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ed. del Grifo, '96, aprile '96, settembre '97, 253 pagg., unicamente spedito agli abbonati

FANTASTICO



I racconti vincitori della 10° e 11° edizione del Premio "Città di Montepulciano", del '95 e del '96, sono stati raccolti in quest'altro numero della rivista dell'Associazione.


Edizione '95.

Dei racconti di quell'edizione, qui, non si fa cenno alcuno di vincitori, classificati, categorie, tranne che per il racconto dell'Odone.


Di Maurizio Antonetti.

-"Il moscone e la genetica" (pagg. 11-2),in cui il problema che assillava uno studente viene risolto da un moscone, in una maniera che sfida ogni legge delle probabilità.

-"Metafore" (pagg. 13-5), molto bello, in cui si crea un'atmosfera veramente drammatica per mezzo di alcuni dei topoi classici della letteratura dell'orrore: la casa isolata e deserta (con tutti gli ammennicoli del caso), e, ancor di più, il Tempo Circolare, chiuso, in cui i protagonisti, alla fine, si accorgono di stare vivendo.


-"L'assoluzione rubata", di Lorenzo Biggi (pagg. 20-9), storia, anche questa, dell'orrore, in cui, anche qui classicamente, ad un uomo che giunge in un paese per ereditare un antico castello, viene raccontata una storia; di un'improbabile furto di un'assoluzione, appunto, e di un demone che divorò un suo avo.

Una parte essenziale vi gioca il linguaggio che vi si usa; estremamente arcaico ed involuto.


-"Il campo delle parti", di Francesco Cocon (pagg. 32-9), che comincia come il più classico dei polizieschi, per, poi, scivolare lentamente nel fantastico; infatti, i ritrovamenti di parti di corpi che, in un primo tempo, si erano pensati, normalmente, indizi di un omicidio, si rivelano, invece, essere... delle crescite spontanee!!

Crescono come fossero vegetali, in un comunissimo campo di periferia: "...quelle braccia e quelle teste non appartenevano a nessun corpo umano, perché erano, in qualche modo illogico ed innaturale, prodotte dal campo." (pag. 36).

Bella risposta psicologica del protagonista: "Nella totale, e forse per questo giustificante assenza di una spiegazione razionale, la sua mente aveva riposto tale fenomeno in quel limbo in cui si riversano, soprattutto da bambini, quegli inspiegabili stupori attribuiti alla forma inquietante di un ramo ritorto o da una butterata parete di pietra." (pagg. 38-9).


-"Zona d'ombra", di Luigi De Pascalis (pagg. 42-59), un peplum, ambientato all'epoca dei romani, in cui, più che raccontare una storia, si fa un discorso metaforico, dicendo del sovrapporsi della cristianità agli antichi dèi pagani: "Quando alcune divinità muoiono ed altre nascono, l'ordine naturale cambia e può succedere di tutto." (pag. 52).

E lo si fa da un'ottica haideggeriana, per cui: "È colpa dei cristiani se la nave e il dio non sono più al loro posto nello speculum? È davvero colpa loro se la divinità del lago è diventata sorda alle richieste dei mortali e ciò che un tempo produceva potenza oggi genera solo distruzione? Forse le nostre anime si sono ammalate di vecchiaia ed il morbo fa si che il tempo concesso sia finito. O forse è esattamente il contrario." (pag. 59).

In definitiva, un racconto filosofico: "...quello per cui stiamo tremando è la caducità dell'essere." (pagg. 54-5)


Di Franco Di Blasi:

-"Gioco di parole" (pag. 60), bruttino, in cui si racconta della nascita del Paradiso, e si fa, appunto, un gioco di parole: "E fu così che il regno di nessuno divenne di Qualcuno (un personaggio), tanto l'Uno (idem) abbraccio Ognuno (pure), felice!".

-"Il lupo, l'orso e la volpe" (pag. 61), fiabe con morale che non può che ricordare Esopo, in cui una volpe si sfama, ed altro, dalla lotta mortale di un lupo ed un orso.


Di Enrico Fagnano:

-"Gli angeli" (pagg. 62-4), scritto in una sorta di stream of consciousness alla Joyce, senza mai andare andare a capo (ma con tutte le punteggiature), dice di un mondo alla "Blade Runner"; vi è un punto, verso la fine della prima pagina, di vero scorrimento della coscienza, poi una narrazione normale, ed il finale, molto bello, è un ritrovarsi delle anime, disperate, del protagonista e di una lei, che si ripromettono, un po' adolescenzialmente, di combattere, in un qualche modo il sistema.

-"La centrale nucleare" (pagg. 65-7), che comincia come un racconto normale, per poi, abbastanza improvvisamente, scivolare in una narrazione dell'inconscio, anche se non con la tecnica dello stream of consciousness del precedente suo; vi è un elemento che lo caratterizza come fantastico: "C'è una folla incredibile per il pagamento delle tasse spontanee... Così non si può andare avanti... i contribuenti vogliono pagare troppe tasse, il governo dovrebbe stabilire un limite..." (pag. 67); veramente... fantascientifico!!


-"Anche dopo", di Ezio Fattiboni (pagg. 68-74), storia morbosa di profumi, più, di odori, con finale grandguignolesco.


-"La super", di Angelo Foschini (pagg. 79-83), che parla dei problemi etico-morali connessi alla scienza, soprattutto quando ha a che fare con le armi: "...un'esplosione in atmosfera della Superbomba avrebbe liberato un'energia sufficiente a innescare una reazione a catena capace di distruggere tutta l'aria della Terra." (pag. 81); infatti, allo scienziato che capisce che sia così, non passa neppure per la mente che quello che dovrebbe fare sarebbe, semplicemente, avvertire di ciò le autorità militari, ma pensa solamente ad infettare i sistemi informatici che ne contengono la formula.

Decisamente una visione negativa delle possibilità di comprendere dell'umanità.


-"Il fantasma", Athe Biasci Gracci (pagg. 85-7), un ingarbugliato dire della condizione della Donna, di cui non si riescono a rintracciare i motivi.


-"Testamento", di Marco Lugli (pagg. 92-3), in cui un trapassato, pare di capire, del genocidio nazista ("...un forno crematorio..." (pag. 92)), fa una sorta di discorso postumo a quelli che sono rimasti, prevalentemente rivolto a guardare al futuro, a non lasciarsi irretire dal dolore del ricordo.


-"Corpo fantasma", di Giuseppe Magnarapa (pagg. 95-8), in cui si dice di quella teoria secondo la quale, per alcuni istanti dopo la decapitazione, rimanga la coscienza; bello, ma terrificante.


-"Calpestata", di Tania Mangiarano (pagg. 99-100), storia metaforica di una figlia, e di una madre, sulla durezza della vita, e la bellezza del mondo.


-"Parco della rimembranza", di Stefano Mariani (pagg. 101-2), in cui si immagina un futuro nel quale sia possibile visitare i propri cari defunti per mezzo di immagini olografiche, e di personalità computerizzate.


-"Rawman 2000", di Alessandro Mazzocchi (pagg. 105-6), racconto asimoviamo/dickiano, in cui si dice di un robot sia infastidito, fino al punto di romperle, dalle Regole (che non sono, però, le Tre della Robotica!!), sia interrogantesi su Dio, l'anima, e... incazzato nero contro i suoi dèi: "...perché , in nome del vostro Dio, ci avete dato la capacità di pensare se il nostro pensiero non è ravvivato da una pur piccola fiammella di speranza? Voi ci avete dato una vita monotona e piena di sofferenze, una vita senza illusioni, voi non siete degli dei, ma dei demoni!" (pag. 106).


Di Pina Mistretta:

-"La casa che voleva cambiar posto" (pagg. 107-9), divertente, in cui si immagina che la casa di un poeta, posta in una brutta posizione, tanto da non riuscirci a viver bene, ad un certo punto comincia, lentissimamente, a spostarsi, fino a mettersi in una bella posizione: "Da quel giorno tutti furono felici: il poeta scrisse le sue poesie più belle in cui entrava tutta l'armonia della natura, sua moglie le musicava e le cantava raccogliendo mazzolini di fiori, mentre i bambini correvano sui prati." (pagg. 108-9).

-"I proverbi della vecchina" (pagg. 110-1), in cui si racconta di una sorta di rivolta fiscale, di una vecchina che, unica, si ribella alle pretese smodate del Re del Regno in cui è ambientato, fino a fargli diminuire le tasse per tutto il popolo.


-"L'ottava casa", di Rosanna Musa (pagg. 113-9), racconto in cui si respira un'atmosfera surreale, generata dal contrasto fra il novum che lo regge, l'usanza comune a tutti di avere sei, sette, otto case, e la normalità dei piccoli fatti di cui è, invece, interamente composta la narrazione.

Il finale non è decisamente fra i più felici.


-"Inferno", di Alberto Odone (anche in "Fantasy" n. 0, '93, 6 pagine, pag. 16; 2° al Premio "Cesare Pavese" '92; 5° nella sezione inediti; pagg. 121-5), ambientato nel Medioevo, racconta di un uomo di Chiesa che si entusiasma talmente dell'idea dell'Inferno da passare l'intera esistenza a studiarlo, e a tentare di andarvi; e, alla fine, vi riuscirà: "Le sue preghiere non erano state vane: Dio le aveva accolte creando per lui ciò che non era mai stato prima." (pag. 125).


-"Qualcuno", di Luca Pascoletti (pagg. 127-33), satirico, in cui si racconta di un Patto col Diavolo che un Mr. Nessuno stipula per diventare, finalmente, Qualcuno.


-"Il pulitore d'alberi", di Daniela Pistone (pagg. 134-40), tipico racconto ammonitore sul dove può portarci il progresso, è ambientato in un mondo in cui i vegetali sono pochi, e abbisognanti, appunto, dello stravagante lavoro del titolo, e: "...gli animali ormai quasi completamente estinti..." (pag. 135), a causa, anche, del buco dell'ozono: "...a causa di certi fori nell'atmosfera terrestre che non so spiegare." (pag. 136).

La narrazione procede, su di un tono fra l'ironico e il drammatico, fino alla scoperta, da parte del protagonista, romantico sostenitore della Natura, di una razza di topi mutanti: "...in mille altri posti della terra esistevano colonie di animali sopravvissuti all'ingiuria della cementificazione e dell'inquinamento, adeguandosi a cambiare abitudini e... come i... topolini, a sbiancarsi e perdere la vista, affinando (l') olfatto..." (pag. 140).


-"Crisalide", di Giovanna Puleo Rizzarelli (pagg. 141-3), psicoanalitico, racconta di una donna che, avendo subito, da bambina, una violenza punitiva, da parte di una suora, al suo primissimo risvegliarsi dei sensi, alla vista di una statua greca, dedica l'intera sua vita a costruire un mondo fatato di statue di personaggi, appunto, fiabeschi, attraverso le quali, alla fine, riuscirà a superare quel trauma.


-"Il signor Wood", di Giacomo Schembari (pagg. 146-9), tipico racconto sulla letteratura, che dice del piacere che lo scrivere può dare; racconta di un... personaggio, che si aggira, fra incongruenze ed assurdità, in uno scenario di desolazione, per finire a rivolgersi, appunto, all'Autore: ""Perché ti diverti a giocare con me?"

Aveva il volto angosciato. Io lo guardai e lo vidi solo, senza un passato, senza una storia, senza un volto, senza amici...

"Perché mi hai creato?

Mi chiese ancora. Io mi sono sentito un verme, togliendogli la possibilità di rivolgersi a me.... Il signor Wood era in un foglio di carta bianca. Sconosciuto da tutti. Sarebbe bastato che fosse stato creato da uno scrittore famoso ed avrebbe potuto avere storie di donne, di soldi ed avventure.... Ed invece eccolo qui, da solo, senza un volto, senza cicatrici, senza donne, senza soldi, sconosciuto a tutti. (pag. 149).


Di Claudia Zaggia:

-"Il dio primordiale" (pagg. 151-2), in cui si dice della Vita, di ogni essere vivente, per il solo fatto di avere avuto la forza di venire fuori dal mare primordiale, dalla non vita, come di un dio.

Il dio primordiale è lo scorpione.

-"La morte di dio" (pag. 153), al cui centro stà lo stesso tema del precedente, qui in una versione, direi, soft, con, anche, un breve dialogo filosofico con un ragno.



Edizione '96.

Vincitori:

-"Il misterioso caso Dossi", di Fiorella Borin (pagg. 160-6), un ottimo racconto di sentimenti, in cui un apparente caso di possessione si rivela essere nient'altro che il riemergere, nelle allucinazioni pre-morte di una vecchina, del ricordo dell'unica storia d'amore della sua arida vita.


-"Ultimo sogno", di Claudia Zaggia (pagg. 167-78), una specie di commistione fra il giallo e l'horror, al cui centro vi è, tipicamente, una Casa, che risulterà essere lei stessa l'assassino cercato dall'investigatore.


Terzi:

-"Lunga notte d'inverno", di Massimo Bernardi (pagg. 179-80), un raccontino in cui si punta l'indice verso l'inanità dei giovani che, presi come sono dai loro divertimenti, non si accorgono del meraviglioso che li circonda.

-"Il primo cantore", di Lara Fiorani (pagg. 183-5), il tipico racconto sulla letteratura, che va a scomodare, appunto, niente di meno che Omero.

Non vi è alcun elemento fantastico.

-"Il dramma della solitudine", di Luigi M. Giachi (pagg. 189-92), che non contiene, anche questo, alcun elemento che lo possa caratterizzare quale racconto fantastico; è, più che altro, un racconto umoristico, con un fondo di amarezza.


Vi sono anche, non vincitori, i racconti:

-"Il nome di lei", di Massimo Bernardi (pagg. 181-2), diviso, anche se non graficamente, in due parti, in cui il protagonista incontra una donna misteriosa, della quale, poi, gli pare di capire la vera natura. Melanconico.

-"L'altra arca", di Lara Fiorani (pagg. 186-8), racconto filosofico ambientato nel mondo Classico, non racconta, appunto, nessuna storia, ma dice, solamente, di certe conoscenze misteriche dell'antichità.


Nel volume, sono compresi, anche i racconti vincitori della 1° edizione del Premio "Francesco Mei", '96, riservato a racconti inediti a tema libero, e le poesie (molte), vincitrici dell''8° e 9° edizione del Premio "Il poliziano", riservato a poesie inedite a tema libero, e della 4° edizione del Premio "Francesco Redi", riservato a poesia inedita in vernacolo.


Altri volumi del Premio "Città di Montepulciano", in ordine cronologico:


"1° premio letterario... per racconti fantastici"

"2° premio letterario... per racconti fantastici"

"I racconti fantastici di Montepulciano"

"38 racconti italiani (e non) di genere fantastico"

"Antologia italiana"

"Oltre" n. 10b/11/12/13

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"Oltre" n. 23/24






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