del reale, verso il reame della fantasia... Oggi è vero il contrario: evadere significa svincolarsi dai simulacri fantastici (che possono e vogliono assumere i veri contorni del reale) del sociale, per calarsi nella realtà nascosta che ci pervade e ci circonda inesorabilmente." (pag. 375).

Ma andiamo a vedere cosa ci riservano i vari racconti qui compresi.


-"Sotto il segno di Tau", di Donato Altomare (pagg. 17-36); come "I tre sei del maligno", apparso nel precedente "Magie e stregoni", anche questo racconto fa parte del ciclo del Cavaliere di Tau.

Ma contrariamente a quello, scarso, questo è abbastanza buono, e si svolge quasi interamente all'interno della mente dello Stregone, dove il nostro eroe combatte una battaglia disperata prima con un suo doppio e poi con una miriade di mostri: "...esiste nella mente di ciascun essere vivente un luogo indescrivibile nel quale avvengono fatti inenarrabili e sconvolgenti. Un luogo dove prendono corpo i sogni più reconditi e nascono gli incubi più repellenti." (pagg. 28-9).

Ovviamente si salva, ma visto che non è l'episodio conclusivo, non uccide lo Stregone. C'è anche una bella trovata, risolutrice del duello col doppio.

-"L'incantesimo di Curtea de Arges", di Claudio Asciuti (pagg. 39-72); racconto lungo che, con i precedenti due delle prime antologie, compongono il ciclo di Julius Cel Ucigas.

Come ho già avuto modo di dire, lo stile di Asciuti è veramente ottimo, e anche qui si esprime veramente al meglio.

In questo episodio della lotta senza fine fra Giulio l'uccisore e la Morte, si narra di un uomo che, dopo aver costruito un monastero ed averci seppellita viva la propria moglie incinta nelle fondamenta, muore nel tentativo di volare con delle ali da lui costruite, che risorge per vendicarsi, così come la moglie.

Giulio è perseguitato da un Succube: "...una creatura del demonio che assorbe l'energia degli uomini... che può trasformarsi in donna e avere un rapporto..." (pag. 51), e alla fine, vincitore, lascia sua moglie e si avvia verso altre avventure.

Il protagonista, ormai lo sappiamo, è un personaggio a tutto tondo, con uno spessore psicologico davvero notevole, e la narrazione procede lineare e con una straordinaria coerenza interna.

-"Terenzio verrà", di Tullio Bologna (pagg. 75-101); facente parte del Ciclo dell'Esarchia, di cui ho parlato a proposito de "Le quattro porte", in "Spade e incantesimi".

Anche questo racconto conferma il fatto che questo ciclo comprenda racconti alquanto eterogenei, nel senso che non c'è, come capita di solito all'interno di uno stesso ciclo, un eroe unico, ma l'elemento unificatore è più che altro l'ambientazione, un alto medioevo italico alternativo.

In questo assistiamo ad una metamorfosi prodigiosa, per cui l'idealismo di un adolescente fa tornare in vita un mitico generale.

È nettamente diviso in due parti, con a protagonisti, rispettivamente, l'adolescente ed il generale, divise dall'accadimento prodigioso: "...il suo corpo... subiva inesplicabili mutamenti." (pag. 92).

Decisamente migliore la prima, in cui il carattere del protagonista viene dipinto molto bene.

-"Il trono di Llogra", di Fabio Calabrese (pagg. 105-21); abbastanza corto, tanto da essere tutto incentrato nel finale, in cui viene rivelato un fatto di cui erano stati fatti trapelare precedentemente vari indizi.

Decisamente di sapore weird fantasy.

-"Il volto di Aceldama", di Domenico Cammarota (anche in "Storie di diavoli", a cura di Gianni Pilo, "Grandi tascabili economici: I Mammut" n. 56, ed. Newton Compton, '97; pagg. 125-71); abbastanza buono, narra, in un certo senso, di un Avvento, ma del: "...Caos, che su questo mondo chiamano Satana, il Demonio..." (pag. 169), che viene sulla Terra per controllare la Morte: "Sono sceso sulla Terra... per verificare personalmente tutto quello che fai." (pag. 170).

In ogni modo, la narrazione si dipana con tutti gli stilemi dell'Heroic Fantasy, ambientata in un medioevo europeo alternativo, in cui vengono saggiamente distribuiti particolari che rivelano abbastanza presto, al lettore abituale, la vera identità del protagonista: "...scagliavano perfino dei molossi feroci contro di loro, che però, non appena ebbero fiutato Donato, scapparono indietro con la coda fra le gambe, uggiolando di terrore." (pag. 143); "Non appena... furono a contatto con la pelle di Donato, le quattro bestie calmarono immediatamente il loro furore, tornando mestamente sui suoi passi, con la coda fra le gambe, uggiolando lugubremente." (pag. 151).

C'è un buon crescendo di tensione, che esplode in un finale fortemente fantastico, con la presenza anche niente di meno che di un Basilisco.

Come ormai siamo abituati a sapere, lo stile del Cammarota è spesso molto crudo.

-"I giocatori dell'impero", di Adalberto Cersosimo (anche in "The time machine" n. 3/'81; premio Italia '80; pagg. 175-96); facente parte del ciclo dell'Impero ("La battaglia di gola del vento", ("Nova Sf*" n. 26, ed. Libra, '74, "Verso le stelle" n. 5, ed. Solaris, '79, e in appendice a "La saga del mondo dei ladri", ed. Fanucci, '87-premio Nova '74) e "Dove sono le nevi" ("Verso le stelle" n. 4, ed. Solaris, '79, in "Nova Sf* Speciale" n. 1, ed. Libra, '80, e in appendice a "La saga del mondo dei ladri", a cura di Robert L. Asprin, "Enciclopedia della fantascienza" n. 18, ed. Fanucci, '87-premio Italia '79, Premio Europa Special), è suddiviso in brevi capitoletti, alternanti eventi passati e presenti, al testo, ed è incentrato su alcuni poteri paranormali, quali la telecinesi, e su una strega che ne ha uno insolito e potente: "Lei influenza gli avvenimenti che le accadono intorno secondo uno schema prestabilito." (pag. 192)

-"Kali-Yuga", di Enzo Conti (pagg. 199-211); ambientato in un'India mitica, in cui si compie il passaggio dalla terza all'ultima Era, per mano di dèi e uomini.

Assolutamente centrale l'elemento erotico, con una scena davvero moto calda che è il vero centro del racconto.

La fantasy di Conti ha molto frequentemente questi elementi mitico-religiosi, e in questo, può ricordare Zelazny, nel suo piccolo.

Davvero raffinato lo stile, permeato di misticismo e, appunto, erotismo.

-"Il castello di regina", di Luigi Cozzi (pagg. 215-22); brevissimo, è davvero molto particolare.

Infatti è un racconto che, partendo dalla nostra realtà quotidiana contemporanea, arriva gradualmente a sconfinare nel fantastico.

Stilisticamente davvero molto buono, nasconde nelle sue pieghe un significato allegorico sul rapporto uomo-donna e uno sull'alienazione che la nostra civiltà ci dà. E questo è davvero molto, per un racconto di Heroic Fantasy, dove, nei casi in cui una certa critica sociale ci sia, ed è raro, essa è celata dietro ad allegorie ben più complesse da decifrare, se l'intero racconto si svolge in un secondary world.

-"L'ultimo dio", di Nicola Fantini (pagg. 225-50); racconto che viene molto ben definito da Gianni Pilo nell'introduzione, di: "...Fantasia Eroica... di tipo teologico..." (pag. 225).

Ed in effetti, tratta della riscoperta, in un futuro lontanissimo, della Bibbia, in un mondo dominato da Oligarchi tirannici e mentitori, in fatto di teologia, da parte del giovane discepolo dell'ultimo Maestro.

-"I giardini di Gilgamesh", di Angelo Mazzarese (pagg. 253-90); fantasy umoristica, che narra di uno dei plot più classici, ovvero di un uomo nostro contemporaneo che varca: "...una Soglia, attraverso la quale era balzato nel tempo e nello spazio verso un posto da favola." (pag. 264).

Devo comunque dire di non apprezzare particolarmente questo tipo di umorismo un pò troppo grossolano. Lyon Sprague De Camp insegna...

-"Avventura a Gudraj", di Lucia Pallotta (pagg. 273-90); racconto piuttosto deludente, tutto avventura, poca caratterizzazione dei personaggi e scarso inquadramento della quest del classico oggetto magico, da parte dei soliti eroi, che ne è al centro.

-"Il labirinto della morte", di Gianni Pilo (anche in "Sf...ere" n. 18, '81; pagg. 293-306); altro racconto del ciclo della Storia Galattica, di Science Fantasy, sempre presentato da Sebastiano Fusco.

C'è veramente poco da dire; ripeto solamente che questi racconti sono veramente puerili, l'idea, la rivelazione galattica che un pianeta è finalmente giudicato idoneo a far parte della Civiltà Galattica, è quanto di più banalmente trito e ritrito ci sia, e poi, soprattutto, lo stile è veramente pessimo, involuto, più che altro.

Gianni Pilo ha fatto veramente un ottimo lavoro curando questa serie antologica, ma poteva risparmiarci di inserirvi questi suoi lavori.

-"Il sentiero dei due cieli", di Mariano Rampini (pagg. 309-35); racconto facente parte di quel ciclo della Caduta dell'Impero di cui faceva parte anche il bel "La lungo ombra della notte", di cui abbiamo parlato a proposito di "Magie e stregoni".

Narrato in prima persona, è molto introspettivo, con frequenti divagazioni di carattere etico e morale, ed, in effetti, la vera azione del racconto si svolge proprio nell'inner space del protagonista.

È, questo, uno di quei rari racconti di H.F. che dicevamo, in cui una critica sociale, qui alle dittature, viene fatta trapelare da trame totalmente avulse dal nostro contesto sociale. Lo stile e l'atmosfera che si respirano nel leggerlo sono molto soffuse, direi tristi, e non è certo un caso se uno dei coprotagonisti di maggior peso si chiami, appunto, Tristezza.

-"Tu che non credi alle carezze del vento", di Donato Altomare (pagg. 339-55); a chiudere questa antologia c'è, come ad aprirla, un racconto di Altomare, ma questo non è affatto di Heroic Fantasy, ma bensì della più classica fantascienza.

Pilo dice di averlo voluto inserire per far notare come Donato scriva in modi assai differenti i suoi racconti sia di fantasy che di fantascienza, e ha voluto così accostare i due generi.

Costruito con frequenti spezzoni di poco antecedenti inseriti in mezzo ai dialoghi, che li chiarificano, è la storia di una razza di cyborg che altro non sono che ciò che è rimasto dell'umanità annientata da un disastro ecologico... o quasi.


Ora, avendo esaminato anche questi racconti, mi sembra di poter fare una mia considerazione personale: la fantasy nostrana può, come abbiamo visto, se intraprende vie innovative, o per lo meno, rinfresca vie classiche, essere decisamente buona; c'è il rischio, secondo me, che invece ci si inaridisca nell'imitazione di modelli classici, di stilemi abusati che, se non se ne hanno le capacità, come per alcuni è, produce risultati spesso scadenti.

Sempre secondo me, due sarebbero i modi per innovare la nostra fantasy, in parte già intrapresi dai migliori: italianizzandola maggiormente nelle ambientazioni e nei personaggi, e andando a scavare più approfonditamente nell'inner space, dove credo si possano combattere molte eroiche battaglie, magari più vicine a noi come gusto, come propensione culturale.


Originariamente in "Alpha Aleph extra" n. 1, agosto '93


Le altre antologie heroic fantasy della Fanucci, in ordine cronologico:


"Spade e incantesimi"

"Magie e stregoni"

questa

"Daghe e malie"

Vedi anche "Le spade di Ausonia", "I guerrieri di Ausonia", "Fantasia eroica italiana" e "Le armi e gli amori"






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